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1915/10

ottobre 29, 2010

Come avrebbe detto De André, dormivano su una collina. Le loro tombe erano decorate con gli oggetti che venivano dai campi di battaglia: un piccone per chi era stato, prima che soldato, un contadino, un’elica per un aviatore, filo spinato per un fante.
Non bastavano. Non a Mussolini, che della retorica della guerra aveva necessità. “Vi porto l’Italia di Vittorio Veneto”, aveva detto al re il 30 ottobre 1922, entrando al Quirinale. E subito dopo si era recato a omaggiare la tomba del Milite Ignoto.  La tumulazione di un soldato italiano sconosciuto era stata decisa dal colonnello Giulio Duhuet, fiero avversario di Cadorna. La scelta della salma fu un capolavoro di sadismo: venne chiamata a farla Maria Bergamas, madre del volontario Antonio, che aveva disertato dall’esercito austriaco per unirsi a quello italiano ed era caduto in combattimento senza che il suo corpo fosse ritrovato. Maria venne condotta ad Aquileia e posta di fronte a undici bare allineate, e dopo essere passata davanti alle prime, non riuscì a proseguire nella ricognizione e gridando il nome del figlio si accasciò al suolo davanti a una bara, che venne scelta. La bara  fu collocata sull’affusto di un cannone e, accompagnata da reduci decorati al valore e più volte feriti, fu deposta in un carro ferroviario appositamente disegnato.
Il 4 novembre 1921 venne inumata a piazza Venezia. I manifesti socialisti vennero strappati della polizia: sostenevano che se il Milite avesse potuto risorgere dalla tomba, avrebbe maledetto la guerra.
La stessa cosa avrebbero fatto, probabilmente, i morti che dormivano nei cimiteri sul Carso e che vennero sbrigativamente tolti dalle loro tombe nel 1938 per essere trasportati a Redipuglia. L’architetto Giovanni Greppi e lo scultore Giannino Castiglioni vi avevano realizzato il più grande sacrario militario italiano. Avevano scelto il versante occidentale del Monte Sei Busi, proprio quello dove si erano svolte le sanguinose battaglie del 1915 e 1916.  E’ una gradinata, come un costone carsico, ma è anche una macabra rappresentazione di uno  schieramento militare: il duca d’Aosta giace ai piedi della scalinata, sotto un blocco di porfido di 75 tonnellate. Sopra di lui, le ossa di oltre centomila soldati: 39.857 sono ammucchiate dentro ventidue gradoni di 140 metri. In lettere gigantesche, su ognuno dei gradoni, è scritta la parola PRESENTE.  Nell’ultimo gradone, in due grandi tombe comuni ai lati della cappella votiva, riposano le salme di 60.330 caduti ignoti.
Presente.
Perchè la leggenda vuole (ricordate Il Signore degli Anelli?) che in ogni momento i soldati morti possano essere chiamati a combattere di nuovo. Qualcuno, nell’altopiano di Asiago, giurò di averli visti, i soldati italiani che marciavano in silenzio, nella notte.
Due anni dopo, un grande filosofo come Walter Benjamin avrebbe scritto: “Se sarà il nemico a vincere, neppure i morti saranno al sicuro da lui”.
Era il 1940: il 25 settembre di quell’anno Benjamin si uccise ingerendo morfina, per non cadere nelle mani dei nazisti.
E qui comincia un’altra storia.