Scrivere come un quarto (escluso)

No, non vi parlerò degli articoli de Il Sole 24 ore sui nuovi narratori italiani under 40 e sull’autocompiacimento del giornale per il dibattito innescato: autocompiacimento esplicitato in un articolo di ieri dove si cita La strada di McCarthy. Naturalmente di letteratura fantastica, a dispetto della citazione, non si parla nè si è parlato nel corso degli articoli precedenti. Già visto, già sentito.
Invece mi interessa la fisica, complice un commento di Paolo ai post precedenti. La fisica classica presuppone la triade spazio, tempo, casualità.  Un bel giorno (siamo negli anni Cinquanta), Carl Gustav Jung e il fisico austriaco Wolfgang Pauli, identificano il quarto escluso. Ovvero, il principio di sincronicità. Ovvero ancora, una connessione fra eventi che avvengono nello stesso tempo, senza relazione di causa-effetto, e con comunanza di significati.

La sincronicità è la manna per molti di noi, oltre ad essere esperienza diretta nelle singole vite. A me, in confidenza, capita di imbattermi spessissimo nel quarto escluso.

Ma se non ricordo male, c’è un ulteriore  particolare interessante da sottolineare: ovvero, Jung vedeva nel quarto la figura “sovversiva” del male che il cristianesimo aveva cercato di rimuovere. Sovversione, benissimo. Dunque, più tardi, il filosofo Reinhardt Brandt ha sostenuto che tutto il principio d’ordine della cultura europea si basa su 1,2,3 e 4. Dalla Repubblica di Platone (lavoratori, custodi e filosofi e schiavi come quarti esclusi).  Clero, nobiltà, borghesia e quarto stato (escluso) secondo Marx. Padre, Figlio, Spirito Santo e (a scelta) la Vergine o Lucifero.
In realtà, se ben capite, sto parlando eccome del Sole 24 Ore. Romanzo, Poesia, Critica. Quarti esclusi?

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11 Risposte to “Scrivere come un quarto (escluso)”

  1. Matteo Says:

    Che poi ricoprono comunque un ruolo fondamentale nell’accadimento delle vicende, con la possibilità, all’improvviso, di diventare protagonisti. (I nomi fatti da Il Sole 24 ore mi inorridiscono, per la maggior parte.)

  2. Lara Manni Says:

    Esatto. Uno degli esempi fatti da Brandt è infatti D’Artagnan. Quarto (escluso ma fondamentale) dei tre moschettieri.
    (io trovo tutto il dibattito stravecchio, ma sarà colpa mia)

  3. Andrea Says:

    Oh, questo è un post che aspettavo da molto tempo: Lara che impugna il bisturi (molto tagliente) di Jung! Spettacolare! 🙂

  4. Lara Manni Says:

    🙂
    (ci si può far male, vero, con Jung? Però non se ne può fare a meno)

  5. Valberici Says:

    Il numero non è il quattro, è il cinque.
    Ti sei dimenticata di Malaclypse the Younger:
    “All things happen in fives, or are divisible by or are multiples of five, or are somehow directly or indirectly appropriate to 5” 😛

  6. Paolo E. Says:

    Buffo:

    io ho sempre avuto la sensazione che l’uomo tendesse ad interpretare il mondo in modo ternario ( la triade cristiana, la trinità impura, primo secondo e tezo mondo, ecc).

    Due cose sul post di Lara le trovo davvero interessanti.

    1) Sempre più spesso, da decenni, l’uomo ha la percezione che una visione del mondo basata solo sul rapporto di causalità non sia più soddisfacente. Il caos, il disordine, correlazioni più oscure di questa affascinano sempre di più sia i letterati che i filosofi.
    Quanto oramai siamo distanti dalla scolastica o quanto meno dal positivismo, che facevano della causalità un idolo al quale sacrificare ogni cosa!

    2) Ma nonostante questo, non riusciamo a resistere alla tentazione di individuare nel mondo un qualche elemeno di ordine, spessissimo di tipo matematico. In questo caso, lo sforzo di ridurre a gruppi di cardinalità costante ( 3,4 o 5 in realtà secondo me non è questo il punto) l’accadimento delle cose.

    Non ho letto ‘articolo del sole 24 ore e quindi non posso pronunciarmi. Comunque dalle parole di Lara mi sembra che siamo di fronte al goffo dibattersi del giornale tra il disprezzo per opere definite di genere e quindi apripristicamente giudicate di scarso valore, e la necessità comunque di fare i conti con la grandissima popolarità (e quindi col successo editoriale che portano con se) di alcune delle opere del filone fantastico.

    Il risultato è un grottesco vorrei ma non posso: la testata si occupa del filone fantastico spinta dal sucesso del suddetto, ma frenata dai soiti pregiudizi non riesce a farlo veramente.

  7. Andrea Says:

    @Lara: Sul bisturi di Jung c’è inciso “maneggiare con cura e tenere lontano dalla portata dei bambini”: è un oggetto “magico”, dà assuefazione più o meno come l’anello del Signore degli Anelli… Ma ormai sei diventata una signorina grande 🙂 e, anche se in punta di piedi, arrivi ai ripiani più alti e quindi è tuo diritto usarlo: se devi tagliare è l’ideale, taglia qualunque cosa! E adesso chi ti ferma più!?

  8. Lara Manni Says:

    Val: Happen in fives…occorre evocare Carl Gustav. Molto interessante.
    Paolo: assolutamente sì. L’antagonismo è sempre e unicamente quello: ordine e caos.
    Andrea: proviamo. 🙂

  9. Fabrizio Valenza Says:

    Come dici tu, Lara, “quel” dibattito è veramente stravecchio, ma credo che ormai qualcosa si stia muovendo sempre di più, inesorabilmente. E sta strisciando.

  10. Lara Manni Says:

    Verissimo. Il quarto escluso è quello. 🙂

  11. La qualità della letteratura italiana (contemporanea) | Il blog ufficiale di Fabrizio Valenza Says:

    […] ecco qui quali sono i principali problemi di tutto ciò (che, come si diceva nei commenti a un post di Lara Manni, è un dibattito che sa di molto […]

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