Ceci n’est pas une pipe

Dunque dunque. Ho letto questa mattina su Repubblica un’inchiesta sui giovanissimi lettori: il punto di partenza sono i dati Istat, i quali dicono che il picco della lettura è fra gli 11 e 14 anni, dove legge il l 64,7%  dei ragazzi. Tra i 15 e 17 si legge un poco meno (58,8%) e poi si scende al 50% che caratterizza tutti i lettori trenta e qualcosa.
Lo sapevamo? Lo sapevamo, credo: e soprattutto lo sa molto bene il mercato editoriale, che infatti concentra la propria offerta, diciamo da Harry Potter in poi, soprattutto nei confronti di quella fascia.
Il che, intendiamoci, va benissimo.
Il problema, come credo di aver scritto un milione di volte, sorge quando si comprime il fantastico necessariamente nella sezione “giovanissimi”. Infatti, nello stesso articolo è riportata una dichiarazione della direttrice editoriale di Salani sulle letture degli adolescenti. Ovvero:

“Ma tra i giovanissimi che non abbandonano i libri, i titoli scelti sono poi belli e particolari. Penso all´urban fantasy di Francesco Dimitri, a Celia Rees, allo straordinario fenomeno della nuova letteratura romantica giapponese di Kyoichi Katayama”

Ora. Alice nel paese della vaporità di Francesco Dimitri e Wunderkind 2 di GL D’Andrea, che ho letto e apprezzato, a mio modesto parere non sono due romanzi per giovanissimi. Posssono essere letti dai medesimi, così come un quindici-diciassettenne può leggere, che so, Baricco o Borges, che nessuno al mondo si sognerebbe di catalogare come destinati agli adolescenti.  Alice è quasi un romanzo filosofico, per come l’ho percepito io: ed è il secondo passo (almeno in ordine di pubblicazione) per la costruzione di una mitologia, che è quella che Francesco sta disvelando storia dopo storia.  Anche nel secondo volume di Wunderkind ho ritrovato il mito: anzi, ho ritrovato qualcosa che è il farsi-del-mito, nella parte ambientata in Germania e nel passato (niente spoiler). Sono, insomma, romanzi decisamente complessi: e, sempre a mio modestissimo parere, nel momento in cui gli si sottrae …be’…il contesto, si fa loro un torto.
Poi, mi si potrebbe obiettare che una narrazione deve avere valore in sè, contesto o non contesto. Possibilissimo: resta il fatto che nel momento in cui il livello è duplice (quello che in editoria si suole chiamare cross-over, anche), sarebbe bello sottolinearlo. E, potendo, coglierlo.

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24 Risposte to “Ceci n’est pas une pipe”

  1. G.L. Says:

    Felice ti sia piaciuto. Contesto. Guarda, dopo aver visto il W nei posti più assurdi ho capito che il vero problema è a monte. Ovvero: metti pure il mio libro nello scaffale “Cucina”, MA nel momento in cui ci lavoro, please, giù le mani, tornare alla realtà: NON è un libro di cucina.

  2. Melmoth Says:

    Avrei delle riserve al discorso generale sugli adolescenti ma non capisco cosa intendi con “il livello è duplice”. Come diceva Cortocircuito: iiiiinput?

  3. Lara Manni Says:

    Certo che quello è il punto, ahinoi. E il famigerato contesto rischia non di intrappolare chi scrive, ma di condizionare, temo, chi legge. Almeno in molti casi.

    Melmoth: intendo dire che si tratta di due romanzi con un doppio livello di lettura. Per me. Sottolineo. Per me. Che non sono Harold Bloom e non tengo il canone.

  4. G.L. Says:

    Lara: preciso. Intendo condizionare i torchiatori 😉

  5. Lara Manni Says:

    🙂
    Magari, GL!

  6. Eleas Says:

    eccomi… interessante questione.

    Concordo con Lara nel dire che W2 e Alice sono tutto tranne che romanzi per ragazzini. E la cosa va al di là della loro evidente complessità. È qualcosa che coinvolge ambiti più ampi appunto filosofici, ma non solo.

    Il fatto che una persona del settore li assimili a libri per ragazzini mi lascia non perplesso molti di più! Cioè Alice è edito da Salani, lo hanno letto mi chiedo?

    poi faccio un attimo il cinico, se mettiamo in mano a un giovanissim (diciamo tra i 15 e i 17) W2 siamo sicuri che riesca a scendere al di sotto della narrazione? Magari lo potrebbe trovare noioso proprio a causa di una narrazione polverizzata in quelli che a me son parsi dipinti. Non so sono scettico forse, ma non riesco a essere ottimista.

    Cioè proprio i due livelli di lettura cui facevi cenno sono il punto cruciale, il primo lo cogli, il secondo sfugge se non sei attento e preparato.

  7. G.L. Says:

    Eleas: come sai non sono di quelli che mettono il lettore al centro dei propri pensieri. Il MIO problema è, come dicevo a Lara è un altro: le Case Editrici che (vuoi per pigrizia, vuoi per inerzia, vuoi per semplice miopia – e chissà, altro…) rompono le scatole per rendere il libro adatto a quello scaffale sbagliato. Tutto qui.

  8. Lara Manni Says:

    Che poi, ripeto quanto sostenevo nel post. Va benissimo rivolgersi ad un pubblico preciso di lettori. Lo capisco, lo sostengo anche se deve servire a forzare la serratura e far “accettare” il fantastico al simpatico mondo letterario italiano. Ma non a costo di creare equivoci pesanti, e dannosi.

  9. Eleas Says:

    GL: sai bene che la penso esattamente come te, trovo ridicolo certo modo di non gestire gli scaffali o di gestirli a martellate. Se prendiamo W e W2 è evidente pure a un cerebroleso che non è un libro adattabile a certi scaffali.

    Lara: ok fare accettare il fantastico è importante, ma occorre farlo con intelligenza. Ho l’impressione che alcune editrici stiano usando una mazza da 10 chili invece che lo scalpelletto di precisione.

    Che poi riflettevo sui dati che hai fornito. 64 contro 50%. Giustifica una tale concentrazione sui ragazzini? Perché non possono avere la capacità di guardare anche agli adulti con intelligenza, in fondo il 50% non mi pare schifosa cme media considerato che gli dulti han da lavorare per portare a casa la pagnotta. Anzi direi che proporzionalmente al tempo libero disponibile leggono più loro che i ragazzini.

    vabbè torno a studiare photoshop cs5
    ciao ciao

  10. Melmoth Says:

    Allora, cercherò di dire la mia mantenendomi sulle generiche e non entrando nello specifico dei romanzi da te citati.

    Piu invecchio piu mi rendo conto che posso soltanto parlare per me.
    Io a tredici anni leggevo la Tempesta di Shakespeare, e i libri game di Lupo Solitario i romanzi di King. Nonchè il Garofano rosso e La storia Infinita e Dragonlance e la Casa in collina di Pavese.

    Ero atipico? Forse perchè leggevo Shakespeare e Pavese, anche se ne capivo la metà. Non ero atipico in questo: leggevo tutto, e mescolavo tutto nella mia testa. Ed era bello. Era una gran ficata in effetti. Perchè mi occhiali con cui vedere e capire il vissuto, quello dell’infanzia e lo strano mondo degli adulti. Cross-over. Questo è, appunto, l’adolescenza.

    Mi parli di complessità, di due livelli. Solo due?
    Penso alla Storia Infinita. A parte l’interstualità da brivido, ogni singolo incontro di Bastiano/Atreju è fatto concretamente, fisicamente, di domande sul rapporto tra finzione e realtà. Non sono i dialoghi a essere ‘profondi e filosofici’, lo è l’intreccio, l’immagine pura dei personaggi; e i legami emotivi tra di essi.

    Ho letto molto di Michael Ende, e su di lui, negli anni.
    So adesso quello che non sapevo allora: che quello non era pensato come un romanzo per ragazzi (nonostante lui ne avesse scritti già due). Semplicemente non ha trovato nessun editore ‘adulto’ che lo prendesse in considerazione. E contate che lui era già una star internazionale.

    Questo per dire che non si scrive e non si vive in un vuoto. A volte un romanzo finisce di essere qualcosa di diverso da quello per cui il suo creatore lo aveva inteso.

    Però resta un fatto: La storia infinita è ANCHE un romanzo per ragazzi.
    Non perchè abbia due livelli; ne ha centinaia di livelli. E in questo è tipicamente adolescenziale: perchè ha inghiottito tanta vita, tanta letteratura (racconto picaresco, epica, avventura, quest) perchè è insaziabile. Come la fame di lettura degli adolescenti.

    E sopratutto: perchè ha un PRIMO livello che va giù come un bicchiere d’aranciata in un pomeriggio d’estate. Ecco, un buon romanzo per ragazzi non può prescindere da quel primo livello. Un buon romanzo per ragazzi non può essere solo filosofico, solo politico, solo letterario, solo contigenziale: deve essere un’esperienza da vivere. Da ragazzi non si legge con gli occhi, si legge con la pelle.

    Questo per dire che per anni sono stato così ingenuo da pensare che ‘per ragazzi’ fosse un complimento. Forse perchè qualche ragazzo lo frequento (a parte il ‘fanciullino’ che ho cucito vivo e urlante tra i polmoni e l’intestino) e so che con loro non si scherza: no blullshit time. Se li prendi, li prendi subito. Se li perdi, li hai persi per sempre.

    Le storie per ragazzi son quelle storie lì. Quelle che ti prendono per le palle. E strizzano, aggiungerei. It di King. L’isola del tesoro. Poe. Lovecraft. Joyce, anche. D.H. Lawrence. Pasolini, anche. Ma è anche sbagliato parlare di autori: sono i singoli libri che contano.

    Ma allora l’ingenuità dov’è? L’ingenuità sta nel pensare che i professionisti dell’editoria la pensino così. Il che purtroppo non mi risulta. Constato, con molta amarezza, che per gli editor e i responsabili editoriali ed i meravigliosi criceti ammaestrati del marketing ‘per ragazzi’ singifica: piatto, semplice, digeribile.

    Anche se poi ti dicono il contrario, certo. Anzi, a sentirli la letteratura per ragazzi di adesso è un tripudio dell’immaginazione. Parlano anche di ‘diversi livelli di lettura’ (mica solo due Lara, tanti). Infatti Geronimo Stilton è un capolavoro. (pensate a Moby Dick come un libro per ragazzi: quanti livelli di lettura ci sono lì? Due?)

    Sinceramente ancora non ho capito quanto questi tetri figuri siano consapevoli della loro impostura. Se ‘ce sono’ o ‘ce fanno’. Un misto dei due, temo. Un po’ quell’attenzione inconsapevole di cui parla Orwell in 1984: “sanno, ma cancellano volontariamente di sapere”.

    Basta, non aggiungo altro perchè non voglio parlare delle mode e delle contromode di quello che è e non è per ragazzi negli ultimi tre nanosecondi. Rilevo solo questo: la dicitura “libro per ragazzi” dovrebbe essere un complimento. E un gran bel complimento. Ma non lo è.

    Forse è il caso di chiederne conto a quelli che i libri li scaffalizzano e si danno le pacche sulle spalle per dirsi che gran lavoro han fatto.
    A loro dobbiamo la plastificazione dell’immaginario adolescenziale, gli YA (iiii-aaaa) gli YA quasi per adulti, gli horror YA, e tutte queste menate.

    Una sola cosa mi consola: che la realtà della lettura adolescienzale è: pura, trascinante, coinvolgente, meravigliosa, anarchica commistione di tutto. E’ ‘per ragazzi’ tutto quello che i ragazzi leggono.

    Punto e a capo.

  11. imp.bianco Says:

    Ed io che pensavo che Wunderkind fosse un manuale di cucina! XD Comunque i libri di Dimitri e di D’Andrea non sono per niente da giovanissimi… fai leggere ad un dodicenne Wunderkind 2 e gli prende un colpo XD

    X-Bye

  12. G.L. Says:

    Bell’intervento Stramonio. C’è solo un problema nel tuo ragionamento (in realtà due, l’altro è far passare i citati come gente che schifa la letteratura per ragazzi – Sì, beh, Joyce…) che se uno va al ristorante e vuole bucatini e gli propinano topo morto (citazione), poi s’incazza. E ha ragione. Non è questione di “mentalità aperta” è questione che a me il topo morto fa schifo.

  13. Melmoth Says:

    “l’altro è far passare i citati come gente che schifa la letteratura per ragazzi – Sì, beh, Joyce…”

    Questa non l’ho capita, davvero. Secondo me Steven Dedalus è per ragazzi. Anche perchè l’ho letto da ragazzo, ma non solo.

    Sul resto: infatti. Il problema è che gli iscatolatori iscatolano ad minchiam, come immagino sai bene. In parte per incompetenza, in parte per ‘dolo’.

  14. Lara Manni Says:

    Solo per puntualizzare: è evidente che sto semplificando quando parlo di “due” piani di lettura. Intendo che oltre a quello dell’immediata fruibilità c’è altro, e che se questo “altro” viene negato nell’immagine che di quel testo si dà, forse si crea qualche problema.

  15. Melmoth Says:

    Citavo anche Pavese e Vittorini perchè enttrambi erano grandi divoratori di Salgari, Melville e delle storie de Le Mille e una notte. E Michel Ende amava la letteratura per ragazzi; però -ricollegandomi al discorso di Lara- sapeva anche che pubblicare per ragazzi voleva dire non essere preso sul serio dal mondo editoriale, a causa dell’idiota equazione fantastico=infantile.

  16. Lara Manni Says:

    Che è un’equazione durissima da smontare. Era questo il punto: non nuovo, nè su questo blog, nè per quel che riguarda le patrie lettere.

  17. Andrea Says:

    La domanda è: come smontare l’equazione fantastico=infantile? Dimitri e D’Andrea, coi rispettivi romanzi, hanno proposto la loro soluzione (tra l’altro devo dire che ho cominciato la trilogia “Wunderkind” e non riesco più a smettere di leggere…). Tu Lara con Esbat hai detto la tua. Io credo che qualcosa in questo senso si sia mosso: l’ostacolo principale – sono d’accordo con D’Andrea – a questo punti mi pare di capire che sta a monte. E’ l’editore che preferisce rimanere sulla “vecchia strada” piuttosto che imboccarne una nuova rischiando. Rischiando cosa poi? Boh!

  18. G.L. Says:

    Andrea: io un paio di proposte ce le ho, se hai tre minuti da perdere. Innanzitutto gli scrittori dovrebbero piantarla di comportarsi da scriventi proni ad ogni compromesso (con gli editori, con i recensori – più o meno professionali, più o meno arguti, più o meno degni di tale nome – e con i fan che, di natura sono conservatori) e comportarsi come se quest’equazione non esistesse (ergo, piantarla con improbabili paragoni che servono solo a captare la benevolenza dei sordi – Tolkien e Lovecraft non valgono Musil) e iniziare un po’ di sano muro-contro-muro con chi all’interno delle CE ha a che fare con il processo creativo. Aggiungo ex-post mentre rileggo: avere uno sguardo sul mondo, non sfogliare i giornali solo per controllare le classifiche dei libri più venduti…
    Poi i lettori che dovrebbero smetterla di comportarsi in modo infantile (cfr la discussione su Lipperatura con Cortellessa le cui remore riguardo al fantastico venivano più da certe idiozie di cartapesta che da reale disinteresse per la materia) e raggiungere la stessa maturità che a suo tempo raggiunsero i lettori di sf e di noir.
    In ultimo, la Rete, strumento di burattini come pochi: bisognerebbe perdere un po’ di libertà (possibilmente prima che la suddetta perdita cali dall’alto…) (libertà di insulto, di attacco personale, di orizzontalità fra Todorov e Ughino L’Allegro Bloggher Dei Miei Santi Coglioni) in nome del libero arbitrio, molto più proficuo.
    (Dimenticavo: grazie.)

  19. Mele Says:

    Posso approfittare per dire a GL che la serendipità non sta funzionando per niente?
    Ops, ho approfittato.

    Secondo il mio modesto (sì…) parere, le uniche a lasciarsi guidare dagli scaffali sono le vecchie zie. I fanciulli che “non abbandonano i libri” (mmmh…) si lasciano guidare dal loro fresco nasino. (comunque voi siete tutti veeeecchi, non parlate con tanta leggerezza di adolescenti XDDD)
    (Poi ci sono i fanciulli che si lasciano guidare dalla loro passione per i glitter e cascano in gorghi oscuri che tutti conosciamo…)
    Per lo meno, a me non è mai fregato di dove fosse messo un libro, per scegliere se comprarlo o meno (è se costa più di € 15 che mi frega! Non che mi stia riferendo a qualcuno dei presenti, neh… Neh!). A parte che ormai da anni io mi fiondo direttamente nella sezione “ragazzi” (che se non trovo novità interessanti posso comunque sedermi ai tavolini e prendere un tè di plastica colle altre bambine – finché qualche mamma mi scaccia).
    Bah.
    E’ che parlare di quando si dovrebbe leggere qualcosa è un discorso più personale che quello di quando si potrebbe iniziare a truccarsi.
    E se spacciano un libro troppo adulto per un libro da 11-14, scusate, ma preferisco che lo pubblichino così piuttosto che niente.

  20. Giobix Says:

    La difficoltà di collocazione non è sempre un male, io ho scoperto Esbat perchè l’avevano piazzato sul bancone mainstream, tra storie di vita vera e copertine con facce pensose. (libreria Feltrinelli)
    Difficile non notarlo, sembrava un maiale in chiesa.

  21. Andrea Says:

    Ecco GL, ti ho concesso i tre minuti che mi avevi chiesto e devo dire che sono tre minuti spesi bene 😉 Ci sarebbe poi da domandarsi – ma il discorso esce un po’ dal seminato quindi sarà il più breve possibile – se le CE, per sperare di sopravvivere, non dovrebbero ripensare le proprie strategie di marketing. Insistere su quel 64,7% di ragazzi sperando di spremerli il più possibile non porterà – temo – molto lontano. Alle CE servirebbe maggiore coraggio (ma dove sono finiti gli “spiriti animali”, li hanno impagliati!?) e la consapevolezza che, stando così le cose, per far funzionare la macchina bisogna tornare a creare un mercato che non c’è più. Dico io: ma se quei maledetti del marketing riescono a convincere la gente che bisogna cambiare auto ogni anno, perché non riescono a convincerli che è meglio leggere? C’è qualcosa che non mi torna… 🙂

  22. G.L. Says:

    Mele: Serendipità? ma per chi mi hai preso? per un blogger new age del tubo? La serendipità non funziona mai. Soprattutto se non hai l’età per comprare le sigarette 🙂

    Giobix: non è sempre un male? Certo, se ti fermi al bancone o allo scaffale (lo so anche io che ormai il lettore smaliziato le cose le sa trovare da solo), cioè al concetto più “finale” della cosa, ma come detto il vero problema è a monte: quando cioè tu scrivi una cosa e loro, per poterlo far rientrare nello scaffale che SECONDO LORO funziona meglio ti impongono (mmm, ci PROVANO, almeno) tagli, cambiamenti, semplificazioni e via così. La cosa brutta è che il 99% degli scriventi accetta supinamente.

    Andrea; non sei uscito dal seminato, anzi. E sono d’accordo con te: sono convinto che se da domani, per una settimana, Radio DJ pompasse gli Anaal Nathrack come la roba più trendy del mondo nel giro di pochissimo vivremmo in un mondo migliore. MA e qui sta il busillis, mio caro, il problema non è SOLO del Marketing, il Marketing sta al problema come il bancone sta al problema della collocazione…
    Brevissimo: il problema è che il capitalismo da produttore di beni è diventato produttore di bisogni (ignorando, per non parlare delle solite problematiche legate all’alienazione, sfruttamento umano ed ecologico, che esistono enormi zone del pianeta che invece hanno proprio bisogno di BENI!!!) e questo lo puoi vedere (dai GL, fatti degli amichetti…) con la faccenda dell’ebook: costruisco una macchina (il reader) e poi la rendo un bisogno con degli slogan molto politicamente corretti (più democrazia! meno costi (grazie al cazzo: il copy su Verne è scaduto da duecento anni)! più agilità! più ecologia (poco importa se costruire uno di quei cosi inquini più di una cartiera)!) e poi, quando il numero dei venduti è pieno di zeri, quando il bisogno è creato, bè, torno a far pagare il libro uno sproposito (Mele: io prendo il 6% di quella roba, non prendertela con me).
    Ciò che vuole quest’ultimo brandello di Capitale che ci tocca vivere (sopravvivere) non è che cambi auto ogni anno, ma che tu senta il bisogno di cambiarla (tanto non potresti farlo comunque) in maniera da avere sempre un’insoddisfazione che ti rende consumatore multiplo e compulsivo. Il consumatore multiplo e compulsivo che vuole? roba VELOCE (agile, dicono loro) e i libri non lo sono. (e infatti i libri più pompati sono quelli “veloci”, “agili”, “mozzafiato” – giuro, ho sentito una commessa offrire Oblio di Wallace dicendo che aveva un “ritmo incalzante”…)
    Ecco, adesso che ti/vi ho annoiato a morte mi scuso con la proprietaria del blog per aver monopolizzato il suo angolino di Rete.

  23. Mele Says:

    Io HO l’età per comprare le sigarette! Ma W2 si nasconde, è l’unica spiegazione. Oppure c’è un complotto internazionale ai miei danni (e questo spiegherebbe anche molte altre cose!).
    (Comunque quando leggo trentenni che discutono di quindicenni mi prude il naso)
    GL. Se la tua musica fosse di moda, probabilmente mi drogherei per sopravvivere.
    Ma, scusate! “Consumare” un libro non dovrebbe significare “leggerlo”. dovrebbe significare che alla fine hai le pagine macchiate di non si sa bene cosa, la copertina con qualche strappo (se c’è ancora…) e gli angoli morsicati dal gatto.
    una macchina ti serve sempre per la stessa cosa (anche se magari a vent’anni la usi per andare in camporella e a quaranta per portare i figli a scuola), ma teoricamente diversi libri dovrebbero darti cose diverse.
    Sì, sono fuori dal mondo.

  24. Lara Manni Says:

    No, non sei fuori dal mondo, Mele. E’ che ci sono più mondi, mi verrebbe da dire. Il discorso di GL è complesso e duro: chi sta gironzolando un po’ su Internet in questi giorni legge cose che gli danno fortemente ragione.
    Su una cosa dissento: per me Musil è di molto inferiore a Tolkien e Lovecraft, e se c’è un autore sopravvalutato è proprio lui. Perdono. 🙂
    Giobix: l’idea di Esbat come maiale in chiesa è meravigliosa. Grazie 🙂

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