1943/10

Il 16 ottobre, a Roma, vennero catturati 1007 ebrei: donne, vecchi, bambini. Il treno partì il 18. Il 22 arrivò ad Auschwitz-Birkenau. Rimase fermo in stazione, con i vagoni sigillati, fino al giorno dopo. C’era un’epidemia di tifo, nel campo: dunque, per evitare nuovi contagi, vennero gasati immediatamente 839 passeggeri. A Roma sarebbero tornati solo in sedici.
Ufficialmente, l’Olocausto comincia qui. Prima, però, c’era stata la retata del 18 settembre dei 35 ebrei di Merano e Bolzano, deportati ad Auschwitz. E il rastrellamento del 18 settembre nel cuneese. E il lago Maggiore, appunto.
Furono azioni non coordinate (il vuoto di potere non permetteva strategie), ma erano chiari segnali di allarme: che non vennero colti perchè nessuno ne parlò. Non i giornali, non la radio.
Si poteva solo ripensarli, a guerra finita.
Dirà Ferruccio Parri, capo della Resistenza italiana e primo presidente del Consiglio della Repubblica:
“Io ho capito la drogatura di fondo dell’anima dei tedeschi, che pur leggevano Goethe e gustavano Bach, quando un amico mi raccontò del capitano delle SS che aveva in custodia gli ebrei milanesi profughi a Meina sul lago Maggiore. Supplicato, dato che pareva aperto ai sentimenti umani, di avere pietà di quei poveri vecchi e quei ragazzi, rispose intenerito e soddisfatto: “Io sono umanitario. Li farò morire senza soffrire”. Li fece affogare, legati col filo di ferro a due a due, nel lago. Nella vita civile era stato professore di scuola. Amava la musica, come il suo Führer”.
Molti dei soldati tedeschi che parteciparono alla strage morirono misteriosamente. Uno si sparò nella toilette di una caserma di Alessandria. Un altro venne raggiunto da una pallottola alla schiena. Un terzo venne obbligato a salire su un fienile e venne freddato da una raffica di mitra. Un quarto morì cento metri dietro le linee, sul fronte russo.
Il 9 gennaio 1968 si apre il processo per i fatti di Meina, a Osnabrück. I cinque imputati sono due ufficiali e tre sottufficiali della Leibstandarte. Sono incensurati, bravi padri di famiglia, impiegati, tecnici, direttori vendite. Krüger lavora nella pubblicità. Tre di loro vengono condannati all’ergastolo. Due anni dopo, nel 1970, la Corte d’Appello di Berlino annulla la sentenza con questa motivazione: “I reati devono considerarsi prescritti”. Hans Krüger riprese a fare l’agente pubblicitario.

Storia del passato? No. Ad uno dei protagonisti del terzo e ultimo scenario, la sorte avrebbe riservato un destino ben più nobile. Avvenne nel 1977.

Advertisements

Tag:

3 Risposte to “1943/10”

  1. Gabriella Mariani Says:

    Il mio defunto suocero conobbe i campi di prigionia tedeschi in quanto renitente alla leva e fuggiasco ai tempi della Repubblica di Salò. Non finì di fronte al plotone d’esecuzione solo perché, nato in Francia da padre piemontese, si spacciò per francese.

    E’ sopravvissuto a Buchenwald, è tornato a casa, si è sposato con una milanese e ha messo famiglia. E’ morto a 80 anni, gli ultimi venti dei quali vissuti tra ossessioni e manie di persecuzione, retaggio tardivo dell’esperienza di prigionia.

    Di fronte ai suoi coetanei tedeschi, incontrati in vacanza e sul lavoro, si chiedeva, come prima cosa, che cosa stessero facendo nel periodo dell’Olocausto.

    Noi non possiamo dimenticare quello che è successo ai nostri cari, alla gente che ha compiuto le cose belle e buone che ci permettono di vivere. Ogni testimonianza è preziosa, la coscienza deve rimanere viva. Grazie per quello che stai facendo, Lara.

  2. Lara Manni Says:

    Grazie a voi.
    Sentivo solo l’esigenza di condividere con chi legge il retroterra del romanzo: per me è stato importante studiare e scoprire anche episodi come quello del processo di Meina. Spero, di cuore, che possa essere utile.

  3. Laurie Says:

    Si vede che hai studiato tanto per scrivere Sopdet!
    Devo ammettere, però, che tutti questi processi contro i criminali di guerra li trovo molto ironici: sei un buon soldato se esegui gli ordini, ma vieni processato perché li hai eseguiti; se li disattendi e fai di testa tua, contravvenendo ad ordini assurdi, ti meriti una punizione (come al povero Stanislav Petrov). Insomma, non credo alla malvagità umana, solo alla sua codardia e alla sua stupidità.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: