1915/1

Tutto, in realtà, comincia con mia nonna, e con i libri che conservava. Libri dove la Grande Guerra veniva rappresentata come la gioiosa corsa verso la morte di un gruppo di eroi.
Eroi di vent’anni, spesso analfabeti, nella maggior parte dei casi ignari o decisamente contrari alla fine di gloria e luce che veniva loro prospettata dagli intellettuali interventisti.  Per la maggior parte di quei ragazzi, la guerra non era igiene del mondo, come tuonava nel 1915 Filippo Tommaso Marinetti (“La Guerra, futurismo intensificato, non ucciderà mai la Guerra, come sperano i passatisti, ma ucciderà il passatismo.  La Guerra è un’imposizione fulminea di coraggio, di energia e d’intelligenza a tutti”)
Mettete a confronto le frasi di Giani Stuparich, uno degli scrittori che si arruolò volontario (insieme a Scipio Slataper, che morirà sul Podgora, e al fratello Carlo,che morirà sul Cengio).
Il 25 maggio 1915, Giani scrive:

“Dopo aver attraversato la città deserta, fui sorpreso di trovar tanta gente. Passando, quasi tutti i discorsi che coglievo erano sulla guerra. Da poco più di ventiquattro ore avevamo dichiarato guerra all’Austria. Nel mio compartimento di terza, tutti quei contadini toscani erano evidentemente contrari alla guerra. Ma io m’ero proposto d’evitare ogni discussione. Ormai per conto mio m’ero risolto: non più parole; se n’erano dette tante che mi venivano a schifo”.

Passano poche settimane. Pochi giorni, anzi. E il tono comincia a cambiare:

“11 giugno 1915 – Dobbia
[…] Vita di stenti, senza orizzonti; tutto duole dentro di noi e tutto, fuori di noi, ci affligge. S’aggiunge il malessere della sporcizia e, più umiliante ancora, un senso disperato d’inerzia. La coscienza s’oscura nel dubbio, se abbiamo fatto bene a voler la guerra. Questo è il tormento più grave di tutti. Ma non può durare. L’animo si ribella a questa debolezza… Ci sentiamo isolati tra i compagni. L’egoismo che si sviluppa per necessità bestiale nella grande fatica, ci ripugna. Ognuno pensa duramente a sé, e noi che credevamo a una fraterna collaborazione, tanto più grande nel pericolo, ce ne sentiamo offesi e umiliati”.

Meno di due mesi dopo:

“6 agosto 1915 – Trincee del Lisert
Ancora qua. Il posto ci è diventato odioso; queste trincee che, nel venirci, avevamo sperato fossero la più salda e comoda difesa che fino allora conoscevamo, si sono dimostrate invece un esposto e facile bersaglio per gli austriaci, una vera posizione di martirio per noi. Di qua non è possibile uscire all’assalto, perché il terreno paludoso davanti non lo permette, di qua non avverrà mai di dover respingere un attacco nemico pienamente spiegato; le perdite qua sono molte e più dolorose che altrove perché sembrano inutili… Io guardo le facce dei compagni superstiti e mi vedo riflesso in loro: è doloroso accorgersi che l’anima non brilla più negli occhi di nessuno”.

Con l’autunno, sarebbe iniziato l’inferno.
Ho scelto come ambientazione una delle battaglie dell’Isonzo: la terza. 18 ottobre- 4 novembre 1915.  Perdite stimate nell’esercito italiano: sessantamila.

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20 Risposte to “1915/1”

  1. Andrea Says:

    Curiosità: la storia è raccontata dalla parte degli italiani?

  2. Lara Manni Says:

    Sì, certo, dal momento che uno dei personaggi principali è italiano. Italiana, anzi. 🙂 Però in questo scenario fanno irruzione due vecchie conoscenze non italiane e soprattutto non umane.

  3. Andrea Says:

    Mmmm, “conoscenze non umane”, dici? Interessante! 🙂

  4. Lara Manni Says:

    Quello che mi interessava era provare a capire come un personaggio sovrannaturale potesse guardare a quel punto di crisi a cui accennavo nell’altro post. Un punto di crisi della storia umana. E come potesse interagire con gli umani in quella situazione.

  5. Elfo Says:

    Mamma mia Lara, che brivido.
    Non vedo l’ora di leggere il libro. 🙂

  6. Lara Manni Says:

    Grazie Elfo! Considerate, però, che la Storia è uno sfondo: anche se ho cercato di renderlo il più preciso possibile, è presente per passaggi e sfumature. Insomma, Sopdet non è un romanzo storico ma un horror dove c’è anche la Storia. 🙂

  7. Andrea Says:

    E’ un ribaltamento notevole e coraggioso considerando che hai scelto come sfondo storico la prima guerra mondiale (nel bene e nel male uno dei momenti fondativi della Storia Italiana). Lara, temeraria! 🙂

  8. Lara Manni Says:

    In realtà gli sfondi sono tre, e secondo me sono…non so se siano fondativi. Sicuramente, Andrea, potrebbero essere rivelatori di quel che siamo ora, per esempio. 🙂

  9. Giobix Says:

    Oddio, se hai messo Hyoutsuki sull’Isonzo, premio al coraggio a prescindere 🙂

  10. Elfo Says:

    Diciamo che dopo aver letto “Esbat” mi fido di quello che scrivi, ara. Ovviamente potrò dare un giudizio sincero solo dopo la lettura. Comunque…mi raccomando fai prestoooo..ah ah ah.

  11. Lara Manni Says:

    Ho messo Hyoutsuki sull’Isonzo, ebbene sì. 🙂

  12. Andrea Says:

    Beato Hyoutsuki, si mangia piuttosto bene da quelle parti! 😉

  13. Mele Says:

    Larù, ma sti spoiler!

  14. zeros Says:

    Parzialmente OT: Scipio Slataper muore senza che il figlio lo conosca; il piccolo Scipio Secondo Slataper farà l’alpino come papà e avrà la dubbia fortuna di far parte dell’ARMIR. Morirà da eroe in Russia:
    http://www.anatrieste.it/index.php?option=com_content&view=article&id=65&Itemid=76

    Tornando in topic: Hyoutsuki sull’Isonzo!? A fare che!? Sono preoccupata O_O E intrigata! ^_^

  15. Lara Manni Says:

    Zeros: famiglia particolarissima quelli degli Slataper. In questi giorni posterò qualcosa d’altro.
    Non preoccuparti: non è un romanzo storico ma un romanzo dove la Storia è presente. Ammesso che un romanzo storico dia preoccupazioni, eh. 🙂
    Mele: non è PROPRIO uno spoiler. E’ un dietro le quinte.
    Andrea: Hyoutsuki mangia umani, in genere 🙂

  16. Mele Says:

    Ma umani vivi, non carogne. (Soggetto: Hyoucchan, verbo: mangia)
    Larùùù! Aaaaaaaaah. Chiamalo come ti pare, tanto è roba tua ù_ù.

  17. Jessica Says:

    1) mi affascina tutto ciò che riguarda il periodo delle due Guerre Mondiali
    2) mi affascina un certo Hyoutsuki in questo contesto
    = non vedo l’ora che esca Sopdet!

  18. Lara Manni Says:

    Ovvio. Un demone non mangia carogne, Mele 🙂
    Jessica: grazie. 🙂

  19. Alessandro Forlani Says:

    A me interessa molto di più il contesto storico… Ma inteso come il bicchier d’acqua in cui sciogliere l’aspirina effervescente del fantastico, se mi intendi… Mi consigli di leggerti lo stesso o di lasciar perdere ché me ne andrei scornato?

  20. Lara Manni Says:

    Uh, Alessandro. E’ il bicchiere d’acqua. Spero che disseti e faccia passare la febbre 🙂

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