Perchè, perchè, perchè?

Ho trovato on line un’intervista a Charlaine Harris, l’autrice della serie True blood. Mi sembrano interessantissimi questi punti:

Cos’è per lei la narrativa dell’orrore?
«Questa è una definizione difficile da dare. In America il mio stile di scrittura non è classificato come horror mi inseriscono nel nuovo genere dell’urban fantasy. La letteratura horror deve catturare il lettore, deve spaventarlo e metterlo allo stesso tempo in uno stato di suspense. Io posso anche permettermi di farlo ridere».
Cosa differenzia il suo mondo fantastico da quello di altre autrici specializzate in vampiri come Stephenie Meyer?
«Secondo me i libri di Stephenie Meyer sono pensati per lettori giovani. Io ho scritto per gli adulti. Anche se conosco persone che si sono appassionate ad entrambe le serie».

Nella sua serie i vampiri sono psicologicamente complessi, non sono solo superuomini bellocci. Danno l’impressione di star compiendo un percorso di riumanizzazione. È così?

«Nel mio mondo, i vampiri mantengono ancora tutte le loro caratteristiche e il loro carattere umano, tuttavia come indurito e in molti sensi reso più crudele. In un certo senso semplicemente sono stati resi più “pratici” dalla lunghezza della loro, diciamo così, vita post mortem. Io non cerco di non descrivere mai alcuno dei miei personaggi come fosse completamente buono o completamente cattivo».
Perché i vampiri piacciono così tanto ai lettori giovani?

«Piacciono ai lettori di tutte le età. Io ho dei fan trigenerazionali: la nonna, la madre, la figlia… E adoro questo fatto. Però è vero che quando sono venuta in tour in Europa ho avuto l’impressione che i lettori fossero molto più giovani».

L’ultima frase, soprattutto. Non dico niente di nuovo, ovviamente: come mai negli altri paesi il fantastico e soprattutto l’horror sono inter-generazionali? Come mai sono svincolati da ogni filone? Come mai….vabbè, basta così.

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18 Risposte to “Perchè, perchè, perchè?”

  1. palanmelen Says:

    Beh, è anche una questione di… tradizione letteraria? Alla fine è sempre il discorso di Madame De Steal.

  2. Lara Manni Says:

    Sì, ma.

  3. palanmelen Says:

    Eh, ok. Creiamocela, sta tradizione! A meno che il mondo non finisca davvero tra due anni, abbiamo millenni a disposizione per diventare mostri sacri della letteratura. (Uso il “noi” ma non mi includo, neh…) Fra cinquant’anni, anche se saremo vecchi e decrepiti, leggeremo ancora horror e così faranno i nostri nipoti… e ci sarà un nuovo genere (che avrà preso piede in America – o in Cina, magari- prima che qui) che prenderà il ruolo che in Italia ha lui oggi.

  4. Lara Manni Says:

    Sai Mele. Hai ragione, ma standoci dentro non riesco ad essere filosofica, e neanche troppo altruista. C’è un empasse, e anche forte. Pre-Meyer nessuno avrebbe pubblicato horror, o lo avrebbero fatto con un certo disdegno. Ora tutti sono in caccia della gallina dalle uova d’oro, ma questo ha enormi ripercussioni su chi scrive, che si sente schiacciato dall’obbligo al best seller.
    Vien voglia di fermarsi.
    Sinceramente.

  5. palanmelen Says:

    Eh, lo so che sei sentimentale, cara. Ti voglio bene anche per questo. (E sai che mi piace quando non sei altruista!)
    Ma da brava Saiyukiana (lascia perdere il riferimento) ti dico: cavalcare l’onda! Non importa come ci si innamora, ma come l’amore si sviluppa (questo non è molto saiyukiano). La pressione può essere propulsione, se la giri dalla parte giusta. E, non per essere cattiva, alla fin fine il “best seller” è una questione di pubblicità. Se passi in una libreria, attacchi un cartoncino con scritto “best seller” su un libro che metti in vetrina, quanti lo compreranno? (Non tutti quelli che disdegnano i best seller, ovviamente XDD).
    Insomma, si tratta di sfruttare le occasioni che la vita ci offre su un piatto d’argento. Turiamoci il naso.

  6. palanmelen Says:

    Ah. Se tu smettessi di pubblicare, mi arrabbierei con te, non con la Meyer.

  7. palanmelen Says:

    “Ah” 2 (arrivo a scaglioni perché teoricamente sto scrivendo, ma si vede che non è giornata…): comunque capisco perfettamente il sentimento e il perché te le prendi tanto (faccio così anch’io spesso e volentieri, ma in me lo considero un difetto). Per questo mi permetto di predicare, è il diritto di noi (questo invece è un plurale maiestatis) ipocriti XPPP.

  8. Lara Manni Says:

    Me la prendo perchè…forse perchè vorrei sentirmi libera di raccontare una storia, senza null’altra pretesa.

  9. palanmelen Says:

    Non lasciare che le pretese ti imprigionino. So che è un esercizio mentale duro. Ma tu hai la coscienza a posto e non ti devi preoccupare della “vestine” dei libri, quello è il lavoro degli editori. Hai una sostanza, Larù, che non può essere piegata se tu non lo permetti. Sei una narratrice e ti occupi del contenuto del libro. Se una copertina troppo brillante è il male necessario per fare arrivare la tua storia ai lettori… Che sia. Ma se non vuoi lasciarti danneggiare, non succederà.
    Anche se questa mia visione del mondo può sembrare un po’ ingenua.
    Però lo so che sei una dura e tiri fuori gli artigli per le tue storie! Su, graffia, graffia!

  10. Lara Manni Says:

    Mele, non è un caso personale, per carità. E’ “lo spirito del tempo”. E lo spirito è quello. E i miei artigli…bah.

  11. palanmelen Says:

    Lo spirito del tempo si adegua (ricordati che sono un soprano e i soprani hanno sempre ragione. E se non ce l’hanno se la prendono colle cattive).
    E… Micio micio micio? Dove sei finito, Gatto?

  12. Lara Manni Says:

    Credo che si sia stufato della sottoscritta xD

  13. Luciana Says:

    Nella risposta alla prima domanda citata sembra che la scrittrice sottintenda che un horror non possa anche far ridere (magari in determinati momenti della narrazione), e non è una cosa che capisco molto.
    Non credo nemmeno che la Meyer abbia sdoganato l’horror. Ha sicuramente dato il via a una moda, ma i libri nati nella scia della saga di Twilight su cui gli editori sembrano fare tanto affidamento personalmente non li considero horror. Però alle volte a me viene da guardare la cosa da un’altra angolazione: piuttosto che lo scrivere determinate cose per “moda” sapendo che in questo particolare momento hanno un certa presa a livello editoriale, forse succede che l’estrema popolarità a cui arrivano certi libri tende ad attirare l’attenzione sui suoi contenuti e su alcune sue caratteristiche e quindi a “suggestionare”, e dalle suggestioni nascono le ispirazioni, e dalle ispirazioni le storie. Perchè ho voglia, fiducia e bisogno di pensare che, indipendentemente da tutto, tanti scrittori vogliano solo raccontare storie.
    Sulla faccenda dell’età dei lettori nostrani, beh se si pensa ad esempio a King ma anche magari ad Anne Rice, non mi risulta che vengano letti solo dai giovani e giovanissimi… insomma, secondo me c’è speranza 🙂

  14. palanmelen Says:

    I gatti sono animali fedeli.
    @Luciana: Giusto. Ma qui mi sa che si considerano giovani anche certi matusa che hanno passato i trent’anni da un pezzo… (Mele si abbassa perché sa che tutti questi matusa le tireranno una scarpa)

  15. Paolo E Says:

    Palanmellen ecco stai li un attimino solo…che sto prendendo la mira…*punta la sua Nike ultimo modello proprio davanti all’indice…*

  16. Andrea Says:

    “Matusa”… sigh, sigh! T_T

  17. Lara Manni Says:

    Luciana, speriamo.
    Mele, per tua fortuna sono a piedi scalzi. 🙂

  18. Melmoth Says:

    Lara scusa, ma ci hanno messo anni e anni a diventare intergenerazionali, e ad avere un loro status… Però a parlare di queste cose sembriamo sempre dimenticarci che riviste di genere anche prestigiose come Weird Tales sono state considerate spazzatura per decenni… noi questo processo di assimilazione non lo abbiamo mai avuto proprio perché ci è mancata una letteratura popolare e un mercato ‘vero’ di intrattenimento. Ben vengano anche le mode, l’unica cosa è che mi piacerebbe che ogni tanto gli editori avessero un po’ piu coraggio nel provare strade nostre e non stare sempre al traino delle loro…

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