Se devo immaginare un’eroina

Ripensando all’aggettivo “moralista”, con cui Bret Easton Ellis definisce se stesso.
Bene, mi sono resa conto che, fin qui, non ho mai fatto una netta distinzione tra buoni e cattivi nelle mie storie. E questo è leggermente anomalo, lo so. Mi piacciono le sfumature. Mi piacciono i personaggi che sono insieme terribili e fragilissimi (e forse diventano terribili proprio perchè fragili). Mi piacciono le azioni nefande che non si riescono a condannare fino in fondo.
Lavinia appartiene a questa categoria. Però, mentre procedo (pagina 65), mi sto rendendo conto che sarà anche molto diversa: perchè, suo malgrado, dovrà assumere su di sè un compito. Non è questo che spetta agli eroi? E non è spaventoso che un compito non possa essere rifiutato? Che ci imponga di non pensare soltanto alla nostra felicità, o alla nostra sofferenza?
Perchè mi piace immaginare  che gli eroi possano essere anche spregevoli. E amabili in quanto tali.

Ps. Sono decisamente oscura, me ne rendo conto. E’ il tempo.

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9 Risposte to “Se devo immaginare un’eroina”

  1. Vocedelsilenzio Says:

    Anche io amo le sfumature. Credo che i migliori personaggi siano proprio quelli che sono sia buoni che cattivi. A mio modo di vedere non esistono mai differenze troppo nette.

    Mi piace il lato oscuro Lara!

  2. Lara Manni Says:

    A chi lo dici.
    Anche perchè quel che mi interessa è il “farsi avanti” del lato oscuro. Ovvero, come avviene che una persona relativamente normale accetti le tenebre dentro di sè.

  3. Vocedelsilenzio Says:

    Già già… mi paice proprio questa cosa. Tutti possiamo essre cattivi, ma perché lo diventiamo? Come?
    Questa Lavinia mi incuriosisce sempre più!

  4. Lara Manni Says:

    E, soprattutto: è proprio necessario che i cattivi, alla fine, si redimano? 🙂

  5. Vocedelsilenzio Says:

    Ecco, questa è una cosa che non sopporto, ammeno che non sia ben gestita, ma spesso non capita.
    Sai, io sono piuttosto contro i finali a lieto fine, o meglio, sono contro i finali completamente a lieto fine. Magari mi piacciono anche, ma mi sanno da finto.
    Credo che un personaggio debba essere coerente. Questo credo. E spesso significa che NON dovrebbero redimersi a tutti i costi.

  6. Donatella Says:

    Devo dire che mi trovo d’accordo con te riguardo sia gli eroi, sia il fatto di non avere dei personaggi positivi in assoluto o negativi in assoluto.
    Riguardo al quest’ultima questione, però, devo dire che non è assolutamente “anomalo” da parte tua avere personaggi non totalmente buoni e non totalmente cattivi. Dopottutto, si scrive ciò che si sa (e si disegna ciò che si vede, eheheheh) e tutti sappiamo che non esistono persone del tutto buone, né del tutto cattive. Ergo, non ci sono personaggi totalmente bidimensionali, a meno che non si parli di favolette per bambini. Anzi, molto spesso perfino in quelle i personaggi non sono così assolutamente identificabili in una delle due categorie.
    Comunque, sicuramente la voce “non dividere i personaggi in buoni e cattivi” è da mettere nella lista “Cose da fare e da non fare per scrivere” 😀

  7. Lara Manni Says:

    E’ che nella maggior parte dei casi i buoni/cattivi in realtà sono buoni. Esempio. Alla fine ho letto Il guardiano degli innocenti di cui parlava il Duca. A parte il fatto che sono una serie di quest una dietro l’altra, ma il protagonista, lo strigo, è il classico eroe solitario che ammazza anche, ma per nobili scopi.
    Pensate a Roland della Torre Nera. Nobile personaggio ma…ma anche carogna, tanto è vero che qualcuno del suo ka-tet glielo farà notare. Resta super-positivo, ma il lato oscuro preme fortemente su di lui.
    Ecco.

  8. Melmoth Says:

    Diciamo che ci sono due aspetti da prendere in considerazione.
    1- La commistione di bene/male nella rappresentazione di un personaggio. 2- l’ordine morale all’interno nel quale si muove il personaggio.

    Per fare un esempio: un personaggio può essere bastardo quanto ti pare, ma se la demarcazione tra ciò che è giusto e sbagliato (e le sue scelte) è data in maniera netta e incontrovertibile, le sue ombre saranno solo maquillage (vedi i buoni ‘incattiviti’ di cui parla Lara; o il ‘cattivo’ che ha un tratto di gentilezza, di distinzione: ti fa un inchino prima di squartarti con il cutlass).

    Nel momento in cui si inquadra un personaggio in termini positivi/negativi si è già fregati. Si rischia cioè di fare una colour-correction continua della loro moralità (“non abbastanza bastardo, un po di più, ancora, no! troppo, torna indietro, ecco”). La difficoltà è a mio parere quella di percepire il personaggio con una sola occhiata che contenga lo scuro e il chiaro insieme, senza sceglierli, rappresentandoli così come si presentano alla mente.

    L’altro aspetto, quello che riguarda il mondo nel quale il personaggio si muove: la visione morale dell’autore. Questa DEVE esistere (detesto i libri nel quale non ci sono scelte morali) ma a mio parere senza che io senta mai il punto di vista l’autore, soprattutto sulla singola scelta (aborto sì, aborto no).

    Anzi, se c’è una posizione decisa su un tema, allora e meglio che essa appartenga al ‘lato sbagliato’. E’ una delle ragioni per cui amo Il ritratto di Dorian Gray; lì WIilde ha estremizzato il suo estetismo in un discorso paradossale, che si da torto nelle scelte del personaggio proprio perché riesce ad avere ‘ragione’ su un piano puramente discorsivo/intellettuale. Soprtutto: non c’è mai un solo lato che da solo sia ‘più valido’.

    A mio parere questo è il difetto di un romanzo italiano che pure amo per diverse ragioni: il Pan di DImitri. Perchè il punto di vista morale dell’autore -che è più che percepibile- è totalmente condiviso dai personaggi positivi. I quali (come Giovanni Calcaterra) devono scegliere tra quello che è bene (e che noi lettori sappiamo esserlo) e cioè che è male. Ecco, davanti a questo io faccio resistenza. Faccio resistenza perchè non ho scelta: devo schierarmi anche io con quelli giusti. E allora -per puro istinto di ribellione- resisto: e rischio di trovare simpatici i tetri gerarchi dell’ordine, piuttosto che obbedire all’imperativo dell’autore.

    Questo lo dico perché il romanzo mi è piaciuto: ma appunto, calibrare male l’esplicitazione del ‘mondo morale’ ha questi sgradevoli effetti collaterali.

  9. Lara Manni Says:

    Ci rifletto. Soprattutto per quanto riguarda la visione morale dell’autore. Deve esistere? Penso proprio di sì? Esiste? Ci ho fatto un post, oggi.

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