Scrivere come un matematico

Non perdetevi l’intervista, su Repubblica di oggi, al signor Jacques Roubaud, illustre membro dell’Oulipo, ovvero il gruppo di letterati e matematici fondato nel 1960 da Raymond Queneau e François Le Lionnais, di cui hanno fatto parte Georges Perec e Italo Calvino.
La chiacchierata presenta ancora un altro aspetto dei rapporti fra letteratura e matematica accennati in questa settimana. Dice Roubaud: «Ho cominciato a far poesia nel 1961, rifiutando tutto ciò che avevo scritto fino ad allora, sotto l´influenza di tendenze surrealiste. In quel momento avevo ancora grande rispetto per il metodo assiomatico, e me ne sono ispirato per la realizzazione del mio primo libro, Epsilon, che mi ha impegnato per cinque anni. Non volevo fosse solo una raccolta di poemi, bensí qualcosa che avesse una struttura esplicita, in cui ciascun testo avesse senso anche per la sua collocazione nell´insieme»
A parte Calvino, ho sempre avuto qualche colpevole dubbio nei confronti di Oulipo: perchè non sono convinta che un linguaggio sia riportabile in un altro e che un modello matematico non possa dar vita a testi letterari straordinari. Credo semmai, come già detto, che i due linguaggi nascano da contesti ed esperienze simili.  Detto questo, la chiacchierata merita.

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4 Risposte to “Scrivere come un matematico”

  1. CosinoNero Says:

    Scrivere come un matematico suona male, ma presumo sia possibile : D

  2. palanmelen Says:

    Sai, se un matematico, che potrebbe trovare un logaritmo che descriva la forma delle nuvole, sa che effetto fa la nuvola in quanto nuvola sugli occhi e sul cuore, materia da poeti… all’ora l’universo è ai suoi piedi.
    (Poi, non so che idea di matematica tu abbia, ma parla con un matematico e ti dirà che la sua materia non ha confini se non gli stessi del tempo e dello spazio.)
    (E comunque, ciao. Scusa se salto fuori dal cilindro dopo un’infinità. Ah-ah, pessima battuta involontaria…)

  3. Paolo E. Says:

    La discussione di questa settimana dimostra che un parallelismo ci può essere. Perchè la matematica si è resa conto (abbastanza tardi, Lara, te lo concedo) che solo apparentemente parla del mondo, ma in realtà parla degli uomini. Esattamente come l’arte: sembra descrivere il mondo ma in realtà parla di noi.

    Questo rende perfettamente legittimo utilizzare i meccanismi di pensiero affinati dalla logica matematica come strumento di grande efficacia nello sviluppare un’opera, oppure ragionare sui paradossi della scienza come punto di partenza per cercare una ispirazione, come abbiamo fatto questa settimana! ( A proposito: stavo pensando ieri sera che un mondo visto in modo che una anguilla viva appaia rigida dovrebbe essere ben strano! Ma per strano che sia, chi lo costruisce non potrebbe rinuciare alla coerenza interna (principio di non contraddizione) ed al principio del terzo escluso:questo è un esempio della chiarezza del pensiero matematico messa al servizio della creatività artistica.

    E’ anche vero che sforzarsi ccessivamente di sovrapporre i due campi sarebbe riduttivo per entrambe le discipline.
    La letteratura rischierebbe di restare soffocata dai rigorosi assiomatismi della matematica (le regole esistono per essere infrante:non in matematica però!).
    La matematica vedrebbe le sue proposizioni perdere gran parte del loro valore se fossero valutate solo come oggetti estetici-artistici. Aspetto che comunque esiste e non va sottovalutato, si perderebbe molto di un aspetto che ha condizionato pesantemente la storia della scienza.

    Per tutti: voi come lo vedreste un mondo in cui le anguille anzichè contorcersi loro restano dritte ma hanno il magico potere di far contorcere tutti quelli che le vedono?

  4. Lara Manni Says:

    Paolo, un mondo molto interessante, quello dell’anguilla immobile. E molto interessante il discorso. Tra l’altro il terzo escluso mi ha ricordato un libro sul quarto escluso che ha molto a che vedere con la letteratura. Se riesco a ritrovarlo ne parlo.

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