Magic moments

Dal momento che sono una brava ragazza – anche se molto stanca: stamattina ho ringraziato la tazzina di caffè dopo aver bevuto – vi copio pazientemente un pezzo di intervista uscita oggi su La Repubblica. L’intervistato è Antonio Franchini ed è l’editor di Mondadori.

“Oggi in che consiste il suo lavoro di editor?
«La professione si è complicata rispetto al passato. Se non altro perché è aumentata enormemente la quantità di dattiloscritti che ci arrivano. Un tempo la cura veniva affidata soprattutto a tre lettori esterni, diciamo tre giudizi, dopo i quali se il romanzo era ritenuto buono, passava a una lettura interna. È un sistema oggi insufficiente. Per questo mi servo anche di un gruppo di lavoro fatto di giovani che ha competenze redazionali e letterarie mostruose».
Basta per soddisfare la marea di romanzi che vi arrivano?
«Naturalmente no. E non si può leggere tutto. Tra le poche cose che nell´editoria non sono cambiate c´è l´elemento rabdomantico. È fondamentale».
Le è successo di rifiutare romanzi che poi si sono rivelati libri di successo?
«È normale che accada. Il mio lavoro provoca un alto tasso di dubbio e di sofferenza. Se sbaglio nella valutazione mi porto appresso il cruccio, mi chiedo dove ho commesso l´errore, dove non ho capito, dove non ha funzionato il giudizio».
Più che il tormento mi interessa capire cosa fa nel caso del dubbio.
«In alcuni casi me lo trascino a lungo. Ho un grosso romanzo che tengo da anni sulla scrivania. Quando cominciai a leggerlo rimasi sbalordito. Aveva una delle aperture più belle che io abbia mai letto. Sembrava Melville. Senonché, dopo queste pagine iniziali, il romanzo si afflosciava, diventando insopportabile. Poi aveva un´altra impennata per ricadere immediatamente dopo in una prosa terrificante. Dovrei buttarlo, ma non ho il coraggio».
C´è sempre il lavoro di editing.
«Sono tra quelli che ritengono che l´editing non può cambiare il destino di un libro. Lo può migliorare o, in taluni casi, perfino peggiorarlo. Ma non può dargli quello che il libro non ha».
Eppure ci sono casi di editing drastici: Susannah Clapp, editor di Chatwin, riduce quasi della metà In Patagonia e il libro a suo modo è perfetto.
«Ma se è per questo anche il lavoro di Pound su Eliot – anche se Alcide Paolini disse che quello di Pound fu un atto criminale – oppure il lavoro di tagli di Gordon Lish su Carver si possono considerare importanti. Ma sono dei casi che nascono dai rari momenti di magia che si stabiliscono tra l´editor e l´autore. Generalmente un editing radicale rischia di sconfinare nella manipolazione».”

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4 Risposte to “Magic moments”

  1. demonio pellegrino Says:

    Se ho capito bene: a volte i libri non vengono nemmeno letti, e poi c’e’ l’elemento rabdomante. CHEVORDI’? Che si va a botta di culo?

  2. Ema Says:

    esatto.
    D’altronde, scusate, ma come diceva la Troisi tempo fa ci vuole “tanta fortuna”. Da ambo le parti, pare.

    Però forse il bastone del rabdomante suggerisce più una sorta di fiuto, di sesto senso.

  3. Fabrizio Valenza Says:

    ‘na tristezza.

  4. Lara Manni Says:

    No, a me sembra anzi che dica che vengano letti per ben tre volte da lettori esterni prima di passare al vaglio dell’editor. Certo, l’elemento rabdomantico è citato. Ma credo di capire quello che, per gentilezza, non dice. Se apri un manoscritto e trovi non dico un italiano zoppicante ma una lingua opaca e uno svolgimento contorto…be’, magari lasci stare dopo una pagina. Ingeneroso, ma credo realistico.

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