Secondo esempio

Sto disseminando briciole di pane nel bosco. Quella di ieri era la prima. Questa è la seconda. Ed è al passato.

“Gli avvenimenti risalgono al 1932, quando il penitenziario di stato si trovava ancora a Cold Mountain. E là c’era anche naturalmente la sedia elettrica.
I detenuti scherzavano sulla sedia, come sempre si fa delle cose di cui si ha paura, ma da cui non ci si può sottrarre. La chiamavano Old Sparky, come dire la Scintillante, o Big Juicy, la Scaricona. Circolavano battute sulla bolletta della luce e su come e dove Moores, il direttore del nostro carcere, avrebbe cucinato il suo pranzo del Ringraziamento, quell’autunno, con la moglie Melinda troppo malata per mettersi ai fornelli.
Ma in quelli che dovevano veramente sedervisi, la voglia di scherzare si spegneva in un baleno. Nel periodo da me trascorso a Cold Mountain ho presieduto a più di settantotto esecuzioni (questo è un numero sul quale non ho mai fatto confusione; me lo ricorderò sul letto di morte) e credo che, per la maggioranza di quegli uomini, la verità di ciò che stava ccadendo li colpiva finalmente come una legnata quando gli bloccavano le caviglie alla solida quercia delle gambe di Old Sparky. In quel momento (vedevi la consapevolezza riempirgli piano piano gli occhi, una specie di freddo sgomento) si rendevano conto che le gambe avevano concluso la loro carriera. Dentro vi scorreva ancora il sangue, i muscoli erano ancora reattivi, ma avevano chiuso lo stesso; non avrebbero percorso nemmeno più un metro di un sentiero fra i boschi, non avrebbero più ballato con una ragazza a qualche festa di campagna. Ai clienti di Old Sparky la coscienza della propria morte saliva dalle caviglie. C’era un sacchetto nero di seta da mettergli sulla testa quando avevano finito di pronunciare le loro ultime parole, perlopiù incoerenti. Il cappuccio era per loro, ma io ho sempre pensato che in realtà fosse per noi, per impedirci di vedere l’orribile marea di sgomento che sale nei loro occhi quando cominciano a capire che moriranno con le ginocchia piegate”.

Stephen King, Il miglio verde.

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6 Risposte to “Secondo esempio”

  1. Vocedelsilenzio Says:

    Quanti esempi intendi fare? No, perché mi fanno venir voglia di leggere i libri a cui appartengono… e per il mio portafoglio non è il massimo, ma per la mia letterattitudine è il massimo! 😉

  2. Lara Manni Says:

    Non molti, promesso 🙂

  3. Acquaneve Says:

    Ho riconosciuto il brano alla seconda riga! 🙂

  4. Andrea Says:

    E’ curioso (e un po’ buffo 🙂 questo tuo dichiarato amore per la prima persona. La narrazione diventa soggettiva (si potrebbe svincolare abbastanza facilmente dalle esigenze dell’oggettività) e assume completamente le caratteristiche del narratore. Se una storia la racconta l’agente immobiliare Giandomenico Fracchia, per intenderci, è del tutto normale minacciare Dracula di andare per avvocati (e, se vuole fare il furbo, di fargli “sputare sangue”) se il conte si oppone alla compravendita del suo castello… Scherzi a parte, in effetti la prima persona potrebbe aprirti diverse strade narrative… La cosa si fa sempre più interessante! 😉

  5. Lara Manni Says:

    E’ un amore recente, Andrea. E come tutte le passioni che cominciano, forse è un pochino ossessiva 🙂

  6. Andrea Says:

    E’ bello e giusto così 🙂

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