Laus

Canterò l’uomo che ara, che naviga, che combatte (…) Canterò la grandezza dei mari e degli eroi (…) la guerra delle stirpi…. (Gabriele D’Annunzio, Laus vitae).

Ci sono e ci sono stati. Sono coloro che non hanno raccontato, ma hanno consapevolmente posto la scrittura al servizio della propria convenienza. Suscitatori di odio, e di follia.
Sto rileggendo D’Annunzio. La fascinazione che esercitò su una generazione intellettuale (e non) è impressionante. Quella generazione venne convinta ad andare al macello, sul Carso e sul fronte della prima guerra mondiale. Altri (Lussu) avrebbero raccontato dell’orrore che precedeva gli assalti alla baionetta, dei soldati che preferivano farsi saltare da soli il cervello piuttosto che andare a farsi maciullare gridando “Savoia”.
D’Annunzio celebrò la bella morte: “I feriti dell’assalto notturno, discesi dalle trincee scavate nelle petraie del colle, simili a un armento sublime giacciono sopra la paglia. […] Non si lagnano, non chiamano, non dimandano […]. Taciturni, aspettano che di strame in strame li trasmuti la Patria […].”
La prima guerra mondiale ha cambiato la visione del mondo. Molti scrittori (soprattutto inglesi, ma non solo) si sono fatti portavoce di quel trauma. Il nostro è tuttora sommesso. Tuttora inesplorato.
Non sarebbe male tornarci, in questi giorni fatti, ancora una volta, di odio.

Siamo trenta d’una sorte,
E trentuno con la morte.
Eja, l’ultima Alalà!
Eja Eja Alalà! Eja Eja Alalà! Eja Eja Alalà!
(Gabriele D’Annunzio, La canzone del Carnaro)

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11 Risposte to “Laus”

  1. Andrea Says:

    «Signor ministro, godetevi lo spettacolo»…

  2. Alessandro Forlani Says:

    Ti segnalo “Fiume – l’ultima impresa di D’Annunzio” di Mimmo Franzinelli e Paolo Cavassini; Mondadori. Un apparato fotografico stupendo.

  3. Lara Manni Says:

    Me lo procuro, Alessandro.
    Andrea, già.

  4. Paolo E Says:

    Un talento immenso al servizio di un uomo infame.
    Cantava la morte eroica, lui però alla guerra c’è andato da
    aviatore, il sozzo imboscato.
    La storia si è vendicata di lui, insegnando il suo talento nelle scuole,
    raccontando in parallelo l’infamia di un povero stronzo, vigliacco,
    servile e pallone gonfiato.
    Che il trauma della prima guerra mondiale in Italia sia sommesso però non sono molto d’accordo. Ungaretti ad esempio ha raccontato quel sangue, e lo ha raccontato ale anime.
    Occorrerebbe che i signorinni liberali di oggi che pretendono il diritto di sentrisi buoni, rileggessero Ungaretti e si rendessero conto di quanti grondano sangue le loro mani, che hannno deliberatamente e con il più bieco calcolo politico mandato al massacro milioni di innocenti nella guerra liberale per eccellenza.

  5. Paolo E Says:

    Scusate i refusi, sto scrivendo in fretta e mezzo paralizzato dal mal di schiena.

  6. Lara Manni Says:

    Ungaretti, e Gadda anche. E Lussu (che andrebbe letto e riletto).
    Però non sono sicurissima, Paolo, che nelle scuole si evidenzi l’infamia di D’Annunzio. Magari fosse.

  7. Paolo E Says:

    Forse sono stato fortunoato, ma nellla mia è successo.
    Ricordo che persino l’esaminatore alla maturità rimproverava duramente chi parlava bene di D’Annunzio!

  8. Lara Manni Says:

    Sì, sei stato fortunato 🙂

  9. Gabriella Mariani Says:

    Io penso che la poesia italiana scritta negli anni della Grande Guerra sia soprattutto celebrativa poiché a tale conflitto era conferito un valore “rivoluzionario”, irredentista. Era una guerra contro L’Austria, che era padrona di Trento e Trieste, condotta da una nazione figlia del risorgimento. Ben pochi scrittori e opinionisti manifestarono posizioni pacifiste, che erano improntate al neutralismo, al non-interventismo, piuttosto che alla condanna.
    Non ci furono voci forti contro gli orrori della guerra neppure alla fine del conflitto, a quanto mi risulta. Mi ricordo Rebora, con il suo agghiacciante “Viatico” oltre ai già citati Ungaretti, Gadda e Lussu.

    D’Annuzio infame? Non più di Marinetti, Saba, Jahier e altri autori di mille altre tendenze. Fu forse colpevole più di Pascoli che esaltò l’invasione della Libia? Forse più kitsch, più roboante, più volgare. Non facciamoci abbagliare dal fatto che fu triste inventore di un grido di battaglia bacchico che poi assunse valenze ancor più cupe.

  10. G.L. Says:

    Pascoli se lo filavano in 4 gatti. D’Annunzio era una rockstar all’epoca. C’è differenza.

  11. Lara Manni Says:

    I debiti di D’Annunzio vennero ripianati dal governo italiano affinchè accettasse il ruolo di propagandista della bella morte. Gli storici inglesi lo sanno e lo scrivono. Quelli italiani glissano, per lo più.

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