A volte ritornano davvero

Una delle reazioni dei fan che mi ha sempre colpito (e si vede) è la protesta in caso di morte dei protagonisti.  E’ successo non poche volte: nel caso di Sherlock Holmes citato da Wu Ming 4, ma anche in Dallas (Bobby Ewing viene ucciso dagli sceneggiatori, ma dopo le proteste del pubblico, ritorna perchè la sua morte era stata semplicemente sognata dalla moglie). E’ successo con Superman. E’ successo, e forse è il caso recente che mi ha turbato di più, con Kakashi Hatake in Naruto. Morto eroicamente, Kakashi viene richiamato in vita tramite pentimento di uno dei cattivi e conseguente resurrezione collettiva: motivo reale, l’ira dei fan che hanno convinto il mangaka Masashi Kishimoto a rivedere le sue decisioni.
Considerazione ovvia: tutto questo può avvenire solo con una storia seriale, perchè in nessun modo un lettore può convincere l’autore di un romanzo concluso a modificarne il finale. Salvo riappropriarsi della storia, scrivere una fan fiction e buttare sotto il treno il signor Karenin invece di Anna.
Considerazione meno ovvia: quello che mi ha sempre interessato è il come se ne esce. Che è la chiave di Misery: Paul Sheldon deve resuscitare la sua eroina ma non si abbasserebbe mai a utilizzare l’espediente del sogno come hanno fatto gli autori di Dallas. Questo, durante la sua prigionia, è il tormento che risulta peggiore delle mutilazioni che gli infligge la fan numero uno. Infine, come ricorderete, Paul ricorre a uno dei padri della narrativa fantastica, sia pure mai espressamente citato. Misery, dunque, è stata vittima di morte apparente e sepolta ancora viva: come avviene più volte nei racconti di Edgar Allan Poe.
Non è un caso che il primo scritto (autoprodotto e stampato in 40 copie) del giovanissimo King fosse la trasposizione de Il Pozzo e il pendolo. Trasposizione narrativa dal film, attenzione.
Il che porterebbe a ragionare sulle paternità letterarie. Cosa che andrà fatta, e anche presto.

Tag: , , ,

13 Risposte to “A volte ritornano davvero”

  1. Vale Says:

    Beh, sul’espediente che dire. L’unica cosa che mi ha spaventato davvero, in anni di visioni e letture horror, è stato proprio il topos del risveglio nella bara… senza la potenza muscolare della sposa tarantiniana, ovvio.

    Sulla morte del personaggio, mi ricordo sempre quella di Hercule Poirot. La Christie lo fece fuori quando si stancò, e ne aveva ben donde visto che pure lei era vecchia (e Poirot si prese una rivincita, così narrano le biografie) pochi mesi dopo. Mentre invece Miss Marple l’aveva già fatta morire, ma il tale romanzo sarebbe dovuto uscire postumo, come poi effettivamente è avvenuto.

    Camilleri ha scritto una fine per la serie di Montalbano, anche se secondo le sue dichiarazioni non lo uccide né lo fa sposare con la fidanzata. E anche lui ha messo la clausola di farlo pubblicare postumo, perché teme l’effetto Christiie (o magari sta cosa me la sto inventando ora, io tendo a far confusione con i ricordi nella mia testa)

    (Ah, e comunque io considero Misery uno dei miei primi manuali di scrittura ^_^)

  2. Vale Says:

    Manca un pezzetto: Poirot si prese una sorta di rivincita visto che la Christie morì pochi mesi dopo di lui.

  3. Andrea Says:

    Succede solo coi personaggi meglio riusciti: i lettori (i fan) non possono tollerare la loro morte esattamente come se si trattasse della morte di persone cara. Quindi, nella finzione letteraria, pretendono di riportarli in vita. Penso sia uno dei più grandi riconoscimenti per un autore, no?

  4. Lara Manni Says:

    Riconoscimenti, certo. Con un filo di paura. 🙂
    (non sapevo della Christie)

  5. Andrea Says:

    Una piccola notazione OT su Poe, tempo fa avevo letto un’analisi psicologica della sepoltura prematura. In soldoni: l’esperienza dell’essere sotterrati vivi nella letteratura di Poe sarebbe una chiara manifestazione fantastica del suo desiderio di ritornare nel corpo materno (la terra madre), un desiderio carico di un forte senso di colpa (da bambino non aveva potuto impedire la morte prematura della madre malata. Questa figura di donna gelida, irraggiungibile e consumata da una malattia mortale tornerà in diversi suoi personaggi: Ligeia, Morella…) che trasforma questo simbolico “corpo materno” in un luogo pericoloso e mortifero. Scusate la digressione; parentesi chiusa 🙂

  6. Fabio Says:

    Ma non ho capito se ritieni giusto che l’autore modifichi la sua storia perché criticato o minacciato dai fan… Io non lo farei… Però sarei contento di constatare che a qualcuno piacciono i miei personaggi. Povero Paul 🙂

  7. Lara Manni Says:

    Non lo ritengo nè giusto nè sbagliato: lo considero semplicemente come fatto. Poi, ci sono casi – come Naruto – dove la resurrezione è troppo facile e snatura la storia (un personaggio cattivissimo che “si pente” e usa un talento gigantesco per compiere l’inimmaginabile) e altri dove l’autore riesce a uscirne a meraviglia.
    Andrea, oddio. Che ne direbbe Todorov? 🙂

  8. buonipresagi Says:

    Visto che più su si cita Montalbano, Gianfranco Marrone ha scritto, prendendo proprio la doppia vita (romanzo & tv) di Montalbano come caso esemplare, un saggio parecchio interessante su quanto i personaggi si sviluppino (anche) in modo relativamente autonomo dalle intenzioni degli autori, sia per gli effetti del fandom sia per venire incontro alle esigenze dei diversi media.
    Il libro si chiama “Montalbano – Affermazioni e trasformazioni di un eroe mediatico”, volume 194 della collana VQPT (Verifica Qualitativa Programmi Trasmessi), edita da Rai Eri (semiotica inside).

  9. Aislinn Says:

    Da “fan” ho sofferto moltissimo per la morte di alcuni personaggi, ma non chiederei a un autore di modificare la sua storia per accontentare me. Se lo scrittore ha “visto” la vicenda in un certo modo, è così che deve andare. Né cambierei una mia storia per “pietà”. Se decido di “resuscitare” un personaggio, è perchè io ho pianificato la storia così – o meglio, perchè deve andare così. Certo è lusinghiero che un lettore si affezioni così tanto a un tuo personaggio da piangerne la morte, ma non riuscirei a cambiare le cose per accontentare gli altri. Soffro moltissimo in prima persona, al momento, perché vorrei salvare un personaggio di una storia cui sto lavorando, ma non voglio scadere nel buonismo e nel lieto fine a tutti i costi! Ed è la prima volta che mi capita, scrivendo, di non riuscire ad accettare il “fato” della trama.
    Però la paura delle “Annie” di questo mondo c’è sempre, un po’ come non riesco a non pensare allo Squalo di Spielberg quando nuoto al largo da sola:-) Diciamolo, King ha traumatizzato un po’ tutti, tra clown assassini, pazzi psicopatici e quant’altro!

  10. Lara Manni Says:

    Buonipresagi, grazie. Ovviamente l’argomento mi sta molto a cuore. Per esempio, laddove i fan avrebbero il potere di resuscitare un personaggio e non lo fanno, significa che la storia non ha “varchi”, e che è conclusa coerentemente. Faccio l’esempio di Notre Dame de Paris di Hugo, che ha un proprio fandom (su Efp) e dove nessuno ha pensato, fin qui, di fornire alternative di sopravvivenza a Esmeralda.
    Quindi potrebbe anche essere, in caso di storie non seriali (perchè qui il discorso si fa davvero diverso), che laddove la morte è necessaria, viene accettata dal fandom.

  11. Laurie Says:

    Sto rotolando per la storia di Kishimoto: ho ben presente la reazione delle fan quando era uscito il capitolo xD
    Ma sono d’accordo con Aislinn. Come fan avrò imprecato tante volte per tante morti (o tante scelte nella trama che non mi piacevano affatto) ma non vorrei mai che uno scrittore barra fumettista cambiasse la storia solo per fare piacere ai fan. Lo trovo sbagliato. E non mi vengono le giuste parole per esprimerlo, ma lo trovo profondamente sbagliato e penso smetterei subito di leggere.

  12. Lara Manni Says:

    Kishimoto ha avuto davvero paura, secondo me. Paura fisica, oltre che di crollo di popolarità e di vendite. E c’è chi teme un cambio di rotta di Kubo dopo la morte di Ulquiorra in Bleach.
    Ma, appunto, i seriali sono un’altra cosa: perchè devono comunque fare i conti con lettori che aumentano o diminuiscono di puntata in puntata. 🙂

  13. Laurie Says:

    Può essere, ma i mangaka escono di casa? xD Ecco, il problema delle vendite è vero, e purtroppo in Giappone gli artisti sono pesantemente influenzati dai loro redattori, ma almeno la Takahashi era riuscita a resistere tenendo Koga nella serie nonostante il parere contrario di tutto il mondo (salvo poi scrivere il finale ultraconservatore per la sua protagonista… ma questo è un altro discorso).

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: