Kali, l’oscura

Dunque, Il canto di Kali. Sicuramente, uno dei libri migliori che abbia mai letto, non solo nell’ambito del genere. Non sono un critico, non sono in grado di sfornare un’analisi stilistica, mi limito alle  impressioni. Eccole.
Primo. E’ un romanzo sull’ineluttabile. Fin dalle prime righe il lettore sa che accadrà qualcosa di spaventoso. Che è, anzi, accaduto. “Prima di Calcutta non credevo nel male, non certo come a una forza indipendente dalle azioni degli uomini”. E subito aggiunge: “Prima di Calcutta ero un idiota”. Espediente classico, d’accordo: ma qui funziona. Sappiamo che il protagonista “prima” partecipava alle marce contro il nucleare e ora sogna “nubi atomiche a forma di fungo che sbocciano su una città”, e la città è Calcutta. Sappiamo che ogni parola trasuda odio e rimpianto per essersi infilato nel covo del male stesso.
Le parole sono di Bobby Luczack, poeta, collaboratore di riviste letterarie e, per una volta, inviato per una testata prestigiosa che gli chiede di valutare un poema indiano. Scritto da un poeta, Das, teoricamente morto da anni.
Come da copione, gli amici lo scoraggiano. Come da copione, Bobby non solo va, ma porta con sè la moglie Amrita, di origini indiane, e la figlia di pochi mesi Victoria. Ineluttabile. Sveglie che non suonano. Aerei che non partono.  Man mano che si va avanti si diviene consapevoli, con angoscia, che a Bobby e alla sua famiglia accadrà qualcosa di terribile.
Calcutta scaglia il lettore dentro un’esperienza fisica: caldo,  umidità, pioggia, fetore, piscio, sporcizia, lebbra, sangue. Anche quando non è ancora accaduto nulla, e i seguaci di Kali avranno fatto conoscere l’orrore a Bobby, l’esperienza della città è l’irreversibile. Anzi. E’ un passo che non andava fatto. Durante un viaggio in taxi, Amrita (che è matematica), spiega a Bobby i rudimenti delle geometrie non euclidee, e si chiede se Calcutta non sia un “altro insieme culturale”, bensì “una diversa geometria”. E dunque una realtà diversa. “Forse una sola geometria è vera. Ma il problema è: che cosa ne sarà di me…di tutti noi…se abbiamo scelto quella sbagliata?”.
Tutto questo per dire che, in apparenza, era impossibile non cadere nella parodia parlando della dea Kali e dei suoi seguaci.  Per una lettrice che nella sua infanzia e adolescenza ha visto i film di Indiana Jones e ha letto Salgari e derivati, la parola Kali evoca comparse col turbante, il laccio di seta fra le mani e il ghigno del thug esaltato. Qui no. Kali è davvero colei che è nera. L’Oscura. La Signora del Tempo. E’ la Dea che distrugge e che seduce. L’accoppiamento onirico fra Bobby e la sposa di Siva è un capolavoro di carnalità e tenebra. Non so come, ma Simmons riesce a far rinascere a nuova vita stereotipi dati per consumati.
Non solo.  Il canto di Kali è del 1985. Nello stesso anno (coincidenza da brivido) esce Le città della gioia di Dominique Lapierre: dove si descrive la realtà di Calcutta con identico orrore, ma volto al bene, alla pietà, alla fratellanza. E’ come se il bianco e il nero della città fossero venuti alla luce in due libri diversissimi e contemporanei. Perchè Simmons non ha paura di calarsi nel male senza conservare un luccichio di speranza. Non crede nella redenzione. Crede nella distruzione. E questo è spaventoso. Ma ipnotico. E narrativamente impagabile.

Ps. Fatale chiedersi quanti avrebbero lo stesso coraggio. Spero che la domanda non suoni retorica: proporre a chi legge, e che si abitua sempre più alla ricomposizione finale, la perdita della speranza. Chi saprebbe farlo?

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20 Risposte to “Kali, l’oscura”

  1. Roberto Says:

    Ho una sensazione del tipo ‘alla ricerca del tempo perduto’ ^^
    Non ne ero certo, ma adesso, leggendo l’incipit, mi sono ricordato di aver letto questo libro; l’avevo preso a prestito in biblioteca, era nelle novità, credo, quindi l’avrò letto tra i 10 e i 12 anni. L’avevo dimenticato ormai XD e, per quanto, sicuramente non ero riuscito ad apprezzare sfumature che non ero in grado di cogliere. Dovrei riprocurarmelo.
    Grazie per il ricordo, Lara!

  2. Lara Manni Says:

    Ma pensa!!!! Questo libro suscita strane sincronicità…

  3. Andrea Says:

    Strane sincronicità!? A questo punto – se fossi furbo – farei meglio a non leggerlo e a buttarlo dalla finestra…

  4. G.L. Says:

    Concordo. Parola per parola. Non avrei saputo dire di meglio. Soprattutto sul PS. (Saluti da pzza Navona) (come dite voi: “me sto a squaja’”

  5. Lara Manni Says:

    Andrea: no, devi leggerlo a tutti i costi. Tutti quelli che possiedono questo libro e non lo leggono potrebbero essere rapiti dai Kalipata. 🙂
    G.L. A piazza Navona eh? Dunque, diciamo esattamente “me stò a squaglià”. Filologia! Mi raccomando! 🙂

  6. Vale Says:

    Ho appena iniziato “Non mi uccidere”, quindi per ora passo. Magari più in là…
    (oddio, “iniziato”… ieri ho sera ho letto tutta la prima e la seconda parte…)

    GL, non te squaglià troppo, sennò chi te ce porta alla libreria?

  7. Lara Manni Says:

    Non mi uccidere!!!! Vale, ti invidio perchè hai fra le mani un libro meraviglioso tutto da scoprire!

  8. Vale Says:

    🙂

    Lo so, Lara. Me lo hai detto tu, di leggerlo 😉

    (e mio marito me lo ha comprato, senza sapere che fosse in wishlist)

  9. Andrea Says:

    @Lara: Oh, merda (scusa il francesismo….)! 🙂

  10. Valberici Says:

    Concordo anch’io e…mi squaglio nel cortile di casa mia 😀

  11. Alessandro Forlani Says:

    Ehmm… modestia a parte, io per esempio ho scritto PROPRIO un romanzo fantastico sulla perdita della speranza, e mi dicono che è anche ben riuscito… Se hai voglia o curiosità di leggerlo e mi scrivi in privato il recapito te ne invio una copia.

  12. elvezio Says:

    “Perchè Simmons non ha paura di calarsi nel male senza conservare un luccichio di speranza. Non crede nella redenzione. Crede nella distruzione”

    Fai bene a parlare, in apertura, di “ineluttabile”.

    Non so quanto si possa parlare di speranza, nel senso che Dan Simmons si immerge nel Kali Yuga e quindi accettando determinate visioni si accetta una ciclicità ineluttabile, appunto.
    Quella che percepisci come “luccichio di speranza” è altrettanto ineluttabile quanto il Kali Yuga, ovvero è Satya Yuga che, per dirla alla Articolo 31, sarà una figata, bella zio.

    Dopo, distante tre Ere, tornerà, altrettanto ineluttabile, un nuovo Kali Yuga.

    Romanzo fantastico, il più controllato in assoluto di Simmons.

    Di perdite di speranze in finale ce ne sono molte, più interessante ancora è chi la speranza non la propone mai nemmeno in una pagina, chessò, Ligotti, per esempio…

  13. Lara Manni Says:

    Controllato. Mi colpisce l’aggettivo e ci rifletto. Peratro di Simmons si sta parlando qui, in una discussione monstre su cui voglio tornare :
    http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2010/06/28/letterarieta/

  14. Ema Says:

    Lo lessi dopo “I figli della paura”, romanzo comunque ben riuscito ma molto diverso da “Il canto di Kali”, forse perché successivo. Infatti non mi sembrava quasi lo stesso autore.
    O meglio.
    Nei romanzi di Simmons c’è sempre una forte, fortissima componente razionale (leggetevi anche solo 5 pagine di “Lungo una strada pericolosa” per capire di quali minuziosità sia capace). I vampiri de “I figli della paura” sono creature scomposte pezzo per pezzo, decifrate e rimontate.
    In fondo anche ne Il canto di Kali, per quel che ricordo, è presente una certa base razionale: solo che questa va poi a cozzare e a disgregarsi contro quella che è una forza opposta. O forse, come cita anche Lara, un’altra forma di razionalità “non-euclidea”.
    I canti di Hyperion li hai letti?

  15. Giobix Says:

    L’ho recuperato in biblioteca dopo questa recensione e l’ho letto in pochissimo tempo. Non riuscivo a staccarmene, nonostante il canovaccio di genere abbia parecchi deja vu. C’è il male dentro, ma è terribilmente affascinante, e Calcutta è forse il miglior luogo infernale di cui abbia mai letto.
    Un coraggio simile, dove il canto di kali assume altri nomi e la speranza è inghiottita dal buco nero, forse lo trovi in questo: http://www.anobii.com/books/Lombra_del_bastone/9788804566427/01ea2a4f69e878f414/

  16. Lara Manni Says:

    Sarà mio, Giobix. Oggi stesso. Grazie!

  17. Giobix Says:

    prego, non so se ti piacerà, comunque è forse l’unico romanzo che conosco in cui è la struttura realistica a cammuffare lo svelamento fantastico, e non viceversa.

  18. Ayame Says:

    L’ho trovato nella mia libreria di fiducia stasera, in un reparto che setaccio settimanalmente.
    In un’edizione Oscar Mondadori vecchissima.

  19. Axel Shut Says:

    sempre sul discorso della reperibilità, io ne ho trovato un’edizione Urania in una bancarella dell’usato meno di un mese fa, preso al volo

  20. I libri di Dicembre | βuoni presagi Says:

    […] aspettative ti rovinano la lettura di un romanzo: ne avevo sentito parlare in alcune discussioni (qui, per esempio) in termini decisamente lusinghieri e mi aspettavo grandi cose. Ora che l’ho […]

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