Scrivere come Borges

Sembra facile, vero? Ma certo che lo sembra. Non è lui il padre di noi “harmonyosi fantastici”, così come si suole chiamarci? Penso al Borges di El Aleph. Al Borges di El Zahir, che è uno dei racconti più belli che abbia mai letto. Lo Zahir, in arabo, è il chiodo fisso. Il pensiero da cui non ci si stacca. Il grumo nero piantato nel mezzo del nostro cervello, che mette radici sempre più nel profondo.  Lo Zahir è una spirale, una prigione, una condanna senza appello. Lo Zahir è uno dei nomi di Dio: e una volta scopertolo, non è più possibile pensare ad altro, che si presenti sotto forma di moneta o di tigre. Tutto scompare al suo cospetto. Il sonno è impossibile. La vita stessa non è più tale.  Per gli arabi, lo Zahir scompare quando si vede la Rosa. Ovvero “con il raggiungimento della pace ritrovata in seguito alla ricongiunzione, ovvero, allo stato di quiete, dato dalla condizione di perenne consapevolezza di impossibilità di raggiungere il proprio fine, la soluzione del problema”.
Scrivere, per me, è questo. Essere nello Zahir. Uscirne. Tornarci. Borges ha scritto sulla scrittura e sui milioni di modi in cui le storie vengono alla luce. Questa, credo, è la Rosa.

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10 Risposte to “Scrivere come Borges”

  1. vdm Says:

    Bellissimo post.

  2. Melmoth Says:

    La cosa che più mi ha colpito nel racconto L’Aleph è come Borges unisca la parte ‘finto-biografica’ del suo amore perduto a Buenos Aires, e quella fantastica della scoperta dell’Aleph. C’è una corrispondenza segreta tra le due parti, la dimensione del privato che si affaccia sulla visione del multiverso; e come –anche a livello di intreccio– senza l’amore perduto e rimpianto non ci sarebbe nemmeno la visione della struttura dell’universo. Degno di Dante, davvero.

  3. Matteo Says:

    La consapevolezza perenne dell’impossibilità di raggiungere il proprio fine. Io non la voglio trovare mai ‘sta Rosa.

  4. Lara Manni Says:

    Chissà Matteo. Penso anche alla Rosa della Torre Nera: quando la trovi, non è che è un altro inizio…
    Melmoth: il rimpianto muove l’universo ancor più dell’amore. Per questo amo Borges 🙂
    Vdm. Grazie di cuore.

  5. Melmoth Says:

    Aspetto: “Scrivere come Pavese”. Sto rileggendo i suoi scritti sul mito e le vene mi tremano come i binari quando il treno si avvicina.

  6. Lara Manni Says:

    Stavo pensando a uno “Scrivere come Circe”. 🙂 Ma arriverà anche Pavese 🙂

  7. Andrea Says:

    Brava Lara, è molto bella questa rubrica estiva “Scrivere come…”. Mi accodo all’errante Melmoth: chissà, forse un giorno leggerò uno “Scrivere come Moravia” o “Scrivere come Parise” o magari “Scrivere come Schnitzler”… Ok lo so, la smetto, non siamo a “Disco richiesta”! 😀

  8. Lara Manni Says:

    E chi dice che non sia così?
    Prendo appunti. 🙂

  9. Valberici Says:

    Hai letto Sopra eroi e tombe, di Sabato?
    Se non l’hai ancora fatto affrettati a metterlo in cima alla lista, così poi parliamo del capitolo tredicesimo de I volti invisibili. 🙂

  10. Lara Manni Says:

    Corro Val. Non l’ho letto. Colpevolmente.

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