Etica e conformismo

Mi sono alzata presto e sono andata in giro per edicole. Volevo farmi una personale rassegna stampa su José Saramago, ma ammetto di essermi fermata dopo la lettura di “Libero”. Il titolo:  “La cecità del Nobel conformista”. Parte del testo (diligentemente ricopiato sul mio taccuino): “Nelle sconclusionate invettive dello scrittore portoghese, nelle sue arringhe, non c’era nulla che non fosse già sentito, già pensato, già macinato da decenni di attivismo politico di sinistra”.
Credo che la risposta migliore venga dallo stesso Saramago, in un articolo inedito che è stato pubblicato da “Repubblica”. E che finisce così:

“Lo scrittore, se è uomo del suo tempo, se non è rimasto ancorato al passato, deve conoscere i problemi del tempo che gli è capitato di vivere. E quali sono i problemi oggi? Che non siamo in un mondo accettabile, esattamente il contrario, viviamo in un mondo che va di male in peggio e che a livello umano non serve.
Attenzione, però: che non si confonda quello che rivendico con una qualsiasi espressione moralizzante, con una letteratura che viene a dire alle persone come dovrebbero comportarsi. Sto parlando d’altro, della necessità di contenuti etici senza nessuna traccia di demagogia. E, condizione fondamentale, che non ci si separi mai dall’esigenza di un punto di vista critico”.

Il fatto è che quella parola, etica, sembra essere diventata l’incubo di un bel po’ di persone, da ultimo.

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9 Risposte to “Etica e conformismo”

  1. Filippo Says:

    Dal greco ETIKé: abitudine.
    E’,l’etica,l’esercizio della moralità. A tutti gli effetti trattasi di una forma, e di “forme” ne siamo pieni. Quello che ci manca è la sostanza.
    L’etica,secondo me, non spaventa affatto. E’ la messa in pratica di questa scienza morale che terrorizza. Poiché prevede un sacrificio e oggidì nessuno è disposto riconoscere che il compiere sacrifici involva necessariamente una perdita di qualcosa.

  2. kryss Says:

    Un punto di vista di critico. Vero. L’importante è conoscere i limiti in cui possiamo muoverci.
    In merito a Saramago, mi spiace per la sua scomparsa.
    Ammetto però una profonda ignoranza in merito alla sua produzione. Ho letto solo Cecità. E non mi è piaciuto…

  3. Andrea Says:

    Il Giornale invece ha preferito bucare la notizia: come rinunciare a una bella prima pagina monolitica sull’azione di governo!? La Padania idem, meglio ricordare – con una bella fotazza centrale in stile Leni Riefenstahl – che domani c’è “l’adunata” di Pontida. Di fronte a certe scelte giornalistiche i lettori dovrebbero porsi qualche domanda, la prima è sicuramente: “Ma questo è veramente un giornale?” In effetti la morte di un premio Nobel, per di più scrittore e per giunta di sinistra è decisamente meno importante… Anche l’etica professionale andrebbe un po’ rivista.

  4. G.L. Says:

    Penso sia il miglior necrologio che Saramago potesse desiderare. Riuscire a dar fastidio a ‘sta marmaglia anche da morto è la dimostrazione che sei davvero Grande.

  5. Eleas Says:

    Ciao laretta il problema è che per vari motivi la società oggi confonde il termine morale con quello moralismo. Fatto questo piccolo salto della quaglia ogni comportamento che devia da certe norme è sbagliato e va duramente censurato.
    Sono convinto che questa problematica vada nei due sensi cioe del liberismo da un lato e di un farisaismo di sapore biblico dall’altra con il risultato che l’uomo è spietato con se stesso e con gli altri.

  6. Alessandro Forlani Says:

    “¿Dónde está la ética, la justificación, el respeto a los derechos humanos más elementales, el sentido de tales políticas?”

  7. Lara Manni Says:

    Sì, in effetti ha ragione GL, per quanto riguarda il necrologio.
    Sulla distinzione fra etica e moralismo, penso ancora un’altra cosa: penso che si confonda etica con “quell’atteggiamento rigido che hanno le persone noiose”. Penso che il grosso problema, su cui anche Saramago si era soffermato, sia l’incapacità di farsi comunità: preferendo concepire, semmai, piccole amicizie, gruppi chiusi e comunque funzionali a qualcosa. Non condivisione.
    La frase di Saramago “Contenuti etici senza traccia di demagogia” è, per me, il fulcro di tutto: perchè mi sembra che quello di cui si vada in cerca è esattamente il grido demagogico, il vaffanculo liberatorio. Non, appunto, la costruzione di una società civile.
    Tutto questo è, anche, nel blog di Saramago: che per inciso, sempre per continuare la mia rassegna stampa, Il Riformista ha definito lo sfogo di un polemista folle. Ovvero: va bene piangere il Nobel, ma il blogger civile era la debolezza di una mente senile…

  8. A. Says:

    Non ho capito bene, vorrei capire…

    qual’é dunque l’etica, l’abitudine, l’esercizio “morale” che consegue a quell’etica nel suo concretizzarsi, relativamente a Saramago che è cieco e sordo ai gulag, i laogai, i crimini e gli orrori del comunismo di ieri e di oggi?
    Presumo che il “torcicollo” ad impedirgli eguale impegno di moralità, sia una patologia effettivamente noiosa, per quanto ben conosciuta ed osservata ormai da tempo e che conseguentemente risulti anche stanca e poco credibile l’etica sposata da Saramago per il suo impegno letterario-ideologico.

    Ma di quale etica però, stiamo parlando? Certo non è un’etica umanistica, tanto meno assomiglia alla lettura antropologica cristiana, perché altrimento è difficile non trovar difetto nel suo doppio-pesismo e strabismo dinanzi alla sofferenza dell’uomo ed all’ingiustizia che si abbatte su di lui, tra l’altro da escludere quell’etica cristiana fuor di ogni dubbio, visto che palesamente la disprezza con formidabile cinismo.

    Viene il dubbio che non ci sia forse nemmeno una vera e propria etica o morale collegata nella sua trasposizione nel concreto della proposta.
    Ma che l’uomo sia a ricordarci, piuttosto, tutta la banalità e la superficialità della mediocre eppur coerente e solida,

    doppia morale di un’etichetta sinistra.

    Apparantemente si tratta del più ortodosso degli uomini farlocchi, incapaci di dar contenuto e autenticità alle proprie proposte, ai propri sogni. Un’incapacità che può appunto, generare sentimenti di invidia che non elaborati adeguatamente, producono disprezzo, astio e cinismo infatti e si strutturano in quello che è possibile dove l’ideologia risulta improponibile, non presentabile, non credibile, una sua estrema sintesi, semplificata e nucleare a cui riferirsi come nuova costante, l’individuazione della sintesi della proposta marxista: l’odiologia.

    L’ideologia non spinge più, non convince più, non fa più presa ed ecco che invece, la sua pura essenza, il suo distillato, il suo principio attivo però, è ancora capace di proporsi e legittimarsi tra gli uomini che possono superare la stessa ideologia e potendovi aderire.

    Ecco che anche quadra, in questa prospettiva di lettura dell’uomo che è scrittore-politico-militante, ogni tassello combinandosi con facilità al suo posto perché risponde, quasi combinazione naturale stereotipata, al dettato di un conformismo già declinato, già scritto, prevedibile e dunque noioso, scontato e mediocre dove insegue l’originalità che è Saramago.

    Ecco che vanno subito alle loro caselle, completando il puzzle, il suo antisemitismo, il suo disprezzo contro la fede ma cattolica e cristiana (e siccome è funzionale a quest’odiologia, criticherà invece le vignette danesi sull’Islam, dimostrandosi ancora una volta farlocco e prevedibile, banale nell’ipocrisia delle forzature in onore di quella quasi “religiosità” di conservatorismo dell’odio), sarà prevedibile la sua demagogia più becera, scontata, trita e ritrita a cui aderire, l’antiberlusconismo (memorabili le sue interviste da Repubblica o l’ospitata compiaciuta del circolino della Dandini su tele-kabul), sì, precisamente rivelandosi ancora il farlocco che ha scelto consapevolmente, caparbiamente di essere, perché è proprio lui che si vuole sul pulpito a dire (agli altri, moralizzatore e moralista di dubbia moralità) di “Contenuti etici senza traccia di demagogia”.

    Appunto, nel suo caso la demagogia è esasperata nell’adesione acritico al conformismo a cui aderire, l’antiberlusconismo a cui affiliarsi; forse è spenta la passione odiologica che promuoveva il comunismo europeo e quello è un barlume di passione per sentirsi ancora vivo, vero e non un fallito condannato dalla storia) ed essendoci traccia grande di demagogia e della più becera, probabilmente dovremmo valutare di conseguenza i suoi contenuti etici come etichette.

    Sarà formidabile l’escamotage della “scheda bianca” come nuovo sogno, ultima chiamata, ultima possibilità di concretizzazione di un risultato tardivo, sconfitto dalle democrazie liberali ed occidentali che a lui non piacciono e disprezza come chi, democraticamente, le sceglie rifiutando i suoi modelli (liberalismo materialista di stampo marxista, democrazie popolari dittatoriali) e propone il nuovo sogno di riscatto: non partecipate alla democrazia, lasciatela essiccare, sola, sarete felici, ci sarà un mondo migliore, l’uomo sarà più felice.

    Insomma, dove la storia lo ha condannato al fallimento, non si rassegna e suggerisce la nuova ricetta per far fallire la scelta degli uomini in quella partecipazione democratica che escludono sempre di più ogni sua speranza ideologico-odiologica.
    Scheda bianca. Non credeteci più, non votate più, date una bella lezione.
    Quale?
    Si candida con i comunisti, altro che scheda bianca, è il solito farlocco, ormai svillaneggiato dalla sua incoerenza morale, ma che è straordinariamente coerente nel dettato di quell’odiologia che muove sapientemente nei suoi scritti per divulgarne il verbo.

    E’ chiaro che l’uomo è piegato, tanto nella logica razionale, che nella lettura teologica di cui è del tutto incapace, proprio dalla sua adesione acritica all’odiologia militante, ma in questo è coerente fino in fondo.
    Non è un merito, naturalmente, avere una coerenza nel portare avanti un delirio, un errore, un’ingiustizia, ma qualcosa di cui inquietarsi perchè richiama all’inferno in terra che è “l’impossibilità della ragione”,
    richiama al fanatismo che in Saramago, ha i tratti di un dogmatismo pseudo-religioso da contrapporsi alla fede che disprezza, paranoicamente, ossessivamente ed a cui collegare una teoria di piccole o grandi distorsioni odiologiche.

    E’ per questo, insomma, che l’uomo restò cieco dinanzi agli orrori eppure innegabili, evidenti, della sua pseudo-religione, che però, volle, fortissimamente volle mantenere a dispetto di quella che, con semplicità, potremmo definire
    onestà intellettuale, di cui era del tutto privo.

    Ma è privazione, è “castità” dalla ragione, dal buon senso, da un’onestà intellettuale, che gli fa presto far guadagnare credito, notorietà ed anche nobel, ottendo ciò che altrimenti, mai avrebbe ottenuto: la propria celebrazione, la propria sopravvalutazione.

    E tutto con l’etichetta Saramago,
    un vero farlocco talmente coerente nella sua farloccaggine, da sembrare quasi finto, uno stereotipo appunto, una creazione astratta fatta carne di un conformismo ottuso fino alla banalità.

    A.

  9. Eleas Says:

    Cos’è la demagogia? Una menzogna. Il moralismo è mentire su cosa sia davvero essenziale, la morale viceversa è il cuore dell’uomo, la verità, morale è essere aderenti a noi stessi alla nostra essenza più intima, in sostanza alla nostra umanità.

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