1915/5

Il Monte Sei Busi sorge fra il San Michele e Monfalcone. Non è un monte: è un costone carsico che sale e scende.
Fine ottobre 1915. Gli italiani hanno l’ordine di conquistare la trincea nemica sul Sei Busi.
Intorno a loro, le cose sono peggiorate.
Dal 9 dello stesso mese sono state sospese le licenze.
Tutti gli ufficiali che esitavano nel mandare al morire i propri soldati venivano rimpiazzati.
L’ordine era: “Sferrate un attacco con qualunque mezzo e la vittoria sarà nostra”.
Per non morire, i soldati si automutilavano. Hemingway lo racconta in Addio alle armi: ascessi, colpi di pistola sparati nei piedi, bruciature, ferite da taglio alle mani e ai piedi. Se individuata, l’automutilazione veniva punita con la fucilazione.
Gli ufficiali non sapevano come mostrare ai superiori che avevano bisogno di più uomini se non con un mezzo: “Non capite che ho bisogno di caduti, molti più caduti, se vogliamo mostrare agli alti papaveri non può avere successo?”, urlò un comandante di Corpo d’Armata.
E gli uomini delle trincee aspettavano, dunque, e aspettavano la morte. Giuseppe Ungaretti usò quest’espressione: “Andavano in silenzio, mitemente, come vanno gli italiani, morendo con un sorriso”.
Altri poeti e scrittori raccontano come quella mitezza fosse, molto spesso, terrore. Emilio Lussu, ufficiale della Brigata Sassari, racconta in Un anno sull’Altipiano come l’attesa dell’assalto, il conto alla rovescia, fosse il momento più tremendo di tutta la guerra. Dopo una doppia razione di grappa o cognac, gli uomini dovevano aspettare che l’ufficiale urlasse “Savoia!” prima di gettarsi sotto il fuoco austriaco. Chi parlava veniva fucilato. Lussu ricorda in poche, nette righe, i due compagni che poggiano la canna del fucile l’uno sotto la gola dell’altro e all’urlo “Savoia” premono contemporaneamente il grilletto.
Intanto, i poeti cantavano. Corrado Govoni celebrava l’ardore della distruzione in Guerra!
“Devasta sconquassa distruggi,
passa, passa, o bellissimo flagello umano,
sii peste terremoto ed uragano”.
La nostra vecchia conoscenza, D’Annunzio, aveva già celebrato nella Laus vitae lo stupro di guerra:
“Il grembo delle madri noi scruteremo col fuoco, e non rimarranno germi nelle piaghe fumanti”.
Non tutti certo. Ma per un Clemente Rebora che, disperato, scrive Viatico, dedicato alla lunga, straziante morte di un compagno (Pietà di noi rimasti/A rantolarci e non ha fine l’ora/Affretta l’agonia), infiammano gli animi i versi di tal Vittorio locchi:
“tutte le baionette
si piegano come bandiere
sugli altari dei monti,
su i santi carnai dei nostri morti”.

Sul costone dei Sei Busi venne costruito il sacrario di Redipuglia. Che ha molto a che vedere con Sopdet, ma questa è un’altra storia.

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14 Risposte to “1915/5”

  1. Gabriella Mariani Says:

    Hai letto

    “La seduzione totalitaria: guerra, modernità, violenza politica (1914-1918)” di Di Angelo Ventrone? Le poesie di d’Annunzio e Govoni sono citate proprio in quel libro…

    Comunque il “Canto Amebeo”di D’Annunzio è un dialogo tra vincitori e vinti. Seppur crudo, è ispirato all’epica classica, ed è del 1903.

    A me fa più specie Govoni, che parla della realtà contemporanea in termini barbaramente futuristi.

    “Saccheggia, stupra ammazza
    Massacra, stupra incendia
    Rovina, devasta, sconquassa, strazia”

    e via dicendo.

  2. Lara Manni Says:

    Vero, la Laus è precedente alla guerra: però – e leggerai nel post tutto dannunziano – il problema del Comandante è che tendeva a non fare distinzione fra poesia e vita.
    Govoni e i futuristi mi lasciano interdetta. Ora, io posso capire che un giovane scrittore abbia la testolina piena di fiamme e fumi e barbarie e che usi le parole come coltelli. Posso anche capire che dal fronte le notizie NON filtrassero. Ma i morti c’erano. A mucchi. A montagne. E, soprattutto, se raffrontiamo la poesia italiana di guerra con quella inglese di guerra, le differenze si sentono…
    (letto, gran bel libro, in bibliografia)

  3. Gabriella Mariani Says:

    Eh sì, noi non abbiamo un Owen, un Rosenberg…

    Putroppo il fascismo ha cancellato le voci autentiche.

  4. Lara Manni Says:

    Il fascismo ha contribuito alla retorica postuma dei sacrari e del bel morire, sicuramente. Il mio timore è che le voci dissenzienti, all’epoca, venissero da persone che non erano in grado di usare la voce poetica per raccontare quel che avevano visto. Con pochissime eccezioni. E’ stata la guerra dei miserabili, la Grande Guerra: cantata e voluta anche dai poeti.

  5. Andrea Says:

    “Sferrate un attacco con qualunque mezzo e la vittoria sarà nostra”. Non mi pare una grande piano… Si è detto che la prima guerra mondiale ha cambiato il modo di combattere ed è vero, le difficoltà di affrontare un conflitto del genere per ufficiali preparati a combattere le guerre “alla vecchia maniera” erano molte. Va anche detto però che gli ufficiali coinvolti nel conflitto hanno dimostrato scarsissime capacità di adattamento e improvvisazione (le due doti fondamentale di ogni comandante militare). Gli assalti frontali (roba da guerra napoleonica!) in una guerra di trincea erano la scelta più immediata e stupida che si potesse fare. Ma ci sono state le eccezioni. Prendiamo il caso di Erwin Rommel – all’epoca un ufficiale fresco di accademia -, aveva già compreso come andava combattuta quel genere di guerra e elaborato nuove tattiche: a Longarone era riuscito a catturare vivi 9000 italiani.

  6. Lara Manni Says:

    Sai, gli ufficiali, molto spesso, dovevano a loro volta rispondere ai famigerati ordini superiori. Le cose cambiano dopo Caporetto e dopo Cadorna, ma a quel punto i morti sono un’enormità.

  7. Ilya Nightroad Says:

    E’ da molto tempo che non passavo di qui, e leggere questi ultimi interventi mi ha incuriosito ancor di più riguardo la tua nuova opera. Adesso sono davvero impaziente di trovarla in libreria 😉

    D’Annunzio…sempre considerato un grande poeta, un grande scrittore. Personalmente, spero non me ne vogliate, penso che la cosa più grande che avesse non fosse il suo talento ma il suo ego.
    Mi hanno commosso infinitamente invece quei piccoli versi spezzati da profondo dolore: Pietà di noi rimasti/A rantolarci e non ha fine l’ora/Affretta l’agonia

    Parole semplici. Ma la dura verità è ciò che sconvolge sempre più di ogni altra cosa. La fantasia invece è solo il nostro sogno.
    Non conoscevo questa pagina della nostra storia, ti ringrazio.

    Ilya

  8. Lara Manni Says:

    Ilya, ti ringrazio di cuore. Spero che le altre piccole e semisconosciute pagine di storia che sono il fondale di Sopdet ti incuriosiranno ugualmente. Un abbraccio

  9. demonio pellegrino Says:

    Adesso vado un po’ controcorrente. Che si’, certo, quello che tu dici e’ tutto assolutamente vero. Ma c’e’ un ma. E cioe’ che la prima guerra mondiale e’ l’ultima guerra nella quale poesia, slancio romantico e guerra si fondono. Da li’ in poi le guerre diventano pura strategia, propaganda e tecnologia.

    Ovviamente non sto facendo un’apologia della guerra romantica. Ma rimango comunque affascinato dalla prima guerra mondiale, da sempre.

  10. Lara Manni Says:

    Dici una cosa verissima, Demonio. Ne abbiamo discusso tanto a proposito de Il signore degli anelli e di quanto quella consapevolezza della fine di un mondo venne riportata da Tolkien nella sua opera, come ha ben raccontato Wu Ming 4 in “Stella del mattino”. Credo che il motivo del fascino, che condivido in pieno, sia proprio questo: fu un conflitto spartiacque. Dove peraltro la propaganda inizia a sperimentare il suo potere, come raccontero’ in uno dei prossimi post.

  11. demonio pellegrino Says:

    e infatti pensavo proprio anche a stella del mattino, che pero’ purtroppo non mi e’ piaciuto. E dico purtroppo perche’ “volevo” mi piacesse!

  12. Ilya Nightroad Says:

    Sfortunatamente credo che la brutalità, la violenza, la morte siano tra le cose che più affascinano l’essere umano.
    Una guerra tanto brutale, la più brutale del secolo probabilmente, dal punto di vista di chi la combatteva, vissuta col sangue, con il ghiaccio e con il fuoco, con la baionetta sulle spalle e l’urlo del compagno vicino: è violenza, oscurità, mostruosità e disumanità allo stato puro.
    Affascina e colma di orrore allo stesso tempo. E proprio questo orrore ci fa riflettere e ricordare quanto di fondamentale c’è al mondo…

  13. Valberici Says:

    Ti comunico che, pur non commentando, seguo con molta attenzione questa serie di post. 😉

  14. Lara Manni Says:

    Grazie Val e grazie a tutti. Domani provo a parlare di propaganda e – uhm – giornalismo.

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