Qualche volta Internet mi fa paura

Dopo aver sbirciato di nuovo la discussione anobiana sulla traduzione di Full Dark, No Stars, dopo essere incappata di nuovo nelle esibizioni muscolari delle commentatrici Alfa, trovo necessario tornare (di nuovo) sul post di Sciallis che ho citato ieri. In particolare, su questo punto:

“Siamo più o meno nella fine di un’epoca.
Ancora poco tempo e il parere dei critici non varrà più nulla, sostituito da commenti, sponsor-thread su anobii e post pieni di wink-wink, pollici alzati e “minchia quanto è fiko quello scrittore” o, per contro, affollati di “che libro di mmmerda” “tizio è proprio un misero incapace deve andare a coltivare”.
Con tutto il rispetto che ho per alcuni commenti e post letti in giro per la Rete nel corso degli anni, raramente ho trovato un blogger fai da te che possedesse le capacità di analisi e scrittura di un Wood.
Molto, molto raramente.”

Chi ha letto il post per intero (fatelo) sa anche che Sciallis fa i necessari distinguo sulla funzione della critica. So bene che non è giusto estrapolare e decontestualizzare: ma questo passaggio mi interessa moltissimo. Perchè ho la sensazione che se una ragazzina (o una donna, o un uomo, o un ermafrodito) presuntuosa si arroga il diritto di “cantarle chiare” allo scrittore solo perchè il suo parere DEVE valere più di quello dello scrittore medesimo (il quale è sicuramente raccomandato, e sicuramente le ruba aria o spazio per il solo fatto di essere pubblicato e famoso), le cose stanno andando male. Malissimo. Pensiamoci.

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46 Risposte to “Qualche volta Internet mi fa paura”

  1. Caska Says:

    beh, ma alla fin fine è esattamente quello che c’è sempre stato, solo che su internet resta scritto e lo si può leggere. Sono abbastanza sicura che vent’anni fa King sentisse le stesse identiche cose che potrebbe sentire oggi, solo per altri formati. Se c’è una cosa spaventosa al limite è la facilità con cui le persone esprimono odio o violenza, su internet, ma anche lì, il problema è l’uomo, non certo il mezzo, e non credo che alla fin fine sia cambiato molto, se non che i bei scrittori masochisti hanno di che tornare a leggere e che questa gente incontri altra gente simile a loro che gli dà ragione. Organizzazione gerarchica dei deficienti, questo sì che mi fa paura! (ma c’è già al governo)

  2. G.L. Says:

    Aggiungo, a costo di sembrare sempre il solito eccetera eccetera, un particolare che anche Elvezio ha dimenticato. Per fare della critica, critica seria e non da “commentatore Alfa” (bella definizione, tra l’altro) serve CULTURA. Schiena piegata e libri. Studiare e studiare. Non fermarsi a quattro cazzatelle, parlo di roba seria.
    Troppo facile ritagliarsi una nicchia nicchiosa in cui sentirsi Re. Io, ad esempio so tutto del black metal del quartiere Gargamella Est di Bergen e sfido chiunque a dire che i Gargarozzoverde sono peggio dei Metalrigurgitonero che…

  3. Lara Manni Says:

    Caska. Sì. Ma con un piccolo particolare: non è VERO che il parere di X vale quanto quello di Y, solo perchè entrambi si trovano a confrontarsi in rete. Questo è l’equivoco gigantesco, mi sembra. E che rientra nel discorso: se hai scritto devi pubblicare. Il giudizio di valore deve esistere ancora: non è questione di democrazia, ma di singole capacità.

    Ehi G.L., ciao. E sono d’accordo. In pieno.

  4. Caska Says:

    (è comunque vero che un critico giustamente rosichi a sentirsi messo al piano del solito cretino che dice “se sei tanto bravo allora fallo tu”, d’altra parte chi scrive e dà retta a queste cose penso che semplicemente prima non leggessero nessun tipo di critica da nessuna parte, quindi in soldoni non cambia tantissimo xD”)

  5. Caska Says:

    Ecco, questo commento l’ho aggiunto prima di leggere il tuo XD E’ assolutamente vero che un giudizio non vale l’altro, purtroppo, per quanto mi riguarda neanche un voto dovrebbe valere l’altro, ma siamo -sulla carta- in democrazia e ci raccontiamo questa cazzata che hanno tutti lucidità e capacità di giudizio uguali <3"

  6. Andrea Says:

    La discussione sulla traduzione di Full Dark, No Stars aveva ottimi presupposti e poteva diventare molto interessante. Adesso sembra la riunione di condominio che si può ammirare in “Fantozzi subisce ancora”. Divertente se vi piace il genere “rissa tutti contro tutti senza alcuna ragione logica”…

  7. Lara Manni Says:

    Andrea, in quella discussione c’è un problema, ma è un problema che potrebbe funzionare come “case history”. Ovvero: c’è un piccolo gruppo di utenti che ritiene che Stephen King sia “cosa propria”: praticamente, la versione telematica del gruppo di bulle (sono donne). Chi dissente, è marchiato: ricordo un thread su Mucchio d’ossa dove una lettrice che conosco venne presa d’assalto da una di loro solo perchè era relativamente nuova del gruppo. E questo è anche il motivo per cui io leggo molto e intervengo proprio quando non ne posso più.
    Questo ha a qualcosa a che vedere con la democrazia del lettore? Con il manifesto di Pennac? No, no e no. E’ semplicemente presunzione mista a probabile frustrazione: e al desiderio di annientare chiunque non sia nel gruppetto. Bullismo, appunto. Bullismo letterario via web.
    Non è un caso isolato.
    Come se ne esce? In un solo modo: scrivendo con il massimo della serietà e competenza, sul web, di libri. Credo, almeno.

  8. Andrea Says:

    Bravissima Lara, hai fatto un’analisi perfetta della situazione. Anche le contromisure che hai individuato mi sembrano le uniche veramente efficaci. Insomma, non che conti qualcosa, ma concordo pienamente con te 🙂

  9. Lara Manni Says:

    Conta, eccome se conta. 🙂

  10. Melmoth Says:

    Caska sbaglia.
    Non è l’uomo, è l’uomo su internet.
    Qualcosa è cambiato. Ed è che la parola ora non ‘pesa’ nulla.
    Un testo è effimero, ed è immediato. “E’ solo un commento”, ed elicita una reazione immediata, istantanea, irragionata. Però non c’ès olo questo tipo di parola, ci sarà sempre anche spazio per altro (/anche se ammetto che leggendo in giro mi viene da chiedere ‘QUANTO altro spazio’?).

  11. Caska Says:

    Sì, sono assolutamente d’accordo che la gente su internet non dà peso alle parole e le lancia in faccia alla gente come mattoni, ma la mela non cade mai troppo lontana dall’albero. Ricordo che un tizio aveva dato della “troia slabbrata di merda” a una mia amica che anni e anni fa aveva che non ricordo quale videogioco (penso un Final Fantasy) fosse meglio di un altro, e io sono stata continuamente insultata perché le mie fanfics vengono lette e questo pare peccato capitale. La gente esagera, su internet? Sì. E si picca anche su cose assurde che forse di persona lascerebbe più andare? Sì. Ma uno che dà della “troia slabbrata di merda” a una persona per un giudizio su un videogioco è una persona che può rivelarsi tranquilla calma ed equilibrata? Ho il sospetto di no.

    (e comunque io vesto in modo particolare e per strada vengo insultata quasi costantemente. come vedi il mezzo non cambia più di tanto, al massimo amplifica la portata dei cretini che sono un po’ meno cretini ma influenzabili)

  12. Caska Says:

    Ciò non toglie (non ho mai voglia di loggarmi e non posso editare XD) che chiaramente il problema è, a mio parere, che molta gente è per natura fortemente repressa e con difficoltà a rapportarsi in modo equilibrato e rispettoso, e quindi non gli pare vero di avere un mezzo dove vomitare in bocca alla gente senza il minimo rispetto per tornare poi tranquillamente alla sua vita fingendo che sia tutto tranquillissimo. Questo purtroppo è un problema umano con miliardi di ramificazioni, non certo limitato ai commenti sui libri. Sono d’accordo con lara, l’unico modo di fare resistenza è continuare a scrivere e parlare delle cose civilmente, con conoscenza e voglia di confrontarsi, senza negare e demonizzare il mezzo, ma accettandolo e cercando di volgerlo a favore anziché contro.

  13. Lara Manni Says:

    Temo che sia così. E la cosa che mi turba ulteriormente è che, oltre all’insulto facile (magari con le faccine vicino ad aumentare la presa per il culo), si radica sempre più la sensazione di “possesso” che teoricamente è quanto di più lontano dall’idea stessa del Web. Insomma, le parole non sono più mezzo di scambio e riflessione comune ma proiettili.

  14. Vocedelsilenzio Says:

    Beh, leggendo quella discussione sulla traduzione di Wu Ming, che seguo in religioso silenzio, mi viene spesso la pelle d’oca. Davvero, devo ancora capire quale sia il motivo scatenante. WM non ha detto niente che possa essere attaccato, eppure…

    Il problema resta sempre e solo uno, a mio modo di vedere: ognuno pensa di avere la ragione assoluta. Solo io so di questo, solo tu sai di quello, ecc. Non riesco a capire come mai le persone dicono la loro opinione senza accettare poi quella altrui. Ti piace King? Perfetto! Non ti piace? Perfetto! Poi ci si può confrontare e ognuno può portare le sue ragioni, però… ecco, forse manca il sapersi confrontare. No?

  15. Lara Manni Says:

    In questo sta il senso di possesso a cui mi riferivo. Quel gruppo aNobii era “proprietà” di un gruppetto di persone, che semplicemente non tollerano che altri utenti, del tutto dissimili, possano discuterne. Anche questo fa paura.

    Ps. Aggiungo una cosa, che mi terrorizza ancora di più. Due delle utenti più violente e bullanti sono insegnanti. Ecco.

  16. G.L. Says:

    Aggiungo benzina da riflessione, Lara. Da che ho chiuso il blog (la mia personale mano tesa al dialogo) sono svanite le hate-mail in tutte le loro forme e sono aumentate quelle in cui mi si dà del “Lei”…

  17. Vocedelsilenzio Says:

    Ma infatti fa super paura!

    E quoto anche Caska quando dice che questo comportamento non è limitato al solo web. In giro si trovano un sacco di persone di questo tipo. (super paura anche qui!)
    Bisogna anche dire che lo schermo del computer è una perfetta protezione per dire qualsiasi cosa ti venga in mente senza pensare al peso che quelle parole hanno. In internet, a folte tutto è molto facile e, forse, molte persone pensano troppo poco.

  18. Giobix Says:

    ultimamente sto pensando di smettere di leggere e commentare qualsiasi cosa in rete…certe discariche di frustrazioni fanno proprio male alla salute.
    esempio non letterario, stavo seguendo le sorti di un piccolo horror italiano per me valido, e dopo i ringraziamenti del regista agli appassionati http://www.nocturno.it/news/zampaglione-grazie-a-tutti
    leggere certe cose mi infastidisce non poco (sono ash) http://forum.nocturno.it/index.php?topic=8953.375
    scusa l’ot, comunque in quel topic c’è tutto il concentrato di quanto già evidenziato qui, con l’aggravante che ci bazzicano pure addetti ai lavori.

  19. Anonimo Says:

    Credo che l’eccesso di territorialità che si verifica sul web sia scatenato proprio dall’apertura totale di internet. Si sa che scrivendo si hanno ‘i fianchi scoperi’ al mondo; quindi si reagisce come l’animale che nella tana si vede attaccato da altri predatori. Patetico, ma nel suo modo contorto comprensibile.

  20. Lara Manni Says:

    Be’, anonimo: ma Internet non può che essere totalmente aperto, per sua natura. Concordo sul “comprensibile”: è vero, accade in natura, nel reale e dunque nel virtuale. Il problema è che questo dovrebbe essere il passo zero. A seguire, si dovrebbe crescere. Nel migliore dei mondi possibili.
    Gl. 🙂

  21. Alessandro Forlani Says:

    Il vero problema Lara è che il fenomeno non si limita solo ad internet e al dibattito letterario, ma – mi pare evidente – a tutti i mezzi di comunicazione e a tutti i contesti. Già nel 2004 Francesco Casetti e Federico Di Chio avvertivano in “Analisi della televisione” (Bompiani) come i “livelli di significazione” di certi programmi televisivi – i livelli “connotativo” e “ideologico” in particolare – avessero ormai fatto accettare al Popolo Bue (per usare un termine del nostro comune amico Anonimo Informato…) Alba Parietti o Valeria Marini come studiose di teologia o filologhe dantesche. Il maligno incoraggiare da parte della pubblicità la malattia sociale più diffusa degli ultimi decenni – ovvero il disturbo narcisistico della personalità – con perniciosi slogan tipo “tutto intorno a te”… – l’abitudine alla presunzione e la pratica della prepotenza a voce alta hanno fatto il resto, e formato l’ignorante e supponente individuo che affolla certi forum, riviste o talkshow. Penso anch’io che la risposta più efficace a tanto sfascio sia l’assoluta, robusta competenza e il rigore nel dibattito. Ma sempre finisco per riscontrare, pur in ambiti che di ciò hanno fatto dichiarazione d’intenti, che il plauso che immancabilmente si tributa al primo grido “è una cagata pazzesca” è arreso ed unanime.

  22. Lara Manni Says:

    Oh be’: cosa diceva il vecchio Flaiano sulla caratteristica italiana di correre in soccorso dei vincitori?
    Solo che allo stato delle cose il vincitore è quello che sputa più in alto.

  23. Laurie Says:

    Sì, ho letto il post diverso tempo fa. Moltissimo mumble.
    C’è qualcuno che prende come critica letteraria i commenti su anobii? No, davvero, c’è stato pure il libro (un aggeggio inutile) ma pensavo che la gente sapessa dare la giusta misura alle parole di un utente random su un sito!
    Questi discorsi che girano da un bel po’ mi hanno fatto riflettere: probabilmente si è sbagliato quando si è cominciato a parlare delle proprie opinioni come recensioni, la maggior parte sono commenti estemporanei.
    Ma poi… ci possono essere recensioni o analisi amatoriali con una loro dignità?
    Secondo me sì, ma presuppone un impegno e degli strumenti che non tutti possiedono, naturalmente.
    Il guaio con chi si occupa di letteratura è di avere un campo dove molte persone possono mettere le mani facilmente: non puoi improvvisarti fisico ma scrittore (o critico) a quanto pare sì.

  24. Elfo Says:

    Ragazzi posso dire che questa forma di “bullismo” è dappertutto?
    Diverso tempo fa seguivo con molto interesse una band metal finlandese. A livello di fan club. Eravamo affiatatissimi. Ci siamo divertiti anche per parecchio. Poi ci hanno dato “l’ufficializzazione” e da allora, da parte di certe mie “amiche”, è scattato qualcosa. Una spocchia del tipo “noi siamo più fans degli altri” che a lungo andare mi ha portata ad abbandonare il giro.
    Il fatto è che lo schermo è un ottimo amplificatore di ego ed autostima.
    Io penso che ciò che sia importante quando si scrive una recensione sia lo spirito con cui ci si avvicina all’opera, sia essa un testo del Manzoni o Topolino. Come diceva Laurie non tutti hanno gli strumenti per una critica lucida e motivata, ma non per questo si deve abolire il diritto al “commento”. E’ solo una questione di intelligenza e di onestà: si può dire ciò che si pensa anche se è sgradevole, ma le motivazioni dovrebbero essere sempre limpide. Poi il peso che può avere una mia “recensione” rispetto ad uno studio di Benedetto Croce…beh, ai posteri l’ardua sentenza! Ah ah ah!

  25. Narelen Says:

    Forse la scrittura e la capacità critica unita ad un certa competenza vengono molto più sottostimati di quanto non si pensi, quando compaiono su un mezzo che non sia la carta. Quindi con un mezzo come internet sta divenendo routine che chiunque possa lasciare in giro i propri rigurgiti pensati in un secondo, che mirano a tutto tranne che ad una critica, perché non c’é proprio argomentazione.
    La frasetta sgrammaticata denigratoria o d’elogio diviene pura ricerca di quel senso di importanza che forse altrove non si riesce a trovare perché le proprie mancanze e l’incompetenza verrebbero inevitabilmente a mostrarsi, non più celate da uno schermo e da un nick. E la mediocritò spesso si bea del numero di rappresentanti che la compongono.
    Per quanto riguarda gli atti di bullismo anche ben argomentato per una non ben identificabile sensazione di possesso che deve portare a difendere una cerchia o una preferenza, lì si tratta di una questione di rispetto: semplicemente ci sono persone che non ne possiedono, e che non hanno voglia di confrontarsi con chi non la pensa come loro e magari vorrebbe far loro capire perché.

    Sempre interessanti le questioni che poni in evidenza, Lara. Spingono a pensare e a domandarsi davvero se non ci sia da aver paura di quanto stia andando veloce il mondo, insieme ad Internet. Il problema é che anche i giudizi tendono a divenire sempre più immediati e meno pensati. Ma è colpa unicamente dell’uomo che non sa usare i mezzi che gli sono stati messi a disposizione senza pensare prima di tutto a se stesso.

  26. elvezio Says:

    Salve a tutti, purtroppo ho casini a casa (la frase può essere fraintesa) e per ora non posso soffermarmi quanto vorrei.
    Laurie dice bene: nessuno può improvvisarsi fisico, tutti si sentono autorizzati a professarsi critici (o scrittori, se per questo, mi verrebbe persin da dire “lettori”).
    Internet ha magnificato questo meccanismo a livelli bestiali.
    Invece di facilitare il confronto dialettico ha finito con inasprire la tendenza alla dicotomia, allo scontro, al o con me o contro di me, al tifo da stadio.
    Come dice G.L. serve CULTURA.
    Io passo metà del tempo a sentirmi una mezza merda per non averne molta, purtroppo ci sono tantissimi operatori del Web che invece fanno spallucce e al massimo si affidano a Google/Wiki, senza rendersi conto che possedere e vivere la cultura è altro.

    Non so dove si andrà a finire: a me negli ultimi anni la Rete ha fatto solo del gran bene, nel senso che ritengo abbia migliorato certa mia attitudine al confronto, un tempo ero molto più scontroso e superbo (e guarda caso avevo meno mezzi, letture, riflessione), pare che non a tutti faccia questo effetto.

    Non so nemmeno se si possa dire che sono tempi di cambiamento, in quanto il cambiamento c’è sempre, la stasi pure.
    Temo che alla fine non c’entri nemmeno più di tanto la Rete.
    Lo si vede anche solo camminando, ci sono più liti, urla e pestaggi rispetto a 10 anni fa, almeno a Milano è evidente in maniera clamorosa…

    Il bullismo del commentatore Alpha (geniale, invero, provo invidia per la definizione) rispecchia il bullismo alzato “up to eleven” che si vede a scuola e in altri campi…

    Se tento di abbassare i toni mentre un tempo miravo ad alzarli è perché ritengo che sia ormai l’unica modalità che presenti un minimo di efficacia, ma sono davvero in un angolo, alla finestra, al buio e procedo a tentoni per ridefinire metodi e modalità.

    Riguardo il thread di anobii (non sono più iscritto, non ho letto) rispecchia quel che di solito accade ai Wu Ming, si attirano molti attacchi gratuiti o immotivati.
    A me non piacciono i loro scritti e certo loro pensiero, sia chiaro, ma quando vedo questi attacchi e noto la pazienza/calma che trovano i WM nel rispondere a tutti sono ammirato, mi conferma che quella è la via da seguire…

    Lara, grazie, continuerò a leggere nei prossimi giorni, casini permettendo.

  27. Lara Manni Says:

    Wu Ming 1 ha chiuso il thread. Vi riporto le motivazioni:
    “Ragazz*, sì, chiudo il thread. Purtroppo, questo non è più un contesto in cui riuscire a discutere. Il clima è peggiorato a grande velocità, imperano gli OT e i processi alle intenzioni. Ringrazio chi ha provato a confrontarsi nel merito, e scusate se non rispondo ora alle ultime domande. Mi concentrerò unicamente sulla traduzione, metterò degli aggiornamenti su Giap. Questa qui su Anobii mi sa un po’ di occasione persa, ma tant’è, così va il mondo. La mia traduzione uscirà a novembre. Qualcuno la apprezzerà, qualcun altro la stroncherà a prescindere. Qualcuno ne criticherà degli aspetti a ragion veduta, qualcun altro si appiglierà a pretesti futili. Né più né meno di quel che accade con ogni libro”.

    Sì, è un’occasione persa.
    I motivi di un atteggiamento deleterio che sta permeando molti luoghi di discussione letterari sul web sono tanti e tutti avete indicato cause giuste. Penso che il rimedio sia adottare, come scrive Elvezio, toni bassi. Ci vuole davvero una pazienza infinita, ma vale la pena: non per cambiare la testa altrui, perchè bulli e bulle troveranno sempre un luogo dove andare a schizzare vomito. Ma per creare zone di discussione dove si possa riflettere e anche dissentire in modo civile e costruttivo. Proviamoci. E peccato, peccato, peccato, per quel che è stato perduto su aNobii.

  28. Giovanni Says:

    Ciao Lara,
    concordo totalmente con Alessandro Forlani: trent’anni di televisione commerciale, una televisione commerciale pensata e indirizzata con uno scopo esatto, hanno formato un pubblico narcisista, effimero, incapace di approfondimento. L’ignoranza è sostanzialmente la stessa di prima, internet non ha cambiato nulla, solo che trent’anni fa c’era ancora chi si professava ignorante manifestando, al contempo, il rispetto verso chi, invece, ignorante non era. E qualcuno, persino, cercava di elevarsi dalla propria ignoranza, leggendo, ascoltando.

    L’idea di un giudizio, per l’ignorante di allora, era inconcepibile.
    Oggi nessuno ammette la propria ignoranza, tanto c’è google, o wikipedia, e se il ragionamento verte su un ambito in cui tre cazzate i croce non bastano, se il pensiero si fa appena più profondo, scatta la negazione, il coro fantozziano, lo spostare il discorso su corona e belen, che tanto il livello è sempre quello.

    Tornando alla discussione su FDNS, e alle discussioni su internet in generale, il problema sia essenzialmente in una confusione di fondo tra democrazia, anarchia e bordello.

    La democrazia è il potere del popolo, e necessita di un insieme di regole e di uno stato che le faccia rispettare, per funzionare. In una discussione su internet, la democrazia è un forum moderato, in cui certi attacchi portano al ban, e via andare. In questo modo si evitano degenerazioni.

    L’anarchia è l’assenza della necessità di regole. Ovvero un forum in cui tutti sono talmente coscienti di sé e rispettosi dell’altro da sé che una moderazione non è necessaria. L’anarchia è una utopia.

    Il bordello è quello che succede quando cadono le regole in una democrazia, o quando non si modera un forum così eterogeneo come quello di King.

  29. Uriele Says:

    Ho letto tutto il thread e, onestamente, che due palle. L’intervento migliore (e probabilmente il più inutile da come è degenerata la cosa) è stato quello dell’ ex-traduttore. Tutto il resto, dopo i primi messaggi e l’unico vero accenno di “how to translate” sulla frase “to holler you home” (secondo me ci starebbe bene anche un semplice “Ti griderà la via” ommettendo la casa visto che, da quello che ho capito, il personaggio è già sulla soglia e sull’orlo di un dirupo), è stata una piccola zuffa. Fossi stato in te o in WM1 o in uno dei pochi che erano interessati al progetto, avrei mandato tutti a culo molto prima

    PS: una cosa non l’ho capita, ma se dare ripetutamente dello “stipendiato” può irritare e offendere solo chi davvero lo è (perché ha la coda di paglie); epiteti come “troia” o “stronza” possono offendere solo le persone che sono veramente troie e stronze, mentre le altre se la riderono beate? Perché se è così, io della vita non ho capito un cazzo.

  30. Lara Manni Says:

    Giovanni, anzitutto benvenuto (e, accipicchia, complimenti per le foto: ho sbirciato). E’ vero, sono anarchica: nel senso che istintivamente mi piacerebbe pensare alla rete come alla soluzione due. La coscienza di sè e dell’altro e il rispetto, nella diversità, di tutte le opinioni.
    E’ vero, la televisione. E’ vero, la disperata urgenza di porsi sotto il cono di luce. Ma, santi numi, possibile che non si cominci a capire che tutto questo rischia di mandare a puttane quel che abbiamo? Il maledetto libriccino anobiano, per esempio, che giustamente Laurie ha citato, è stato uno dei sintomi del disastro in cui aNobii, luogo che ho amato moltissimo, sta precipitando. La corsa all’esserci a tutti i costi, e possibilmente ad essere più caustici possibile per essere notati: spero ardentemente in giganteschi rimorsi di coscienza dei curatori (che non ci saranno).
    L’idea della moderazione, temo, è l’unica possibile, almeno per ora.

    Uriele: la faccenda dello stipendiato è una di quelle che mi ha sconvolto di più. Ma sai perchè? Perchè se non ho capito male, nelle intenzioni di chi ha usato quel termine equivaleva a “servo della casa editrice”. Che è risibile, se appena appena si conosce il lavoro dei Wu Ming. Grave, se si interpreta in un altro senso ancora: ovvero, “sei arrivato a fare quello che fai, ergo sei membro della casta-cricca-potentato di quelli che ce l’hanno fatta”. Peccato che non sia così.

  31. Uriele Says:

    Non è così strano: è il vecchio gioco pubblichi/lavori per una casa editrice del gruppo Mondadori, quindi sei un servo schifoso e doppiogiochista (sia Einaudi che Sperling&Kupfer fanno parte del gruppo Mondadori). Quello che mi è “piaciuto” è stato il ragionamento bambinesco: io ti insulto e tu te la devi prendere solo se le mie parole sono vere (un ragionamento stupido, indegno di chi si è definita un’insegnante poco sopra).

    Poi, oh, c’è anche chi si è INCAZZATO perché la versione ebook GRATUITA di Altai è uscita qualche settimana dopo l’uscita del libro in libreria. Offese di tutte le tonalità per una cosa che, mentre in un senso è la filosofia di un gruppo, in un altro è una grossissima gentilezza verso il proprio pubblico.

  32. Giovanni Says:

    La cosa sconvolgente per me sta nel non sequitur dato alla cosa. WuMing1 ha giustamente parlato di occasione persa. Per lui, per i lettori, per anobii. Era un esperimento di vicinanza, di continuità tra casa editrice (perché è ovvio che un traduttore non possa pensare di intervenire pubblicamente su un prodotto editoriale senza quantomeno il beneplacito dell’editore) e pubblico. Ed è triste pensare che questa occasione sia persa per quattro (cinque?) checche isteriche (il sesso e l’orientamento sessuale non contano, qui uso il termine checche in senso diverso, ossia di chi cerca il simile a sé e non accetta il diverso, il confronto).

    Il senso è quello del pollaio, della classe, del muretto: sei nuovo, devi passare dalla accettazione del gruppo.

    Ma oggi, in questa italia, esiste la possibilità di un rapporto interumano diverso? Oggi si può prescindere dal sé e pensare al “noi”? Io non credo.

    Sono tempi strani, onestamente penso serviranno decenni per tornare ad essere un paese normale. Nel frattempo, meglio tenere un basso profilo.

    Torno alle mie foto e ai miei scritti. Nel silenzio che conviene all’artigiano, che di questi tempi, a tenere la porta aperta, non entrano apprendisti ma bande di vandali.

  33. Lara Manni Says:

    Giovanni, è l’artigianato che ci salverà: ne sono convinta da anni (e anche per questo la mia stima verso i Wu Ming è grandissima: perchè sono artigiani, e si comportano come tali).

    Uriele: sai che, per una volta, non credo che sia entrata in gioco la faccenda Mondadori. Il fattore scatenante è quello che sottolineava Giovanni: bullismo. Sei nuovo e devi essere accettato, e non è detto che ti accettiamo peraltro. Lo stesso Tullio Dobner, quando è intervenuto, mesi fa, nel forum, ci ha messo un po’ a trovare accoglienza: e non casualmente è stato infine accolto perchè una delle commentatrici alfa ha deciso che così andava fatto e che se Dobner accettava i suoi vezzeggiativi era degno di loro.

  34. Giovanni Says:

    La cosa divertente sono i messaggi privati delle commentatrici alfa che si giustificano dei loro attacchi. Salvarsi l’anima, sport deprimente.

  35. Lara Manni Says:

    Molto deprimente. Comunque, pensavo che forse aprirò io un thread di riflessione. Ovviamente mi mangeranno viva, ma forse ne vale la pena. 🙂

  36. abo Says:

    Ho letto tutta la trafila su aNobii, che dire?
    Sconfortante.
    Che qualcuno si possa avvicinare ai lettori (scrittore e/o traduttore cambia poco) dovrebbe essere uno dei massimi pregi della rete. Se questo dà il via a una caterva di messaggi deliranti (alcuni erano davvero tali, in primis lo storpiare il nome dell’interlocutore), non mi stupisce che il thread venga chiuso. Mi stupisce invece la calma con cui WM1 ha cercato di rispondere a tutte le iene; invidiabile, a prescindere da quello che uno pensi del collettivo WM, della sua poetica e delle sue opere.

    Riguardo al perché accada tutto questo, il bullismo è sicuramente un’ottima spiegazione, a cui darei anche una connotazione in più, tipicamente italiana: siamo il paese del “guelfi contro ghibellini”. La rete è solo uno dei tanti campi in cui il nostro innato manicheismo trova sfogo, ma guardiamoci intorno: esiste un solo campo della vita pubblica italiana in cui quello che si dice conti più dello schieramento da cui lo si dice?
    Io non ne vedo, a costo di sembrare disfattista.

  37. Lara Manni Says:

    Ciao abo, benvenuto.
    E’ vero quel che dici e anche io ammiro incondizionatamente la reazione di Wu Ming. Vorrei avere un decimo della sua serenità.
    Il che non toglie che l’occasione perduta, e perduta in modo stolto, mi faccia male. Non capita spesso di avere l’occasione di interloquire nel farsi di un processo artistico come la traduzione. Essersela giocata in modo infantile è cosa imperdonabile. Sarebbe bello che almeno il gruppo ne discutesse, come accennavo sopra: ma temo che il tutto si risolverebbe nelle solite ringhiate da parte delle solite quattro-cinque.
    Invece, dal momento che ormai è andata, mi auguro di cuore che Wu Ming 1 posti i suoi appunti di traduzione su Giap!.
    Beato il popolo che non ha bisogno di presunti eroi. Presuntissimi.

  38. abo Says:

    Per quello che vale, se apri una discussione su aNobii io parteciperò molto volentieri. Ha fatto male anche a me che si sia buttata in vacca un’occasione di confronto simile, con tutto quello che si sarebbe potuto chiedere sul lavoro di traduzione, perdersi nei meandri del “chi stipendia chi”, o del “perché usare uno pseudonimo” è stato triste davvero.

  39. Rita Says:

    Salve a tutti 🙂
    Molto interessante questa “discussione sulla discussione” 😀
    Anch’io avrei sperato di veder concretizzare i propositi espressi da WM1 ma purtroppo è andata come è andata.. speriamo in giap 😛

    Avrei alcune considerazione sparse su quello che avete detto.

    Sul “bullismo” in internet: c’è chi ha detto che questo tipo di bullismo è lo stesso che poi si vede in giro. Secondo me, invece, su internet è ancora peggio perché nella vita “reale” (o non virtuale) essere bulli alla fine non è così facile. Bisogna avere perlomeno una certa dose di faccia tosta e di coraggio (per quanto mal riposto). Un pischello “qualunque”, fan del gruppo X, nella realtà non va in una comitiva di fan del gruppo Y per “trolleggiare” perché lo sa che ci mette poco a beccarsi quattro sganassoni, e difatti la figura del troll non è una cosa che possa essere trasportata nella vita di tutti i giorni a meno di non andare in giro vestiti da demone dei boschi, ma in tal caso trattasi di cosplay e allora è cosa innocua 😛

    Sulla bagarre nata su FDNS: posto che, come qualcuno ha giustamente detto, quando si entra in un gruppo di *fan* 9 volte su 10 si entra in un gruppo chiuso in cui ogni nuovo arrivato si trova a scontrarsi con “le leggi del gruppo”, lì mi pare di aver capito che ci fossero anche dei problemi pregressi relativi all’affetto di molti lettori affezionati nei confronti del traduttore uscente quindi immagino che la questione si sia inasprita a quei livelli anche perché WM1 è andato a toccare (in maniera più o meno consapevole) un nervo scoperto (e in tante sue risposte pacate ci vedo anche tanto mestiere :D) e non mi sentirei di prendere quella discussione come un esempio emblematico delle storture che nascono nel mondo di internet.

    Sulla figura del “critico” online: io non considero sfavorevolmente il fatto che su internet teoricamente tutti possano ergersi a critici letterari. Il fatto che tutti possano dire la loro è sicuramente una cosa positiva. Che poi Anobii sia stato fortemente pubblicizzato come chissà quale fonte di sapienza magari da giornalisti che l’avevano appena adocchiato è un altro discorso. Però se uno lo “vive” ha la possibilità di capire quanto il commento/recensione possa essere attendibile. Vai nel profilo della persona che l’ha scritto, vedi i libri che legge, le valutazioni che dà, ecc… e bene o mane un’idea dell’attendibilità te la fai. Lo stesso dicasi per i blog. Diverso il discorso dei commenti anonimi tipo ibs che spesso e volentieri rischiano di portare fuori strada. Poi i commenti che “sfottono” un libro/autore fanno anch’essi parte del gioco, ci possono stare, e valgono tanto quanto i vari “Capolavoro” con 18 punti esclamativi buttati lì ad minchiam in un momento di entusiasmo 😛 Non è detto che su Anobii ci si debba per forza prendere sul serio e dover scrivere la recensione perfetta, però qualcosa di buono ci si può anche trovare (lì come in qualsiasi gruppo di discussione) e magari la cosa può servire un po’ a mettere in gioco la figura del critico “di professione”.

  40. Rita Says:

    Oddio, ho scritto un papiro! Perdono! Eppure qui nel riquadro sembrava così corto… XD

  41. Lara Manni Says:

    Salve Rita, non preoccuparti del papiro: a me piacciono 🙂
    Io continuo a trovare, invece, emblematica la discussione: primo, le leggi del gruppo sono qualcosa che mi turba. A mio umilissimo modo di vedere, l’unica legge dovrebbe essere il reciproco rispetto delle opinioni altrui. Invece, anche prima del thread in questione, chi diceva la sua (per esempio su un romanzo) veniva azzannato in virtù di un presunto ius kinghiano.
    Quanto all’affetto per Dobner, è ovviamente comprensibile: ma il gesto di Wu Ming (tutt’altro che di mestiere, per chi si fosse preso la briga di dare un’occhiata – una sola – al loro sito e al loro blog) è stato di grande apertura e disponibilità, e gli attacchi che sono seguiti ingiustificabil da tutti i punti di vista. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, e dovrebbero spingerci a una riflessione seria.

    Quanto ad aNobii. Una cosa è il giudizio di gusto, secondo me, un’altra il giudizio di valore. Il giudizio di gusto, “a me non è piaciuto”, è sacrosanto. Il giudizio di valore esige la serietà. 🙂

  42. Rita Says:

    Le leggi del gruppo turbano anche me, ma purtroppo penso sia un meccanismo che attecchisce facilmente in questi gruppi virtuali dove facilmente si diventa tutti amici (?) magari solo perché si condivide una passione. Il fatto che vengano emarginati quelli che la pensano diversamente è segno della debolezza di chi ha bisogno sempre e comunque del supporto altrui e in fondo chi si unisce ad un gruppo di “fans” spesso e volentieri penso lo faccia anche per ricevere conferme dai suoi “simili” più che per mettersi in gioco. Per rispettare le opinioni diverse dalle proprie bisogna essere anche in pace con se stessi e forse questo è uno dei problemi principali che negli ultimi anni, visti i modelli proposti, si è acuito rispetto al passato.

    Poi vorrei solo precisare il senso del “risposte di mestiere” perché non vorrei venisse frainteso 😉

    In quelle discussioni si arriva ad un punto in cui ti vedi arrivare una serie di offese gratuite la cui risposta “ideale” sarebbe un bel vaffa… 😀 oppure, in maniera meno impulsiva e più civile, il silenzio. Invece alcune risposte di WM1, che trovo abbia gestito il tutto in maniera impeccabile, secondo me lasciavano trasparire una certa esperienza nella gestione di questi pasticci… non so, c’è della maestria nel rispondere in quel modo, un certo “distacco professionale” più che una semplice questione di gentilezza. D’altronde, come testimonia appunto il loro sito, non è la prima volta che si trova a dover rispondere a degli attacchi anche ben più “gravi”. Quindi “risposte di mestiere” era inteso in senso positivo 😉

  43. Lara Manni Says:

    Ahh! Allora siamo d’accordo. Sì, penso anche io che i Wu MIng, come chiunque si trovi da molto tempo su Internet e ne conosca i meccanismi, siano arrivati ad essere…mi viene in mente l’aggettivo “lucidi”. 🙂
    Quanto all’analisi del gruppo, perfettamente d’accordo: molto spesso la rete diventa uno sfogatoio personale. Sarebbe bellissimo riuscire, invece, a farne un luogo di discussioni anche molto, molto accese, ma dove i limiti restano ben chiari e non superati. Purtroppo è vero che vent’anni di urlatori televisivi ci hanno modellato addosso ben altro: chi interrompe di più, e chi strilla più forte, mantiene la parola.

  44. Michele Says:

    Dici bene tu, Lara: bullismo di gruppo. Per restare in tema, basta leggersi The dome per capire le dinamiche che si formano nei forum o nei commenti ai blog in generale: i mondi dei forum, dei siti come anobii e le comunita’ virtuali in generale sono tutti dei piccoli “dome”. L’unica differenza e’ che la barriera la si fa calare volontariamente. E poi si diventa bestie. Ma anche no: forse, semplicemente, si e’ se stessi.

    Sulla traduzione di Wu Ming, davvero non capisco questo astio, ma come ha detto Uriele, io avrei mandato affanculo tutti molto prima. E gliel’ho pure scritte in privato a Wu Ming (non soffro di manie di protagonismo, riesco a dormire anche se non appaio pubblicamente in una discussione).

    Resta la mia curioista’ per la futura traduzione. Visto il lavoro di fino che i Wu Ming hanno sempre fatto sulla lingua italiana, sono molto curioso.

  45. Fos87 Says:

    La cosa tragica sull’attacco a Wu Ming1 è che ancora non c’è niente da giudicare. Potrei ancora ancora capire se avesse già fatto ‘sta benedetta traduzione e facesse schifo, se avesse devastato il loro eroe, ma non ha fatto ancora niente! Che cavolo di senso ha?

  46. Lara Manni Says:

    Piccoli Dome. Piccoli gruppi. C’è un altro versante, oltre a quello dell’aggressione in branco. Ed è quello dell’accerchiamento per secondi fini. E’ un argomento scottante e non voglio essere precipitosa. Ma ci dedicherò un post: perchè credo che sia, ahia, importante.
    (Miseria, se è complicato tutto questo)

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