Perchè i critici odiano i gotici?

Curiosando su Facebook (sì, Gl, guardavo il tuo profilo), trovo il link ad un articolo di Francesca Lazzarato su Il Manifesto che vale da perfetto corollario a quanto si diceva ieri. Notare che Francesca Lazzarato è una delle massime esperte italiane di letteratura per l’infanzia. Parliamone, dai (anche perchè, come leggerete, il rischio di bollare TUTTO il gotico come monnezzone rispunta sempre, e sempre, e sempre).

“Perché gli adulti odiano gli adolescenti? Perché, direbbe qualcuno, sono oggettivamente molesti, inquietanti, incomprensibili, imprevedibili, poco disposti a mollare i privilegi dell’infanzia ma decisi a usufruire di tutti quelli dell’età adulta. «Ostinati e incostanti; sconsiderati e introspettivi; esuberanti e depressi»: ecco come ci appaiono dall’esterno, dice lo zoologo inglese David Bainbridge, noto per alcuni stimolanti studi sulle differenze di genere condotti dal punto di vista della sua disciplina, in Adolescenti. Una storia naturale (pp. 281, euro 16,50), pubblicato di recente da Einaudi Stile Libero.
Ma lo stesso Bainbridge, in questo saggio divertente, provocatorio e soprattutto convincente, si affretta a dire che non potrebbe essere altrimenti, viste le situazioni nuove che un ragazzo o una ragazza devono affrontare in poco meno di un decennio e che, per citare un elenco sicuramente incompleto, includono in ordine alfabetico: «l’acne, i rapporti con gli adulti, l’alcol, l’autocontrollo, crescere, la depressione, le droghe, l’empatia, i grandi esami, il fumo, imparare a guidare, l’indipendenza dai genitori, il lavoro, la masturbazione, gli odori corporei, l’orgasmo, l’allarmante comparsa di nuovi peli, la pornografia, la pubertà, le responsabilità, il sesso, le tette».

Tra maghi e dragoni
Un’età impegnativa e tempestosa, dunque, che si usa definire «di confine» e che molto spesso viene vista solo come un momento di passaggio tra un’infanzia protetta e lo stato di adulto responsabile. Un’età spesso criminalizzata e medicalizzata (ben più dell’infanzia, viene vista come una «malattia» da curare o sopportare, aspettando che passi), sommersa di buoni consigli, circondata da esperti pronti a sparare perle di saggezza come proiettili, e infine oggetto dell’impazienza (o dell’esasperata protezione) di adulti inchiodati alla cura prolungata di una prole riottosa.
E soprattutto un’età che, secondo Bainbridge, non è una recente invenzione sociale e culturale, come ritengono in molti, ma un fenomeno biologico che non ha riscontri nel regno animale, nonché la parte più importante della vita umana e la più creativa. Andrebbe innanzitutto accettata, perciò, l’ipotesi che la biochimica del cervello adolescenziale sia decisamente differente da quella degli adulti, e che la «divergenza» dei teenagers, la loro disordinata ed esplosiva ricerca, non sia un imbarazzante effetto collaterale dell’appartenere alla razza umana, ma qualcosa che ha dato un contributo fondamentale alla sua evoluzione.
Questa immagine di un’adolescenza esasperante e disordinata, certo, ma trionfante e feconda, può indurre a un certo ottimismo e risultare tranquillizzante, anche se impegnativa. E tuttavia insinua un certo sconforto, quando ci si ferma a considerare la situazione oggettiva degli adolescenti cui nel nostro paese si sottraggono incessantemente servizi, qualità della formazione e della vita, possibilità e capacità di scelta, ampiezza e varietà di vedute, di modelli, di offerte culturali.
Per non andare troppo lontano, prendiamo l’immagine di sé che i libri per giovani adulti (termine in aperta contraddizione con quanto rivendicato nel libro di Bainbridge) propongono ai loro lettori, declassati da tempo a target, a clienti che consumano prodotti identici sotto nomi e imballaggi diversi.
Nonostante in questi ultimi anni l’interesse dell’editoria di tutto il mondo per il pubblico dei giovanissimi sia aumentato fino a sommergere librerie e biblioteche con una produzione di abbondanza quasi minacciosa, le tipologie di adolescente disegnate da una vera e propria falange di autori sono per lo più schematiche e deludenti, omogenee a quelle televisive con le quali, del resto, procedono in stretta sinergia. In declino la fantasy con i suoi maghi e i suoi dragoni, in minoranza il libro «d’impegno» che troppo spesso non si consente un guizzo di umorismo e punta a dimostrare le sue tesi con storie luttuose e ammonitorie, resta vivo più che mai il romanzo giovanilista e autoreferenziale : amore, brufoli, timidezza, look, nerds impegnati in un sicuro riscatto, «prime volte», guai con mamma-professori-migliori amiche, ricerca della sicurezza fornita da gruppi e tribù.

Rosa e noir, purché melensi
Fatte salve una serie di minime variabili e di differenti livelli di scrittura (si va dal quasi analfabetismo fitto di gergo adolescenziale, «così autentico», a stesure dignitosamente artigianali), i protagonisti sono gli stessi adolescenti che vediamo in Tv (quelli dei telefilm high school, dei talent show, delle serie tipo «I Cesaroni»), cioè un concentrato di tutti gli stereotipi adulti sull’adolescenza, dal «bravo figlio di famiglia» allo «sventato irresponsabile», allo «sbandato dal cuore d’oro» che aspetta solo una mano per tirarsi su, fino al bad boy destinato a una brutta fine. Insomma un compiaciuto conformismo che, nell’offrire a chi guarda uno specchio bugiardo e riduttivo, sembra voler negare o neutralizzare la creatività di cui parla Bainbridge, affogandola in un mare di luoghi comuni.
Ma il filone dominante, oggi, è ancora e sempre quello new gothic, pur insidiato dall’onda dell’ avventura rocambolesca e rigorosamente «in costume» spruzzata di fantasy (per esempio i recenti La ladra di Cagliostro di Giulio Leoni o Wunderkind di D’Andrea G.L, pubblicati da Mondadori) che sta facendosi avanti.
Dai Diari del Vampiro dell’infaticabile Lisa Jane Smith (Newton Compton ha pubblicato una ventina dei suoi romanzi goth) all’Accademia dei vampiri di Richelle Mead (i primi due romanzi sono usciti presso Rizzoli) , da Preda, che segna il ritorno dei romanzi vampireschi di Christopher Pike pubblicati quasi vent’anni fa Mondadori, a Lady Moon, storia di una romantica licantropa narrata da Annette Curtis Klause e di prossima uscita da Fanucci, fino ai romanzi su angeli palestrati e tenebrosi come Fallen di Lauren Kate, vero «gotico cristiano» proposto da Rizzoli, Il bacio dell’angelo caduto di Becca Fitzpatrick (Piemme) e Baciata dall’angelo di Elizabeth Chandler (Newton Compton), è tutto un tripudio di creature delle tenebre che si tuffano in avventure oscurissime e ovviamente trionfano, tra palpeggiamenti e baci di fuoco, dopo aver superato pericoli mortali.
Le protagoniste sono quasi sempre ragazze e il pubblico di riferimento è femminile: si tratta, infatti, di romanzi d’amore travestiti, in cui il rosa diventa nero senza per questo perdere in melensaggine. E colpisce questo avanzare di ragazzi morti, una schiera composta da angeli palestrati e vampiri di un glamour prefabbricato, belli quanto defunti: la differenza, la separatezza dal mondo adulto, la natura flessibile e fluida dell’adolescente vengono espresse nel modo più elementare attraverso la semplice metafora della non-morte e dell’appartenenza a un mondo altro, sì, ma circoscritto alla vetrina di una boutique dark o a un videogioco in cui si procede per scelte binarie.
Privi nella realtà di qualsiasi potere che non sia quello di acquisto delle paghette elargite dai genitori, agli adolescenti che divorano i ghost books viene proposto di sognarsi onnipotenti e in lotta contro un mondo che non riesce neppure ad avere lo spessore mitico e onirico di quello delle vecchie fiabe.  Sogni fatti in serie da sognare tutti insieme, in fondo carezzevoli, perfino consolanti nella loro ripetitività. Tutto questo non toglie che i libri che vale la pena di leggere, così come gli autori consapevoli del fatto che «gli anni fra i tredici e i diciannove sono quelli in cui si forma il nostro bene più prezioso, la nostra mente» (è sempre Bainbridge che parla) ci siano sempre, ci siano ancora. Certo, si contano sulla punta delle dita e per arrivare fino a loro bisogna rimuovere tonnellate di prodotti cartacei la cui esistenza comincia a essere ingiustificata e ad asfissiare anche tutto ciò che meriterebbe vita più lunga. Ma questo prezioso lavoro di scavo va fatto, con calma e con paziente ostinazione, lasciando liberi gli adolescenti di «andare e venire» come meglio credono, ma senza rinunciare a far presente che c’è dell’altro in libreria come sotto il cielo.

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34 Risposte to “Perchè i critici odiano i gotici?”

  1. G.L. Says:

    Sarà anche la massima esperta di letteratura per l’infanzia, ma – semplicemente – prassi molto comune, ahimè – i libri non li legge. La cosa buffa è che (come in cielo così in terra…) la stessa prassi si ripete anche nel web. Okay, t’ho rubato anche troppo spazio, baci.

  2. Lara Manni Says:

    No no, fermo. Il discorso sul web è fondamentale. Pensa solo a quel che è accaduto su aNobii a Wu Ming e che si è ripetuto giorni fa quando una lettrice ha definito Moresco “un vecchio con problemi di prostata” perchè non le era piaciuto Gli incendiati.
    I due discorsi sono assolutamente collegati: da una parte il pregiudizio critico, dall’altra la fogna. Perchè Internet, e lo dico con un dolore lacerante e reale, sta rischiando di diventare così: specie – doppio dolore – quando si parla di libri.

  3. G.L. Says:

    “Rischiando”? 🙂

  4. Melmoth Says:

    Però mi chiedo (me lo chiedo davvero): ma sapere che quelli che fanno il mercato la pensano così: a che serve? Deprimere deprime. Forse bisogna tirar dritto tipo bulldozer.

    Io sono arrivato alla conclusione che quando contatto un editore il ‘per ragazzi’ me lo tengo per me. Tanto ho capito che il concetto che ho io è assolutamente personale e non può essere condiviso da chi dell’editoria ha fatto un mestiere. Per me è sinonimo di qualità; per loro di idiozia pilotabile e modaiola.

    Diciamo che casomai è il contrario: quando sono ESSI a dirlo, mi viene la pelle d’oca.

    Il problema è: non associare mai la parola fantastico a ‘ragazzi’. Questo ormai l’ho capito. Mai mai mai. Forbidden. Perchè quel connubbio vuol dire per loro: meeeerda. E guardando in libreria gli do ragione.

  5. Lara Manni Says:

    Non so a cosa serve: o meglio, forse lo so. Ad avere ben chiaro il cammino che abbiamo davanti. E metterci in testa che è più che duro.

  6. Melmoth Says:

    Il cammino che abbiamo davanti è scrivere, in primis.
    Avere a che fare con costoro nei corridoi delle CE (e nei giornali, e nei blog, e nei forum) in secundis. A lungo andare spaccarmi la testa sui percome e i percome questa gente percepisca il fantastico mi “allatta le ginocchia”. E mi fa passare la voglia di scrivere. Almeno a me. Quindi consapevolezza va bene: ma poi dritti e duri, senza far prigionieri.

  7. Ayame Says:

    Sono d’accordo con GL: il rischio non c’è più, è diventato realtà.
    Però il discorso che fa la giornalista, al di là di alcuni titoli citati, non sono mica campati per aria.

  8. Andrea Says:

    Lo scrittore – da un certo, rivoltante punto di vista – è solo una parte di quella macchina complessa (e piuttosto malmessa, mi pare di capire…) che è l’industria editoriale. Perché considero questa prospettiva rivoltante è presto detto. Perché io penso che lo scrittore serio abbia un ruolo sociale importantissimo (sì, cari autori, siete la voce della nostra coscienza e non dite che non lo sapevate o che questo ruolo in vi interessa!?) che, spesso, non riesce a svolgere per intoppi che non dipendono da lui e su cui non può intervenire. Scrivere in primis è una scelta ottima, ma temo non basti. Bisogna formare massa critica con il principale referente (che lo voglia o no) di ogni scrittore: il lettore. Le difficoltà, le frustrazioni e le delusioni ci sono e sono molte, inutile negarlo. Ma bisogna cercare il dialogo (qui, per esempio si sta facendo proprio questo), il confronto, il ragionamento. Così i lettori e gli autori crescono tutti assieme come esseri umani (ok, l’immagine è pessima e un po’ fricchettona, l’ammetto :-)). Altrimenti la macchina puzzolente dell’editoria (che, per inciso, finché dura ha come unico scopo fare soldi il più in fretta possibile) continuerà ad andare sempre nella stessa direzione, ossia verso un bel precipizio.

  9. Lara Manni Says:

    Certo che il compito di chi scrivere è scrivere, e di non farsi smuovere di un millimetro. Però la comprensione del contesto è indispensabile: anche se, alla fine, si decide di fare spallucce e di ignorarlo.
    Ed è indispensabile sia per chi scrive che, appunto, per chi legge.

  10. Melmoth Says:

    OT: Segnalo intervista della De Mari su FM, parla tra le alre di cose di cosa è per lei ‘un romanazo per bambini’ (bambini, non adolescenti)
    Ci sono poi alcune cose che dice che—

    “Il fantasy cerca disperatamente di salvare i valori del Cristianesimo che sono stati annientati dall’Illuminismo. La stessa parola ‘magia’ nasconde il miracolo, qualcosa di cui abbiamo un disperato bisogno. Nelle profezie c’è nascosta la Provvidenza”.

    No, davvero.
    Difficilmente mi sento un anarchico satanista punkettaro: se non quando leggo affermazioni simili.

  11. Giobix Says:

    Ecco, quando si discute di fantastico con maggior spessore e piani di lettura, la De Mari può essere esentata e incoraggiata a parlare di elfi senza significati altri.
    Poi, vada a spiegare queste cose ai teologi che attaccano Harry Potter…

  12. Lara Manni Says:

    Scusate, ma è INACCETTABILE. Posto un frammento, ma consiglio la lettura integrale:

    “Saruman, a furia di guardare negli occhi il nemico, se ne è innamorato. Per decenni Saruman ci ha spiegato come il comunismo sovietico, dove in realtà erano dei mostri, fosse il paradiso in terra. Adesso Saruman sta di nuovo sbagliando, ci dimostra come la civiltà occidentale sia marcia e corrotta, mentre gli altri sono migliori. Che ‘gli altri’, una società dove una bambina di otto anni può essere sposata, infibulata e lapidata siano una società migliore raccontatelo a qualcun altro. Perché ci sono Nazioni dove per il solo fatto di girare a testa scoperta e aggiustarsi i calzini in pubblico si può essere condannati a morte. Quindi ce la faremo. Ce la faremo con la compassione e il coraggio. Noi stravinceremo, come abbiamo fermato anche tutti gli altri. Ma abbiamo bisogno di recuperare la fede in noi stessi e questo possiamo farlo attraverso il fantasy.”

    Il resto qui. Ma, santi numi, qualcuno che le faccia notare che questo è spaventoso, no?
    http://www.fantasymagazine.it/interviste/12174/intervista-a-silvana-de-mari/

  13. Melmoth Says:

    Glielo hanno fatto notare Lara, leggi le risposte nel suo blog.
    Non credo che lei se ne accorga.
    Non a quell’età. Non se hai un tale seguito.

    Non credo che dopo un paio di interventi del genere voglio sentire la parola ‘fantasy’ attribuita a qualcosa che mi è vicino.

    … vabbuono, mi vado a fare un decaf.

  14. Lara Manni Says:

    Melmoth, questa donna va a parlare nelle scuole. E’ questo che mi fa paura.

  15. Melmoth Says:

    Non nella mia 🙂
    …ma sì, fa paura. Una delle tante ragioni per cui ‘la letteratura per l’infanzia’ è sempre potenzialmente una bomba.

  16. Lara Manni Says:

    Se diventa strumentale a una follia distruttiva, ancora di più. Credo che dovremmo indignarci.

  17. Andrea Says:

    Per favore, date voce all’indignazione, ne abbiamo bisogno tutti quanti. Oggi più che mai…

  18. Melmoth Says:

    A indignarmi sono indignato. E poi? Le scrivo sul suo blog e le dico quanto si sbaglia? Davvero pensate serva? Se fossi un giornalista scriverei un pezzo. Ma non lo sono.

  19. Lara Manni Says:

    Wu Ming 4 ha risposto su Lipperatura:

    “Il Professore si rivolta nella tomba, ne sono certo. Proporre questo manicheismo d’accatto utilizzando l’immaginario tolkieniano è più o meno quello che hanno fatto i fascisti in questo paese per quarant’anni. E mi sembra che la signora De Mari (della quale ho sempre sospettato… il Fantasy contro l’Illuminismo, aiuto!) dimostri una volta di più quanto c’è bisogno di un certo lavoro su Tolkien che è stato avviato (e che poi si riverbera su tutto il genere fantastico).
    Tra l’altro, la signora dimostra un’ignoranza crassa e plateale sulla stessa materia di cui parla. Se c’era una cosa che faceva incazzare a morte Tolkien erano le letture della sua opera come allegoria dello scontro di civiltà. E’ uno dei punti su cui ha insisto di più nel corso della sua vita. Ma dagli ignoranti non lo può salvare nessuno…
    E pure C.S. Lewis, poveraccio, che si vede arruolato paladino del fantastico contro i mali dell’illuminismo… lui che amava il fantastico ed era di formazione rigorosamente illuminista! Il suo precettore e mentore fu William Kirkpatrick (detto “The Great Knock”), logico positivista, uno degli ultimi esponenti della gloriosa tradizione dell’illuminismo scozzese. In seguito Lewis riscoprì la fede, è vero, diventando prima deista (come molti illuministi, del resto) e poi cristiano, ma le due componenti continuarono a darsi battaglia nella sua mente. La biografia spirituale di Lewis, “Surprised by Joy”, è attraversata dal rapporto dialettico tra quelli che Lewis definisce i suoi “due emisferi” e spesso si sofferma a speculare sul fatto che sulla carta sarebbe anche potuto diventare un intellettuale sinistrorso e ateo.
    @Lara Manni. Lo scrivevo sul tuo blog qualche tempo fa, mi pare, che gli autori di fantastico italiani hanno un deficit di conoscenza e che a molti mancano le basi, la conoscenza dei padri del genere. Eccone un’altra dimostrazione.”

  20. Melmoth Says:

    Senza contare il “ricordo come nacque il genere, Lewis e Tolkien”.
    Eh? E Howard che scriveva? E Dunsany? e Eddison? e Morris? e…

  21. Michele Says:

    scusate, ma quello che dice la Lazzarato sul Manifesto non e’ quello che si diceva un po’ ovunque, anche su questo blog, a proposito del fenomeno Meyer e vampiri e angeli?

    O mi sono perso qualcosa?

  22. Lara Manni Says:

    Certo che sì. Il problema è che, oltre a registrare questo, si tentava di registrare anche altro. Perchè grazie al cielo c’è anche altro, nel gotico, da qualche anno a questa parte. Trovo l’articolo, onestamente, riduttivo. Anche perchè ho il sospetto che i libri che vale la pena di leggere che Lazzarato evidenzia alla fine NON appartengano nè al fantastico nè al gotico. Però voglio sbagliarmi.

  23. G.L. Says:

    Il punto è che la signora in costume da esperta (scusa il dente avvelenato, Lara) NON fa nomi di autori/libri interessanti. Ne ho le palle piene della parte distruttiva, sarebbe ora di costruire perchè sì, bello dire “noi scrittori dobbiamo scrivere” (che poi, belli miei, la scusa dell’anonimato è buona per inventare un sacco di frottole – voglio i nomi e i cognomi, oppure non prendo sul serio) ma è anche vero che serve un supporto. Il problema è che ho il sospetto che sia meglio che ‘sta gente continui a “distruggere” perchè l’unica cosa che sanno costruire sono i muri.

  24. Lara Manni Says:

    Allora.
    Facciamo gli strategici. Per me l’obiettivo è uno: riuscire ad arrivare ai lettori, e includo anche i lettori professionisti, con il testo. Non con il filone, non con la tendenza, non con lo scaffale, non con la persona.
    Ok. Chiedo poco vero?

  25. G.L. Says:

    Vedi? è qui che divergiamo. Tu vuoi solo arrivare al lettore, io voglio solo poter fare le mie cose in pace. Emigro su Saturno. Dici che fa abbastanza fresco?

  26. Lara Manni Says:

    Ma GL, si scrive pur per qualcuno, no? 🙂
    (I saturniani sono tipi poco raccomandabili e ascoltano solo poemi sinfonici: non so se ci andresti d’accordo)

  27. G.L. Says:

    Mito da sfatare. (io ADORO i saturniani! mai ascoltato Holst?)

  28. Fos87 Says:

    Io sinceramente concordo con Lara: senza almeno un lettore la scrittura diventa pura masturbazione mentale. Per carità, niente da dire contro le pratiche in solitario, ma se c’è qualcun altro di solito è meglio 😀

  29. Melmoth Says:

    Relata refero:

    1- bello dire “noi scrittori dobbiamo scrivere” ma è anche vero che serve un supporto.

    e

    2-Tu vuoi solo arrivare al lettore, io voglio solo poter fare le mie cose in pace.

    Supporto. Fare le cose in pace.
    Iiinput?

  30. Lara Manni Says:

    Certo che ho ascoltato Holst. Voto per Marte.

  31. G.L. Says:

    Fos: e come si chiamano quelli che amano osservare gli onanismi altrui per poi discettarne?

    Melmoth: ognuno la sua. Cambiare la mentalità trollesca/leccaculesca di molti scriventi e leggenti, ad esempio.

    Lara: Jupiter e Saturn, a giorni alterni. Vorrà dire qualche cosa? 🙂

  32. Fos87 Says:

    Dipende: se sono onanismi privati, guardoni. Se invece l’atto è compiuto in vetrina, passanti.

  33. Michele Says:

    Scusi GL, ma se a lei interessa solamente fare le sue cose in pace (ed e’ un’aspirazione legittima, non mi fraintenda), per quale motivo insiste a voler pubblicare? Considerando anche che mi pare di capire che non e’ molto contento del modus operandi delle case editrici, perche’ farsi del male? Perche’ continuare a cercare di arrivare ai lettori attraverso il libro pubblicato, se per lei i lettori non sono il fine ultimo della sua scrittura, e se le CE sono cosi’ terribili?

    Magari ho capito male io le sue premesse, nel qual caso mi perdoni: non la conosco e non ho letto i suoi libri, per cui magari mi sono fatto un’idea sbagliata dai suoi pochi commenti.

  34. G.L. Says:

    Perchè solo pubblicato un libro smette di tormentarmi. (e adesso sparisco, il blog non è il mio).

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