Smile baby, smile

Piove, fumo troppo e il racconto mainstream mi si aggroviglia fra le dita. Ogni tanto qualche amica o amico mi chiede perchè lo sto scrivendo, e invariabilmente rispondo che lo sto scrivendo per me, per testarmi, per creare un cuscinetto fra il prima e il dopo, e che prima di affrontare un romanzo nuovo e prospettive completamente diverse dal solito ci vuole uno spazio da riempire.
Finisce che mi avvito sulla visione del narrare e sulle differenze fra Italia e altri paesi. Finisce che comincio a riflettere su un concetto come l’ucronia, il nessun tempo, il cosa sarebbe successo se un evento storico fosse andato in un altro modo. Niente di nuovo. Chi ama il fantastico sa che Philip Dick e Robert Harris sono stati grandissimi narratori ucronici. Però poi mi viene in mente che anche l’Italia ha avuto il suo ucronico, Guido Morselli, e che se lo filano in cinque. Strano paese, sì.

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7 Risposte to “Smile baby, smile”

  1. Andrea Says:

    Mi è tornata in mente questo vecchia pagina di diario del grande Ennio Flaiano che, come sua abitudine, esagera con caustica ironia un momento abbastanza simile a quello descritto da te (arriva addirittura a meditare il suicidio :-). Lo riporto per intero (scusa la lunghezza), mi sembra interessante: “Quando seggo al tavolo per scrivere non ho più idee, un momento prima erano tutte lì, in attesa, nella loro ipocrita disponibilità. Mi restano dei brontolii di tristezza, non più sentimenti ma risentimenti. E qualche presentimento. Poco o niente mi interessa, solo sentire un po’ di musica, leggere qualche vecchio libro, passeggiare nella campagna di Monte Sacro. Roma mi respinge. Dappertutto una diffusa volgarità, facce che invecchiano senza grandi vizi, per una accettazione abitudinaria alla vecchiaia, come deve essere in un campo di concentramento. Viaggiare? Comincio a sentirne il fastidio: non cambierei l’umore cambiando luogo. I musei, le bellezze artistiche… Allora i buoni alberghi, le trattorie famose! Oh, il guaio dell’albergo, dove bisogna disfare la valigia, e ci si ritrova in un letto sconosciuto con i frivoli giornali e le riviste che abbiamo preso per viltà, per non restare soli. E le trattorie. Tutto bello, piacevole, all’inizio. A metà del pranzo l’incanto è sfumato, non resta che finire presto e andarsene. Ma dove, se tutto congiura contro di te? Dove andare? E’ la fine, sono già maturo per finirla con questa vita che è stata un seguito di sbagli, di esaurimenti nervosi, di guai. Finirla. Ma non ne sarò capace, lascerò fare al tempo, aspetterò la vecchiaia, il gran catarro, le cacarelle, i colpi. Diventerò avaro, sospettoso, indeciso, cattivo e sempre più annoiato. Odierò i giovani, il chiasso, la luce. Ma Roma, soprattutto, questa città che non mi riguarda assolutamente, che non riuscirò mai a capire, perché non mi piace. Non è una città, è un bivacco sulle rovine, aspettando tempi migliori, che non vengono mai”.

  2. Lara Manni Says:

    Caro vecchio Flaiano. 🙂
    E Roma, pensa, non è cambiata affatto…

  3. Melmoth Says:

    In sei.

  4. Lara Manni Says:

    🙂

  5. Mimmi Says:

    Creare una nuova storia è difficile ogni volta.. ogni volta mi ricorda il mio professore di ginnastica delle medie, ecco cosa faceva: ci dava accesso libero allo sgabuzzino dove teneva tutti gli attrezzi (travi, palloni, corde per saltare ecc.), quindi ci diceva di prenderne quanti volevamo e costruirci un percorso ad ostacoli, che poi avremmo dovuto compiere. Ed ecco che quindi ci mettevamo tutti lì a fare i nostri personali percorsi ad ostacoli ed ogni volta li facevamo troppo difficili, così quando arrivavamo alla fine eravamo stanchi morti o ci inceppavamo a metà strada. Scrivere una storia è così, per me.

  6. Lara Manni Says:

    Bella la metafora, Mimmi.
    In questo caso particolare, però, per me è davvero il tentativo di ammonticchiarmi tutti gli ostacoli davanti, guardarli, e capire se voglio saltarli tutti insieme o un poco alla volta…:)

  7. Ema Says:

    Forse mi sbaglio, ma non è di un autore italiano un’ucronia sull’Impero Romano dei giorni nostri? Accusata tra l’altro mi pare di filo-fascismo…

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