1977/1

Trentatre anni fa.
Forse è il periodo storico più difficile da scegliere come fondale per un romanzo: non lo hanno fatto tanti, forse? Non siamo stati annichiliti, noi che eravamo appena nati all’epoca, dai tanti “mi ricordo”?
Dunque, non vi racconterò TUTTO  il 1977, non qui e non in Sopdet. Ho scelto un frammento di quell’anno, un pomeriggio di maggio.
Il 12.
Erano, naturalmente, accadute alcune cose nei mesi precedenti: su tutte, la morte di uno studente di Bologna, Francesco Lorusso, ucciso dalla polizia. E i carri armati (ripeto, i carri armati) inviati dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga in quella città.
Sempre Cossiga, il 22 aprile, vieta qualsiasi tipo di manifestazione pubblica fino al 31 maggio: il giorno, prima durante uno scontro a San Lorenzo, era morto l’agente di polizia Settimio Passamonti.
Oh sì: guerra, guerra civile, ci è stato detto è ripetuto. Ma quel divieto: “ogni tipo di manifestazione pubblica”,  fa paura.
Dunque, il Partito Radicale decide di convocare una manifestazione-spettacolo-sit in a piazza Navona, per festeggiare l’anniversario del referendum sul divorzio. Una manifestazione, come è caratteristica di quel partito, nonviolenta.
La cronaca di quel giorno è l’impressionante ricostruzione di una strategia omicida. Per questo, dopo aver osservato altre guerre, ho scelto infine questa.
Che comincia alle 13.
A piazza Navona c’è un palco. Ci sono anche tre pullman carichi di agenti di polizia e un autocarro dei carabinieri. Alle 13 esatte un reparto di questi ultimi si avvicina al palco e comincia a smontare gli altoparlanti e le apparecchiature elettriche.  La piazza è piena di gente.
Alle 14 vengono bloccate le sette vie d’accesso  di piazza Navona. Turisti e passanti vengono fatti defluire. Riescono a passare solo alcuni giornalisti. Nelle strade intorno, si fermano mezzi blindati e autocarri.
Dalla parte della piazza verso Campo de’ Fiori si schierano ventuno agenti in borghese, vestiti come i manifestanti: jeans, maglietta, borsa di tolfa. E pistola.

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16 Risposte to “1977/1”

  1. Giovanni Says:

    Lara, ti stimvo già prima. Questa tua scelta non fa che confermarmi quanto fosse ben riposta.

  2. Giobix Says:

    Questo episodio non lo conosco, e da buona scrittrice mi hai già lasciato sulle spine 🙂
    L’episodio di Bologna l’ho conosciuto grazie al film Lavorare con lentezza.

  3. Lara Manni Says:

    Grazie Giovanni 🙂
    Giobix, è un episodio “nascosto”, che venne in parte recuperato dalle cronache nel 2001, dopo il G8 di Genova, e in un’intervista a Cossiga dove il medesimo suggeriva di attuare il proprio metodo contro i manifestanti. Ho cominciato a studiare quel metodo e ne sono uscita stupefatta e sconvolta.
    “Lavorare con lentezza” era un bellissimo film!

  4. Ema Says:

    L’intervista a Cossiga è piuttosto recente, è relativa agli ultimi disordini universitari. Si tratta di quanto suggeriva il nostro ex-capo dello stato a Maroni per risolvere la crisi: “fare come feci io quando ero ministro dell’Interno, infiltrare degli agitatori per screditare il movimento”. La cosa mi sconvolse, sconvolse anche altri ma non i più, a quanto pare. Infatti alla sua morte Cossiga ha ricevuto la consueta santificazione di rito.
    Grazie, Lara, per aver dato rilievo alla cosa.

  5. Lara Manni Says:

    Prego, Ema. Tornerò su Cossiga. Perchè i documenti e i libri su cui ho studiato provarono già allora inequivocabilmente quello che Cossiga stesso ammise in quell’intervista. Solo che, allora, lo smentì.

  6. demonio pellegrino Says:

    Infiltrare gli agitatori, come dici tu, Ema, e’ non solo prassi, ma DOVERE di ogni ministro degli interni che sappia fare il proprio dovere. Il problema sta nella definizione di facinorosi PRE infiltrazione: se lo stato individua come tali, per dire, chi porta i calzini rossi, fa bene ad infiltrarli. Ma ci sarebbe da chiedersi perche’ proprio quelli con i calzini rossi, e non, invece, quelli che hanno il chiodo.

  7. Lara Manni Says:

    Be’, Demonio. Dipende. Se l’obiettivo è quello di cercare il morto, non credo che si tratti di dovere. In questa vicenda, in particolare, tutte le ricostruzioni (filmati inclusi) dimostrano che gli ordini impartiti erano quelli di sparare su tutto quel che si muoveva.

  8. G.L. Says:

    Infiltrare in assenza di reato, significa andare contro la garanzia di associazione della Costituzione.

  9. Ema Says:

    Non sono d’accordo, demo’. Nel senso che una cosa è infiltrare agenti in un’organizzazione criminale allo scopo di inchiodarli sul loro crimine. Una cosa infiltrare agitatori in un movimento pacifico per farlo diventare “altro” e giustificare una repressione. Un po’ come fabbricare prove finte (“HANNO LE ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA!!” ti ricorda niente, tu che vivi lì?).

    Non sta nemmeno tanto nella definizione dei facinorosi, sta proprio nell’intento la differenza. Io potrei anche infiltrare un agente nella setta dei Figli dell’Amore Eterno perché ho sospetti che siano una frangia terrorista di Al Qaeida, e se questo mi serve per scoprire che invece sono una massa di innocui capelloni dediti alla cannabis, ben venga.

  10. G.L. Says:

    Ema: non sospetti, ma prove. Altrimenti è illegale.

  11. Andrea Says:

    Ci sono dei casi particolari in cui questa prassi (infiltrare agenti sotto copertura) è legale anche in Italia. Se, per esempio, i Figli dell’Amore Eterno stanno a Roma e si sospetta che siano narcotrafficanti è legale (D.P.R. 309/90) infiltrare agenti sotto copertura (in borghese e autorizzati a non identificarsi e a non intervenire in fragranza di reato) per facilitare l’attività di indagine. In altri casi – per esempio in casi di sospette attività di terrorismo – non saprei cosa dice la normativa. Comunque, almeno per come la vedo io, il problema è sempre ai vertici della catena di comando: chi ordina operazioni di questo genere non per tutelare l’ordine pubblico ma per fini politici o repressivi andrebbe punito per legge. Ma chi controlla il controllore? Cossiga l’hanno quasi santificato!

  12. Andrea Says:

    Ops: “flagranza” e non “fragranza” altrimenti è un reato profumato 🙂

  13. Tuscan Foodie in America Says:

    Ema, infatti ho detto che il problema e’ nella classificazione di chi vuoi infiltrare: il problema e’ nella scelta dei nemici interni. Sul resto, no comment: e’ da anime belle pensare che uno Stato – anche il piu’ democratico – non infiltri i gruppi che identifica come potenziale fonte di problemi (e ripeto, il problema sta nel chi tu identifichi come problema).

  14. Ema Says:

    mi sono spiegato male, forse. Se infiltro per a) capire meglio e b) eventualmente portare il reato alla luce e quindi inchiodare, niente da dire. Anche se non fosse legale, lo troverei comunque ineccepibile come concetto.

    Se infiltro per SCREDITARE agli occhi dell’opinione pubblica, ossia creare un reato che non altrimenti non ci sarebbe e mistificare un fenomeno scomodo, sto facendo in ogni caso qualcosa di incredibilmente scorretto, Demonio.

  15. Tuscan Foodie in America Says:

    assolutamente d’accordo. Stiamo dicendo la stessa cosa.

  16. Giovanni Says:

    Demonio, il bastiancontrarismo solitamente non merita risposta. Faccio eccezione solo per l’incazzatura che mi provochi col tuo cinismo di facciata. Lo stato italiano ha infiltrato un corteo di manifetsanti radicali, nonviolenti, pacifici, per cercare il morto e giustificare le repressioni a venire, così come ha armato la mano dei brigatisti di destra e di sinistra, come allo stesso modo ha piazzato bombe e ucciso cittadini innocenti. La strategia della tensione è storia, recentemente confermata dai suoi stessi protagonisti. Pensare di cavarsela con una battuta è imbecille, e sull’abuso del cinismo e dell’ironia nel postmodernismo ed i suoi effetti sulla percezione della realtà, ti consiglio di leggere la bella intervista a David Foster Wallace. E non ho altro da dirti.

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