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ottobre 26, 2010

Già, i barbari. Ovvero i “germanici, austriaci, bulgari e turchi, purtroppo anche i luridi turchi” contro cui l’esercito italiano era chiamato a battersi. Questo concetto tornerà comodo molti anni dopo, nell’altra guerra, quando vennero aperti i campi italiani. Ci arriveremo.
Ad ogni modo, è interessante dare uno sguardo ai meccanismi. Cosa fanno i barbari? Uccidono gli uomini. Stuprano le donne.
La propaganda italiana si basa su immagini molto semplici e molto note: nei giornalini di trincea il “barbaro” è rappresentato come violentatore di italiane. Le quali venivano disegnate nel gesto di lanciarsi dalla finestra piuttosto che cedere al disonore. “Soldato d’Italia proteggile: se cedi, anche la tua donna subirà l’oltraggio”, era l’invito.
Spesso a essere oltraggiata era l’Italia stessa, di bianco vestita. Lo scrittore Robert Musil osservò con stupore le cartoline e le immagini interventiste che rappresentavano l’Italia con certo languido erotismo: “una ragazza giovane, tenera, un po’ triste”.  L’Italia era la fidanzata ideale di chi si trovava al fronte.

Le cartoline erano supportate dalla scuola. Dopo Caporetto, una maestra elementare di Mantova aveva imposto agli alunni della sua scuola questo tema: “Perchè l’Italia vinca, dobbiamo resistere fino alla fine”. I ragazzi  erano in gran parte figli di contadini e criticarono il titolo. Uno di loro scrisse: gli ufficiali (“quelli che danno gli ordini”) “non sono ancora stanchi di uccidere tanta povera gente che non ha colpa; per fare la guerra giusta bisognerebbe fare così: 1) mandare tutti quelli che vogliono la guerra perchè già che la vogliono devono farla loro; 2) mandare avanti i ricchi che danno fondi al prestito nazionale di guerra; 3) mandare a casa i poveri. Così sarebbe una guerra giusta!”.
La maestra denunciò il bambino ai carabinieri.