Flame!

Internet? Macchè.  Su Repubblica di oggi viene pubblicato un carteggio fra Allen Ginsberg e Jack Kerouac che dà molto, molto da pensare. L’oggetto è On The Road. Leggete…

Ginsberg:

“Secondo me il libro è fantastico, ma è folle nel modo sbagliato, e dal punto di vista estetico ed editoriale deve essere rimesso insieme, ricostruito… On the Road non fa altro che trascinarsi esausto oltre la linea di meta del significato per qualcun altro (o per me che conosco la storia); è recuperabile. Voglio dire che deve essere recuperato. E se non vuoi che abbia un senso, cazzo, allora metti tutto il nonsenso concentrato in una pagina sola, un unico intenso collasso nervoso inintelligibile … e poi vai avanti come se niente fosse mai successo, perché non è successo niente”.

Kerouac:

“E tu, che pensavo fossi mio amico – ti metti lì seduto e mi guardi negli occhi e mi dici che l´On the Road che ho scritto è “imperfetto” come se tutto quello che hai fatto tu o chiunque fosse perfetto? … Credi che non mi renda conto di quanto sei geloso, e che tu e Holmes e Solomon dareste tutti il braccio destro per poter scrivere com´è scritto On the Road. E non lasciarmi altra alternativa che scrivere stupide lettere come questa quando invece se foste veri uomini almeno potrei togliermi la soddisfazione di prendervi tutti a sberle – troppi occhiali da togliere. Perché voi maledette merdine da quattro soldi siete tutti uguali e lo siete sempre stati, e perché mai vi sono stato a sentire e ad adularvi e a scureggiare con voi – quindici anni della mia vita sprecati fra la spazzatura di New York, dai milionari ebrei di Horace Mann che mi avrebbero baciato il culo per il football e ora esiterebbero a presentarmi alle loro mogli …
Parassiti tutti voi, proprio come ha detto Edie …
Attenti a non incontrarmi per la strada a New York … Siete tutti un ammasso di insignificanti ego letterari … non potete nemmeno lasciare New York da quanto siete rimbambiti”.

Eh?

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16 Risposte to “Flame!”

  1. G.L. Says:

    Però c’è un però (anzi due)! questa era roba privata, non pubblica. E (2): stiamo parlando di Ginsberg e Kerouac non Bella11 e Curicino66… (e Ginsberg aveva perfettamente ragione, detto tra noi)

  2. Lara Manni Says:

    Sul però numero uno hai ragione. Però è interessante notare la reazione e anche sottolineare i toni usati: per dire, semplicemente, che ci sono atteggiamenti che preesistono. Poi, ovviamente, la rete amplifica ed estende anche a Bella11, a Cuoricino66 e compagnia cantante…
    (anche secondo me aveva ragione Ginsberg, peraltro).

  3. Andrea Says:

    Un Kerouac talmente livido di rabbia da risultare, suo malgrado, veramente esilarante, a tratti “bukowskiano” (la storia delle “scuregge”…). Me lo vedo Ginsberg – allucinato e allucinante come sempre – mentre scrive che “On the road” è “folle nel modo sbagliato, e dal punto di vista estetico ed editoriale deve essere rimesso insieme, ricostruito…” e poi suggerisce di condensare il tutto “in una pagina sola, un unico intenso collasso nervoso inintelligibile”. Poi si sono riappacificati?

  4. Giobix Says:

    Infatti, gli atteggiamenti preesistono, e proprio Bukowski aveva catturato questo tipo di conversazioni in diversi suoi racconti.

  5. Lara Manni Says:

    Credo che sì, si siano riappacificati. E’ interessante però notare quanto l’atteggiamento di Kerouac si sia moltiplicato anche in chi non scrive romanzi…

  6. Andrea Says:

    Be’, se ti riferisci al “se ti incontro per strada (in questo caso a New York) ti gonfio di botte” direi che è storicamente un must più che altro di chi non scrive, legge neppure e usa calci e pugni per comunicare col prossimo. Oggi poi – nella sua versione fisicamente innocua – è di gran moda su Internet dove il rischio di incontrare effettivamente qualcuno vis-à-vis e prendersi un sacco di mazzate per la propria maleducazione è limitato. Ma, per correttezza, dobbiamo riconoscere la paternità di questo atteggiamento a chi ne ha fatto un manifesto di vita: il picchiatore (quelli più pericolosi però di solito non avvisano prima di menare le mani…). Qualche scrittore (come in questo caso) tenta una comica imitazione…

  7. Valberici Says:

    Internet è “soltanto” un amplificatore. 😉

  8. G.L. Says:

    Un B-2 è soltanto un amplificatore di uno Zeppelin 🙂 (e guarda la finezza della citazione metatestuale interna…)

  9. Giobix Says:

    la differenza tra questa e la classica discussione tra tifosi al bar, è che gli intellettuali per dirti:”non capisci un cazzo” ci girano attorno e ampliano il discorso per farti capire quanto sono superiori 🙂

  10. Valberici Says:

    G.L.: non avrei saputo dirlo meglio 😉

  11. Lara Manni Says:

    G.L., cappello. 🙂
    Giobix: sai cosa mi ha colpito? L’accenno agli occhiali.

  12. Andrea Says:

    Sì, anche secondo me l’accenno agli occhiali è la parte più inquietante della lettera di Kerouac. E’ un avvertimento “concreto” a Ginsberg: “Sai che io so come fare, attento perché faccio sul serio”.

  13. Null Says:

    Vero Lara, l’uso dell’insulto come extrema ratio in una disputa dialettica è una pratica molto più risalente di quanto si creda, tanto da essere già ampio oggetto di studio nella scuola eristica greca.
    Quando Schopenhauer scrisse un trattatello, ‘L’ arte di ottenere ragione’, che doveva essere un sintetico ma esaustivo compendio dei principali statagemmi retorici (leali e non) impiegati nei secoli per aver sempre l’ultima parola, aggiunse in chiusura un ultimo, decisivo espediente, il trentottesimo, che consiglia appunto:

    ‘Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per avere torto, si diventi offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passi dall’oggetto della contesa (dato che lì sia ha partita persa) al contendente e si attacchi in qualche modo la sua persona’

    A sua difesa, va però detto che Schopenahuer disdegnava una simile soluzione, non trovando consono doversi abbassare a utilizzare uno strumento tanto volgare per prevalere sui propri interlocutori.
    Eppure anche lui era costretto a ammettere che tale regola fosse molto popolare ‘poichè chiunque è in grado di metterla in pratica, e viene quindi impiegata spesso’.
    Tanto vale, dunque, non farsi trovare impreparati.

    E’ in effetti molto più intuitivo chiudere la bocca al mio avversario dandogli della testa di cazzo ignorante e minacciandolo di rompergli il culo alla prima occasione, che cercare di render conto delle proprie ragioni (ammesso di averne) XD….

  14. Lara Manni Says:

    Ordunque. Tutto vero e tutto giusto e no, non sono una brava fanciulla che arrossisce quando la discussione si scalda. Le discussioni passionali, anzi, mi piacciono.
    Ma.
    Facciamo un piccolo esempio: se io sto discutendo, e polemizzando con te, e dico, per fare un esempio: “sei superficiale”, o anche “sei una psicologa da rotocalco”, “sei una persona piccola piccola”, “sei ignorante e cattiva”, non sto portando nessun contributo alla discussione. Ti sto contestualizzando in una serie di definizioni che, da quel momento in poi, ti incaselleranno in quella rappresentazione.
    E’ un po’ come fanno i politici in televisione: “comunisti!”, “bigotti”, eccetera.
    Ora, a me sembra che la modalità con cui si discute in rete sia, molto spesso, questa. Poca attenzione ai contenuti, fuoco sulla persona: come ha fatto Kerouac, peraltro.
    Questo ci piace? Aiuta a sviluppare un confronto, sia pure acceso? No. Ecco.

  15. Null Says:

    Giusto. E mai dubitato che i confronti accesi siano anzi benvenuti, dato che spesso si rivelano più stimolanti per chi li affronta e più appaganti per chi eventualmente ne esca vincitore (supponendo che si arrivi a una conclusione).

    Ma anche in dispute del genere, è fondamentale che lo scontro dialettico obbedisca comunque a una semplice regola, se vuole essere di qualche utilità: che resti focalizzato sul suo oggetto iniziale (salvo allargarlo successivamente coinvolgendo altre tematiche, comunque connesse, pregiudiziali o consequenziali a quella originaria), in modo che ogni confutazione alla tesi dell’avversario sia diretta ad rem, cioè a quanto sostiene in relazione all’argomento in causa.
    E fin qui si discute sempre con onestà intellettuale, anche quando si è al bar con gli amici e si picchia il pugno sul tavolo urlando paonazzi che le cose non stanno assolutamente così.

    Gli argomenti ad hominem invece, tra cui l’insulto è il più efficace e diretto, sono giochi di prestigio che mirano a spostare l’oggetto della discussione su un piano estraneo.
    Come hai detto tu, i contenuti vengono così accantonati in favore di un etichettamento a scopo denigratario.
    Questo stimola il confronto? No, a questo hai già risposto.
    Non tanto perchè sul piano logico non ci può mai essere una relazione diretta tra la validità di una tesi e le qualità personali di chi la sostiene, quanto per l’evidenza che ormai si sta parlando di altro.
    E questo ‘altro’ non ci serve. Nè ci interessa.

  16. Lara Manni Says:

    Null, molti applausi. 🙂
    Poi, volendo, ci potremmo chiedere il motivo per cui, in rete, tendono a spostarsi ad hominem.

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