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1915/9

ottobre 28, 2010

Non voglio morire, sono un vigliacco! (Oreste, La Grande Guerra)

1959. il premiatissimo film La Grande Guerra di Mario Monicelli viene presentato a Roma. Uno spettatore si alza e se ne va, indignato. Si chiama Carlo Emilio Gadda.
Era in quella guerra. Era sul fronte, come sottotenente del 5° Reggimento Alpini. E contestò, di Monicelli, la rappresentazione dell’esercito italiano come impreparato. Eppure, Monicelli fu fra i primi a dare voce alle migliaia di soldati che, per ammissione degli stessi ufficiali, non avevano potuto esprimere la propria indifferenza nei confronti della guerra. Anzi, la loro ignoranza venne santificata come “buon cuore” dell’italiano.
Come innocenza.
Il fascismo, del resto, aveva avuto buon gioco nel creare un culto massiccio di quel buon cuore e di quel presunto, innato eroismo. Aveva edificato sacrari e boschi del ricordo – lo racconterò domani – destinati a diffondere la retorica del sacrificio.
Eppure, Gadda si crucciò. Forse perchè l’aspetto comico del film lo aveva indignato. Forse perchè non aveva mantenuto la promessa fatta a se stesso. C’era un progetto che prendeva forma in lui fin dal 1919, quando voleva spezzare “il cerchio del silenzio sulla realtà della guerra” per impedire che accadesse ancora. Non lo realizzò.
Lo realizzò, invece,  Hemingway, che con spietata crudezza raccontò la verità in Addio alle armi. La guerra era indifferente a molti soldati.  Ma, come scrive giustamente lo storico Mark Thompson, il rimpianto di quella inesistente innocenza era, per gli intellettuali che avevano descritto la guerra, un rimpianto di altro genere:
“non sarebbe mai più accaduto che un così gran numero di contadini e operai coscritti si sacrificassero in nome di una cieca fiducia nei loro superiori sociali e intellettuali”.
Il film di Monicelli era arrivato tardi e tardi erano arrivate le riflessioni di Hemingway:
“Parole astratte come gloria, onore, coraggio o reliquia erano oscene accanto ai nomi concreti dei villaggi, ai numeri delle strade, ai nomi dei fiumi, ai numeri dei reggimenti e delle date”.
Altri sacrifici sarebbero stati richiesti. Altra propaganda si sarebbe messa all’opera. Altri monumenti funebri si sarebbero edificati.