Tre ics e un punto interrogativo

Sì, lo so, ne ho parlato altre volte.
Però la questione rimane aperta.
Perchè è così dannatamente difficile scrivere di sesso? O meglio: perchè  è difficile non scivolare nell’abusato?
Perchè il piacere femminile è sempre un cerchio o un’onda?
Perchè il piacere maschile equivale quasi sempre allo scioglimento?
Astenersi battutisti di facili costumi, grazie.

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44 Risposte to “Tre ics e un punto interrogativo”

  1. Vocedelsilenzio Says:

    Questo sì che è un discorso complesso…
    Io credo che non si abbia mai molto coraggio di dire le cose come stanno (o almeno, io son fatto così), forse per pudore o boh… quindi tendiamo a usare immagini che, probabilmente?, sono entrate nell’uso comune.
    Anche se sono solo a livello amatoriale, quando scrivo di sesso mi faccio anch’io queste domande e non so mai bene come comportarmi…

  2. Lara Manni Says:

    Io ho affrontato in passato la faccenda, tornandoci e ritornandoci e cambiando venti volte. Questa volta sono diventata più esigente. Non so se sia una questione di coraggio: certo, bisogna anche dare un nome alle cose e agli organi riproduttivi (e già qui la scelta è complicata). La questione sta nel restituire a parole un tipo di sensazioni ed emozioni molto difficilmente esplicabili. Del resto, leggo davvero pochi scrittori che abbiano saputo uscire onorevolmente dall’empasse.

  3. Vocedelsilenzio Says:

    Sui nomi da dare… sorvoliamo. Sono trappole in cui tendo a cadere.
    Per le sensazioni è forse ancora più complesso perché, hai ragione tu, sono difficilmente esplicabili. Non saprei proprio cosa dirti. Poi dipende molto anche dal tipo di storia che si sta scrivendo. In un horror si può descrivere in maniera diversa da quella utilizzata per un rosa…

  4. Caska Says:

    Oddio, sei riuscita a trovare l’unica cosa in cui penso di non avere problemi XDDD Però ho anni e anni di esercizio, e per anni intendo almeno…sei xD”? Per i nomi, “cazzo” è un salvavita, te lo assicuro. Cambia il modo in cui scrivi una volta che hai avuto il coraggio di chiamare un cazzo cazzo xD

  5. Lara Manni Says:

    Voce, non so. Penso che la questione sia sostanzialmente identica e “trans-genere”.
    Caska, mica tanto, secondo me. Anche se metti nero su bianco la fatidica parola “cazzo”, rimane tutto il resto. 🙂

  6. Vocedelsilenzio Says:

    Tu dici? Allora mettiamola così, se è una scena romantica ci vorrà un certo tipo di ‘immagini’, se invece è più violenta presumo si protenda per immagini e parole di diverso tenore, no?

  7. Lara Manni Says:

    Certo, ma anche in un horror ci può essere una scena “dolce”.

  8. Vocedelsilenzio Says:

    No, infatti… è che io son tardo a capire quello che voglio dire! XD

  9. Lara Manni Says:

    Forse ho capito. Tu intendi – credo – che se una storia ha un certo ritmo e un certo stile è complicato spezzarla con un’atmosfera completamente diversa. Però, proprio quello scarto a me piace, per esempio.

  10. Melmoth Says:

    Perchè ogni argomento che in una società è TABU si ossifica in forme linguistiche e narrative codificate che è molto, molto difficile riformulare. Quindi o ci si appoggia con la massima padronanza a quello che è stato già fatto o si inventa (anche linguisticamente/narrativamente) strade nuove.

    Per inciso: persino nel miglior King le scene di sesso le trovo ‘ fuori fuoco’ (come la ridicola scena dei Perdenti con Beverly nel finale di IT); il che dimostra che tanto facile non è…

  11. Vocedelsilenzio Says:

    Applauso! Brava!
    Beh, credo anche dipenda dalla bravura dell scrittore. Così ad istinti mi suonerebbe strana una scena che presenta un grande stacco dall’atmosfera avuto fino a qualche riga prima.
    Poi, è anche vero che, magari, nel sesso si perdono molte inibizioni/costrizioni della vita quotidiana, quindi ci potrebbe anche stare…

  12. Giobix Says:

    io riesco a scrivere una scena del genere solo se succede qualcosa di strano o i personaggi fanno cilecca…altrimenti preferisco sorvolare…è un po’ come raccontare di uno che beve il caffè, se non si scotta la lingua e non lo rovescia sulle gambe, difficilmente riesco a descrivere come se lo gusta e lo sorseggia.
    riguardo alle parole, “cazzo” mi fa pensare a una scena cruda e veloce, “pene” a un’atmosfera più tranquilla.
    L’organo femminile, se proprio si deve nominare, preferisco “fica”, vagina è troppo medico, e tutti gli altri nomignoli creano l’effetto comico.

  13. Lara Manni Says:

    Melmoth, ovviamente, come a tutti, mi piacerebbe la strada nuova: ma mi rendo conto che è veramente difficile e che, appunto, si è sempre a un passo nel precipitare nei codici.
    Su King, ti dò ragione in assoluto: le sue scene di sesso sono abbastanza canoniche (la scena dei Perdenti a me è piaciuta, ma per il significato che aveva, non tanto per il come è stata narrata).
    Voce. Poi, al solito, salterebbe fuori l’annosa questione sul sesso raccontato da donne o da uomini, ma vabbè.
    Giobix. Ma dai? Eppure in certi momenti il sesso anche ben riuscito serve, eccome. Purchè non prescinda dalla storia, secondo me.
    Sul nome della cosa: così come preferisco “cazzo” a “pene”, preferisco però “vagina” a “fica”.

  14. Vocedelsilenzio Says:

    A dire il vero pene proprio non mi piace, mi sa da troppo scientifico -.-
    Cazzo mi sembra troppo crudo=.=
    Quindi parto già male, ma credo che poi Lara stia meditando più sulle ‘sensazioni’ che sulla descrizione puramente fisica dell’atto… o sbaglio?

  15. Lara Manni Says:

    No, non sbagli. Anche perchè a volte nominare gli organi in questione ti porta a centrarti male. Insomma, il rischio di scivolare o nel documentario National Geographic o in pieno Harmony Pizzo Nero è fortissimo.

  16. Melmoth Says:

    Lara, appunto: il significato ‘simbolico’ della scena di IT era troppo evidente, e sembrava per quello assolutamente implausibile, cosa molto rara in King. Come direbbe D.H Lawrence un caso di ‘sesso mentale’. Senti, e rileggersi l’amante di Lady Chatterly? E’ ovvio che oggi le parti sessuali sono datatissime, ma si capisce molto bene come ha osato e in che modo ha rotto la tradizione (semplicemente: il sesso c’è in solo tre scene del romanzo, ma la tenzione sessuale tra i due protagonisti c’è in tutto il libro proprio per quelle scene).
    Comunque la metti è difficile. Tanto per dirnje una, lessicalmente il sesso non è mai neutro: pene è troppo freddo, cazzo è troppo volgare…

    In bocca al lupo.

  17. Vocedelsilenzio Says:

    Ti quoto. E mi fai anche pensare… in effetti, spesso mi ritrovo a partire dall’atto fisico, però forse è proprio la linea di partenza sbagliata perché gia il solo scegliere una delle parole a disposizione, se poi non si va ad inventarne una, ti porta a visualizzare tutto in una determinata maniera… mmh, hai proprio ragione!

  18. Lara Manni Says:

    Melmoth, io ho detestato D.H. Forse perchè tentava di descrivere il sesso vissuto da una donna secondo l’idea di un uomo 🙂
    Invece, una scrittrice da cui apprendere è senz’altro Anais Nin. Ma datata, molto, anche lei. Quanto alle nuove – e ce ne sono tante di autrici che scrivono di sesso oggi – sono troppo “fattuali”: nada tensione, molta ginecologia.
    Certo che è difficile: infatti, potendo, non nomino. Però se non nomino eludo. Uffa.
    Voce: è più facile parlarne che scriverne, ahimè. 😦

  19. Melmoth Says:

    Allora non scriverne: parlane.
    Discorso diretto. Due personaggi. Dopo(/prima?). Che ne parlano.

    E’ solo un esempio per dire: ricorda che le regole le scegli tu!

  20. Lara Manni Says:

    Con la prima persona è più facile 🙂

  21. Elfo Says:

    Pisello e patata? Come diceva mia nonna!^_____________^ (Dai scherzooo!)
    Non ricordo di aver letto scene di sesso che mi abbiano mai paticolarmente toccata, tranne che ne “La donna abitata”, di Gioconda Belli, dove però non è il sesso l’argomento principale. I “romances” sono tristissimi con le loro esplosioni vulcaniche sotto al letto, altrove ho trovato poca finezza. Secondo me per scriverne con abilità occorre dimenticarsi della “dignità” che di solito si vuol dare all’atto. In fondo è una cosa un po’ animale, no?

  22. Lara Manni Says:

    Brava elfo. Però c’è soprattutto il lavoro di cui si diceva sopra con Melmoth: scavare sotto gli strati di detriti che hanno portato a definire il sesso con determinati termini.

  23. giulia Says:

    Io avevo difficoltà a scriverne all’inizio, ora non più, il che mi fa pensare che ne scrivo malissimo 🙂
    Comunque è uno degli atti più natuarali della vita, perciò scrivine senza tanto rimuginarci su, altrimenti perde la sua sua “naturalezza”.
    Credo possa essere d’aiuto scrivere di sesso quando si ha voglia di farlo.

  24. Lara Manni Says:

    Mmmm. Come al solito, sono le parole il problema. 🙂

  25. avalon9 Says:

    Ho letto il post e mi sono detta: a questo rispondo.
    In modo confuso e infantile come sempre, ma rispondo.
    E queste tre belle ics con il punto interrogativo sono una delizia^^
    E’ vero: la questione-annosa- resta aperta. E forse è la cosa più allettante. Se si trovasse una soluzione assoluta sai che noia? Tutto perfetto. In questo modo, almeno, ci si deve sempre sforzare.
    Il tabu, inoltre, che la nostra civiltà di peccato ha creato attorno al sesso, all’erotismo e alla “semplice” sensuasiltà non aiuta di certo. Se alludo è passabile; se scivolo appena di più è pornografia. Giuro! Ho letto commenti a scene di una sensialità discreta e delicata che erano inorriditi sia dal fatto che se ne parlasse sia che si andasse un po’ oltre il semplice sottinteso (e NON sto parlando di testi di pornografia! Sia chiaro!).
    Forse, un problema è proprio il rapporto in genere che c’è con la fisicità. Insomma: se scrivi qualcosa il tono lo devi tenere alto, e scivolate di un dato tipo non te le puoi permettere. O non stai scrivendo qualcosa di decente.
    Ecco: credo che ci siano pregiudizi. Non voluti; frutto del tempo, dell’abitudine, della semplicità. C’è l’idea di maetri della letteratura (Dante, Ariosto, Rosa, Calvino) che sono stati grandi senza mai ricorrere al sesso o a scene sensuali. E non c’è nulla di più falso e castrante di un pensiero del genere.
    Prendi Dante: era aulico nel Paradiso e triviale, quasi lascivo, nell’Inferno. A ognuno il suo, si dice. E in una scena erotica posso a buon diritto introdurre la fisicità. Non intendo ostentazione. Indento anche dolcezza. Non perdo qualcosa se descrivo materialmente una scena del genere.
    Se si riesce a descriverla, appunto.
    Dici bene.
    Come fare? Come evitare cerchi, fiori, scioglimenti similgelato in piena estate? Come evitare il ridicolo, a volte l’assurdo e il volgare, senza cadere in un circolo vizioso?

    Questione uno: i termini da usare. Certo, urlarono e vennero è penoso. Se non peggio. Anche perchè è un modo di dire proprio triviale, e che fa abbassare necessariamente lo stile, anche medio. Di contro, anche frasi del tipo: la sublime e aulica unione dei loro corpi sono macchiette. L’aulicità è stata abbandonata da tempo, salvo che non si scriva tutto, ma proprio tutto, in termini aulici (e allora è un altro discorso). Ma nemmeno il barocco, con tutto l’incombere della Chiesa e della sua censura morale, tanto casto non era.
    Per me, preferisco l’allusione. Più che l’azione in sè, descrivere la sensazione. Lasciando intuire.

    Questione due: la terminologia. Ahi! Momento delicato. Sono alcuni mesi che giro e rigiro il coltello nella piaga sempre aperta. Di certo, ritengo, che almeno se una persona non ha intenzione di descrivere un qualcosa di pornografico (e non erotico) o di tenere una lezione di anatomia spiccia, la nomenclatura tecnica può tranquillamente fare i bagagli e trasferirsi in soffitta. Smorza terribilmente l’atmosfera. Se fosse un medico, e fosse un contesto ospedaliero, è un altro discorso (ma qui la scena non è erotica; è semplicemente professionale). Nomignoli? Mmm; forse. Di certo non nelle descrizioni, ma in discorsi diretti. Anche se, sinceramente, vorrei sapere quanto realmente vengono usati. Non credo che pensando la gente si focalizzi sul nome; sa a cosa vuol alludere e basta. Quindi, quando c’è di vero anche in certi nomignoli? Non lo so. Ma mi risultano un po’ affettati.
    La censura è una soluzione di comodo, a mio parere. Ovvero: sorvolo il problema. Perdo nella descrizione (nel senso che posso lasciare troppi vuoti) e non risolvo niente. I sinonimi, invece. O meglio: le perifrasi. Certe sono retaggi degli studi pascoliani del liceo. E allora troviamo fiori puri; femminilità che si dischiude come un fiore e simili. Rivisitazioni del Gelsomino noturno, insomma. Ma fra petali e corolle il tono si innalza, cambia, e noi non leggiamo più una narrazionone ma scadiamo (perchè la mistione di stili va bene, ma con equilibrio. Difficile da trovare, ma equilibrio) nella poesia stretta.
    Una possibile soluzione, a mio modesto modo di vedere, potrebbe essere il ricorso ad una figura retorica: la sineddoche.
    E allora ventre, inguine (davvero poco usato). Al massimo pube, che mi risulta abbastanza neutro come termine.

    Questione tre: la delicatezza. Personalmente, non amo le scene di sesso veloci e fini e se stesse. Non hanno valore di essere, in una narrazione. Soprattutto se molto veloci. Meglio l’esasperazione, la dilatazione. Però, di contro, rimane la base della situazione. Perchè, finchè sono due persone coinvolte e consenzienti, allora tutto è più facile (drammaticamente e relativamente facile. Soprattutto se si vuol sbattere continuamente la testa contro un muro). Ma quando la situazione cambia, in caso di stupro, rapporto solo fisico o simili, allora penso che sia diverso. Anche se non meno difficile.

  26. Lara Manni Says:

    Molto, molto, molto interessante.
    Una cosa solo sulla velocità: in termini generali sono d’accordo con te. A volte, però, serve. Soprattutto quando il sesso non è un momento d’arrivo (fine della UST, insomma), ma un passaggio: necessario ma non centrale.

  27. Mele Says:

    Arrivano gli unni!!
    Io in genere me la cavo coi pronomi enclitici. Ci sono tali allitterazioni di “l” che la storia diventa più scivolosa di quanto non sia il contenuto XDDD…
    Comunque, prima della regina Vittoria erano tutti dei porci!
    (Cioè, avete mai visto Mozart?!)
    Consoliamoci. Al massimo ci becchiamo un Bad Sex Award.
    Poi, vabbeh, sai che io non bazzico ambienti nobili… la cosa che mi lascia più nonsapreidirecome è l’abissale diversità tra le descrizioni fatte da maschi e quelle fatte da donne, che *tendono* ad essere il triplo più sentimentali. E quando un uomo usa più sentimenti di quello che è abituato, in queste scene,… come dire, si sente che c’è del “disagio” a maneggiarli. No, è solo una mia impressione?
    Certo, non cito autori di grande fama (visto che leggo poco), e il mio campione è di livello molto basso… ma d’altronde, se non si ascolta la voce del popolo in un argomento come il sesso…
    O tutti gli uomini che scopano nei libri sono poeti?
    (Scusa i francesismi…)

  28. Lara Manni Says:

    E anche questa è una saggia osservazione. Il rischio di “nobilitare” il sesso per via letteraria c’è, non lo nego affatto. Però, Mele. Pensa a quanti modi hai per descrivere, che so, un personaggio che mangia. Puoi andare dalla grazia di Karen Blixen ne Il pranzo di Babette all’ossessione per il dettaglio di Thomas Mann nei Buddenbrook. E in mezzo ci sono centinaia di personaggi che divorano hamburger con la maionese.
    Sul sesso, si sono incarniti dei metodi descrittivi: sia sentimentali, sia sbrigativi.
    Bisognerebbe tentare un ripensamento.
    (che poi, mettere il sesso nel fantastico, secondo me, è importante, laddove la storia lo richieda: altrimenti torniamo sempre alle famigerate “acque profonde” di Breaking Dawn)

    Ps. Notare che da quando ho pubblicato questo post le chiavi di ricerca per arrivare qui sono del genere (testuale) “scopare donne con le calze travolgenti”. Come fa una calza ad essere travolgente, a proposito?

  29. Vocedelsilenzio Says:

    Wonderful! @_@

  30. Elfo Says:

    Vi prego, regalate anche a me una calza travolgente.
    Che uomini e donne siano differenti nel raccontare il sesso è ovvio, per il semplice fatto che hanno modi differenti di intenderlo (non per generalizzare…ma sì, dai per generalizzare), non lo vedo come un qualcosa da cui rifuggire. Sei una donna, dovresti parlare della “tua ” visione. L’argomento è delicato e cadere nela forzatura è un attimo.
    Cmq la più bella che ho sentito recentemente è stata una battuta di Facebook:
    LUI: Cara, vengo!
    LEI: Caro, vengo anch’io!
    IL BAMBINO NELL’ALTRA STANZA: Voglio venire anch’io!
    IL NONNO: Ma dove andate tutti a quest’ora?
    Stupidaggine, lo so…ma anche il togliere un po’ di sacralità al tutto aiuta. Gli “scettri della virilità”, così come i “fiori della più intima femminilità” sono nati perchè al rispetto per una cosa bella come il fare l’amore è subentrata la vergogna. 😉

  31. Lara Manni Says:

    Verissimo Elfo. E, per paradosso, più è divenuto esibito il sesso (oh cavoli, c’è sesso pure nella pubblicità dei surgelati, fra un po’), più è divenuto “vergognoso”.
    Ps. la calza travolgente secondo me rimanda a raffinati e letali piaceri tipo L’impero dei sensi, con strangolamento finale. O no?

  32. Camilla Says:

    Oddio, la calza travolgente m’è nuova XD

    Comunque… argomento spinoso, eh? 🙂
    Io non ho mai scritto di sesso, e trovo che di scene messe giù come si deve ce ne siano poche: tuttavia, ho un esempio per te, se mai ne avrai bisogno: una delle prove migliori, secondo me, si trova in “Espiazione” di Ian McEwan. La scena in questione è un complesso miscuglio di fisicità prepotente e tenerezza sottintesa, e secondo me riesce a cogliere sia il punto di vista maschile, sia quello femminile, dell’atto. Una scena meravigliosa, per niente volgare ma dalla forza incredibile. Ti consiglio di leggerla (insieme a tutto il resto del libro, che è stupendo) 🙂

    Buona fortuna con le tre x ;D

  33. palanmelen Says:

    Beh. Mi auguro solo di fare tanta esperienza così da poter trovare il modo migliore per descriverlo (ah, il nobile fine dell’arte!).
    Secondo me non è una questione di essere donna/uomo. Nel senso. Io scrivo quasi sempre dalla parte di personaggi maschili. Ma purtroppo ho la tendenza a raccontare anche i discorsi che si fanno i peli (-Oh, ciao, finalmente allo scoperto! Come è andata la giornata?- -Guarda, non ne parliamo! La camicia continuava a torcermi, è un miracolo che non mi sia strappato!-), e la cosa non va bene. Perché un uomo (generico) non la vivrebbe così. E’ irrealistico. E mi da fastidio. Allora che faccio? Lascio perdere il realistico? Scrivo di donne? Mi faccio crescere un pene?
    Ecco, rettifico. *E’* una questione di essere donna/uomo. Ma che si capisca così tanto mi da un fastidio enorme.
    (Larù, tu inserisci un sacco di xxx nel fantastico XDDD… guarda che mi ricordo!!)

  34. Ale Says:

    C’è chi ci ha costruito una cariera sull’XXX nel fantastico. Avete presente una certa Laurell K. Hamilton? Che dire? Secondo me i suoi libri sono perfino divertenti, proprio perchè con quei personaggi fatati tutti colorati, non sembra proprio di leggere niente di così…scabroso!

  35. Valberici Says:

    Letto Kushiel’s Dart della Carey? 🙂

  36. giulia Says:

    Però nella Carey il sesso è abbastanza centrale e mica tanto di passaggio…

  37. Lara Manni Says:

    Camilla, McEwan! E’ verissimo. Quella era una scena mirabile.
    Mentre non ho letto Kushiel’s Dart, e dovrò rimediare.
    Mele, mettersi “in his shoes” è la cosa più difficile di tutte: ne ho un ben preciso ricordo per quanto riguarda le mie tre ics passate. Sul presente…vedremo.
    Ale: la Hamilton temo raggiunga l’effetto contrario. E’ divertente, infatti: non erotica però. Il sospirato amplesso acquatico (mi pare che arrivi intorno al quarto libro) fra protagonista e supervampiro fa molto, molto Pizzo Nero. 🙂

  38. Elfo Says:

    Appunto, appunto! E devi leggere la saga delle fate! Quando la protagonista vede ignudo il tizio fatato tutto verde, alla lettrice viene spontaneo pensare “ma sarà verde anche il fatato scettro dell’Ammmmore?” 😛

  39. Lara Manni Says:

    Elfo, mica so se ce la faccio, sai? 😦

  40. Elfo Says:

    Se ce l’ho fatta io (a reggere) possono farcela tutti! 😉

  41. Giobix Says:

    beh, se vuoi continuare ad approfondire, ti consiglio di tenere d’occhio gli sviluppi di questo contest: http://www.writersdream.org/forum/viewtopic.php?f=29&t=2654&p=27877#p27877
    basta vedere i requisiti 🙂 io ho già in mente un idea per un racconto fantastico piuttosto perverso.

  42. Lara Manni Says:

    Penso che quel che sto scrivendo ora batta tutti i miei record passati di perversione. E il bello è che non me lo aspettavo e non lo avevo previsto.

  43. Eleas Says:

    mmmm interessante spunto arrivo tarderrimo lo so ma questo passa the convent.
    Io credo che molto dipenda dal contesto del racconto. Ad esempio in Martin il sesso c’è ed è spesso fortemente maschilista, anche quando lo gestiscono le donne. Si sente che è scritto da un maschio.
    Credo che ci sia poco da fare in questo siamo differenti (per fortuna sennò sai che palle) e viviamo e quindi scriviamo del sesso differentemente.
    Però la questione è relativa alla difficoltà di scriverne. E il difficile sta proprio nel fatto che per la nostra società pur piena di richiami sessuali in bella vista. Di donne nude per ogni cosa. Di letterine meteorine e via dicendo. Quella società resta come mutilata davanti alla sessualità. Incapace di guardarla in quel modo meraviglioso in cui la guardava MZB. Leggersi la Torre Proibita per averne un’idea splendida.

  44. Mele Says:

    Sai, Larù, mi sto ricredendo lavorando su una cosa del genere. Il problema non sta nella scena di sesso, per niente. Anche se uso il punto di vista di un uomo (conoscendomi, dirai: per forza XD), anche se scrivo di cose che non ho mai scritto prima (e di cui – purtroppo o per fortuna – non ho esperienza diretta) e che sono molto più “spinte” di quanto mi sarei mai immaginata di scrivere. No, assolutamente! Il problema è che voglio integrare lunghi ricordi nel racconto e non so dove metterli, quanto a lungo mi ci posso soffermare e come non creare stacchi. Insomma, in confronto i pezzi di lemon sono acqua fresca!

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