Hai scritto un manoscritto?

A commento. Mi scrive un amico quanto segue.

“Oggi ricevo una mail di un editore medio  che mi fa i complimenti, evidenziando quelli che secondo lui sono i punti di forza del mio romanzo (ben scritto, la trama ottimamente congegnata, i personaggi sono ben caratterizzati).  Ovviamente non mancano le osservazioni critiche (il romanzo andrebbe semplificato e snellito un po’, perché a tratti potrebbe risultare pesante per il lettore medio).

Poi, però, mi dice che vorrebbe pubblicarlo e, se questo primo romanzo dovesse andare bene, eventualmente anche l’eventuale seguito, ma il difficile momento del mercato editoriale, che penalizza soprattutto gli autori di genere ancora sconosciuti al grande pubblico, lo costringe a chiedermi un minimo aiuto sotto forma di acquisto di sole 50 copie…”

L’amico ha detto no grazie. L’editore è Montag. Saluti e baci.

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96 Risposte to “Hai scritto un manoscritto?”

  1. Eleas Says:

    un altro sciacallo…

  2. Lara Manni Says:

    Eleas, sul forum di Writer’s Dream c’è un thread sulla Montag
    http://writersdream.org/forum/viewtopic.php?f=16&t=210
    In realtà, fra quelli a doppio binario sembra essere fra i più seri. Resta però il fatto che l’editoria a pagamento, a mio umile parere, provoca drammatiche false aspettative. Soprattutto nel mondo del fantastico. Basta aprire un thread su aNobii ed ecco la promozione di decine di autori che hanno pubblicato in doppio binario. Il problema è che la discussione sul fantastico in rete viene monopolizzata proprio su questi nomi. Con il solito effetto ghetto.
    Bene ha fatto l’amico a rifiutare.

  3. Lara Manni Says:

    C’è però una scorrettezza nelle risposte dell’editore, che evidenzio:
    “quello che sfugge ai più è che oggi anche diversi esordienti che approdano alle major pagano, seppure per via indiretta. si tende infatti a richiedere un prodotto completo, pronto alla paubblicazione, alle agenzie letterarie.
    e anche questo è un aspetto su cui riflettere.”

    Un agente non chiede soldi. Un agente prende una percentuale su anticipo e royalties.

  4. Spud Says:

    Montag? http://fantasy.gamberi.org/2010/01/06/importanza-di-essere-simpatici/
    molto seri, si.

  5. Gabriella Mariani Says:

    Io mi ero appassionata al dibattito sull’uscita dal ghetto del fantastico portato avanti di questo blog ma ora per correttezza nei vostri confronti ne dovrei uscire per tornarmene nel ghetto degli autori pubblicati da Montag. Per la precisione sappiate che di agenti (anche dai nomi importanti) che chiedono soldi agli esordienti e hanno un bel tariffario on line ce ne sono molti.
    La signora Manni ha evidentemente trovato un buon agente ma ci sono in rete testimonianze eclatanti di richieste di contributo da parte di agenzie a vario titolo (editing, valutazione dell’opera, presentazione a case editrici) e a fondo perso.
    Montag non è un editore sciacallo, è una casa editrice che ha parecchie opere interessanti in catalogo, che da anni pubblica fantastico “adulto”. La scelta del “doppio binario” nella richiesta di contributo agli autori è discutibile, ma lo è anche il doppio binario delle grandi case, allora: pubblicare opere commerciali, di dubbio valore letterario, accanto a opere degne di lettura. E’ anche il fantastico commerciale, di gusto infimo, a confinare tutto il genere in un ghetto.

  6. Lara Manni Says:

    Calma e gesso. Io non ho usato la parola sciacallo. Anzi, mi pare di aver precisato che rispetto ad altri Montag è stato giudicato seriamente. Contesto la generalzzazione sugli agenti perchè un agente professionale non chiede compensi per l’editing: il che non significa che tutti gli agenti siano professionali, naturalmente.
    Questo non ti dà, gabriella, nessun motivo per prendere le distanze da me. Semplicemente, a me non sembra giusto chiedere soldi per pubblicare: chiunque lo faccia. E il giudizio non è sui testi, evidentemente, ma sulla prassi.
    Uscire dal ghetto, per me, è anche rifiutare queste pratiche. Anche.

  7. Lara Manni Says:

    Dopodiche, che succede? Finisco pure io nella black list di chi ha osato dire che, be’, ecco, non gradisco la pratica di chiedere soldi? E’ accaduto, da quanto leggo nel link di Spud. Improvvisamente Gabriella mi dà del lei perchè oso dire che non è corretto chiedere soldi? Sono allibita, e non scherzo.

  8. Gabriella Mariani Says:

    Lara, torno a darti del tu, se vuoi. Io sono amareggiata dal sentirmi considerare parte del ghetto perché sono pubblicata da un editore a doppio binario.
    Di sentirmi assimilata a un fantomatico gruppo egemone che causa la degenerazione del fantastico. Non finisci in nessuna black list Lara. Piuttosto sono io che rischierei di finirvi, o no?

  9. Lara Manni Says:

    Scusa Gabriella, ma chi caspita ha parlato dei tuoi libri? Io sto parlando di una pratica che a mio parere è condannabile, per molti motivi: incluso quello, sì, del monopolio dei discorsi in rete. Non ho fatto discorsi sui testi nè sui singoli autori, bensì sugli editori. Ho precisato, anche su aNobii, che un testo è valido a prescindere dal supporto.
    Detto questo, l’editoria a pagamento, per me, fa male al fantastico (così come alla poesia, se vogliamo) per il semplice motivo che non filtra.
    E, per favore, basta col discorso che anche gli editori non a pagamento sono brutti e cattivi: certo che le cose non sono perfette nel mondo dei free, anzi. Anzi. Ma questo, PER ME, non legittima chiedere soldi agli autori.

  10. Gabriella Mariani Says:

    La Montag fa cernita, fa editing (anche se perde un po’ di colpi nella correzione di bozze).
    Accostarla a realtà come il Filo-Albatros, del cui spot si fa la parodia nel filmato linkato, che pubblicano centinaia di titoli all’anno, non fanno alcuna cernita nei testi e chiedono contributi esosi non è corretto.
    Anche perché ciò va a discapito di validissimi autori come Laura Schirru, Lorenza Pellegrini, Stefano Bianchi e i Pelagio d’Afro, tra l’altro capitati sul binario “giusto” della casa editrice.

    Voci discrete, che non puntano a dominare dibattiti su anobii e/o altrove. Forse tu hai in mente libri ed autori legati ad altre case editrici.

  11. Lara Manni Says:

    Non sarà corretto, ma il contributo viene chiesto, Gabriella. Questo è incontestabile, mi pare. E gli autori devono essere pagati, non pagare.
    Comunque mi sto convincendo, ora dopo ora, che il famoso sito resta davvero un’utopia. Io non sono nessuno. Perchè dovrei mettermi contro l’universo mondo e subire ricadute anche pesanti sulla mia vita e sul mio lavoro, dal momento che così funziona il mondo?
    Come non detto. Abbiamo scherzato. Ognuno per sè.

  12. Gabriella Mariani Says:

    Ho letto gli interventi su Anobii che probabilmente hanno scatenato la tua amarezza. Obiettivamente ho visto della gran pubblicità a favore di alcuni autori e alcuni editori.
    Capisco che forse tu temi che anche in un sito che voglia l’uscita dal ghetto del fantastico si determini una simile situazione. Se questo è il discorso che vuoi portare avanti è legittimo escludere le case editrici giudicate unfair. Se potessi partecipare a un tale progetto non farei neppure menzione delle realtà ostracizzate.
    Basta che l’aver pubblicato con una casa editrice piuttosto che con l’altra non diventi un criterio d’esclusione dal dibattito.

  13. Ayame Says:

    Lara, quando fai questi post sento un grande affetto per te 😀
    Gabriella, Montag ha iniziato a chiedere contributi a tutti gli esordienti; solo chi ha già pubblicato può vedere un contratto gratuito. E stai parlando con una fan di Laura Schirru…
    Lara, tornando a te: no che quel sito non rimarrà un’utopia. Non deve, che diamine!

  14. Fabrizio Valenza Says:

    Lara, forse quel sito, per come lo intendi tu (e lo stiamo ancora definendo) può essere un’utopia, ma è l’utopia che può spingerci a fare qualcosa.
    Ipotizziamo che nel sito si voglia parlare del libro di Gabriella. Lo si potrebbe fare? E’ vero, l’editore è divenuto a pagamento (da quel che leggo), ma se il libro fosse di qualità (non lo so, devo ancora leggerlo), credo non ci sarebbero problemi a parlarne bene. Sto facendo delle giuste considerazioni, o le trovate sbagliate? Forse qui sta il modo per mettere assieme l’affermazione che gli editori a pagamento non vanno celebrati, ma che non bisogna discriminare i libri, magari buoni, pubblicati da loro.

  15. Melmoth Says:

    Lara scusami, parlavi di creare un sito che parlava di fantastico: che cosa significa non sei nessuno? Sei una giovane autrice che lotta per vedere in libreria le cose che ama. Mi sembra gia abbastanza. Chi altri dovresti essere? Per favore non ti amareggiare e non ti scoraggiare cosi presto.

    Melmoth

  16. Lara Manni Says:

    Dunque. Naturalmente è prematuro parlare di qualsiasi cosa. La questione è spinosa. Ci sono siti e blog che non recensiscono libri pubblicati a pagamento: ed è un paletto che certo penalizza gli autori ma costituisce un modo di non colludere con gli editori. Di contro, forum e social network sono spesso invasi dagli editori medesimi, come dicevo. Non se ne esce. La prima cosa che mi viene in mente è che bisognerebbe ripensare i meccanismi stessi della discussione sui libri. Dico davvero. Per questo ho citato Nazione Indiana: in quel blog non si fanno recensioni o se ne fanno pochissime. Ci sono anticipazioni, testi inediti, video, riflessioni sulla letteratura o sull’attualità. Quello su cui sto ragionando – ammesso che il progetto si realizzi – è proprio la difficoltà del recensire. Ci penso.

  17. debby Says:

    ciao lara…
    posso chiederti tu come hai fatto?
    sinceramente la cosa la trovo invitante…io ed una mia collega di disegno..vorremmo provare,magari con storie illustrate…che mi consigli?
    lo so che si paga…però,noi avremo intenzione di metterlo in vendita presso la feltrinelli…
    devo ringraziare chi ci lavora ( amici) che mi hanno consigliato di provare…
    tu che mi dici?
    ne vale la pena? secondo te ho le carte in regola x provare?
    ciao debby

  18. Lara Manni Says:

    Proprio perchè hai le carte in regola fuggi come la peste dagli editori a pagamento. Pensa prima alla storia, realizzala e proponila a un editore che fa graphic novel. Ce ne sono moltissimi: Beccogiallo, Tunuè, Coconino Press. Fanno buone storie. Scappa da chi ti chiede soldi, a costo di aspettare un anno, due o tre. Non regalare il tuo talento agli sfruttatori. Ok?

  19. debby Says:

    ok..grazie!..farò tesoro..
    SEI UN TESORO!!^__^
    kiss debby

  20. Gabriella Mariani Says:

    Se devo dirla tutta, e rispondo anche ad Ayame, non me la sentirei di consigliare a un esordiente di inviare un manoscritto a Montag, nella situazione contingente. E spero in un cambiamento delle politiche della casa editrice.
    Per quanto riguarda la qualità delle pubblicazioni Montag però si dovrebbe fare un altro discorso. Come lo si dovrebbe fare riguardo alla qualità del fantastico pubblicato da editori “con contributo” negli scorsi anni.

    Quando io ho spedito il mio romanzo agli editori, quasi due anni orsono, avevo fatto una cernita già in principio, eliminando tutte le realtà a pagamento (conservando solo Montag, della quale mi aveva convinto non tanto la politica quanto il catalogo). Avevo però notato che tra le free soltanto Asengard cercava in quel momento autori fantastici. Altre realtà avevano la porta “chiusa”, altre selezionavano solo tramite agenzia (e le agenzie da me esaminate tramite internet chiedevano soldi).
    Ho spedito due mail con allegato, quindi. Asengard (che aveva aperto una microfinestra per le selezioni) e Montag.
    Asengard mi ha risposto con molto ritardo, quando già avevo pubblicato con Montag. E mi affiderò alla stessa casa editrice per la pubblicazione gratuita della seconda parte del mio romanzo.

    Penso che altri autori si siano trovati nella stessa situazione, negli scorsi due anni. E che soprattutto il fantasy “maturo” abbia trovato ospitalità nell’editoria doppio binario…

    Nell’ultimo anno altre case editrici free si sono aperte al fantastico ovvero sono nate ex novo (mi vengono in mente Casini, Reverdito, La Corte, Leone, Alacran, Transeuropa…). Realtà che al momento della mia pubblicazione non esistevano o non erano ancora affermate.

    In un discorso anti EAP, soprattutto nell’ambito del fantastico, bisognerebbe procedere con i piedi di piombo, e esaminare la qualità delle singole opere, più che la politica della casa editrice, prima di lasciare nel ghetto un autore o un editore.
    Tutto dipende anche dal modo in cui il sito verrebbe impostato. In una fanzine di segnalazioni e recensioni si può (e si deve) scegliere per la tolleranza o l’intolleranza nei confronti di un editore.
    Se il discorso fosse trasversale (sulle tendenze del fantastico in Italia, sulle sue ascendenze, sui suoi possibili sviluppi, sull’analisi della realtà attraverso fantasy fantascienza e horror) la cosa potrebbe funzionare in modo diverso. Come, però?

  21. G.L. Says:

    Bruciare le stoppie.

  22. Lara Manni Says:

    E’ molto prematuro dirlo: ma io non ho mai pensato, in nessun momento, a una fanzine di segnalazioni e recensioni. Quelle ci sono già.

  23. Andrea Says:

    La critica agli EAP è prima di tutto una critica a un’impostazione imprenditoriale a mio avviso scorretta. L’imprenditore che non si accolla in prima persona il rischio di impresa ma lo fa ricadere sui suoi collaboratori (in questo caso gli scrittori) è solo una delle tante anomalia generate dal nostro “glorioso” sistema economico (leggi Liberismo). Sì, lo so, avete letto tante volte queste considerazioni fatte anche da persone molto più importanti di me, ma è sempre bene ripeterle. Gli autori che collaborano a questo genere di imprese sono vittime due volte: in prima battuta dell’editore e in seconda battuta dei lettori e dei colleghi che faticano ad accettare l’idea che una pubblicazione fatta con questo metodi sia di qualità. Giusta o sbagliata la realtà è questa. Molti lamentano il fatto che gli EAP saltano i passaggi intermedi tra il manoscritto e la pubblicazione (editing, revisione delle bozze, ecc…). In molti casi è così, in altri no: ci sono dei distinguo da fare. Comunque l’anomalia iniziale rimane ed è pesante e molto ingombrante: negarla è del tutto inutile. Questo discorso però non riguarda la Letteratura, semmai l’economia. Cerchiamo per un momento di mettere da parte le qualifiche professionali e le questioni economiche (su cui comunque è giusto confrontarsi), dietro ogni scrittore (così come dietro ogni lettore) c’è (o perlomeno potrebbe esserci) una persona interessante con cui potrebbe essere bello confrontarsi sui contenuti del suo lavoro, sulle sue idee, sulle sue passioni, ecc… Facciamo come faceva Diogene di Sinope, torniamo a cercare l’uomo perché da qualche parte dovrà pure essere finito! Forse il famigerato sito di cui si diceva potrebbe servire anche a questo, no? Per le recensioni e le segnalazioni, come dice giustamente Lara, ci sono già ottime alternative: perché reinventare la ruota?

  24. G.L. Says:

    Andrea: si usa la parola “scrittore” con troppa indulgenza.

  25. Andrea Says:

    @G.L.: Hai ragione, ma quando serve bisogna anche saper essere indulgenti. Non è un peccato, ogni tanto, concedere una carezza a chi non ne può fare a meno. Ho notato che aiuta il dialogo e facilità il ragionamento. Poi, se non se ne può fare a meno per riportare le cose al loro giusto posto, si procede con serenità a tagliare di netto. Perlomeno così la vedo io… Mi sbaglio?

  26. G.L. Says:

    Sì. Perchè questi non vogliono carezze, vogliono riconoscimenti, ovvero: un’identità. Ovvero: identità da sbandierare come clave. Con la scusa dell’indulgenza si arriva dritti dritti al porcile. Ricordi il Vangelo? No, non le perle. L’indemoniato. Vattelo a rileggere.

  27. Gabriella Mariani Says:

    Ma noo… ha ragione G.L. Nessuna pietà!
    Passiamoci tutti a fil di spada, così si va al banchetto di Odino e si parla d’altro (cit).

    Oppure commissioniamo la purga a qualche specialista in Massacri Fantasy.

  28. Andrea Says:

    Ma siamo proprio sicuri di non esserci già tutti quanti nel porcile G.L.? 😉 Il processo che descrivi – la ricerca di un’identità da affermare – è affascinante (almeno per me) perché è tremendamente umano, sembra quasi di assistere a una seconda nascita col suo carico di dolore e sangue: il proprio e quello degli altri (da cavare a colpi di clava…). Tu li vedi, li guardi negli occhi e li vedi (sai cosa intendo, vero?), perché sei un artista e sai che c’è un legame di sangue (tu stesso l’hai notato) che ci unisce e non possiamo ignorarlo o rifiutarlo a priori. C’è il libro, un oggetto che non è solo un oggetto e che ci ossessiona tutti quanti. Curioso no? Non dirmi che non ti interessa… Per quanto riguarda il Vangelo: per questa volta passo, ma prometto di rileggerlo presto. Non ti offendere 🙂

  29. demonio pellegrino Says:

    Da lettore, personalmente sono restio a leggere romanzi pubblicati da editori a pagamento, ma per il semplice motivo che i pochissimi che ho letto mi sono sembrati davvero scarsi. E’ anche vero che anche molti libri a pagamento (anche di grandi editori, tipo i pochi (due) libri della Troisi che ho letto, pubblicati da Mondadori) mi sono sembrati scarsissimi, sia come storia sia come lingua. Per cui se e’ vero che l’essere pubblicati da un editore non a pagamento non e’ garanzia di qualita’, cio’ non toglie che – almeno in teoria – comprando un libro di un editore non a pago si hanno piu’ chance d’incappare in un libro decente. Per cui – da lettore, lo ripeto – preferisco evitare i libri a pagamento.

    Detto questo, non farei dellEAP una questione politica (liberismo si’, liberismo no): non si tratta di un modello economico, si tratta di delinquenti (in alcuni casi) che sfruttano persone. Punto. Senza dover sempre andare a cercare sovrastrutture di stampo marxiano.

    Per finire, le iniziative che nascono da eventuali legami di sangue con fattori deterministici sono sempre stati abomini storici. Anche li’ lascerei stare. Pero’ liberi tutti.

    E personalmente continuo a trovare molto sgradevole gridare “nessuna pieta’, alla forca”, e altre amenita’. So che probabilmente fa sentire figo chi lo scrive, lo fa sembrare molto avanguardia, ma se il progetto che avete in testa e’ di attirare lettori, be’, ve lo dico con molta franchezza: secondo me ne allontanate parecchi (e non necessariamente quelli incapaci).

  30. Andrea Says:

    Ok, scusate ragazzi, mi sono lasciato prendere un po’ la mano 😉 Ha ragione demonio, non allarghiamo la questione degli EAP alla critica politica (per inciso, comunque, le sovrastrutture a cui mi riferisco io non sono marxiane ma keynesiane) e – se fa impressione – non tiriamo in ballo il sangue. Parliamone, basta così, no? 🙂

  31. demonio pellegrino Says:

    Andrea, ma mica mi fa impressione il sangue?! E’ che la storia ci ha dimostrato che ogni volta che un giacobino sbraita per tagliare la gola a qualcuno in nome di una presunta purezza, poi finisce che arriva uno piu’ puro di lui e taglia la gola anche a lui…

    Pero’ parliamo. Anche se io sono un monetarista de fero.

  32. Andrea Says:

    Vedi demonio, solo la letteratura fantastica poteva convincere un keynesiano e un monetarista a parlare tra di loro senza usare nemmeno una parolaccia 😉 Il sangue di cui parlavo era finto, diciamo pomodoro, non aveva nulla a che fare con quello versato dai gacobini (!?). L’ho usato maldestramente (insomma, faccio quel che posso!) per simboleggiare quel rapporto di dipendenza che mi faceva notare G.L. (sai, la storia della ricerca di riconoscimenti, di identità da usare come clava… be’, lui la spiegava meglio di come potrei fare io). Ma forse a questo punto siamo veramente andati OT, se passa Lara ci costringe a ripulire il casino che abbiamo fatto a casa sua!

  33. Lara Manni Says:

    Infatti. Prendete scopa e cestino.

  34. Fabrizio Valenza Says:

    Non so, rimango molto perplesso dai toni. Qui continuo a leggere “esclusione” e “club”, anche se si parla di “approfondimento” e “diffusione”. Se è solo una mia impressione chiedo scusa. Se invece è così, tolgo il disturbo, perché la proposta non fa per me.

  35. Lara Manni Says:

    Ma no! Scusate, ma che caspita succede? Manco un pomeriggio e trovo un ribaltamento delle cose?
    Stiamo discutendo di qualcosa che ancora non ha forma, che non è un club e non è un’élite, e già cominciano i guai?
    Allora, facciamo così. Bocce ferme.
    Si riparlerà del progetto quando farà meno caldo, gli animi saranno meno accesi e le idee più chiare. Se non avessi voluto condividere l’idea non avrei postato, evidentemente.
    L’unica certezza che ho, ed è personale, è che non mi interessano news e recensioni, per il motivo già esposto che ci sono già siti che si occupano di questo.
    Caaalmiiiii!!!

  36. Giobix Says:

    uhm..un sito di articoli e riflessioni senza recensioni e segnalazioni? Stento a immaginarlo.

  37. Fabrizio Valenza Says:

    Ok, e questo, Lara, mi trova perfettamente d’accordo.
    @Giobix: immagino che gli articoli e le riflessioni parleranno comunque dei romanzi. I quali, perciò, verranno avvicinati – eventualmente – non attraverso recensioni e segnalazioni – ma attraverso le altre possibili strade.

  38. G.L. Says:

    Visto che Lara è timida e fin troppo amabile, la dico io (tanto, stronzo per stronzo). Se andate cercando VISIBILITA’, PROMOZIONE e piccinerie del genere: sparite. Il momento di giocare con le Barbie (dalle orecchie a punta) è finito. Spero di essere stato abbastanza chiaro.

  39. Fabrizio Valenza Says:

    Ah, stiamo parlando del poliziotto buono e di quello cattivo?

  40. Lara Manni Says:

    Basta. Scusate, non andiamo da nessuna parte in questo modo. Progetto annullato a tempo indeterminato. E che valgano da esempio le parole scritte da Wu Ming 4 più sopra.

  41. Paolo E. Says:

    Valenza: perchè cos’era un interrogatorio? Con persone sempre alla ricerca dello scontro non vale neppure la pena di parlare.

    Lara: è perfettamente comprensibile che questa strangolamnte situazione porti allo sconforto. Ma se la condizione del fantastico in Italia fosse stata semplice, non si sarebbe sentito cosi tanto il bisogno di una iniziativa come la tua.

    Di polemisti inutili, critici sessualmente repressi, adolescenti segaioli in cerca di autoaffermazione, imbrattapagine che si credono il nuovo Balzac, editori che in realtà sono sfruttatori senza scrupoli, il mondo sarà sempre pieno. Ma la risposta non può essere accantonare tutto, anzi l’esatto contrario. Stiamo pensando a un posto dove si parli di scrittura e di lettura senza alcun riferimento al mercato o altro, nonchè a uno stivale che distribuisca pedate agli autopromozionanti o ai cosiddetti APS di echiana memoria.
    Per favore non molliamo all’inizio.

    P.S. Non ho mai scritto un libro. Non ho intenzione di farlo (non penso di esser all’altezza e non penso di avere qualcosa di interessante da dire). Ma penso di potermi definire un lettore e non un acquirente, e vorrei essere aiutato a crescere nella lettura, ed allo stesso tempo essere protetto dai tirapacchi di turno. Penso che questo progetto possa aiutare me e le decine di migliaia di lettori nella mia situazione, e per quel poco che posso fare (le cazzate erano ammesse, mi sembra di aver letto, noh?) non mi tirerò indietro.

  42. demonio pellegrino Says:

    Sottoscrivo ogni singola parola di Paolo E.

  43. Fabrizio Valenza Says:

    @Paolo: attenzione, prova a rileggere. Io non cerco alcuno scontro. La mia era una battuta (forse l’ironia s’è persa tra casa mia e il tuo computer, nell’etere; colpa mia perché dovevo capirlo prima) riferita a GL, che parlava in un altro commento di un altro post di poliziotto buono e di poliziotto cattivo.
    Se c’è uno aperto al confronto e che vuole evitare lo scontro, nemmeno a dirlo: sono io.

  44. demonio pellegrino Says:

    Fabrizio, per quello che puo’ valere, a me risulta molto chiaro chi sia quello che cerca lo scontro, ovunque, in ogni discussione nella quale ho letto i suoi commenti. E non sei tu.

  45. Fabrizio Valenza Says:

    Aiuto… Se ho capito male, chiedo scusa. La vecchiaia avanza, e il caldo non molla!
    Grazie Demonio (pellegrino).

  46. Lara Manni Says:

    Non mollo ma metto in stand by. Paolo e Demonio, è a lettori come voi che penso debba rivolgersi la “cosa”, oltre che a chi scrive. Però, affinchè non risulti un’accozzaglia, bisogna rifletterci bene.

  47. Ayame Says:

    Certo, bisogna rifletterci non bene, benissimo. E farlo, per una volta, senza scannarsi.
    Si può?

  48. AnonimoSuperInteressatoallaQuestione Says:

    Lara, per colpa tua (o meglio del filmato) mi sono fatto la pipì addosso. Ho riso davvero tanto.
    Mi devi un paio di mutande pulite.
    “Invia-mele!”

  49. Lara Manni Says:

    Ayame, si può e si deve, secondo me. Ma lasciamo che l’estate passi.

  50. Giuseppe D'Emilio Says:

    Permettetemi una considerazione.

    Un post come questo, pur limitandosi a riportare un fatto, può involontariamente “danneggiare” chi, come, me (sono uno dei componenti del collettivo Pelagio D’Afro) non ha mai pubblicato a sue spese e percepisce da Montag regolari royalties, anche perché la riflessione su questa casa editrice è collegata al (bel) video che ironizza giustamente su… tipografie come Il Filo-Albatros.

    La faccenda personalmente mi interessa poco, visto che scrivo per hobby e non ambisco a diventare scrittore professionista anche per il semplice fatto che non sono un ragazzino e che per fortuna faccio un altro lavoro, però in effetti un autore giovane (come mi pare sia la citata Laura Schirru, ad esempio) in assenza delle precisazioni di Ayame e di Gabriella Marani e della stessa Lara Manni, avrebbe corso il rischio di essere “bollata” come scrittrice che ha pagato per pubblicare con una casa editrice assimilabile a Il Filo.

    Non ho nulla contro chi pubblica a pagamento, è una scelta che si può compiere non solo per vanità, ma anche per ingenuità, inesperienza, casualità eccetera, tuttavia so bene che l’aver pubblicato a proprie spese non rappresenta certo un buon biglietto da visita, e la cosa è confermata dal fatto che tanti, per molti versi a ragion veduta, si rifiutano di occuparsi di libri editi da EAP.

    Ciao!

  51. Lara Manni Says:

    Caro Giuseppe, continuo a ricevere tirate d’orecchie dagli autori di Montag. Che, però, è e resta un editore a doppio binario. E questo è, appunto, un fatto. Io non sto bollando proprio nessuno, e non ho mai criticato un solo autore, qualunque sia la sua scelta.

  52. Giuseppe D'Emilio Says:

    Non ho detto questo, infatti; mi sono limitato ad evidenziare gli equivoci che il post, se non ci fossero stati i commenti, avrebbe involontariamente (lo ribadisco) potuto creare.

    La Montag è una casa editrice a doppio binario, indubbiamente.

    ciao

  53. Lara Manni Says:

    Il che non significa, ribadisco pure io, che non abbia buoni e ottimi autori. In un mondo meraviglioso, sarebbe anche bello che quei buoni e ottimi facessero presente all’editore che, ecco, il doppio binario porterà anche soldi, ma di certo non porta prestigio. A chi edita.

  54. Giuseppe D'Emilio Says:

    Guarda, io conosco benissimo uno dei soci della Montag (partecipo con lui a progetti letterari): per vivere fa tutt’altro lavoro, pur essedno, tra l’altro, uno scrittore abbastanza quotato…
    Anche un altro socio, che conosco più superficialmente, fa un altro lavoro…

    Comunque non mi pare corretto che io faccia il “difensore d’ufficio” della Montag, proprio perché ho rapporti con i soci; quindi, se permetti, concludo qui il discorso su questa casa editrice.

    Quello che però posso dire con certezza (anche se non posso dimostrarlo) è che anche editori apparentemente “free” (per usare le categorie dell’utile sito Writer’s Dream) a volte chiedono contributi e che editori considerati a pagamento hanno pubblicato gratuitamente persone che conosco, peraltro con ottimi contratti. Insomma: la situazione è complessa…

    ciao!

  55. G.L. Says:

    Giuseppe. Permettimi: quando scrivi che ci sono editori free che si fanno pagare o tiri fuori i nomi o non è altro che provocazione.

  56. Giuseppe D'Emilio Says:

    G.L., hai ragione, ma purtroppo non posso produrre prove concrete; ritiro tranquillamente quello che ho detto, anche se, credimi, la mia non voleva essere una provocazione.

  57. G.L. Says:

    Scusa tu se il mio tono ti è sembrato “eccessivo”, ma di storie come queste se ne leggono un sacco e una sporta senza mai UNA prova concreta. C’è persino gente che giura che Mondadori abbia chiesto contributi, che – pensando al fatturato di M. – farebbe quasi ridere non ci fosse chi ci crede. Il problema è che il 90% di chi scrive lo fa solo per potersi definire “scrittore” e del restante 10% in molti, troppi, sono pieni di frustrazione che non sanno trasformare in energia costruttiva.

  58. Giuseppe D'Emilio Says:

    No, G.L., se ti ho detto che hai ragione è perché lo penso: le affermazioni “forti” vanno dimostrate; io “so” che le cose stanno così, ma non ho prove concrete e non posso quindi fare nomi, pertanto la mia affermazione lascia il tempo che trova.

  59. G.L. Says:

    Senza prova non “sai”, fai delle illazioni che non fanno bene a nessuno, Giuseppe.

  60. Lara Manni Says:

    C’è un fatto: ed è che QUALUNQUE editore a pagamento o doppio binario, o anche autore che pubblica con gli stessi, tira fuori questo argomento. Salvo poi, appunto, non dimostrarlo. Altro argomento: i grandi editori non leggono gli inediti. Ed è un falso anche questo.

  61. Giuseppe D'Emilio Says:

    Allora sono costretto a spiegarti perché “so”, e poi vorrei chiuderla qui perché, ribadisco, non ho elementi per procedere nella discussione: in un ambiente in cui molti di quelli che hanno pagato per pubblicare negano di averlo fatto, se uno ti dice spontaneamente di aver pagato per pubblicare con una casa editrice considerata free, tu cosa penseresti? 🙂

  62. Andrea Says:

    Suona piuttosto oscura come spiegazione, non credi Giuseppe? Fai i nomi, altrimenti ti screditi da solo.

  63. Lara Manni Says:

    Penserei che prima di riportarlo pubblicamente dovrei poterlo dimostrare con i fatti, Giuseppe. Altrimenti è gossip, no?

  64. Andrea Says:

    Se una notizia non si può verificare e neppure provare, nel 99% dei casi vuole dire che è falsa. Giuseppe, cosa ci stai raccontando?

  65. Giuseppe D'Emilio Says:

    Ho già ammesso che la mia affermazione lascia il tempo che trova, più di così…
    La spiegzione resta però sufficiente “per me”, e me la tengo.

    Lara, non mi conosci: non sono uno scrittore/scrivente frustrato e narcisista che se viene rifiutato da una grande casa editrice pensa che questa non capisca il suo genio, che sia per forza tutto un magna magna eccetera; se qualcuno per consolarsi del fatto di pubblicare con una casa editrice non prestigiosa spara su quelle “grandi”, è affar suo, non mio, che, ripeto, scrivo per hobby e, peraltro, conosco abbastanza bene l’editoria.

  66. Giuseppe D'Emilio Says:

    Andrea, non puoi dire che il fatto che mi è capitato è falso, puoi solo giustamente dire che non avrei dovuto lanciare il sasso e ritirare la mano, visto che non posso dare seguito alla mia affermazione.

    Mi pare di capire che pensiate che io sia in cattiva fede, e me ne dispiaccio

  67. Lara Manni Says:

    No, non lo penso Giuseppe. Penso però che, fatta salva la dichiarazione che ti ha reso il misterioso autore, non si debba reiterare e diffondere la difesa principe degli editori a pagamento o doppio binario. Così fan tutti. Non è vero, semplicemente. Anche se ci fossero casi come quello che tu hai citato, sarebbe un’eccezione: il 99% di chi pubblica con un free è stato pagato per il suo lavoro e non ha pagato un centesimo.
    Da parte degli editori a pagamento, sarebbe più onesto dire la verità: e cioè, che chi pubblica chiedendo soldi all’autore fattura sul narcisismo altrui. Perchè questo è.

  68. Andrea Says:

    Giuseppe, non dico che quello che scrivi è sicuramente falso, dico che – dato che non lo vuoi o puoi dimostrarlo – molto probabilmente è falso. Se, come scrivi in un commento precedente, le tue intenzioni sono di “evidenziare gli equivoci” del post di Lara non mi pare sensato fare affermazioni estemporanee e non verificabili per poi ritrattarle generando tu stesso degli equivoci. E’ un atteggiamento ambiguo, non trovi? Comunque, come chiedi anche tu, lasciamo cadere l’argomento. Non ti offendere però ma io, finché non vorrai fornire le prove delle tue affermazioni, continuerò a ritenerle false: così mi dice di fare l’esperienza.

  69. Giuseppe D'Emilio Says:

    Non mi offendo, Andrea, le discussioni in Rete per me non sono gare a chi ce l’ha più lungo; provo a concludere: l’aneddoto non è falso (per altro riguarda due persone), ma non ha senso raccontarlo pubblicamente se non lo si prova (l’ho fatto, incartandomi e generando involontariamente equivoci, per rispondere a GL); ha quindi un valore per me e per le persone che mi conoscono, ma può legittimamente non averlo per altri; in ogni caso (e rispondo anche a Lara) NON è assolutamente sufficiente a giustificare l’editoria a pagamento con un comodo “così fan tutti”, all’italiana.

    Ribadisco di considerare anch’io da sempre l’editoria a pagamento vanity press (ho letto il Pendolo di Focault quando è uscito… 🙂 ), pur, come LAra, senza denigrare a priori i loro autori (mi è capitato di leggere romanzi dignitosi pubblicati da EAP).

    Sulla richiesta occasionale e non esosa di contributi sono però più “comprensivo” (le librerie e i distributori possono non pagare o pagare in ritardo, l’editore può essere in crisi, libri di poesia, di storia locale, esordienti che pretendono troppo e che non comprano i libri del loro stesso editore, ci può essere la commissione di un ente pubblico… le situazioni possibili sono tante, questo volevo dire), per quanto in linea di massima resta valido considerare che o un editore “crede” nel libro o non lo pubblica.

    ciao!

  70. Lara Manni Says:

    Guarda, Giuseppe, io non sono comprensiva, invece. Senza l’opera dell’autore il libro non ci sarebbe. E non ci sarebbe neanche l’editore, senza i libri. Sul fatto che chi scrive debba essere retribuito non retrocedo di un sol passo. Mi spieghi, davvero, cosa significa che un esordiente “pretende troppo”? Pretende di essere pagato, magari. Pretende di essere distribuito, magari. Pretende di essere promosso, magari. Ebbene, questo è il lavoro di un editore. Altrimenti ha un altro nome: stampatore. Davvero, non una parola in difesa di chi, pur di difendere il proprio fatturato, crea confusione su questo punto. Non da parte mia. Mai.

  71. G.L. Says:

    Pensa che a D’Andrea GL non è stato dato il titolo di Miss Maglietta Bagnata perchè è pubblicato Mondadori, un complotto insomma. E’ un aneddoto vero che però non ha senso che io racconti in giro perchè non ho le prove per confermarlo. Anzi, le prove ci sono, ma non posso divulgarle, perchè anche se ci sono degli apparati dello stato che funzionano egregiamente, ci sono i Man In Black (che poi sono sempre io, nella vulgata comune che però non ha riscontro se non nei “si dice”) in agguato. E, anche se non ne ho le prove, ma sono sicuro che sia così, posso dirti che la parola “agguato” deriva dall’etrusco e significa “Colui che ha il Guanto”, da cui si deduce, ovviamente, che quando Don Chisciotte sparò a Kennedy (non ho le prove, ma è ovvio che sia così) stava cercando di dare una risposta alla domanda: “Ma se non è vero ciò che è falso, com’è possibile che sia vero ciò che è falso falso falso?” (la risposta c’è, alla faccia di Bob Dylan, che come faceva notare Lara è stato ucciso da un petroliere texano ma poi era tutto un sogno, ma forse, chi lo sa, è meglio fare della narrativa che alimenti frustrazioni & false speranze & tutto il Marcio [che come ben sai era quello di Tre Metri Sopra Il Cielo Di Berlino – Campioni! Campioni! Campioni! Campioni!] che ricordarsi che ciò che si scrive resta e che ciò che si scrive ha SEMPRE un impatto, delle conseguenze e via così).

  72. Giuseppe D'Emilio Says:

    GL, a me non interessa che ciò che ho scritto resti: ho scritto in fretta una cazzata, ho ammesso il mio errore, ho precisato che da quanto dico non è lecito trarre conclusioni generalizzate, che problema c’è? Se Lara ritiene invece che le mie affermazioni possano dare fiato ai complottisti dell’editoria la autorizzo a cancellare i miei commenti.

    Lara, immagino tu sappia meglio di me che molti esordienti pensano che basti pubblicare un libro per venderlo automaticamente in tantissime copie; se un microeditore che non ha grossi mezzi, che sa che le sue capacità di penetrazione in un mercato già saturo sono scarse, ma che crede che il libro dell’esordiente sia valido (non sto quindi parlando di uno stampatore che pubblica tutto pur di spillare soldi, bensì di chi ha un catalogo comunque dignitoso), propone di acquistare un numero esiguo (sottolineato) di copie che gli consenta di ripagarsi, magari in parte, le spese di stampa e di editing, la cosa per me è comprensibile (non dico “bella”, “magnifica”, solo “comprensibile”); l’alternativa più probabile è che quel libro non esca; potrebbe non essere un problema in assoluto, certo, ma per l’esordiente la pubblicazione può rappresentare la possibilità di togliersi una soddisfazione, di fare esperienza, di farsi conoscere, di confrontarsi.

    Poi, certo, sono il primo a chiedermi se è opportuno che circolino in Italia migliaia di libri destinati ad essere diffusi in pochissime copie, comunque non vivo la cosa come una tragedia.

  73. Lara Manni Says:

    L’alternativa è che quel libro non esca con quell’editore. Insisto. Non è vero che non ci siano case editrici piccole, grandi e medie disposte a prendere in considerazione il testo di un esordiente. Questo è l’equivoco, posso assicurartelo. E questo è l’argomento su cui i doppio binario e gli eap puntano per continuare le loro pratiche.
    Provare per credere. Ma davvero.

  74. Giuseppe D'Emilio Says:

    So bene che ci sono editori che pubblicano esordienti (mica sono nato… non esordiente 🙂 ), ma non credo siano sufficienti per i tanti esordienti di qualità almeno dignitosa che si propongono loro; infatti ho scritto “l’alternativa più probabile”.

  75. Andrea Says:

    Giuseppe, mi sfugge il senso della tua risposta al mio ultimo commento. Gentilmente, spiegami cosa vuole dire rispondermi: “le discussioni in Rete per me non sono gare a chi ce l’ha più lungo”? Oppure – se, come me, ritieni sia semplicemente una idiozia – dillo e lasciamo perdere anche questa cosa.

  76. G.L. Says:

    Ripetere tre volte una smentita non è fare una smentita. E’ ribadire.

  77. Andrea Says:

    Hai ragione da vendere, GL. Però, mi raccomando, non dobbiamo pensare che Giuseppe “sia in cattiva fede”: dobbiamo credergli e basta senza chiedere troppe spiegazioni…

  78. Lara Manni Says:

    C’è il web, Giuseppe. Sarebbe cosa molto buona e giusta che un esordiente si cimentasse con la rete invece di finanziare uno stampatore, spesso esoso, a volte decisamente disonesto. No?

  79. AnonimoSuperInteressatoallaQuestione Says:

    Non mi sarei mai aspettato tutto questo ‘putiferio’ per colpa mia…
    Addirittura c’è pure G.L…. Ancora (anche se ne ho sentito parlare tanto) non ho letto i tuoi libri! A quando un’edizione economica per i poveri squattrinati?

  80. Lorenza Says:

    Eccomi! Ringrazio Gabriella Mariani per le parole di apprezzamento e anche chi ha cercato di precisare il discorso del “Doppio binario” di Montag. Come sapete dalle parole di Gabriella io, con Montag, non ho pubblicato a pagamento, inoltre percepisco regolari diritti d’autore e la casa editrice ha effettuato l’editing per il mio libro (passaggio importantissimo e costoso per l’editore). Ero esordiente con loro, avevo però, in precedenza, pubblicato con un altro editore.
    Per chi ne volesse sapere di più, il romanzo si intitola “Eterno ritorno” (prima presentazione 15 dicembre 2009, prossima presentazione 10 agosto 2010 a Corniglio). Per stemperare un po’ i toni, sperando di non fare spam (altrimenti cancellate il mio intervento e mi scuso in anticipo)vi invito a leggermi, anche per avere occasioni di confronto e – sarebbe per me molto gratificante – un vostro parere! Ciao e grazie Lorenza Pellegrini http://www.lorenzapellegrini.it

  81. Lara Manni Says:

    Devo dire che gli autori Montag sono presentissimi. 🙂
    Mi scuso io per la battuta. Però aggiungo: questo blog non è aNobii. Autopresentarsi va bene, per una volta. Ma esiste una cosa che si chiama netiquette. E arrivare con un commento che espone subito sito e data delle presentazioni, per me, non è il massimo dell’educazione.
    E ne aggiungo un’altra: ho letto le tue dichiarazioni in home page sulla grande editoria che sarebbe inaccessibile a chi non ha un’agente. Temo sia vero il contrario: di questi tempi, il grande editore cerca scrittori senza agente, semmai. Per tutta la complicata vicenda di diritti (anche elettronici) di cui si è parlato tanto in queste settimane.

  82. Fos87 Says:

    Senza un agente sei più facile da spennare! Ah, poveri noi esordienti, genii incompresi dal grande e crudele mondo dell’editoria :p
    Scherzi a parte, ho solo una vaga idea di come funzioni la grande editoria, ma ad occhio farsi conoscere sul web pare la cosa più logica: spese minime, lettori più inclini a perdere due minuti per leggerti.

  83. Lara Manni Says:

    Finchè non diventa un boomerang, Fos.

  84. Fos87 Says:

    Si chiama selezione naturale.

  85. Giobix Says:

    comunque, l’editor della Montag non sta facendo per niente una bella figura: http://writersdream.org/forum/viewtopic.php?f=16&t=210&start=135

  86. Fos87 Says:

    Mi pare strano che un esordiente tiri fuori una cifra a caso, se posso essere sincera. Bah, quando ‘sto benedetto Simon tornerà scopriremo l’arcano.

  87. Lara Manni Says:

    A dire il vero, sono un po’ stufa di sentire parlare di Montag. Il mio pensiero è abbastanza chiaro, credo: gli autori devono essere retribuiti oppure pubblicare gratis in rete. Vale per me, naturalmente, e non per chi compie scelte diverse, che rispetto.

  88. Fos87 Says:

    Lara, io concordo con te, ma ognuno fa come vuole: contenti loro, contenti tutti.
    Comunque era l’esordiente ad avere torto, per dovere di cronaca.

  89. Gabriella Mariani Says:

    Come ha fatto notare Fos87 la peggior figura su WD non l’ha fatta l’editor ma l’utente che ha diffamato la casa editrice.
    Io dico la mia ultima parola sulla questione (la mia, gli altri possono ribattere come vogliono). Con il mio editore mi sono trovata bene e pubblicherò con la stessa casa l’anno prossimo, senza sborsare un eurocent.
    Riconosco comunque tutte le ragioni all’amico di Lara che ha rifiutato il contratto, rispetto la sua scelta.
    Penso però che chi riceve una proposta di pubblicazione debba vagliare molteplici aspetti, e a svantaggio di un editore o di un altro potrebbero esserci non solo la richiesta di contributo, ma anche la percentuale di diritti concessa all’autore (alcune case non pagano diritti oppure pagano con copie “omaggio”), la distribuzione, il dinamismo dell’editore nell’organizzare presentazioni.
    Non è detto che chi pubblica con contributo sia uno sprovveduto buggerato dal cattivone di turno, e non è detto che chi esordisce con una casa “free” medio-piccola non rimanga scottato e la pubblicazione per lui non risulti un “affare” in perdita. E non è da escludere che non rimanga deluso chi pubblica con le “grandi”.

    Ognuno porta avanti le campagne che ritiene più utili. A me sembra che, putroppo, quella contro l’editoria a pagamento non faccia neppure un decimo di baffo alle grandi vanity press. Se guardate qual’è la casa editrice che ha pubblicato di più nel primo semestre del 2010 scoprirete che non è la Mondadori, o un’altra “big”, ma proprio la casa di cui ci si prende gioco nel geniale controspot linkato da Lara.

    Chi rischia di rimetterci sono le piccole doppio binario che non possono permettersi di farsi pubblicità sulle reti nazionali e debbono contare solo sulla qualità del catalogo e sull’onestà della politica.

  90. Gabriella Mariani Says:

    Scusate i “non” di troppo in qualche mia frase.

  91. Lara Manni Says:

    Sentite. Io sono davvero senza parole a questo punto. Ok: volete difendere Montag? Difendetelo e fate quel che volete. Ma non più sul mio blog. Fatto salvo l’insopprimibile e sacrosanto diritto di fare ciascuno le scelte che desidera, io posso chiedere di non far diventare il mio spazio personale una bacheca in favore di un editore? E’ legittimo? Grazie.

  92. Scrittori Esordienti » I 10 motivi per non pubblicare a pagamento Says:

    […] Francesco Falconi, che nel suo blog ha scritto numerosi post contro l’editoria a pagamento, Lara Manni, GL D’Andrea e lo stesso editor di Mondadori, Sandrone Dazieri). Per non parlare dei […]

  93. I 10 motivi per non pubblicare a pagamento « YogaNetwork AM1503KHz Bologna Says:

    […] Francesco Falconi, che nel suo blog ha scritto numerosi post contro l’editoria a pagamento, Lara Manni, GL D’Andrea e lo stesso editor di Mondadori, Sandrone Dazieri). Per non parlare dei giornalisti […]

  94. Pecunia non olet « Gumwriters Says:

    […] a pagamento; lo stesso fa la giornalista Loredana Lipperini, seguita dagli scrittori Lara Manni, Francesco Falconi, Raul Montanari. Siti come Booksblog e quotidiani come Affari Italiani sono […]

  95. Pecunia non olet | Il bandolo della matassa Says:

    […] a pagamento; lo stesso fa la giornalista Loredana Lipperini, seguita dagli scrittori Lara Manni, Francesco Falconi, Raul Montanari. Siti come Booksblog e quotidiani come Affari Italiani sono […]

  96. BLOG91 » Editoria a pagamento – Hai scritto un manoscritto? Says:

    […] Abbiamo scoperto questo spot grazie al blog di Lara Manni. […]

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