Difficile scrivere facile

Dunque, tempo poco perchè sono entrata in una piega complicata del romanzo, e vorrei sciogliere il nodo prima di sciogliermi io per il caldo. Però, colgo una delle osservazioni fatte da Francesco Falconi e fatta anche in privato da un amico e collega. Questa:

questo luogo (virtuale e reale) deve essere popolare. Ok, dobbiamo dare dignità al fantastico, convincere che non siamo un branco di orchi tolkeniani che non sanno accordare soggetto, verbo e complemento oggetto. Ma non dobbiamo rischiare che questo luogo  sublimi in un Olimpo irraggiungibile dalle masse. Spesso e volentieri (anche qui su questo blog) le persone leggono ma non commentano, per timore di dire cavolate o essere criticate. Diciamole ste cazzate, il mondo ne è pieno.

La risposta è sì. Una scrittura di qualità, a mio parere, non è una scrittura elitaria. Ma la qualità (nelle riflessioni e nella narrativa) è indispensabile.  E’ una certa parte della critica che sostiene, semmai, che è importante identificare la qualità con l’élite.  E la cosa non mi è mai piaciuta.

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15 Risposte to “Difficile scrivere facile”

  1. Valberici Says:

    Se il luogo è destinato ad una discussione e riflessione sulla letteratura, allora non deve essere popolare. Le masse portano solo confusione e rumore di fondo.
    Se invece si cerca di diffondere il fantastico e darne una diversa immagine, allora il discorso cambia. 🙂

  2. Lara Manni Says:

    Intendiamoci sul concetto di popolare 🙂
    Si può riflettere e discutere sulla letteratura arrivando a tutti i lettori. Italo Calvino lo ha fatto in modo straordinario, per fare un solo nome. Per farne un secondo, il King di Danse Macabre. 🙂

  3. Valberici Says:

    Si, ma per “fare come” Calvino o King non occorre internet 😉

  4. Fabrizio Valenza Says:

    @Valberici: ma secondo te, dunque, c’è un modo che concerne peculiarmente a internet? In effetti il mezzo incide anche sul metodo. Hai qualche idea?

  5. Lara Manni Says:

    Val: e perchè mai, scusa?

  6. G.L. Says:

    Lara: perchè bisogna avere quei libri lì. Secondo me ‘sta roba viene figa. Mi hanno scritto in molti in privato che si offrono di collaborare. Dobbiamo fare il test d’ingresso. Tu fai il poliziotto buono, io quello cattivo. Ci stai?

  7. Francesco Falconi Says:

    Val, il discorso del “popoular” era riferito proprio alla questione che Lara ha riportato.
    Se si crea un circolo in cui il lettore medio entra, legge, non capisce una mazza e scappa, cosa abbiamo ottenuto?
    Un tubo. Resta una cosa per gli addetti ai lavori. Vogliamo questo? O vogliamo far capire al “popolo” più o meno ignorante che esiste una dignità del fantastico?
    Perché prima si distruggono i pregiudizi del popolo, poi quelli dei critici. Il viceversa non funziona, a mio avviso.

  8. Valberici Says:

    Fabrizio: mi piacerebbe avere un luogo in cui discutere a voce, qualcosa di diverso dai tantissimi blog e siti. Sarebbe anche un modo per scremare i tanti commentatori alfa e troll, che in una discussione in tempo reale mostrano sempre i propri limiti. 🙂

    Lara: lapalissiano, Calvino non ha “conosciuto” internet, si è “limitato” a scrivere. ma con questo non dico che internet sia dannoso, solo che non è utile ad “elevare” il livello della discussione. 😉

    Francesco: esatto, bisogna interderci su cosa si vuole fare. In ogni caso non sottovalutiamo l’importanza dell’ “elite”, se i grandi scrittori si fossero confrontati col lettore medio non so se sarebbe stato un bene.
    Non credo che nel tuo lavoro di ingegnere chiedi consigli tecnici al primo che passa, certo è però che poi il prodotto lo si testa e lo si commercializza, ma son cose che non possono essere totalmente interdipendenti. 🙂

  9. Francesco Falconi Says:

    Dipende. I più grandi flop commerciali sono stati quelli creati dall’elite di ingegneria. Ecco perché aziende come Apple o Nokia testano la user experience sugli utenti per capire le reazioni 🙂

    A parte questo discorso ai limiti dell’OT, tutto dipende dalla finalità del progetto e cosa *realmente* intendiamo per sdoganare/sghettizzare. Ci interessa veramente essere considerati prima dall’elite dei critici che dai lettori?
    A me interessa molto più il secondo punto, ho tanti amici e colleghi di lavoro convinti ancora dell’equazione: fantastico=fatine+orchetti, con un orticello di unicorni.
    Questo è il problema, non i critici. Almeno per me.

  10. Fabrizio Valenza Says:

    Sì, indubbiamente un luogo reale screma già di per sé le intenzioni e le capacità di discussione. A maggior motivo la domanda rimane: quale potrebbe essere, allora, la peculiarità di internet nel confronto?
    Se si vuole creare un luogo virtuale di approfondimento, nella sostanza non diventa una (ulteriore) rivista on-line sul fantastico, pur se dedicata in modo più specifico all’approfondimento di tipo culturale di quanto facciano altre che pubblicano anche news?

  11. Vocedelsilenzio Says:

    Io credo che sia un ‘male’ appoggiarsi troppo all’elite. Cioè, io credo di far parte della massa, però mi piacerebbe molto poter leggere/sentire/partecipare a discussioni che possano ‘elevarmi’. Io credo che sia importante ‘scremare’, nel senso di togliere di mezzo chi è lì solo per intralciare, però credo che il poter arrivare alla massa possa essere un bene per le massa stessa… non so se mi sono spiegato.

  12. Valberici Says:

    Francesco: esatto, occorre una sinergia tra ingegneri e utenti, ma non succederà mai che un microprocessore sia progettato usando le indicazione delle “casalinghe di Voghera”.
    Poi mai e poi mai vorrei essere preso in considerazione dall’ elite dei critici, se così fosse non avrei creato nulla di alternativo ma al massimo una brutta copia dell’ esistente.
    Dunque, ricapitolando, frega nulla dell’ elite dei critici, ma occorre comunque un luogo dove la discussione avvenga “tra pochi”, anche solo per stabilire una strategia atta a convincere i colleghi di lavoro.

    Fabrizio: si, per questo occorre meditare ben bene sul mezzo e su come interagire. Poi, per carità, si può comunque postare una serie di articoli e recensioni, puntando su una maggiore qualità.

    Voce: un intento didattico ci starebbe tutto…ma prima di insegnare occorre un programma d’insegnamento. 😉

  13. Paolo E. Says:

    Da lettore medio, devo dire che il progetto intriga. Secondo me è quanto mai indispensabile considerare i lettori come un referente principalissimo: una discussione che parla solo a se stessa finirebbe per avvitarsi all’infinito.
    Allo stesso tempo però, il livello rischierebbe di scendere troppo in basso se nello sforzo di essere il “più” popolare possibile, il luogo rinunciasse a chiedere almeno un minimo sforzo di riflessione e ragionamento da parte di chi partecipa.
    Questo sforzo di riflessione richiesto potrebbe essere l’inizio di quell’intento didattico di cui si parlava sopra.

  14. Francesco Falconi Says:

    Oppure Paolo, un luogo multilivello. Come i capolavori della letteratura. Utopia per utopia.

  15. Lara Manni Says:

    Più che didattica, consapevolezza. Tanto per cambiare, rilancio col post di oggi.

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