1915/2

Piccola premessa: quello che leggete e leggerete in questa serie di post non è un’anticipazione di quel che troverete in Sopdet. Al contrario: qui parlo di cose che non troverete affatto. Semmai, queste vicende costituiscono  il retroscena di quello che mi ha portato a Sopdet: al massimo, ne ritroverete l’eco in una riga o due, in una parola, in un nome, in un luogo. Questo, insomma, non è che il terreno su cui ho camminato e respirato. Non serve conoscerlo per leggere una storia:  molto semplicemente, ho deciso di mettere in comune alcuni dei fatti che mi hanno colpito  in questi mesi.

Più delle ragioni storiche che hanno portato l’Italia alla guerra, per esempio, mi interessavano le migliaia di piccole storie di chi si è trovato nell’orrore del fronte. Molto spesso, senza volerlo affatto.
E allora mi sono domandata come si è arrivati all’immagine di una nazione infiammata di patriottismo e votata al sacrificio. Sì, certo, per volontà del primo ministro Antonio Salandra e del ministro degli Esteri Sidney Sonnino.  I quali ebbero però almeno un complice. I cui libri erano sempre presenti “nelle vetrine di ogni libraio d’Italia”.
Gabriele D’Annunzio fu l’interventista più acceso: amava la guerra, l’aveva celebrata sul Corriere della Sera nel corso della campagna di Libia del 1911, le aveva dedicato poemi di ogni sorta. Il Corriere pagava, in cambio, alcuni dei suoi debiti: perchè negli anni che precedono la discesa in guerra dell’Italia D’Annunzio si trovava a Parigi, anche per tenersi lontano dai creditori italiani.
La svolta avvenne nel marzo 1915: D’Annunzio venne invitato all’inaugurazione di un monumento a Garibaldi a Quarto, alla presenza del re e dei ministri. Anche il governo francese lo contattò, chiedendogli esplicitamente di partecipare a “un progetto propagandistico” a favore dell’intervento dell’Italia. D’Annunzio ne fu entusiasta: e concordò con il direttore del Corriere la pubblicazione integrale del proprio discorso nel giorno in cui l’avrebbe pronunciato.
Ovvero, il 5 maggio. Eccone alcuni stralci:

“Beati quelli che hanno vent’anni, una mente casta, un corpo temprato, una madre animosa.
Beati quelli che, aspettando e confidando, non dissiparono la loro forza ma la custodirono nella disciplina del guerriero.

Beati i giovani che sono affamati e assetati di gloria, perchè saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perchè avranno da tergere un sangue splendente, da bendare un raggiante dolore”.

Tra gli ascoltatori c’era un altro interventista, un giornalista: si chiamava Benito Mussolini.
Quanto a D’Annunzio, ripartì subito per Roma. Dal balcone dell’albergo tenne un altro discorso. Frase chiave:

“Se considerato è come crimine l’incitare alla violenza i cittadini, io mi vanterò di questo crimine”.

Il 14 maggio parlò a teatro, accusando Giolitti di essere un “supremo malfattore”. Il 19 incontrò il re. Il 20 il Parlamento votò a favore della guerra. Il 25 D’Annunzio scrisse:

“La nostra vigilia è finita. La nostra ebbrezza incomincia…L’uccisione comincia, la distruzione comincia. Uno della nostra gente è morto sul mare, uno della nostra gente è morto sul suolo…Tutto quel popolo, che ieri tumultuava nelle vie e nelle piazze, che ieri a gran voce domandava la guerra, è pieno di vene, è pieno di sangue”.

Alla fine di maggio, Cadorna gli promise il grado (e il salario) di ufficiale. Anche il direttore del Corriere della Sera gli assicurò uno stipendio per le sue corrispondenze. Divenne il “poeta del massacro”.
Non fu il solo.

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32 Risposte to “1915/2”

  1. Andrea Says:

    Non ho mai provato grande simpatia per D’Annunzio, non sapevo che il Corriere gli pagasse i suoi vizzi (e ne aveva parecchi…) in cambio di queste stupide dichiarazioni interventiste. Che storiaccia…

  2. Lara Manni Says:

    Stupide con il senno del poi, Andrea. All’epoca, D’Annunzio era l’italiano più famoso in circolazione. Era, e non è una frase fatta, un idolo delle folle. Prova a immaginare quella scena a Quarto, giudiziosamente riportata sul giornale più importante del paese, prova a immaginare quella oscena parodia delle Beatitudini, ripetuta a Roma, prima da un balcone e poi in un teatro.
    Naturalmente, la propaganda non era fatta da un solo uomo. Ma il suo ruolo è stato determinante.

  3. Andrea Says:

    Ma forse anche all’epoca di D’Annunzio qualcuno (troppo pochi, purtroppo) riteneva le sue sparate stupidaggini. Dici di no? Mi viene in mente Giovanni Busacca, l’anarchico milanese interpretato da Gassman ne “La grande guerra” e il discorso che fa a Sordi sul treno che li porta al fronte. Busacca non vuole combattere perché – se non ricordo male, cito a memoria – la guerra era un affare dei padroni che mandavano a morire i poveri diavoli. Per me el sciur Busacca aveva ragione da vendere!

  4. Mele Says:

    Sì, ma non è colpa dei poeti se cambia il tipo di guerra. Anche la Germania pensava di invadere la Francia in meno di due mesi.
    Entrare in guerra non è una bella cosa, ma ricercare la gloria è umano.

  5. Andrea Says:

    @Mele: Cercare la gloria è sicuramente umano, ma che gloria ci può mai essere nell’uccidere la gente, nel distruggere famiglie, nel saccheggiare, nello stuprare e in tutte le varie oscenità che si fanno in guerra? Questo D’Annunzio però non lo diceva… per raggirare la gente, meglio parare di “raggiante dolore”.

  6. Lara Manni Says:

    Credo, Andrea, che tanti, tantissimi ragazzi che andarono a combattere – di certo non scegliendo quando come e dove, come faceva D’Annunzio – fossero come Giovanni Busacca…
    Mele: non è “colpa” di D’Annunzio. Ma D’Annunzio ha dato un formidabile contributo alla propaganda interventista. Quanto alla gloria: dipende a scapito di chi la si cerca, penso.

  7. Mele Says:

    E tanti ragazzi non vedevano la guerra come la descrive Andrea, ma come la pensava D’Annunzio. Era, si potrebbe dire, il “sogno dell’eroe”, il sogno *romantico* dell’eroe. Era la fuga dalla mediocrità borghese verso un ideale di soldato d’altri tempi, come il conquistatore alla Napoleone, il “liberatore” alla Garibaldi. Quello che li ha fregati, appunto, è stato che gli “altri tempi” erano finiti, che la guerra non era più la culla degli eroi, ma una fabbrica di morti.

  8. Ele Says:

    A leggere questi post sono andata a rigodermi certi passi di Sopdet. Mi sento molto fortunata. Vedranno tutti che bellissimo lavoro hai fatto ❤

  9. Lara Manni Says:

    Benissimo Mele: quanti? E, soprattutto, quanti hanno cambiato idea dopo i primi mesi sul fronte? Impossibile quantificare, certo: però abbiamo fior di testimonianze (soprattutto – incredibile ma vero – nella storiografia non italiana che però ha studiato la guerra degli italiani). La cosa più grave è che, come dici giustamente tu, i tempi erano cambiati: purtroppo Cadorna decise di mandarli a combattere come se non fossero cambiati affatto. Ne parlerò prestissimo.
    Ele: grazie!

  10. Andrea Says:

    Mele, mi hai fatto tornare in mente un bellissimo romanzo di Arturo Pérez-Reverte: “L’ussaro”. Parla proprio dell’ideale romantico dell’eroe di guerra ai tempi di Napoleone (è ambientato durante la campagna di Spagna) e smonta questo assurdo, lugubre mito con una violenza e una forza veramente esemplari. E’ talmente efficace che dovrebbero adottarlo come libro di testo per le scuole.

  11. Mele Says:

    Larù: quanti hanno cambiato idea? Tutti quelli che non sono morti prima di farlo.

  12. Giobix Says:

    quello che ha fatto D’Annunzio non era niente di nuovo credo, faceva leva su sentimenti e vecchi “valori” che specie tra i poveracci facevano presa, il senso di riscatto da una vita misera. Mi viene in mente Brancaleone che dice: “Bifolchi siete voi pronti a morire pugnando? Orsù escite dalla fanga che la gloria ci attende!”
    Nella cultura europea ha sempre resistito questa esaltazione dello spirito guerriero. Io ridevo da matti alle medie quando leggevamo in classe passaggi della canzone di Rolando, ma i nostri antenati probabilmente si struggevano a sentire quelle scempiaggini cantate dai trovatori.
    Al fronte cambiavano idea eccome, “O Gorizia tu sei Maledetta” forse la canzone popolare italiana più censurata, che fino a qualche decennio fa poteva costare la denuncia per vilipendio, era nata al fronte non nei salotti.

  13. Lara Manni Says:

    Giobix, verissimo: con la differenza che la Grande Guerra ha modificato radicalmente i termini di essere nel conflitto, e che dunque la predicazione di quei valori fu in effetti disastrosa nelle conseguenze.

  14. demonio pellegrino Says:

    molto interessante e scritto da dio.

    D’annunzio e’ mi ha sempre affascinato, e la sua personalita’ era tra le piu’ complesse. La sua presa di Fiume, che puo’ essere considerata ridicola solo ora, e con MOLTO senno di poi, una delle esperienze piu’ affascinanti del XX secolo italiano.

    Mi chiedo come mai nessun autore abbia mai provato a fare un romanzo ucronico con un’Italia fascista governata non da Mussolini, ma da D’Annunzio. Avrebbe potuto accadere, dopo Fiume D’annunzio avrebbe potuto fare quello che voleva…ma non lo fece.

    Interessantissima anche la sua senile vita da erotomane.

  15. Andrea Says:

    “Interessantissima anche la sua senile vita da erotomane.”
    Insomma… 😉

  16. Lara Manni Says:

    Sai, Demonio, che sarebbe una grandissima idea? Per come la vedo, immagino che l’Italia se la sarebbe passata persino peggio 🙂
    Peraltro, il giovane Mussolini presente a Quarto NON menzionò D’Annunzio nei suoi articoli…

  17. demonio pellegrino Says:

    Andrea, no davvero! C’e’ una corrente di pensiero che dice che in realta’ D’anunzio non si oppose mai a Mussolini perche’ ebbe un incidente che lo rese mezzo scemo: infatti cadde da una finestra della sua casa abruzzese dopo una lite con una sua giovane amante, e pare ebbe delle perdite cerebrali dal naso. Da allora, spari’.

    Lara, ma sai che non lo so? Dubito che D’Annunzio si sarebbe alleato con i tedeschi. Ma chissa’.

  18. Lara Manni Says:

    Dipende da quanti debiti gli erano rimasti, temo 🙂

  19. Andrea Says:

    Demonio fammi capire: l’amante l’ha buttato dalla finestra o si è gettato lui!? E gli è uscito del cervello dal naso? Sì, hai ragione: sulla senilità di D’Annunzio effettivamente ci sarebbe materiale per un fantastica commedia all’italiana! 😀

  20. Lara Manni Says:

    Andrea: non era solo con l’amante. C’era anche un’altra fanciulla nella stanza e non si sa chi abbia buttato il Comandante nel giardino.

  21. Andrea Says:

    D’Annunzio: “No, aspetta cara, non è come pensi… posso spiegarti tutto!” 😉

  22. Gabriella Mariani Says:

    Voi ridete e scherzate, ma intanto il cosiddetto “volo dell’arcangelo” – ma demonio, da quando Gardone Riviera è in Abruzzo? – impedì a D’Annunzio di partecipare a un incontro con Mussolini e Nitti due giorni dopo.
    Da esso sarebbe potuto nascere un progetto politico di destra diverso dal fascismo. Cosa avrebbe potuto essere, se un antenato del PDL oppure un colpo di stato repubblicano non si sa.

    La graziosa manina della concubina cambiò con una spintarella le sorti dell’Italia. Se sia stata “guidata” da suggerimenti altrui è ignoto.

  23. Lara Manni Says:

    Gabriella, si ride e si scherza in un contesto – come noterai – tutt’altro che scherzoso. Ad ogni modo, la storia non si fa certamente con i what if? (la narrativa, magari, sì): premesso questo, il progetto politico di destra affidato a D’Annunzio non necessariamente avrebbe portato a risultati migliori di quelli che sono stati certificati dagli avvenimenti. E non credo – teorie del complotto a parte – che le sorti dell’Italia sarebbero state diverse. Wait and see: non ho ancora finito con D’Annunzio.

  24. Andrea Says:

    Si ride e si scherza perché – nonostante D’Annunzio e Mussolini – siamo sopravvissuti anche a quei due matti. Del resto, se è vero che dietro il volo dalla finestra c’è un complotto politico, bisogna dire che è stato usato un metodo piuttosto insolito per eliminare D’Annunzio. Niente veleno, niente pugnalate, niente colpi di pistola: insomma, forse lo si voleva anche ridicolizzare, no? E in effetti, in questo senso, mi pare che D’Annunzio si esponesse piuttosto volentieri a certi pericoli…

  25. Lara Manni Says:

    In realtà, Andrea, la personalità di D’Annunzio è estremamente complessa: quel che a noi oggi appare ridicolo al tempo appariva affascinante ed eroico, incluso il volo dalla finestra.

  26. Gabriella Mariani Says:

    E il fatto che alla cronaca sui giornali relativa al volo dalla finestra fossero aggiunti particolari fasulli come quello della materia cerebrale che usciva dal naso, del volto “nero”, del cranio spaccato, per rendere la situazione più tragica e far apparire la guarigione del poeta eroica e miracolosa è alquanto significativo.

  27. Andrea Says:

    Il giudizio sulla Storia, e sui suoi protagonisti, grazie al cielo è affidato ai posteri. Ai suoi tempi sarà sembrato un grande uomo, non lo metto in dubbio. Oggi però – perlomeno per come la vedo io – D’Annunzio sembra solo un uomo fragile che recita la parte dell’eroe in un orrendo gioco al massacro. Mi domando come ci vedranno e ci giudicheranno gli italiani del 2050! 😉

  28. Lara Manni Says:

    E’ che D’Annunzio era enormemente auto-centrato: per carità, accade e accade anche oggi. Però la sua traduzione del superomismo di Nietzsche a me è sempre sembrata forzata, e il fatto che nei suoi romanzi ci fosse sempre e comunque la sua persona è fastidioso. Non era fragile, Andrea. Anzi…

  29. Gabriella Mariani Says:

    Noi, cioè io, Lara, Andrea, “Mele”, “Demonio” e compagnia, vediamo la prima guerra mondiale con gli occhi consapevoli dei posteri, e da una prospettiva mille miglia lontana da quella superomista di D’Annunzio.

    Noi siamo stati educati ad aborrire la guerra, a ricercare la pace e a denunciare gli orrori che la storiografia ufficiale ha mascherato. Da questo può derivare un senso di superiorità rispetto ai nostri predecessori, la volontà di denunciare le loro infamie.

    Noi sappiamo che la prima guerra mondiale fu un massacro di proporzioni sconosciute prima d’allora. Fu programmata in maniera “produttiva”, fu, se mi si permette l’espressione, una forma trasformazione industriale della carne umana. Quest’industria del massacro aveva nella propaganda la sua pubblicità, e ci fu una vera e propria campagna pubblicitaria a favore della guerra, che fece danni notevoli pur disponendo allora di mezzi mediatici limitatissimi (non c’era neppure la radio…) ed era fasulla quanto lo è qualsiasi reclame.

    Io però, pur essendo lontanissima dalla mentalità di D’Annunzio, pur ritenendo i discorsi del riportati da Lara delle supreme idiozie, non riesco a condannare il poeta, che al conflitto partecipò attivamente, non solo come “pubblicitario”, e rischiò veramente la propria pelle. Pur aliena da una concezione della guerra come la sua non la ritengo fasulla e truffaldina, poiché non nasce da malafede. Chi vive gli eventi storici spesso li percepisce in maniera falsata, parziale.

  30. Lara Manni Says:

    Ma è proprio sulla sua partecipazione e sul modo in cui prese parte alla guerra che ho qualcosa da dire 🙂 Più avanti!

  31. Gabriella Mariani Says:

    Attendo con fiducia il prossimo approfondimento su D’Annunzio e affilo le mie armi. Quello su Stuparich di oggi è bellissimo.

  32. Lara Manni Says:

    Grazie Gabriella. Tornerò anche sugli Stuparich, promesso.

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