Fattore C

Domanda secca, che si deve anche ad anni di letture di manga, ma è valida anche per  la narrativa, specie quella fantastica.
Perchè mai un autore deve indulgere nell’ottanta per cento dei casi a quello che suole chiamarsi “culo del protagonista”? Ovvero a quella benevolenza della sorte che preserverà il medesimo da nemici potentissimi, cataclismi, tranelli, creature mostruose e invincibili, alleanze spietate di intere popolazioni contro di lui?
Non c’è risposta. Vero?

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17 Risposte to “Fattore C”

  1. Roberto Says:

    – pigrizia
    – incapacità di sintesi
    – incapacità di tirare con compiutezza i fili lasciati alle spalle

    (ho dato risposta altrettanto secca XD )

  2. Eleas Says:

    e non è un caso che a me piacciano che gli eroi schiattino

  3. libreriamondadori Says:

    No c’è risposta. In quasi tutti i miei libri non ci sono lieto fine. E i lettori si lamentano sempre, anche arrabbiandosi molto.
    Ma ovviamente continuo a fare come mi pare.

    ti piace come risposta? Marketing, pare.

  4. Francesco Falconi Says:

    Ops… loggato con l’account sbagliato 🙂

  5. Luciana Says:

    Eh, bella domanda!
    Che poi non è il lieto fine in sè per sè che “annoia”, è il modo in cui ci si arriva, è il deus ex-machina che costantemente giunge a risolvere la situazione, non importa quanto poco realistico sia il suo intervento…
    Mi associo all’ultima delle opzioni suggerite da Roberto, ma aggiungo anche il fatto che, come diceva Alfieri, un autore per essere originale non dovrebbe mai aver letto niente (il che è paradossale, se non leggi non impari a scrivere)

  6. Null Says:

    Al di là della già citata convenzione per cui l’eroe, possibilmente gnokko, deve trionfare e vivere felice ever after anche contro ogni logica, legge di murphy o principio della termodinamica?

    Bhè c’è anche da considerare l’ aspetto strutturale della narrazione, per cui in certi casi si finisce più o meno inevitabilmente nel territorio di quel che è definito ‘plot armour’ : un personaggio essenziale alla storia o al suo avanzamento (il protagonista, alcuni suoi alleati, il kattivo designato ecc.) per forza di cose resta in scena vivo e vegeto perlomeno fino a quando non viene raggiunto il climax o detto personaggio, a un certo punto, perde la funzione che fino ad allora ne giustificava la continua presenza.
    Una sorta di assicurazione a copertura totale.
    Ma al tempo stesso il narratore deve regolarmente presentare all’eroe sfide o difficoltà, se non altro per mantenere alto l’interesse…o anche solo per far sì che in quella storia qualcosa, effettivamente, succeda.
    Capita così che finchè la plot armour è in azione o usata con scarsa abilità/creatività nessun pericolo possa mai essere davvero tale e il fattore C la farà sempre da padrone, con esiti talvolta ridicoli quando vi è netta sproporzione tra l’entità della minaccia e la percentuale di plausibilità del modo in cui è sventata (il che conduce a interi pantheon di deus ex machina o peggio ancora a improvvise svolte nella trama tirate fuori da dove non batte il sole).

    Poi un narratore smaliziato o meno pigro può comunque riuscire a gestire con successo le due opposte esigenze: per esempio può darsi che se un dato personaggio se la cava sempre non sia solo per puro caso, ‘perchè sì’ o ‘perchè ha il ruolo x’ ma vi sia, all’interno della storia, una giustificazione più che accettabile; può darsi che il cattivone che compare fin da pag.1 e che continuamente viene presentato come sicuro boss finale a un certo punto, relativamente presto, venga rimpiazzato da qualcuno persino peggiore oppure accade che l’insostituibile vecchio mentore dell’eroe venga brutalmente fatto fuori proprio quando si è lasciato intendere che ci sarebbe più che mai bisogno di lui o ancora una storia può inaspettatamente rivelarsi avere più protagonisti, alcuni dei quali ‘sacrificabili’ e che si succedono l’uno all’altro.
    E chi ha detto che anche se l’eroe sopravvive a ogni insidia non possa comunque pagare un qualche prezzo per il suo successo?
    Potrebbe chessò perdere qualcosa o qualcuno di fondamentale per lui, riportare profondi traumi o restare senza qualche appendice corporea…il genere di cose che poi lo spingono a maledire di non essere morto quando ne aveva la possibilità. Si può ancora parlare qui di fattore C XD?

    Come vedi le possibilità sono virtualmente infinite.
    La capacità o la buona volontà di chi inventa storie…bhè un po’ meno.

  7. Tuscan Foodie Says:

    Be’, McCarthy se n’e’ sempre fregato. nessuno dei suoi protagonisti ha mai un po’ di culo. Anzi. Se gli puo’ capitare un po’ di sfiga, gli capita. anzi, di piu’

  8. Eleas Says:

    anche martin ne fa morire un bel numero ma è meglio così, mia moglie mi ha quasi mandato a quel paese a un certo momento perché sosteneva che ne avessi fatti crepare troppi, ma io credo che la morte dell’eroe oltre a dare epicità alla cosa le dia (paradossalmente) anche realismo.

  9. Roberto Says:

    Al di là della meritoria opera di singoli autori, però, l’andazzo è quello del fattore C. In un’opera seriale come i manga, poi, il passaggio è quasi obbligatorio perché:
    – il protagonista è quello e quello deve restare (ma viva Death Note!!, nel quale tra l’altro il fattore C è appaltato al villain);
    – si instaura un rapporto perverso autore-lettori nel quale è come se l’autore ci dicesse “tu vuoi bene al protagonista, io voglio bene al protagonista, quindi io faccio finta di mettere il protagonista in pericolo, ma tanto tu mio lettore sai già che lo salverò e io mi aspetto che tu chiuda un occhio, o magari tutt’e due, sul modo in cui lo farò”.
    Pigrizia, appunto.
    Pigrizia che a me personalmente fa disamorare subito il protagonista e tifare alla morte per l’antagonista che finisce per essere colui che affronta le difficoltà che incontra lungo la storia (vedi: i rovesci della fortuna) impegnandosi a fondo. Chi non ha mai tifato per Lex Luthor, semplice essere umano tenace e pieno di risorse (ok, pazzo criminale, anche, ma nessuno è perfetto XD ), che affronta un avversario che incarna sia un’inarrestabile forza della natura che uno sfacciato portatore sano del fattore C?

  10. CosinoNero Says:

    Sì, pigrizia. E forse anche il coraggio di non arrivare sino in fondo.
    I manga li giustifico. Purtroppo sono diventati col tempo tanto tanto tanto commerciali e gli autori possono permettersi poche libertà. Così spesso finiscono per cadere nel tranello del fattore C, che alla fine va sempre bene. Il pubblico apprezza e magari non ti interrompono la serie.
    Poi ci sono quei fumettisti che, nonostante debbano sottostare alle leggi editoriali del “più sei famoso più devi andare avanti” (esempio facile facile: DragonBall) riescono a fare qualcosa che supera il banale, il fattore C e balle varie.
    Fuyumi Soryo voleva finire la sua opera più famosa, Mars, al volume tre con la morte del protagonista. Ha dovuto continuare a mandarlo avanti per altri 12 volumi più uno speciale, eppure è uno dei più bei manga che io abbia mai letto. Quando uno è un grande professionista riesce comunque ad andare avanti.

    A mio parere, il fattore C fa la differenza tra qualcosa di buono, ma mediocre, e qualcos’altro con grandi possibilità C:

  11. Alessandro Forlani Says:

    La divina provvidenza manzoniana 😀

  12. Laurie Says:

    Alla base c’è un problema veniale, imho: i soldi. Nel sistema giapponese più scrivi e quindi più riesci a creare capitoli sufficienti per mettere insieme un tankobon e più guadagni. Purtroppo i mangaka non percepiscono guadagni dalle vendite delle riviste.
    A ciò si aggiungono gli onnipresenti redattori e la difficoltà a cominciare una nuova serie… et voilà, abbiamo le nostra “amate” serie infinite. Poi ci si stupisce se certi mangaka impazziscono di stress, tra troppo lavoro e redattori che cestinano le loro idee.
    E’ uno dei problemi delle storie seriali (anche nei telefilm è così): se uccidi il protagonista ovviamente uccidi la serie!

  13. Andrea Says:

    In alcuni casi il fattore C può essere una condanna come in “Unbreakable” (un film del 2000 di M. Night Shyamalan): il protagonista sopravvive (unico superstite) a un incidente ferroviario e scopre così di essere praticamente indistruttibile (mai fatto un influenza, mai un infortunio…). Peccato che solo lui sia indistruttibile, tutte le persone a cui vuole bene invece non hanno nessun fattore C…

  14. giulia Says:

    Perchè il/la protagonista è figo/a.

  15. Mele Says:

    Mmmmh… perché se muore la mucca finisce la storia? (E poi ci sono dei personaggi che se li ammazzi si vendicano. Tipo Poirot. O… beh. Fai tu…)

  16. Lara Manni Says:

    Pigrizia e conformismo? Anche. Ma penso anche a Sherlock Holmes, e i fan, oh sì, hanno molta parte in questa storia.

  17. boscodisera Says:

    Provate a leggere Stelle di Mare di Peter Watts.Un romanzo duro,apocalittico e con un finale da brivido,altro che lieto fine.E’ fantascienza,ma può interessare chiunque.Ve lo consiglio vivamente.

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