Il candidato tracci i confini del fantastico

In Danse Macabre, Stephen King dice una cosa importante – una fra le moltissime – sull’horror. Ovvero, che il medesimo ci insegna non a esorcizzare, bensì a esercitare quelle emozioni che vengono considerate disdicevoli, o comunque da tenere sotto controllo. Per King, in realtà, tutta la narrativa fantastica è questione di emozioni più che di singoli ingredienti o di definizioni. Ricordate ilsuo discorso su fantasy e fantascienza, sempre da Danse Macabre? Ieri sera ci rimuginavo su, quindi lo riposto:

“Questa faccenda della definizione è una trappola, e non mi viene in mente soggetto accademico più noioso. Come le discussioni infinite sulle scansioni del respiro nella poesia moderna, o l’invadenza di certa punteggiatura nel racconto breve, questa è una diatriba tipo quelle su quanti angeli possono stare sulla capocchia di uno spillo, ben poco interessanti a meno che i partecipanti alla discussione siano ubriachi o universitari, due livelli di incompetenza simili tra di loro. Mi esprimerò dicendo l’ovvio: tutti e due (fantasy e fantascienza, ndr) sono opere di immaginazione, e tutte e due cercano di creare mondi che non esistono, non possono esistere, o che ancora non possono esistere. C’è una differenza, naturalmente, ma potete segnare voi i confini, se volete, e se provate vi accorgerete che si tratta di confini ben difficili da tracciare”.

Ah, e l’horror? Per King la risposta è semplice: “il fantasy, o il fantastico, è ciò che è: l’horror è solo un ramo di questo genere”. Sottolineo.

Advertisements

Tag: ,

15 Risposte to “Il candidato tracci i confini del fantastico”

  1. Vocedelsilenzio Says:

    Beh, è impossibile non dargli ragione.

  2. elvezio Says:

    Non amo le distinzioni fra fantastico e non fantastico e ancor di più quelle all’interno del fantastico, ma giusto per amor di discussione accetto queste distinzioni e quindi:

    “il fantasy, o il fantastico, è ciò che è: l’horror è solo un ramo di questo genere”.

    Quindi, in accordo con questa frase, non esiste horror al di fuori del fantastico.

    E voi siete d’accordo?

  3. Roberto Says:

    *__*
    Bellissimo – è esattamente quel che ho sempre pensato sull’horror, e senza aver letto Danse Macabre. Mi esalto sempre tutto quando mi imbatto in queste assonanze 😄

    Per come la vedo io, ritengo che uno degli autentici elementi che caratterizzano il fantastico sia la capacità di usare il linguaggio del mito e di rivolgersi alla parte più profonda e sempre presente nel’uomo a qualunque latitudine, longitudine e tempo. Solo per tale ragione tendo a diffidare delle opere fantastiche che si fanno pregio di essere un mero specchio della “realtà contingente”: perché, per me, innanzi tutto il fantastico deve essere capace di farsi voce che, una volta spogliata del suo contesto, dovrebbe mantenere (una volta sorpassato l’ostacolo della lingua e delle espressioni) la capacità di “farsi udire” dagli esseri umani. A prescindere dal contesto. Insomma, se pure l’Iliade, l’Eneide ecc. ci possono parlare di una realtà economica e politica precisa (e su queste basi permetterci di ritrovare le rovine di Troia, e questo è bene) il valore dell’opera non è certo questo, ma della voce che c’è dietro e che si rivolge, appunto, a noi in quanto esseri umani (chissà se mi sono spiegato in maniera vagamente comprensibile, cacchio XDDD ).

    L’orrore è quell’aspetto specifico della narrativa fantastica che si occupa, tra le tante cose che toccano l’uomo, della morte, del dolore, dello smarrimento, della disperazione che “grida contro i cieli” – e altre amenità 😛
    Più o meno cpsì l’ho semprevista. In quest’ottica, perciò sì, non vedo l’orrore al di fuori del fantastico.

  4. Melmoth Says:

    Roberto dici: “L’orrore è quell’aspetto specifico della narrativa fantastica che si occupa, tra le tante cose che toccano l’uomo, della morte, del dolore, dello smarrimento, della disperazione che “grida contro i cieli”.

    Right. Ma non ti posso parlare della morte, del dolore, dello smarrimento e della disperazione raccontando di lutti e drammi familiari, di afflizioni domestiche e licenziamenti, di notti insonni e notti d’amore? La risposta è: sì.

    La differenza è che l’orrore parla di queste cose mettendo in scena ciò che è razionalmente impossibile e inconciliabile con il modello di realtà che il mondo occidentale possiede. Non solo, il racconto dell’orrore al centro di sè lo shock profondo che si prova davanti al manifestarsi di impossibile/ irrazionale nella nostra quotidianità.

    Senza questo shock la tua definizione è valida per qualsiasi tipo di letteratura: quindi, non è valida.

  5. Jessica Says:

    In effetti il. fantastico ha un casino di “marca e sottomarche” che talvolta tendono ad assomigliarsi tra di loro, ad esempio il gotico e l’horror.
    Concordo comunque con Melmoth: l’horror ha le sue sfumature e se non ci fossero “sarebbe qualsiasi tipo di lettertura”

  6. Lara Manni Says:

    Elvezio: non so se esista horror al di fuori del fantastico, a pensarci molto bene. Esistono libri, anche libri famosissimi, che sono anche horror: penso a Gomorra e non è, credetemi, una battuta ad effetto. L’inizio del libro, con gli scheletri dei cinesi, è quel che ti fa non soltanto toccare la forma sotto il lenzuolo (decomposizione, morte, fine: questo fa l’horror), ma ti dimostra che l’orrore espulso esiste davvero.
    Però, convenzionalmente, mi sembra anche giusto far rientrare un sottogenere in un genere più grande. Credo – ma forse proietto una mia idea sul pensiero di King – che nella frase di Danse Macabre si volesse stigmatizzare la tendenza a sminuzzare il fantastico in decine, se non centinaia, di sottocategorie. Cosa in cui stiamo diventando bravissimi anche in Italia. 🙂

  7. Venzo Says:

    premetto che non ho letto il testo di king…

    sono dell’idea che i confini ci sono, ma sono per ognuno differenti…

    dipende molto dal gusto personale, faccio un esempio, tempo fa avevo letto una recensione del fumetto ‘high school of the dead’ che avevo letto un paio di giorni prima, per l’autore del blog, che ‘mastica’ horror era banale e scontato, a me invece aveva dato un impressione piu’ che positiva…

    …questo per dire, che quei confini poi cambiano (si evolvono), lo stesso concetto lo affrontava il duca in un articolo sui “negri intelligenti di liv1…liv2…etc”

  8. Roberto Says:

    @Melmoth
    E infatti, non mi sono spiegato bene ^^
    Ho provato ad abbozzare una definizione di narrativa fantastica proprio per questo: è chiaro che di morte dolore & C. si può parlare in qualunque contesto. Sparo un po’ a caso per cercare di far capire cosa intendevo dire. Se la “storia d’amore” è la categoria, e finisce immancabilmente con la morte tragica dei protagonisti (diciamo Romeo e Giulietta?) sarà una “storia d’amor tragico” (sottocategoria?). Se c’è una storia investigativa (giallo?) però a tinte forti, piena di crudezza e violenza, avremo (chessò, un noir?). Una storia che ha la “sagoma” della narrativa fantastica (secondo la senz’altro contestabile definizione che ho dato) e come oggetto principale morte-dolore-ecc. è orrore. Questo volevo dire.

  9. Roberto Says:

    Eh, ma piuttosto… ^^’
    Ciao, Lara, tutto bene? Stai sgobbando per il nostro piacere & diletto?

  10. Laurie Says:

    Non ho capito esattamente cosa King intenda per “emozioni”. Mi pare che sia l’horror a fare più leva su questo punto che non il fantasy o la fantascienza.
    Comunque spesso in libri di narrativa più mainstream c’è spesso un’attitudine fantastica, non saprei come altro definirla, non vedo perché questa non possa esserci anche un’attitudine horror.

  11. elvezio Says:

    Grazie ai (pochi, per ora, ma spero che altri si aggiungano in seguito) che mi hanno risposto, a me serve molto: quella che ho posto nel precedente commento è per me domanda cruciale che ripeto da anni proprio per sondare varie platee, lettori, fan, curiosi ecc. ecc.
    Tengo sempre a mente le risposte in quanto la considero una risposta cardine, che fonda, un battito d’ala di farfalla, insomma.

    Non usando io distinzioni di genere, né larghissime né strettissime, è risposta che mi incuriosisce ancora di più.
    Io, per dirla con il John Clute di The Darkening Garden, credo che l’orrore sia definito dall’effetto e dall’emozione che viene inspirata allo spettatore/lettore e che quindi sia, con certa agilità e immediata facilità, trasversale a tantissimi generi e più in grande sia al campo del fantastico che a quello del non fantastico, basandosi appunto su effetti molto soggettivi.

    Trovo quindi perfettamente possibile (e l’ho sperimentato sulla mia pelle più volte) che una narrativa priva dell’elemento fantastico riesca a trasmettere orrore (e terrore, ansia, disgusto) quasi a ogni pagina e come elemento caratterizzante più di ogni altro all’interno del romanzo preso in esame, mi stimola quindi molto (a riconsiderare, ristudiare, riflettere a fondo) leggere che per la maggior parte dei lettori è invece più accettabile come norma la frase di Stephen King.

  12. Lara Manni Says:

    Una narrativa senza fantastico può trasmettere orrore qualora, secondo me, trasmetta emozioni. Sempre in Danse Macabre, King parla della famigerata scena della doccia in Psycho come una della pagine più alte di horror cinematografico: e di sovrannaturale o magico, in quel caso, non c’è nulla. Per tornare al genere, secondo me anche il Silenzio degli innocenti è un grande horror (e non un thriller). Sul fatto che la trasversalità sia fondamentale concordiamo in pieno: il resto, sempre per me, è davvero questione di gusti del lettore e dello scrittore. A me l’elemento magico piace molto: purchè, però, sia inserito in un contesto più quotidiano possibile. E’ questo che ho sempre amato in King e in altri scrittori: la zona d’ombra che si allarga da sotto la porta, e la porta deve essere identica alla “tua” porta. Ed è anche per questo che, nonostante tutto, mi addentro abitualmente con fatica nei mondi “totalmente altri”: con eccezioni. Tante.

    @Roberto! Ciao!!! Sgobbo sgobbo. 🙂

  13. Giobix Says:

    L’horror al di fuori del fantastico esiste eccome, ma è molto più vincolato, di solito racconta la follia umana e il sadismo.
    “La ragazza della porta accanto” di jack ketchum (molto amato da King, da me un po’ meno) è un horror realistico. Nel cinema cito il classico “Non aprite quella porta”, che non ha elementi soprannaturali, ma è indubbiamente un horror.
    L’horror fantastico ha gioco più facile ad ampliare il discorso paura nei territori dell’inconscio e dell’ignoto. Cito due king: It e Misery, il primo ha possibilità illimitate, il secondo ha i suoi paletti.
    Sul discorso etichette, molto spesso si tende ad applicare “thriller” a un horror realistico (se non è violento oltre una certa soglia). Ma se non ci sono gli elementi del giallo (di cui il thriller è un filone), non mi sembra molto corretto.
    Infine, l’horror realistico, se manneggiato male scade nella pura rappresentazione del sadismo compiaciuto (si pensi nel cinema, al filone dei cosiddetti “torture porn”)

  14. Roberto Says:

    Brava brava 😉 Avanti così!

  15. Lara Manni Says:

    E bravo Giobix: Misery, o Dolores Claiborne, non sono horror. Non nel senso “magico” del termine. 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: