1943/1

E’ settembre, giorno otto. L’Italia è in guerra da tre anni e trentasei settimane.  Una guerra che ancora non si percepisce nelle sue esatte proporzioni.
Per esempio, una delle molte cose che la gran parte degli italiani ignora è l’esistenza, in Italia, di campi di concentramento per civili sloveni e croati.  Eppure ne esistono a decine, forse a centinaia.  In Umbria, in Emilia, in Puglia, e naturalmente in Venezia Giulia decine di migliaia di donne, vecchi e bambini vengono individuati e catturati. I villaggi vengono incendiati. Gli ostaggi fucilati. I prigionieri vengono rinchiusi in tende o baracche gelide, con pochissimo cibo a disposizione. Muoiono a centinaia. Di fame e di febbri. E quasi nessuno lo sa, ancora oggi. Sopravvivono frammenti, lettere, pochi studi. Poesie. Come questa:

freddo intenso, senza stufa / non riceviamo la posta
nel nostro cuore la nebbia
freddo intenso mancanza di cibo
fame e freddo / non siamo colpevoli di niente
gli uomini muoiono di fame
periremo dal freddo e dalla fame
periscono anche i giovani, / freddo intenso
non riceviamo notizie
il corpo mi trema
scarso cibo, freddo, baracche senza stufa
periscono anche i giovani, come le pannocchie
la gente comincia a gonfiarsi e muore / nudi e affamati
ogni giorno / cominciano a gonfiarsi e perdono la vista, poi muoiono / anche mio figlio / fame e freddo
fame e freddo / voglia di farla finita
muoiono specialmente gli uomini
e i bambini
freddo e fame e pidocchi
moriamo dal freddo e dalla fame
il corpo mi trema…
mia figlia è morta in Arbe pelle e ossa
qui è morto anche mio padre / con altri dodici uomini
freddo, debolezza / ogni giorno siamo in meno
meglio morire
mio padre è morto con altri dodici / morremo anche noi
coperte umide e freddo, pelle d’oca e ammaccata
nudi e scalzi
è un orrendo Golgota il nostro
per fortuna che la mamma è morta
qui è scoppiato il tifo
siamo terribilmente affamati
il mio bambino è così debole…
un qualche aiuto anche pane raffermo…
non so se ci rivedremo

Perchè i campi? Perchè prima ancora che il regime fascista si consolidasse, l’antico sogno imperiale condusse a una politica di espansione  nella penisola balcanica, sia a nord, sul confine orientale, sia a sud, lungo l’Adriatico, in Dalmazia, in Albania, in Montenegro. Sono terre italiane, viene detto, perchè la nobile Venezia vi aveva dominato, secoli addietro. E poi gli slavi, diciamolo, sono “allogeni”: estranei alla cultura italiana. Vanno sostituiti con genti italiche.
Oh, ma perchè parlarne? In fondo, la fotografia del generale Mario Roatta (capo di stato maggiore dell’esercito, dal marzo 1942 comandante della 2a Armata in Croazia dove ordinò di “…applicare le sue disposizioni senza false pietà“, guadagnandosi il soprannome di bestia nera) è ancora appesa  alle pareti dell’Archivio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito.
In fondo, cosa contavano gli slavi?
Allogeni. Come gli ebrei, che dal 1938 subivano la durezza delle leggi razziali.
Ma è presto ancora per pensarci.
E’ estate, è il 1943 e alla radio trasmettono quella bella canzone, Una strada nel bosco.
Alle 19.43 di quel giorno di settembre, la canzone viene interrotta. Prende la parola lo speaker più noto dell’Eiar, Giovanni Battista Arista. Avverte che il maresciallo Pietro Badoglio, capo del governo dei quarantacinque giorni dopo la caduta e la prigionia di Mussolini, intende fare un proclama.
Badoglio annuncia che è stato firmato un armistizio con gli anglo-americani.
Non a tutti sono chiare le conseguenze. La maggior parte degli italiani crede semplicemente che la guerra sia finita. Si esce nelle strade. Si festeggia. Ovunque. Anche in un piccolo paese sul lago Maggiore.
Il suo nome è Meina.

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13 Risposte to “1943/1”

  1. Giobix Says:

    di questi campi ho scoperto l’esistenza da pochi anni, e pensare che molti erano vicini a casa…spesso sono ricordati solo da un cippo in mezzo ai campi, a volte nemmeno quello. Nei paesi vicini nemmeno i vecchi sanno niente (o non vogliono sapere?) Sul campo di Visco(ud) c’era una caserma dismessa, poco tempo fa volevano farci un centro commerciale ed è scoppiata la polemica, quasi tutti sono cascati dalle nuvole a sentire la parola campo di concentramento.
    L’unico che forse è ricordato in modo decoroso con monumento e ossario, è quello di Gonars(ud), legato a questo c’è anche un bel progetto/portale che raccoglie documentazione e la lista completa dei campi italiani
    http://gonarsmemorial.eu/index.php

  2. Lara Manni Says:

    Da quel portale ho tratto la poesia 🙂 E’ fatto molto bene e si capisce che è destinato ad ampliarsi ancora. Quei campi sono stati dimenticati dalla stragrande maggioranza degli italiani. Io ho tratto le informazioni da un bel libro di Alessandra Kersevan pubblicato da Nutrimenti, Lager italiani. Pulizia etnica e campi di concentramento fascisti per civili jugoslavi 1941-1943.
    E’ uscito mentre prendeva forma il progetto di Sopdet ed è stato dopo averlo letto che ho deciso di ambientare la seconda parte nel 1943. Che si svolge, parzialmente, anche a Gonars.

  3. Giobix Says:

    immaginavo 🙂 io non ho mai approfondito molto, mi è tornato in mente adesso grazie al tuo articolo, anche la polemica sul sito di Visco. La Kersevan l’ho sentita nominare spesso, ma questo sopdet è veramente coraggioso, Meina, Grande guerra…addirittura Gonars! molti penseranno a un villaggio fantasy 🙂 Preparati psicologicamente a risponderne 😉

  4. Lara Manni Says:

    Sono pronta. E nella terza parte c’è anche Cossiga, che notoriamente era lo zio di Sauron 🙂

  5. Ilya Nightroad Says:

    Lo zio di Sauron, questa è geniale 😄
    Sapevo della manovra espansionistica nei Balcani, ma non ricordavo assolutamente nulla di questi campi di concentramento…Ancora una volta riconosco che la storia impartitaci è estremamente di parte e priva di qualsiasi oggettività.
    Bene osanniamo Bonaparte, condanniamo Hitler. Ignoriamo tutto il resto.
    Il 5 Maggio lo ricordano tutti, se non erro.
    E in molti anche delle Foibe.

  6. diciottobrumaio Says:

    cara Lara, come promesso la prima parte dedicata a Cadorna:

    http://diciottobrumaio.blogspot.com/

    nel pomeriggio la seconda, poi le altre. non seguo uno schema, ma è come uno stream of consciousness, scrivo e posto così come viene. spero che alla fine il tutto si riveli sufficientemente coeso e logico. nel complesso spero troverai almeno un piccolo spunto inedito, anche se è difficile data la notorietà dell’argomento.

    tutti i dati sono autentici e verificati, of course

  7. Lara Manni Says:

    Diciotto, volo a leggere.
    Ilya, è che a volte si procede per pigrizia e reiterazione. Per fortuna, scavando, si trovano ottimi testi.

  8. Ilya Nightroad Says:

    Hai ragione, e scavando nella storia si può imparare davvero tantissimo. Oltre che prendere spunto per creare qualcosa di nuovo e adatto al pubblico in continua evoluzione.
    D’altronde qualsiasi tipo di scrittura è una forma di divulgazione. Che sia di tipo scientifico, o d’intrattenimento, comunque è un modo per trasmettere un messaggio. Bene che siano anche messaggi importanti come questi ^__^

  9. Laurie Says:

    Queste cose a casa mia sappiamo bene, come il fascismo ha trattato i croati… mio padre è istriano. In Istria la presenza italiana era molto forte, quanto quella slava, e i due gruppi volevano rivendicare la sovranità del territorio, con tutte le conseguenze del caso (non so quanto si univano i due gruppi, ma sospetto che mia nonna un po’ di sangue slavo ce l’abbia). Non penso che le rivendicazioni degli italiani fossero del tutto sbagliate, come neppure quelle croate, ma non riuscirono mai a mettersi d’accordo… e poi nel dopoguerra i croati la fecere pagare cara agli italiani, scacciandoli in malo modo ed epurando qualsiasi aspetto della nostra cultura (ora invece la vogliono ripigliare, perché c’è il turismo, e cercano di ripescare i leoni di San Marco che hanno buttato in mare). Però se vai a chiedere a mio padre, ti dirà che è la loro rivincita per quello che hanno fatto i fascisti in quelle zone, e che è colpa dei fascisti se sono diventati profughi.

  10. Lara Manni Says:

    Non solo: furono, sono, gli italiani a raccontare la storia….la vicenda dei campi è sempre stata sommersa, salvo a livello locale, per esempio.

  11. Giobix Says:

    L’istria e la venezia giulia sono storicamente multietniche, come lo era l’impero austroungarico, che non aveva manie di purezza della razza o della lingua.
    Non a caso il più famoso motto triestino, cantato in una canzone popolare che si diffuse dopo l’annessione al regno d’italia, dice: “viva là e po’ bon” (va bene così) e sembra un’ allegra esortazione a tirare a campare, ma contiene un doppio senso, spesso veniva trascritta come “viva l’A e po’ bon” (Austria).
    Un romanzo storico che racconta dell’Istria in modo molto accurato è “La Foiba Grande” di Carlo Sgorlon.

  12. Laurie Says:

    Qualcosa timidamente si sa sui campi… ma non ricordi siamo campi per slavi. Comunque mi chiedo se i croati sappiano dei campi…

  13. Giobix Says:

    be’ il sacrario di Gonars era stato costruito per l’interessamento della Jugoslavia, e a Lubjana (slovenia) c’è un museo della guerra che documenta tutte le atrocità dell’occupazione fascista ma non cita le foibe..(se adesso lo hanno aggiornato, non so)
    italia slovenia e croazia fanno ancora fatica a riconoscere i propri torti. Poco tempo fa, quando il maestro muti doveva fare un concerto a ts che coinvolgeva i tre capi di stato, sono scoppiate un sacco di polemiche perchè gli ex an non volevano fosse commemorato un centro sloveno bruciato dai fascisti, e poi perchè non hanno incluso la foiba di Basovizza nel cerimonale…Muti stava per mollare, ha detto che neanche in Bosnia (dove i segni della guerra sono freschi) aveva visto tanto astio.

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