1915/3

C’è un libro che spiegherebbe molte cose sul massacro degli italiani, soprattutto nei primi mesi di guerra. Il libro, a dire il vero, nacque come articolo, e venne pubblicato nel 1888 sulla Rivista militare italiana, poi divenne un opuscolo più volte ristampato. Si chiamava Attacco frontale e ammaestramento tattico. Il nome dell’autore era Luigi Cadorna, futuro generalissimo della Grande Guerra. La tesi: il potere della fanteria.
Per esempio:

“L’offensiva è redditizia e quasi sempre possibile perfino contro posizioni montuose che appaiono imprendibili”.

Quel che contava era:

“la superiorità del fuoco e l’irresistibile movimento in avanti. Di questi il secondo è il più importante (vincere significa avanzare)”.

Lo sperimenterà proprio Giani Stuparich, di cui abbiamo fatto la conoscenza un paio di giorni fa.  Già alla fine di maggio, in viaggio verso il fronte, Giani aveva osservato con stupore il silenzio di un soldato dallo sguardo febbricitante, immobile, con la bocca aperta e gli occhi acquosi. Comprese, infine, che quel soldato era un contadino che conosceva solo il dialetto e non capiva cosa gli stesse accadendo e dove stesse andando.  Si recava, semplicemente, al macello.  Primo colpo per il venticinquenne euforico ed eccitato dalla guerra che Giani era stato e che parzialmente continuava ad essere.
Quando entra a Monfalcone, Stuparich è accolto da una notizia: cento uomini sono stati uccisi dal fuoco amico. Problemi di coordinamento fra artiglieria e assalti della fanteria tanto cara a Cadorna.
Il 9 giugno, a Sagrado, gli italiani si scontrano con gli austriaci mettendo in pratica la strategia del “vincere significa avanzare”.  Il luogo è l’Isonzo. Gli italiani gettano un ponte di barche e avanzano, appunto, verso le postazioni austriache, che l’artiglieria tiene sotto tiro.
Poi, il maggiore dà il segnale. I soldati balzano in piedi gridando “Savoia” e corrono. Gli austriaci aprono il fuoco. Il ponte viene distrutto. Gli italiani innestano le baionette e avanzano. Gli austriaci gettano le bombe a mano. In una sola giornata, muoiono cinquecento italiani, solo a Sagrado. Nel primo mese di guerra il nostro esercito ne perse ventimila. Le perdite austriache si attestarono attorno ai cinquemila uomini.
Gli assalti alla Cadorna continueranno a lungo. Abbiamo notizia di quello del 1 luglio, sul San Michele, grazie al sottotenente della Brigata Pisa, Renato Di Stolfo. Avviene così.
Alle sei del mattino i soldati attraversano la collina sotto un temporale che rende la mantellina di Di Stolfo talmente pesante che deve toglierla. Dovrebbe guidare il plotone impugnando una pistola: non ne ha, e usa la sua sciabola (priva di filo). A mezzogiorno sono pronti all’assalto. Gli uomini poggiano un ginocchio a terra, gli ufficiali sono in piedi, con le sciabole. Squilla una tromba. I soldati urlano “Savoia!”. La banda suona la Marcia reale. I soldati attaccano il pendio. Il fuoco austriaco è invisibile e  implacabile. Li falcia quasi tutti. La musica cessa. Gli ufficiali cadono sotto le mitragliatrici, coprono i corpi dei soldati che strisciano in cerca di riparo. E’ il disastro.
Commenta Di Stolfo:
“In un pulviscolo di morte e di gloria, in pochi istanti la epica e classica battaglia alla garibaldina è stroncata e relegata nei recessi della Storia!”.
La realtà che si offre ai poeti e ai cuori ardenti di gloria è completamente diversa da quella che era stata promessa.
Alla fine di ottobre – il momento che ho scelto in Sopdet – questa consapevolezza è già forte all’interno dell’esercito. Ma nessuno può tirarsi indietro.

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11 Risposte to “1915/3”

  1. Elfo Says:

    Davvero non riuscirò mai a capire come riuscivano a vedere la “gloria” in questa carneficina.
    T_T

  2. Lara Manni Says:

    Cambieranno idea, almeno in parecchi. E’ che la propaganda non è faccenda recente. Ci dedicherò un post, più avanti…
    (per inciso, parlerò anche degli scrittori cui dobbiamo racconti tutt’altro che celebrativi: Hemingway e Lussu, per citarne solo due).

  3. demonio pellegrino Says:

    Elfo, ma la ricerca della gloria nella guerra continua tutt’ora, solo con altre modalita’, e anche in paesi al 100% democratici. Non e’ un affare morto e sepolto. Quello che Lara spiega bene e’ che la nuova forma di guerra che arriva con la Prima Guerra Mondiale – che sancisce il totale predominio delle armi da fuoco sul soldato – obbliga un ripensamento totale di cosa sia la gloria (e un ripensamento totale anche delle strategie militari).

    Non erano dei pazzi all’epoca.

  4. demonio pellegrino Says:

    PS: bellissimi questi post. Mi stanno piacendo un sacco!

  5. Lara Manni Says:

    Non pazzi, no: impreparati, anche ai massimi vertici militari, purtroppo.
    (grazie!)

  6. demonio pellegrino Says:

    ah, be’, su questo non c’e’ dubbio. E c’era anche scarsissima conoscenza di cosa fosse (o meglio, non fosse) l’Italia dell’epoca. Si parla spesso del fatto che i soldati (per lo piu’ meridionali) non capissero gli ordini degli ufficiali (per lo piu’ del nord). Ma forse non si comprende appieno la portata di una magagna del genere a quei tempi.

    Sono sempre piu’ curioso di leggere il tuo nuovo libro.

  7. Giobix Says:

    Niente a che fare con la carneficina della prima guerra, ma ti consiglio il film Jarhead, racconta molto bene l’inutilità e la frustrazione del soldato di fanteria nella guerra moderna.
    Consiglio pure L’ottava Vibrazione di Lucarelli, la sconfitta di Adua è un buon antefatto per capire la stupidità dei vertici militari di quel periodo, e c’è pure un bel lavoro per fare intuire il casino linguistico e culturale delle reclute, sperdute in mezzo al deserto con divise pesantissime (che non potevano togliere per un fatto di decoro e immagine)

  8. Jessica Says:

    Ogni volta che leggo queste testimonianze mi vengono i brividi. sono talmente cariche di emozioni negative che non posso fare a meno di immedesimarmi in quei poveri uomini, pensare come loro, vedere ciò che vedevano loro: la morte.
    Possibile che ancora oggi esista la guerra? Non hanno insegnato nulla queste parole?

  9. Lara Manni Says:

    Demonio, la magagna c’era ed era su più fronti: su quello della strategia militare, per esempio, drammaticamente inappropriata. E poi su quello della comprensione della guerra da parte dei soldati. Almeno, della maggior parte di loro. Quelli che, come ho scritto oggi, volevano la guerra e volevano la morte erano, per lo più, i giovani intellettuali dell’epoca.
    Giobix, non ho visto il film e me lo procuro subito. Ho letto l’Ottava vibrazione e lo trovo splendido: ed è davvero ammirevole il lavoro sul linguaggio fatto da Lucarelli.
    Jessica: è che queste testimonianze sono state raccolte soprattutto da storici stranieri. Troppo spesso i testi italiani risentono ancora della retorica del Fascismo (Redipuglia venne edificata in epoca fascista) sulla Bella Morte. Purtroppo.

  10. Alessandro Forlani Says:

    Ciao Lara. Dai un’occhiata anche a “Fanteria all’attacco” di (quel!) Rommel: che in Italia nel ’15-’18 da fante ci ha combattuto, ce le ha suonate a Caporetto e conosceva molto bene, per averlo provato sulla propria pelle, ciò di cui scriveva. Le teorie di Cadorna sulla fanteria e il volume di fuoco a confronto delle sue sono idiozie…

    Un amico, il cui nonno combattè quella guerra, ha ancora sullo scaffale il “manuale del perfetto pattugliere” che costituiva il testo d’addestramento degli incursori savoia… se riesco a procurarmene qualche stralcio te lo invio, perché è davvero una chicca!

    P.S. curiosità: le baionette non si “inastano”, piuttosto che “innestano”?

  11. Lara Manni Says:

    Inastano e’ il termine militare corretto. Devo dire che in molti diari e resoconti dell’epoca ho trovato anche riferimenti a ordini di “innestare” la baionetta medesima, probabilmente per fraintendimento. Ho lasciato quella dicitura – qui, non in Sopdet – augurandomi di non urtare suscettibilita’ altrui.
    Caporetto fu un disastro. Anche in Addio alle armi si deduce con chiarezza. Cadorna era inadeguato, e il dramma fu che continuarono a lasciarlo al suo posto per un bel pezzo.
    Molto volentieri leggerei stralci di quel manuale!

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