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Due parole sull’editing

marzo 11, 2010

Dunque, l’editing.
Visto che mi rendo conto di aver intrapreso un discorso decisamente impopolare nel post di ieri, tengo per me le preoccupazioni e mi faccio gli affaracci miei, come mi è stato caldamente consigliato in privato.
Ma sull’editing ho un paio di cose da dire.
Leggendo qua e là, noto che l’editor è visto come un mostro invasivo che cambia i romanzi dalla prima all’ultima parola per omologarli (oh oh!) al Verbo Dominante. Ovvero, secondo la percezione diffusa, trasformerebbe il Puro Genio dell’autore in una lingua di plastica, che rende tutto uguale a tutto.
Bene, non è così.
Comunque, per me non è così, e anche per qualche altro autore (compreso Zio Stevie) che agli editor deve  dire solo grazie. E King lo fa, in ogni romanzo sceso sulla terra e dotato di codice ISBN.
L’editor è uno sguardo terzo e imparziale. Non è il tuo fidanzato, non la tua migliore amica, non  la mamma. Non ti fa i complimenti per farti contenta. Ti aiuta. Ti fa capire dove ci sono incongruenze, dove hai esagerato, dove hai scritto distrattamente, dove puoi migliorare.
E l’ultima parola spetta, sempre, a te.
A volte un editor può chiederti di riscrivere, è vero. E’ sempre un male? Vi faccio un esempio. Quando l’editor di una raccolta di storie fantastiche ha letto il mio racconto di fantasmi, mi ha fatto non una, ma molte osservazioni. Pur apprezzandolo. Mi ha detto, infine: “riscrivilo”.
Sul momento ci sono rimasta molto male, perchè a me il racconto piaceva e piace molto.
Poi ci ho pensato. E, sì, lo riscriverò da capo. Per un semplice motivo: perchè può venire MEGLIO. E perchè accoccolarsi su un risultato, per uno scrittore così come per un pasticcere, è sempre stupido. Sempre.
A meno di non cercare, nella scrittura, solo un atto di autogratificazione: in questo caso, non parlo più.