FAMA, FAME

Sono diventata una Fedele Lettrice del blog La Vera Editoria. Dateci un’occhiata se non lo avete già fatto: non solo per quello che il proprietario, Anonimo Informato, racconta del mondo editoriale. Alcune cose mi erano note, altre erano intuibili, altre le ignoravo. Poi, Anonimo ha un tono che mi piace molto: non strepita, non lancia anatemi, ma racconta.
Ogni tanto, però, pesco nei commenti qualcosa che mi lascia interdetta. Tipo questa affermazione di visitatore più o meno anonimo:

“Non sono un ipocrita e sarò chiaro: in quanto scrittore io desidero la fama, voglio che la mia scrittura sia cresciuta ed apprezzata, a prescindere dalle mie effettive capacità. La realtà invece mi dice che per un romanzo di serie A mi servono principalmente raccomandazioni mentre per proporre qualcosa di “attraente” devo  essere già una penna rinomata.
Cosa posso fare allora per raggiungere la fama? Il mio impegno, la mia continua ricerca per un’opera perfetta, che incanti tutti, ha senso? Esiste un modo per cambiare questo sistema? Facciamo il possibile affinchè la situazione cambi o preferiamo buttarci in un mare di frasi fatte e luoghi comuni sull’editoria?”

La fama. E siamo sempre là. Due giorni fa un amico mi ha guardato dritta negli occhi e mi ha detto: “Tu hai bisogno di scrivere un romanzo di successo”. E non mi ha creduto quando gli ho detto che, no, io ho bisogno di scrivere un romanzo buono, che soddisfi fino in fondo me per prima.
Cazzo, ma siamo messi così male?

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26 Risposte to “FAMA, FAME”

  1. :A: Says:

    “Cazzo, ma siamo messi così male?”

    Sì. Per molti fare lo scrittore non è nient’altro che la versione colta del fare la velina.

  2. Lara Manni Says:

    Che poi, siamo alle solite: so già che ci sarà chi verrà qui (o lo dirà altrove) sostenendo che la mia è ipocrisia e che tutti – oh oh ohibò – aspiriamo al best seller (per tutto il resto c’è Mastercard).
    Credo di aver visto apparire e sparire abbastanza autori di best-seller, nella mia vita, per essere consapevole di desiderare la continuità, più che il riflettore.

  3. :A: Says:

    Che è un po’ il discorso che fanno i Wu Ming quando parlano di long-seller.

    (Come non darti ragione, visto lo sviluppo delle [non]carriere degli esordienti-best-seller-usa-e-getta?)

  4. Vocedelsilenzio Says:

    Questi discorsi mi fanno proprio… brrrr…
    A parte il fatto che se uno cerca la fama, forse il mestiere di scrittore non è proprio il migliore, comunque…

    Io, da lettore, rabbrividisco nel leggere un’affermazione del genere. Cioè, come potrei leggere un romanzo che so essere stato dichiaratamente scritto per vendere e basta? Per me un libro non deve essere attraente, ma buono.
    Io, da scrivente, rabbrividisco ugualmente. Scrivere per piacere non porta a nulla di buono. O scrivo per mio piacere personale, o non scrivo. Forse anche per il fatto che se una cosa non mi piace mi annoio facilmente…

  5. Lara Manni Says:

    Ora, per me il discorso serio è un altro. Per me sarebbe importante – e sì, parlo del fantastico – che si pubblicassero molti libri che non mirano al best-seller ma proprio al Fedele Lettore, per coinvolgerlo in un genere di qualità. Long-seller pazienti, che prescindano dal botto di vendite, che raccontino storie.
    Molto giusto l’esempio dei Wu Ming. A me viene in mente anche Eraldo Baldini, che da anni lavora proprio in questa direzione (per non parlare di Chiara Palazzolo).

  6. Melmoth Says:

    Avevo notato anche io quel commento.

    La mia opinione è la seguente: che la fame di fama non è che la distorsione egotica del leggittimo desiderio: di essere ascoltati.
    Chi vi scrive ha vissuto in tempi non lontani la sindrome dell’uomo invisibile: ovvero, il libro c’è (in libreria) ma non si vede. Di questi tempi mi viene da pensare a L’uomo della sabbia di Hoffmann. Tra le tante cose di cui parla quel racconto fantastico (in tutte le accezzioni) c’è l’importanza derll’ascolto, che un artista abbia un pubblico. Nathaniel il protagonista del racconto ha una donna che ama, ma che è assolutamente incapace di condividere il piacere di Nathaniel per le “storie strane” che lui le racconta (sic). Questa incapacità di ascolto porterà il protagonista a gettarsi nelle (fredde) braccia di una bambola meccanica, la quale invece ascolta immobile tutto quello che il poeta le proprina (un po come il pubblico generalista 🙂 ). Tale ascolto immobile e ‘artificiale’ alla fine porterà Nathaniel alla pazzia e alla morte.

    Rileggendo il racconto mi sono convinto che i romantici avevano ragione. L’opera d’arte non è compiuta se non c’è un fruitore che la veda e la apprezzi. Il paradosso è che giacchè questa voglia di ascolto si è così mercificata, così svilita, un autore di oggi quasi si vergogna di voler essere ascoltato. E magari si citano Kafka e Lovecraft, autori nudi e puri che non avevano bisogno del pubblico; beh, sbagliato: lo avevano un pubblico, un pubblico di amici scrittori, a cui leggevano loro stessi le loro cose. E quel piccolo pubblico per loro era altrettanto importante. Ecco, io credo questo: che la voglia di fama la si capisce e la si normalizza se ne si riconosce l’essenza artistica, cioè la sua necessità nell’atto creativo.

    Su Baldini, Palazzolo ed altri: è vero quello che dice Lara della fidelizzazione. Però è un discorso anche un po ingenuo, se posso permettermi; perchè per essere presente e costante nel tempo un editore ti deve permettere di esserci in libreria, e di essere visibile; e se non hai venduto bene, se sei stato poco visibile, se non appartieni a una cerchia di persone che riconosce in te un valore, questa visibilità diventa sempre più difficile. E allora la fidelizzazione (che ha bisogno di continuità nel tempo) si sfilaccia, si perde, si spreca; e fine del long-selling.

  7. Caska Says:

    “A prescindere dalle mie capacità” se permetti è una perla.

  8. Lara Manni Says:

    Però, Melmoth. La fidelizzazione non si raggiunge soltanto con la visibilità sugli scaffali. Penso proprio a Wu Ming e al rapporto strettissimo che hanno intessuto con i loro lettori attraverso il sito, la newsletter e quant’altro.
    Quella cerchia a cui ti riferisci non è, appunto, necessariamente grande. Mi rendo conto che il mio è un discorso forse ingenuo, sicuramente utopico: però è quello a cui io, personalmente, aspiro.

  9. Melmoth Says:

    Anche io Lara, anche io.
    Spero solo di vivere abbastanza a lungo.

  10. Lara Manni Says:

    Demoni permettendo 🙂

  11. Vocedelsilenzio Says:

    Ma io concordo sul fatto che ci debba essere chi dell’arte fruisce, però trovo piuttosto sconsolante che pur di avere un pubblico mi metta a scrivere ‘piacionerie’. Se non scrivo quello che voglio io jnon ha senso che qualcuno mi legga, perché non leggerà le mie idee.

    Sulla fidelizzazione… concordo un po’ con entrambi. Io credo però che una certa fidelizzazione si crei sempre. E’ anche vero che per poter produrre volumi che creino fidelizzazione bisogna pur vendere…

  12. Lara Manni Says:

    Vendere va benissimo. Stravendere meno. Siamo sempre al solito punto: il fantastico, in Italia, viene considerato solo se ultravende. Uno scrittore mainstream vende mediamente qualche migliaio di copie (e spesso siamo nell’ordine delle centinaia) e nessuno gli dice nulla (o quasi). Uno scrittore fantastico deve superare le decine di migliaia, o non è. Scusate se batto su questo, ma è IL nodo, a mio modesto parere.

  13. Melmoth Says:

    Probabilmente è la tua esperienza a parlare, o meglio, e le voci di quelli che hai incontrato. Mi spiace. Davvero però: lo sai che non deve essere così. Che il fantastico sia un genere “commerciale a tutti costi” è un’opinione che possono avere solo quelli che ne hanno letto pochissimo.

  14. Lara Manni Says:

    Mmmm. Più che la mia esperienza diretta e personale di scrittrice, Melmoth, parla quella di lettrice. Per la rapidità con cui non pochi autori che si erano gettati a corpo morto nel giallo e nel noir si stanno convertendo al gotico, per esempio (o presunto tale). E’ questo che mi dà da pensare.

  15. Melmoth Says:

    Si ma forse non è che si convertono: sono quelli che li vendono a cambiare il modo di venderli.

  16. Alessandro Forlani Says:

    Peggio.

  17. Giobix Says:

    mah…sono perplesso sia per il commento che hai riportato che per certi post di quel blog…in fondo lo ha aperto da poco, ha fatto un paio di allusioni a nomi importanti e subito un post melodrammatico dal titolo “una voce troppo alta”…
    magari lui è così di carattere, però a me sembra strambo e troppo autocelebrativo…forse non ho tutta l’esperienza per cogliere le novità dei suoi post, infatti non ne ho viste.
    E se mi scrive: “abbasserò i toni e sarò più generico” (perchè prima?:) , posso capire ayame che lo punzecchia, visto che lei è da tempo sotto attacco per quello che scrive e lascia scrivere sul suo forum
    http://www.writersdream.org/forum/viewtopic.php?f=17&t=199&start=60#p19846

    su tutto il resto sono daccordo con te, e credo che comunque, personaggi come il visitatore anonimo si arrenderanno presto o pubblicheranno a pagamento, che è la fine peggiore. Poi tenteranno qualche altro modo strano e alternativo di “fare i soldi” magari con un provino al Grande Fratello 🙂

  18. Lara Manni Says:

    Anzitutto, piena solidarietà ad Ayame: quella ragazza ha un coraggio da leonessa!
    Bisogna capire che tipo di pressioni ha ricevuto l’Anonimo, però a me quello che posta interessa molto.
    Melmoth. Sì. Verissimo. Purtroppo.

  19. Melmoth Says:

    A mio parere ha scritto un solo post a rischio, quello sui circoli letterari che poi infatti ha censurato. In quel post parlava di singole case editrici raccontandone le dinamiche editoriali di anni recenti in modo MOLTO preciso (cosa accettavano, che tipo di aperture avevano alle novità, quanto competenti erano gli editor). Così preciso che (“ho lavorato tre anni alla Fanucci”) non era davvero difficile identificarlo, per chi è nell’ambiente. Per inciso, tutto quello che ha detto -per mia conoscenza diretta- è vero.

  20. Lara Manni Says:

    Concordo. E insisto sui due autori best seller ghostwritati…

  21. Giobix Says:

    ah ecco, avevo letto i circoli dopo la censura…però in google esiste la cache, quindi ho recuperato l’originale 🙂
    altri riferimenti del post li avevo notati più facilmente, ma sono cose che da profano già immaginavo

  22. giulia Says:

    Per quanto possa sembrare improbabile, posso assicurarti che non tutti gli aspiranti scrittori scrivono solo per fama. Tutto sommato, di scrittori italiani che hanno fama e soldi a sufficienza per mantenersi solo di scrittura ce ne sono pochi. C’è ancora chi scrive per passione, per dire qualcosa, senza concentrarsi sui diritti d’autore.

  23. Laurie Says:

    Vabbe’ ma a questo punto dobbiamo dubitare di tutti quelli che scrivono sui blog. Siamo tutti fake? Poi magari si scoprirà che l’Anonimo Informato è davvero un fake… ma intanto, permettetemi di dire: che palle!
    Uhm, comunque.
    Mi sono persa il post più importante di quel blog! NOOO! °_°

  24. Narelen Says:

    Tutto molto interessante, perché non fa altro che esporre la psicologia di fondo di un atteggiamento generalizzato che, a mio parere, sta portando inesorabilmente allo scadere della cultura nella mediocrità.
    Fama a prescindere dalle capacità. Dovrebbe essere il contrario. Fama meritata perché si hanno delle capacità fuori dal comune. Perché si eccelle in un’arte, perché si ha un dono particolare che si coltiva per tutta la vita e che si riesce a trasmettere agli altri (di qui l’importanza di un pubblico, che sì, può essere anche una cerchia ristretta che si fidelizza perché trova qualcosa nello scrittore che altri non sanno dargli).
    Insomma, conta ormai così poco la qualità?
    Poi però viene detto della ricerca dell’opera perfetta. Apparente contraddizione di fondo con quanto è stato affermato a proposito del desiderio di mera fama. Pare però che contino più i dati di vendita e la visibilità piuttosto che la consapevolezza e la soddisfazione di aver creato qualcosa di bello.

  25. Lara Manni Says:

    E brava Narelen: a volte penso che il libro sia un semplice mezzo. Parlo di libro, e non di storia, volutamente. Voglio pubblicare, non voglio scrivere.
    Giulia, lo so. Ma penso che non sia neanche una questione di soldi: quanto, appunto, del Successo. Bestia nerissima dei nostri anni, secondo me.

  26. Ireland Says:

    Sarà, ma se indubbiamente la Fama male non mi farebbe, volete mettere le soddisfazione di essere letti e di sentirsi dire “è una storia bella, complimenti”? Di vedere che ti fanno delle fan-art dei tuoi personaggi? (E di qualunque livello, mica chiedo di avere omaggi da disegnatori professionali) O almeno, di avere qualcuno che ti segue, segue i tuoi personaggi e come si evolvono? Già sono depressa se faccio un post nel gdr e non ricevo risposte dopo mesi da parte degli altri giocatori, perchè il mio pensiero è “in questa cerchia di neanche una decina di persone, a qualcuno interessa quello che ho scritto? A qualcuno è piaciuto, ha fatto schifo, ha fatto venire in mente situazioni o scene che possiamo scrivere assieme o che attenderò con curiosità?” E siamo, appunto, un mucchietto di gente. Se cerchi la Fama subito, basta andare in tv a fare l’imbecille. Se invece la Fama arriva dopo, ed è anche circoscritta a un cerchio di appassionati, io non mi lamenterò, anzi benvenga :’)

    E quel blog è interessante sì, non sapevo avesse censurato però 😮 fortuna che avevo letto il post incriminato prima

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