Consigli misti e demoni in salotto

Come mi segnalano nei commenti, sul Venerdì c’è un lungo servizio di copertina su come si fa un libro: scrittori, editor e agenti, insomma, dicono la loro, in occasione di un festival che si chiama “Libri come” e si terrà fra pochi giorni a Roma (magari vado a sbirciare, se non sono troppo presa dal racconto e da Lavinia).
Ci sono argomenti molto golosi.
Per esempio, i trucchetti degli scrittori. Scopro così che Abraham Yehoshua fa il giro del palazzo quando comincia un romanzo e non scrive mai dopo le sette di pomeriggio, che Carofiglio fa le palline di carta, Massimo Carlotto ritaglia articoli di cronaca, Nicola Lagioia resta al computer otto ore di fila (ma come caspita fa?) e Simona Vinci scrive quando ne ha voglia, fumando.
Mi sono domandata cosa faccio io, si parva licet, e scopro che la risposta è “nulla di particolare”. Ovvero, so che le idee mi vengono nei modi e nei luoghi più impensati (in genere, però, mentre cammino), che il mio modo di concentrarmi è fumare, NON ascoltare musica (lo so, questa è una stranezza), alzarmi a prendere un bicchiere d’acqua quando mi incaglio. Però anche io prediligo il pomeriggio, anche se le otto ore filate non mi sono mai riuscite.
Cose da annotare, dette da Yehoshua:
“I personaggi andrebbero rispettati come gli esseri umani. Mai ridotti a funzione. Nei miei libri non ce ne sono mai di radicalmente aberranti o incompatibili con me. Non c’è un solo personaggio che io non accetterei di far accomodare nel mio salotto”.
Parole sante. E se qualcuno sta per chiedermi se farei sedere Yobai sul divano, la risposta è sì. A mio rischio e pericolo.
La parola va poi all’editor. Ovvero Antonio Franchini, responsabile narrativa italiana di Mondadori. Spezza una lancia (o quasi) in favore degli avverbi: “Graham Greene odiava gli avverbi che in italiano finiscono in  -mente. E’ vero che appesantiscono, ma c’è anche chi li usa genialmente“.
Frase da ricordare:
“Molto spesso, prima di accorgersi che il romanzo è un morto che cammina con una pallottola in fronte, si arriva a pagina 150”.
Paura.
Franchini dichiara anche di essere poco interventista: “Un’idiosincrasia ce l’ho contro questa moda di sopravvalutare l’editing e il complottismo di chi sostiene che l’editoria sia un’enorme macchina manipolatrice”.
Su questo, come si sa, sono d’accordissimo.
Insomma, molto interessante. Nota finale per deprimermi al meglio. Dice l’agente Stefano Tettamanti che gli italiani che vendono all’estero sono quelli “che hanno una forte connotazione di italianità”. Ah, ecco.

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16 Risposte to “Consigli misti e demoni in salotto”

  1. Laurie Says:

    NON ascoltare musica
    Concordo. E’ appurato che ascoltare i Muse mentre si scrive produce libri sciocchi e banali. Con tanto affetto a Matt e co. XD

    che hanno una forte connotazione di italianità
    Uhm? Considerato come ci vedono all’estero… chissà se Evangelisti viene letto tanto, di certo lo hanno tradotto tanto ma le vendite… ah povero lui!

  2. Lara Manni Says:

    Da quel che so Evangelisti in Francia è vendutissimo (magari ogni tanto ci sono le eccezioni?).

  3. Giobix Says:

    mi pare sensato che l’italianità sia un buon incentivo per un lettore estero, indipendentemente da come ci vedono (ma per esperienza personale dico che spesso non ci vedono proprio. Nel senso che non gliene frega niente dell’italia in particolare, più o meno quanto a noi può fregare della danimarca. é l’italiano che se viaggia sempre in compagnia di italiani resta italianocentrico)
    ma un lettore ha spesso la curiosità di farsi raccontare posti che non conosce, o almeno io ce l’ho. Per cui Lansdale mi piace anche e soprattutto perchè mi porta in texas, in un ambiente con una mentalità e un punto di vista molto diverso dal mio. allo stesso modo in un thriller svedese voglio sentire la svezia.

  4. Lara Manni Says:

    Pensa che io invece sono una lettrice molto slegata dai luoghi: addirittura mi infastidisce l’ambientazione molto precisa. Gira e rigira, sono sempre i personaggi ad attirarmi.

  5. Melmoth Says:

    Lara: Evangelisti HA una forte connotazione di italianità… anche se parla di inquisitori spagnoli del trecento…

    L’editing non va sopravvalutato ma al momento ce l’ho con quelli che lo sottovalutano: editor in testa. Passerà…

  6. Sir Robin Says:

    Bè però questo discorso di farsi tradurre e mettersi sul mercato in lingua inglese (per esempio) così, damblè, non lo scarterei. Poi l’italianità vuoi o non vuoi traspare, imho.

  7. Marco Says:

    Molto interessante e grazie.

  8. Lara Manni Says:

    Farsi tradurre, Sir Robin, è comunque una buona idea: anche se a quel che so gli americani, per dire, sono molto, molto diffidenti nei confronti di noi italici.
    Melmoth: forse, per quel che riguarda Evangelisti. Ma credo che sia il personaggio ad attirare.
    (mi sa che hai incontrato pessimi editor, tu) 🙂

  9. j Says:

    I miei personaggi li farei accomodare in salotto solo per serivr loro un té al veleno

  10. Melmoth Says:

    (o forse ho solo un pessimo carattere…)

  11. Lara Manni Says:

    J, uccideresti le tue creature? 🙂

  12. Andrea Says:

    Concordo con J: coi propri personaggi bisognerebbe essere crudeli. Amarli, certo, ma senza alcuna pietà.

  13. Lara Manni Says:

    Ma su questo concordo anche io. E ucciderli, quando serve (anche se costa e personalmente ci sto malissimo quando lo faccio).

  14. Andrea Says:

    Cerco di immaginarmi Yobai che si accomoda sul tuo divano: “Ero in zona a fare spese (dal suo sacchetto della Coop spunta un braccio…) e ho pensato di passare a salutarti. Mi offri un caffè?”…

  15. Lara Manni Says:

    Naturalmente lo farei accomodare e gli preparerei il caffè, ancor più naturalmente con occhiali da sole e tappi alle orecchie. Meglio non sapere cosa sta dicendo, il caro ragazzo. 🙂

  16. Andrea Says:

    La tua sarebbe una saggia decisione 🙂

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