Elmore dice che

Ehi, ve le ricordate le dieci regole di scrittura di Elmore Leonard? Ne abbiamo parlato, mi pare.
Ora, siamo tutti d’accordo che dieci sono poche e che le gabbie sono strette, e che ognuno segue strade diverse e tutto quel che vi pare. Però, oggi me le sono ritrovate davanti. Un ripasso non fa male.

  1. Niente descrizioni ambientali, di solito il lettore passa direttamente ai personaggi.
  2. Niente prologhi, infastidiscono chi legge.
  3. Usare il dialogo tra virgolette e introdurre le battute esclusivamente con “dice”.
  4. Non accostare nessun avverbio al verbo “dire” (vietato “dice improvvisamente).
  5. Fare poco uso di esclamativi, la giusta misura è 2 o 3 ogni 100mila parole.
  6. Non usare l’avverbio “improvvisamente”.
  7. Utilizzare con misura frasi di gergo, straniere o dialettali.
  8. Niente descrizioni dettagliate dei personaggi (modello di sinteticità, Hemingway).
  9. Condensare al massimo luoghi e situazioni per non rallentare il pathos dell’azione.
  10. Eliminare senza scrupoli le parti che il lettore salterebbe.

(Lo so, dovrebbero valere per il noir. Però. Però)

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24 Risposte to “Elmore dice che”

  1. Andrea Says:

    Mi danno fastidio i dieci comandamenti (e quelli li ha inventati dio!), figuriamoci queste dieci regole di Elmore!

  2. Luciana Says:

    Bene. Ripassino personale:
    1. Proprio niente niente?… e l’atmosfera come si crea?
    2. Ma a me MI piacciono (sia leggerli che scriverli) 😦
    3. Ok. (più o meno)
    4. Ok. Del resto gli avverbi sono una “brutta cosa” quasi sempre.
    5. Ok.
    6. Come per la 4
    7. Ok. Mai usati in effetti.
    8. Pienamente d’accordo (anche se ogni tanto scappa la penna).
    9. Ok. Almeno uno ci prova.
    10. Il concetto di “parte di scarso interesse che salto mentre leggo” è relativo… anche se rileggendo su carta le mie ultime scribacchinate sto falciando cose che quando le avevo scritte mi sembravano indispensabili.

    Alle volte ho la sensazione che quando uno scrive si dimentica di come è leggere… è un problema solo mio?

  3. Vale Says:

    Quotino Andrea.
    E anche Luciana.
    Oh, le regole sono sacrosante, ma la cosa che sto scrivendo ora per una buona metà si basa proprio sull’atmosfera, sul paesaggio… ma forse la regola vale lo stesso visto che alberi, pietre, pioggia e animali sono personaggi a tutti gli effetti…

  4. Vocedelsilenzio Says:

    A mio modestissimo aprere non tutte queste regole vanno bene. Per esempio, mettere sempre il disse è limitativo. Se due son nascosti non possono sussurrare, per esempio?
    E le descrizioni ambientali, se non prolisse e dedite a mostrare ogni minimo granello di sabbia, fanno bene per ambientare il lettore.
    Mah, non so se effettivamente sono una buona cosa ‘queste’ regole.

  5. Vale Says:

    Qualcuno direbbe che si dovrebbe capire dal contesto.
    Comunque sono d’accordissimo sulle descrizioni dei personaggi, ho abbandonato più di un libro per questo motivo. Libri di successo, anche.
    E per le frasi dialettali e straniere… Io nel mio ho un austriaco, diversi rumeni e parecchi paesani ignoranti.
    vabbè, è un caso limite.

    Decisamente, il mio romanzo non piacerebbe a Elmore…

    Ot: Voyager va a casa di zio Steve!

    “Il 13 ottobre su Voyager:

    STHEFEN KING: A CASA DEL RE
    Voyager ha raggiunto gli Stati Uniti, per scoprire cosa si nasconde dietro al successo DI Sthefen King. Molti si chiedono quale sia la sua forza ispiratrice e perché un uomo, le cui parole generano un fatturato da circa 100 milioni l’anno, non abbia mai voluto abbandonare una terra, in apparenza così dimessa, come lo stato del Maine…”

    Mi facepalmo.

    • Andrea Says:

      “…un austriaco, diversi rumeni e parecchi paesani ignoranti…”. Ok, adesso mi hai incuriosito. No so come la pensi Elmore, ma a me piacerebbe proprio leggerlo questo misterioso romanzo che stai scrivendo!

  6. Mele Says:

    1- Ma se si tratta di “natura specchio dell’anima”? (Buttiamo via Foscolo)
    2- C’è stato un sondaggio? E se serve? (Buttiamo via Manzoni, e Dumas, e…)
    3- Vale anche in italiano? Vale in altre lingue a parte l’inglese?
    4- Trattasi cioè di personaggi che parlano in modo piatto, senza cambiare tono (urlare, sussurrare, singhiozzare) e con una tempistica ben precisa (quindi non sono italiani, visto che noi siamo famosi nel mondo per “interrompere improvvisamente” chi parla).
    5- Idem come sopra.
    6- Improvvisamente! Improvvisamente! Improvvisamente! Improvv…
    7- Che misura? Un cucchiaino? Un barile?
    8- Eh, ok. A meno che il tuo protagonista sia alla Holmes, ok.
    9- Come nelle tragedie e nelle opere? Nel primo atto si innamorano, nel secondo consumano e nel terzo muoiono? (Nel quarto gli spettatori si sparano all’inguine?)
    10- Ok. Quale lettore?

    Insomma, che siano per il noir, che siano solo per scrittori di lingua inglese (perché, scusa, non è anche la letteratura a determinare, almeno un po’, come si scrive in una determinata lingua? L’italiano ha una storia della descrizione del paesaggio, una storia dell’uso dei registri linguistici…), che siano poche o troppe, a me, personalmente, non piacciono.

  7. Giobix Says:

    la vecchia scuola del noir americano, le caratteristiche dei personaggi si rivelano tramite ciò che dicono e fanno. Niente di facile, ma è una gran bella scuola.

  8. giulia Says:

    Ma cosa c’è di così orribile nella parola improvvisamente?

    Vale: ma quando va in onda la puntata?

  9. Null Says:

    Giulia: non è orribile, è solo inutile.
    Ciò che accade senza pramboli, senza che sia prevedibile o senza che ce lo si aspetti è di per sè improvviso senza bisogno di specificarlo.
    In una scena apprentemente deserta in cui regna il silenzio, non serve specificare che il misterioso frastuono udito a un certo punto da un personaggio è stato improvviso; puoi fare l’esempio contrario con un personaggio logorroico che di colpo tronca a metà il discorso che stava facendo.

    Un buon narratore di regola fornisce sempre gli elementi necessari perchè in un dato contesto un’azione improvvisa si presenti come tale in modo autoevidente.
    E a quel punto l’utilità di impiegare l’avverbio va a farsi benedire.

  10. giulia Says:

    Buona spiegazione, non c’è che dire. Ma sono convinta che qualunque scrittore abbia usato almeno una ovlta la parola “improvvisamente” in un capolavoro senza che nessuno ci facesse caso.
    Credo che abbia ragione Vale: non è l’uso ma l’abuso (di qualunque parola) a fare la differenza.
    Ma io non sono Elmore…

  11. Vale Says:

    Gliulia, la puntata sarà quella del 13 ottobre 🙂
    Che poi ale non vuole perderselo (si fa delle risate folli) quindi lo vedrò anche io… Mi sa che dovrò farmi una flebo di camomilla.

  12. giulia Says:

    Speriamo ci risparmino il servizio sui Maya e sul 2012…

  13. Vale Says:


    Non si sa mai. I maya sono un evergreen di Giacobbo, come l’Egitto.

    Comunque per me non ci vanno a casa di zio Steve. Mi sembra uno che tiene molto alla sua privacy (io per lo meno, a Giacobbo non gli aprirei) 😛

  14. notitiae Says:

    Complimenti per il sito e per l’articolo da NotitiAE. Link: http://notitiae.wordpress.com

  15. Rohchan Says:

    …per quello che vale…
    Io dovessi scrivere con queste dieci regole non ci riuscirei. Proprio per niente.
    Mi sa che ne verrebbe fuori una cosa gelida e sterile…

  16. Valberici Says:

    BIsogna sempre avere un grande rispetto per le regole, studiarle con attenzione, applicarle con scrupolo…e poi dimenticarle ed iniziare a scrivere. 😉

  17. Fabio Says:

    Sììììì io ho comprato anche il libro, ordinato su “bol”

  18. boscodisera Says:

    A che serve scrivere qualcosa in uno stile ineccepibile se poi leggendolo non ti da alcuna emozione?
    Ognuno ha il suo stile,credo, e trovarlo,limarlo,renderlo unico e bello fa parte della maturazione di uno scrittore.
    Le regole possono valere solo quando sono abbastanza elastiche da poter essere adattate in ogni contesto e per ogni risvolto culturale.

  19. Eleas Says:

    Val il saggio colpisce ancora…

  20. giulia Says:

    Valberici for president

  21. Lara Manni Says:

    Vedo che il caro vecchio Elmore suscita sempre un bel putiferio. 🙂

  22. Sir Robin Says:

    «Non è così ?» aggiunse, improvvisamente allegra e con gli occhi sgranati, temendo d’avere esagerato.

    «Smettila di tormentarlo, Zeenat» disse Bhupen Gandhi con la sua voce pacata.

    E George, imbarazzato, borbottò: «Senza offesa, amico. Si fa solo per

    scherzare.»

    🙂

    Salman Rushdie, “I versetti satanici”. Ok, è una traduzione. Ok, si potrebbero fare milioni di esempi dal più alto al più sfasciato. (Il primo che mi viene in mente fra gli sfasciatissimi è il pluri pluri millionario Dan Brown.) Ma tant’è. E’ il punto 3 di Leonard di cui parla anche Umberto Eco nelle “Postille al Nome della Rosa” che, fortunately, si possono leggere anche qui http://www.artblog.comli.com/postille-nome-della-rosa-testo-integrale/.
    I turn ancillaries e i problemi che ne conseguono. Ma anche le opportunità che ne possono scaturire. Me le sono rilette queste Postille, spronato da questo post. Affascinanti le Postille (for my taste). Ho sempre diffidato di chi si manifesta troppo palesemente prescrittivo, (come Leonard, in questa vicenda) ma per istinto più che altro, e in più con qualche angustia. Poi mi è venuto incontro Foster Wallace e l’angustia è sparita.

    Ma insomma Eco. E’ male che un autore metta il becco nelle vicende private dei suoi personaggi, specie quando si parlano fra loro. Perchè l’incanto, poi, si rompe. Allora, in poche righe mette su un duomo: l’incassamento delle istanze narrative dove la personalità biografica dell’autore è filtrata da tante di quelle maschere da diluire la percezione della voce autoriale ad una percentuale assolutamente omeopatica.

    Su “Sei passeggiate nei boschi narrativi” questo meccanismo è spiegato molto in dettaglio (con orrendi disegnini spigolosi): Maubillon dice che Vallet dice che il vecchio Adso dice che il gioveane Adso ha detto che Guglielmo etc… tranne poi verificare sul testo che i dialoghi più serrati non sono scanditi quasi mai dai commenti dell’”autore” né, quasi, dai canonici “disse”, “rispose”: sono virgolettati che, semplicemente, si alternano (e neanche te ne accorgi).
    Quindi: non essere soddisfatti di una regola ma usarla per crearsi opportunità per disattenderla. Poi non servirsi effettivamente dell’artificio inventato perché funziona a meraviglia in background, per così dire. Come un sottomarino immaginario.

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