Dopo le trincee

Adoro Antonia Byatt, che è scrittrice molto complessa, molto ambiziosa ma non elitaria. E adoro quello che dichiara a Repubblica questa mattina a proposito della letteratura per ragazzi che si è sviluppata nell’Inghilterra post vittoriana, al centro del  suo ultimo romanzo, Il libro dei bambini: “una delle forme più alte di letteratura”, la definisce.
E dice un’altra cosa, che mi tocca anche per motivi personali di scrittrice (parte di Sopdet è ambientata nella Prima Guerra Mondiale) e lettrice (Wu Ming 4 ha descritto molto bene quale sia stata l’influenza della medesima in Tolkien):

“La generazione che aveva scelto di essere bambina e libera è stata massacrata. E sa, a riprova di questo, che cosa ho scoperto e ho messo nel libro? Che i ragazzi inglesi, in mezzo a quel massacro, chiamavano le trincee con il nome dei personaggi o dei luoghi delle fiabe: la trincea di Peter Pan, il Boschetto di Uncino, la Casetta di Wendy”.

Ho sempre pensato che quella guerra abbia segnato in modo profondissimo il mondo occidentale. Ne ha cambiato i sogni, ne ha delimitato i confini. E, forse, ha fatto sì che gli scrittori fantastici si mettessero in cammino in modo più compatto di quanto era avvenuto in precedenza. Forse.

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12 Risposte to “Dopo le trincee”

  1. Andrea Says:

    Verissimo. Il destino dei soci del Bloomsbury è emblematico di quel che dici. La guerra ha massacrato le loro ambizioni e i loro sogni (che molti consideravano infantili ed eccentrici) di un mondo più libero e più giusto. Solo i più resistenti del gruppo – e a prezzi altissimi – sono sopravvissuti.

  2. Lara Manni Says:

    E anche noi, secondo me, ne portiamo ancora le tracce. Sarebbe bello esplorare più a fondo le influenza della Prima guerra nel fantastico post-Tolkien. Anche.

  3. Andrea Says:

    Vero, sarebbe molto interessante. Mi viene in mente l’episodio della tregua di Natale (http://it.wikipedia.org/wiki/Tregua_di_Natale): una delle più belle storie della prima guerra mondiale che mi sia capitato di sentire. Quell’episodio aveva tutte le caratteristiche di un racconto fantastico: era come se, ad un certo punto, i soldati avessero bisogno di ritrovare un di sognare per poter sopportare la tremenda realtà del massacro.

  4. Giobix Says:

    io abito vicino confine nord orientale, e conosco diverse leggende legate alla prima guerra mondiale, la più famosa è quella del “battaglione fantasma” basato sulla vera storia di un reparto alpino disperso sul monte canin durante una bufera di neve, e di cui si sono perse completamente le tracce. Conosco pure escursionisti che hanno passato la notte al bivacco del canin e sono convinti di aver sentito marciare il battaglione…ci sto scribacchiando sopra una cosa da un po’, in generale penso ci sia una miniera di possibilità poco sfruttate sulla prima guerra, troppo spesso relegata ai libri di memorie.

  5. Lara Manni Says:

    Il battaglione fantasma, Giobix, è anche legato a Redipuglia, e infatti quella leggenda è presente in Sopdet.:)
    Devo dire che nel lavoro di documentazione storico sono rimasta profondamente impressionata. Una generazione è stata mandata al macello, scientemente. Ragazzi di vent’anni sono stati massacrati in assalti alla baionetta contro mitragliatrici, e cadevano urlando Savoia avanti, perchè questa era stata la propaganda. E’ una delle pagine più nere della storia recente.

  6. Giobix Says:

    ok, mi sa che aspettero sopdet per capire come e se sviluppare l’idea 🙂

  7. Andrea Says:

    La prima guerra mondiale è stata un po’ la prova generale di quella specie di apocalisse (perché non si trattava più di guerra) che sarebbe stata la seconda guerra mondiale. E’ stata il banco di prova per le armi di distruzione di massa (tra cui anche le armi chimiche), il modo di combattere da lì in poi è cambiato drasticamente, insomma ha segnato la fine di un mondo e l’inizio del nostro mondo. Molti oggi, immaginandosi in una situazione di guerra, pensano agli scontri omerici eroe contro eroe, a una situazione “epica”, ma le testimonianze di chi la guerra l’ha fatta ci dicono che spesso il tuo nemico non riesci neppure a vederlo…

  8. Lara Manni Says:

    No no Giobix! Sviluppala ora 🙂
    Andrea, è così. E persino peggio, credo.

  9. Giobix Says:

    ok ci provo;)
    un altra cosa che non molti sanno, perchè la censura patriottica ha colpito duro, è che i cosiddetti arditi (spesso psicopatici, usati per gli assalti suicidi)dopo la disfatta di Caporetto se la sono presa con i civili (italiani), bruciando case, rubando, e stuprando le donne. “Piccole cose” che restano tra le pagine di qualche temerario cronista, ma guai a scoprirle troppo.

  10. Lara Manni Says:

    Bravissimo. E, ahi, nella maggior parte dei casi le fonti da cui trarre queste notizie non sono italiane…

  11. zeros Says:

    Ci sono delle poesie di autori inglesi che, ragazzi indottrinati, hanno fatto la Prima Guerra Mondiale e hanno aperto gli occhi su cosa la guerra veramente fosse.
    Una delle più dure si intitola “Dulce et decorum est” ed è bellissima.
    Sempre a tema, mi vengono in mente le deliranti dichiarazioni di generali, politici e statisti prima e durante la Guerra: ci un ottimismo demente e un’assoluta mancanza di contatto con la realtà della guerra che stavano combattendo! Ce ne sono varie raccolte in “Il Guiness delle gaffe” di David Milsted (in realtà il titolo inganna, non sono gaffe ma, come dice il titolo originale “regrettable quotations”), c’è un’intera sezione del capitolo sulla guerra dal titolo: “Un branco di asini. La deprecabile storia della Prima Guerra Mondiale”. Si va a chi diceva che gli aeroplani fossero giocattoli senza valore militare (sigh) a chi riteneva i sottomarini poco sportivi per essere usati in guerra (bi-sigh!) a chi proclamava l’inutilità della mitragliatrice (tri-sigh!) a chi considerava assurda l’idea di sostituire la cavalleria con i carri armati (stra-sigh!).
    La Prima Guerra Mondiale ha cambiato il modo di fare la guerra ma chi doveva rendersene conto dall’alto non sembra essersene accorto mai abbastanza in fretta.

  12. Lara Manni Says:

    E’ assolutamente così. Cadorna e la sua follia appaiono “di striscio” in Sopdet, ma ho studiato parecchio. E sono inorridita da tutto quello che non sappiamo. Noto che Grisham dedica la sua nuova, davvero colossale fatica alla Prima Guerra Mondiale. Forse, significa che c’è un’esigenza di rileggere e ripensare quel momento della storia. Almeno, lo spero.

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