La finestra sul cortile

Sono piuttosto colpita dagli articoli contriti che riguardano l’esclusione dei film italiani dalla zona premi della Mostra del Cinema. Ora, io non ho visto nessuno dei titoli in gara, ovviamente. Di quel che si è proiettato in zona veneziana mi interessa soprattutto John Woo. Ah, e Helen Mirren che fa Prospero (anzi, Prospera) ne La tempesta, ammesso che sia possibile vederlo in Italia. Dicevo che sono colpita: perché giornalisti e critici sembrano offendersi moltissimo per quel che sostengono i giornalisti e i critici stranieri. In soldoni, cioè, che l’Italia fa narrazioni “piccole”, autoreferenziali anche quando sono storiche (il Risorgimento di Mario Martone), senza riuscire a respirare profondamente e soprattutto a coinvolgere chi guarda. Io penso sia vero.
Chiaramente il parallelo immediato riguarderebbe la narrativa italiana: e in parte è corretto. Molto spesso la narrativa è autoreferenziale, si tratti del paese o delle persone. Dico in parte perché, come si sa, ci sono le eccezioni (il New Italian Epic, per esempio), e ci sono quanto meno delle possibilità (sì, il fantastico, sì). Però, ancora una volta, mi chiedo come mai. Perché l’Italia è un paese abituato a guardarsi allo specchio e non a guardare dalla finestra, anche a costo di vedere solo il cortile? Che poi, a volte, nel cortile accadono cose niente male.

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18 Risposte to “La finestra sul cortile”

  1. Andrea Says:

    Per quel che riguarda il cinema italiano (sia quello visto in Mostra quest’anno che negli anni passati) non sono d’accordo con te e neppure coi critici stranieri. Ci sono diversi autori che stanno facendo ottime pellicole dal respiro internazionale (l’anno scorso abbiamo visto “Gomorra” e “Il divo” per esempio che sono sì storie italiane, ma che hanno la potenza per fare presa anche su un pubblico straniero: il successo di Cannes e il fatto che siano arrivati a Hollywood lo dimostra). Quest’anno a Venezia, per esempio, è stato snobbato “20 sigarette” (http://www.youtube.com/watch?v=_MCbuxVKDIc) un’altra pellicola che, secondo me, dimostra la capacità di guardare oltre i confini del Bel Paese. Gli artisti italiani hanno molti difetti, ma quando ci si mettono ti tirano fuori certi capolavori da pelle d’oca…

  2. Vale Says:

    Me lo chiedo anche io.
    Quanto al cinema, io invece sono d’accordo con te. Sì, Andrea, Il Divo è un grande film, ma quanti altri sono come Sorrentino?

  3. Lara Manni Says:

    Venti sigarette, hai ragione Andrea. In realtà stavo pensando ai film in concorso (mi pare che Venti sigarette non lo fosse, giusto?).

  4. Giobix Says:

    in realtà ci sono stati molti film giudicati bene dalla critica che non hanno avuto premi, io sono molto interessato a quelli di Tsui Hark e Takashi Miike, degli italiani penso mi divertirò parecchio con La Passione, i numeri primi li lascio volentieri a voi, e pure Somewhere…mi da l’idea di mattone sul male di vivere capibile soprattutto se addetti ai lavori del cinema.
    A me Il Divo è piaciuto da matti, un potenziale mattone politico solo per esperti, reso vivace dal registro pop surreale con richiami all’horror e ai generi.
    Molto meno Gomorra, che risente troppo di quel genere detto “realistico” un genere troppo in voga da noi, sia al cinema che in letteratura. Le regole base del genere realistico sono: evitare una trama, evitare come la peste situazioni troppo avvincenti (sembrano poco “realistiche”), evitare un finale.
    vedere questi film e leggere questi libri (spesso costruiti con abile artigianato) fa sentire più intelligenti un sacco di persone.

  5. Andrea Says:

    @Vale: Ho bazzicato per un po’ l’ambiente del cinema indipendente italiano e ti posso dire che ci sono diversi giovani molto promettenti che, come in ogni settore di questo Paese di m%&§a, faticano a trovare spazio. Per ora non sono ai livelli di Sorrentino (di quello ce n’è uno solo!), ma le premesse sono buone… Vedremo.

    @Lara: Sì, 20 Sigarette era presentato fuori concorso ed è stato un gran peccato! In concorso invece c’era l’interessantissimo “La Balada triste de trompeta” di Alex de la Iglesia: non è un film italiano (è spagnolo), ma dimostra comunque una certa vitalità del cinema europeo. Dall’altra parte dell’Atlantico invece mi pare ci sia una certa fiacca: hanno saccheggiato Shakespeare, adesso stanno esaurendo i fumetti… mi domando a chi si rivolgeranno domani?

  6. Giobix Says:

    se volete vedere un risultato incredibile per un film italiano a zero budget, vi consiglio di recuperare Custodes Bestiae di Lorenzo Bianchini(girato tra amici con un piccolo contributo della provincia)..si trova in rete e in dvd (meglio con sottotitoli per il friulano stretto)

  7. Andrea Says:

    Non l’ho ancora visto, ma mi hanno consigliato – sempre rimanendo in tema Mostra del Cinema di Venezia – “Vallanzasca – Gli angeli del male”. Aldilà delle polemiche mi dicono che è un bellissimo film d’azione.

  8. Vale Says:

    Sì, Andrea, su questo siamo d’accordo. Il solito discorso dei giovani e dei “baroni”.

  9. giulia Says:

    Lara, mi sta anche bene che gli scrittori si guardino allo specchio anzichè fuori dalla finestra.
    Mi preoccupo quando gli scrittori che si guardono allo specchio sono convinti di guardare fuori dalla finestra.

  10. G.L. Says:

    Giulia: sei un GENIO!

  11. Valberici Says:

    Giulia: chapeau! 🙂

  12. Andrea Says:

    A me invece interessano molto quegli scrittori che riescono a vedere quel che c’è dall’altra parte dello specchio.

  13. Alessandro Forlani Says:

    Specchio e cortile sarebbero già qualcosa. Ci si guarda l’ombelico, o peggio ci si sbircia nelle mutande. Tu, Lara, che tempo fa giustamente polemizzavi col “Sole24Ore” circa gli under 40… beh, vedi che anche a quei pur validi redattori basta leggere di ragazzine & pruriti in provincia possibilmente-del-nord-Italia per gridare con le lagrime agli occhi al capolavoro?

    Non mi sguinzagliare, và… che già sto trattenenedo le dita sulla tastiera…

    grrr

  14. Melmoth Says:

    Il discorso sul cinema e sull’equiparazione con la narrativa è molto lungo e complesso, però in breve: no, nel cinema è peggio. E’ peggio perché per produrre anche il più piccolo film ci vogliono dai 400.000 ai 800.000 euro (e sto parlando di costi simil-zero), uesto senza promozione e senza distribuzione. Per ottenere tali fondi bisogna convincere commissioni ministeriali i cui gusti sono litizzati dagli settanta (questo se non si tratta di scambi di favori o di smaccata ideologia). In breve tutto il sistema è marcio dalle sue fondamenta: poichè il cinema italiano non incassa al botteghino si scrive per essere prodotti, cioè per piacere a chi da i soldi delle commissioni. Le uniche eccezioni sono quegli autori che fanno mercato, ma sono pochissimi (cioè rientrano coi costi da soli e possono utilizzare investimenti reali e non ministeriali). Questo in estrema sintesi.

  15. Lara Manni Says:

    Alessandro, non trattenerti….
    (e mi associo alla standing ovation per Giulia)

  16. Giobix Says:

    a proposito di autori che si guardano allo specchio. Ho appena letto che in Noi Credevamo di Martone, in una sequenza su una spiaggia ottocentesca appare una costruzione in cemento armato, ma l’autore spiega che: “Ho lasciato quello scheletro di speculazione edilizia per far capire quanto male facciamo nel nostro Paese”
    bravo…e forse demolisci pure l’attenzione e la credulità dello spettatore, che può non intuire immediatamente il senso di questa genialata.

  17. Lara Manni Says:

    Cosa? Complimenti a Martone. 😦

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