1915/8

Il fiume è il Timavo, la data il 28 maggio 1917. L’episodio è minimo rispetto all’ecatombe dei mesi precedenti e a quella che verrà: ma rende bene, credo, l’idea di cosa abbia significato la parola propaganda. Simboli che diventano fatti. Fatti che diventano parole. Parole poetiche.
Il battaglione “Lupi di Toscana” deve attaversare il Timavo su una passarella di legno  e conquistare la Quota 28, proseguire fino a Duino e issare una gigantesca bandiera italiana sugli spalti del castello: la bandiera avrebbe risollevato il morale degli italiani di Trieste e spaventato gli austriaci.
Una pazzia: anche perchè difficilmente i venti chilometri di distanza fra Duino e Trieste avrebbero consentito ai triestini di vedere alcunchè. Ma era il simbolo a contare.
A concepire il piano fu infatti Gabriele D’Annunzio (è l’ultima volta che appare in questi post, ma la storia vale la pena di essere raccontata), aiutante del comandante del battaglione, il maggiore Randaccio. Il quale esitava, prendeva tempo, dubitava della bontà e necessità della missione.
“Non sembra avere troppa fede. Io lo sostengo”, scrive D’Annunzio.
Fa di più: si precipita dal duca d’Aosta per essere autorizzato a procedere comunque, Randaccio o non Randaccio.
L’operazione ha dunque inizio: D’Annunzio porta la bandiera, i soldati avanzano verso la riva del fiume, un gruppo attraversa. Ma i mitraglieri austriaci, nascosti sul fianco della collina, aprono il fuoco. Quaranta italiani legano camicie bianche alle baionette, per non essere macellati. Randaccio ordina la ritirata, viene ferito. D’Annunzio, che era rimasto sull’altra riva, posa la testa sanguinante del comandante sulla bandiera e guarda con disgusto i “rinnegati” che si sono arresi dall’altra parte del fiume e sono stati fatti prigionieri. Fa di più: ordina ai soldati di far fuoco sui compagni italiani. “La battaglia – scrive nel suo diario – lascia nell’uomo sensuale una malinconia simile a quella che segue il grande piacere”.
Randaccio assunse subito lo status di eroe. Mentre agonizzava, supplicò D’Annunzio di dargli la capsula di veleno che il poeta portava con sè. D’Annunzio rifiutò. Motivò il suo triplice “no” nell’orazione funebre che tenne ad Aquileia sulla tomba di Randaccio: “Era necessario che soffrisse affinchè la sua vita potesse diventare poesia nell’immortalità della morte”.
Nei bollettini ufficiali la Quota 28 venne data per conquistata, a dispetto della realtà. Il discorso di D’Annunzio venne stampato e distribuito ai soldati per volontà del Duca d’Aosta.

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16 Risposte to “1915/8”

  1. imp.bianco Says:

    Questi tuoi post sulla Prima Guerra Mondiale mi hanno fatto tornare in mente anche una poesia di Salvatore Quasimodo… (diciamo che anche il clima attuale con la vicenda di Avetrana e lo show che hanno messo su… ha contribuito a farmi ricordare questa poesia..) Eccola

    UOMO DEL MIO TEMPO.

    Sei ancora quello della pietra e della fionda,
    uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
    con le ali maligne, le meridiane di morte,
    t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
    alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
    con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
    senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
    come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
    gli animali che ti videro per la prima volta.
    E questo sangue odora come nel giorno
    Quando il fratello disse all’altro fratello:
    «Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
    è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
    Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
    Salite dalla terra, dimenticate i padri:
    le loro tombe affondano nella cenere,
    gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

    X-Bye

  2. Lara Manni Says:

    Grazie! Davvero!

  3. Gabriella Mariani Says:

    Brava, Lara! Questa piccola storia è un capolavoro di demistificazione.

    Un altro blogger ne aveva parlato, in termini simili, prima di te.

    http://diciottobrumaio.blogspot.com/2010/02/radici-cristiane.html

    Forse avete consultato le stesse fonti
    (Mark Thompson, La guerra bianca?)

    La “necessità della sofferenza” propugnata da D’Annunzio mi ricorda l’atteggiamento – tuttora valido – di alcuni ambienti della chiesa nei confronti dei malati terminali, che impediscono la pratica della terapia del dolore in molti ospedali.

    Ma i soldati, ricevuto l’ordine, spararono?

  4. Lara Manni Says:

    Ebbene sì: Mark Thompson è stata una fonte primaria per me! Credo peraltro che sia stato fra i primi a svelare come andò davvero quell’episodio. Senza peraltro fra luce sull’esecuzione di quell’ordine.
    Il fatto è che D’Annunzio, e molti intellettuali, avevano una visione del morire e del soffrire trasfigurante. Mettere a confronto i diari degli ufficiali e quelli dei poeti è illuminante. I primi parlano senza mezzi termini di pezzi di cervello che volano via, di viscere esposte, di orrore. I secondi credono che il sangue sia la strada per la gloria.

    Grazie per il link! Approfitto per riportare anche qui la nota in calce al post. E’ splendida:
    «In che grado le classi abbienti e dirigenti abbiano in Italia sottratto i loro figli al duro e rischioso onere di fare la guerra in prima linea, quanto al poco patriottico e poco civico compito si siano prestati partiti e burocrazia, quale atteggiamento di fronte alla spinosa quistione abbia tenuto la stampa, è problema ancor troppo poco indagato, e forse ancor troppo delicato e intempestivo; ma pure di grande interesse anche per la successiva storia d’Italia». Chi scrive queste lapidarie e chiare parole è il capitano Piero Pieri, in un’importante e riconosciuta opera: La prima guerra mondiale, 1914-’18, Einaudi, 1947.

  5. G.L. Says:

    D’Annunzio soffriva della malattia tipica dell’intellettuale italiano: fare il frocio col culo altrui (Cit.).

  6. Lara Manni Says:

    Però sul fronte c’era anche Gadda…Ne parlo domani 🙂

  7. Gabriella Mariani Says:

    Monumento a G.L. O forse no. I piccioni sono brutte bestie, meglio lasciarli a D’Annunzio i monumenti.

  8. G.L. Says:

    Lara: sì, sono curioso di leggere cosa scriverai su Gadda, è uno scrittore che è stato usato in maniera indegna, mannaggia.

    Gabriella: Niente monumenti, in quanto scrittore di genere a me basta la pecunia.

  9. demonio pellegrino Says:

    Be’, GL, no. Nel senso che puoi dire tutto di D’Annunzio tranne che facesse il frocio col culo altrui (frase mitica, tra l’altro, per cui Ricucci dovrebbe ottenere un nobel). D’annunzio le imprese di cui vagheggiava se l’e’ fatte in prima persona, rimettendoci occhi e ferite. Puoi discutere sulla validita’ delle imprese in questione, non sul fatto che ci mettesse anche il suo di culo (a differenza di molti altri).

  10. diciottobrumaio Says:

    grazie a Gabriella per aver segnalato il mio post

    spero di non strafare con la vanità se cito altri due post relativi all’eccelente libro di Thompson:
    http://diciottobrumaio.blogspot.com/2010/01/lutile-strage.html
    http://diciottobrumaio.blogspot.com/2010/02/per-far-la-guerra-giusta.html

    e, a proposito di Gadda, segnalo:
    http://diciottobrumaio.blogspot.com/2010/01/il-tempo-necessario.html

    è stata per me l’occasione di scoprire questo blog di Lara, lo terrò d’occhio. ciao

  11. Mele Says:

    Aah, che sollievo, Larù! Tutto torna alla normalità!

  12. Valberici Says:

    Bene, attendo anch’io Gadda. 🙂

  13. Gabriella Mariani Says:

    Io sono la prima a difendere D’Annunzio e a dire che fu un grandissimo poeta, uno sperimentatore nella lirica, nell’epica, nella prosa e nel teatro. In altre imprese ci mise il culo, la faccia, gli occhi e per poco anche la ghirba.
    In questo caso però il poeta fece una penosa figura. Ammetto che anche qui ci fu un trasporto emotivo in lui, un senso (distorto) della tragedia.
    Quello che scrisse, per lui, era sacrosanta verità poetica. Putroppo era una verità mille miglia lontana dalla realtà.

  14. Lara Manni Says:

    Ciao, diciottobrumaio, davvero felice di conoscerti. “La guerra bianca” è un testo che andrebbe adottato nelle scuole (ma temo che non accadrà), così come tanti piccoli libri che hanno raccontato la guerra al di fuori della morsa retorica.
    Su D’Annunzio: c’è da dire che, sì, partecipò a non poche imprese. Ma non dimentichiamoci che aveva il privilegio di scegliersele.
    Il poeta, ripeto, è degno di rispetto. L’uomo fu terribile.

  15. diciottobrumaio Says:

    cara Lara, perfettamente d’accordo
    senza andare per molti libri è sufficiente, come del resto dici tu, farsi un’idea di che razza di psicopatico era D’Annunzio leggendo proprio il libro del Thompson

    ma dovremmo occuparci anche del famigerato cadorna, da parte mia spero di farlo per la prossima settimana. già Thomson offre molti indizi sulle qualità umane e militari di questo individuo, ma c’è chi l’ha conosciuto meglio e direttamente che ne offre un giudizio spietato dicendo di ammirarlo!

    purtroppo la retorica, come dici tu, lo sterotipo, prevale anche nei critici più severi. nel nostro piccolo possiamo rovesciare la prospettiva, rendere un po’ di giustizia a quanti subirono la ferocia dei “capi” di allora e, a nostra volta, imparare qualcosa?

    ciao
    giuliano

  16. Lara Manni Says:

    Aspetto i post di Cadorna, personaggio atroce. Sì, è importante lavorare per quel che possiamo. In un blog, in un romanzo, in una discussione. Dalla settimana prossima racconterò il secondo “fondale” che ho scelto per Sopdet: Meina. 1943. Una strage davvero dimenticata.

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