1977/6

Cerco di immaginare le strade che conosco.
Ponte Sisto. Via Arenula. Ponte Garibaldi. Le strade dove tante volte ho camminato col naso in aria, guardando il cielo di Roma solcato dalle scie degli aerei, o dove mi sono fermata per guardare i mulinelli d’acqua attorno ai tronchi caduti nel Tevere.
Cerco di immaginarle come dovevano essere allora, oscurate dal fumo dei lacrimogeni, invase da ragazze e ragazzi in fuga, con gli autoblindo in corsa.
Cerco di immaginarle con gli occhi di un testimone, Giovanni Salvatore, che alle 19.15 di quel 12 maggio sta andando al negozio di suo fratello, a via del Governo Vecchio. Si trova sul lungotevere Sanzio, vede un corteo, cerca di capire da chi è composto, ne raggiunge la testa. E in quel momento la polizia, che si è attestata all’angolo tra Ponte Garibaldi e lungotevere Sanzio, lancia le bombe lacrimogene. Giovanni scappa verso viale Trastevere. La polizia torna indietro. Si ferma all’altro imbocco di Ponte Garibaldi, dalla parte di via Arenula. Ci sono molte persone su quella strada, molte altre sedute sui gradini dei marciapiedi attorno a piazza Belli. Sul lungotevere Anguillara, dove c’è il distributore di benzina, sono fermi due vigili in motocicletta. Sono ormai le 19.45.  Giovanni sente i colpi di un’arma da fuoco. Sono secchi, li riconosce subito.
L’inquadratura cambia.
Si ferma su Alfeo Benedettini, che è anche lui all’ingresso di Ponte Garibaldi dalla parte di Trastevere. Sente il colpo di pistola. Vede la folla disperdersi. Si gira. Vede i due vigili urbani. Uno di loro, con calma, sta riponendo qualcosa nella fondina.
L’inquadratura cambia ancora.
Si ferma su Lucia Durando, che sta camminando con due amici su lungotevere Anguillara, verso Trastevere. Sente il colpo di pistola, si gira nella direzione del suono. Vede un agente della municipale di spalle. Ha la pistola in mano. Esplode un secondo colpo, ad altezza d’uomo. Monta in moto, parte. Ne parte una seconda con un agente in divisa e un altro in borghese.
Ancora un’inquadratura.
Daniele Mazzanti viene dall’Isola Tiberina, è sul lungotevere degli Anguillara. Vede l’agente della muncipale che impugna una pistola ad altezza d’uomo. In direzione di piazza Belli, all’imbocco con Ponte Garibaldi. Spara.
In quel momento Giovanni Salvatore comincia a correre. Supera in corsa una ragazza. Alla sua sinistra.
La ragazza cade.

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2 Risposte to “1977/6”

  1. Giovanni Says:

    Brividi, furore, angoscia, lacrime. Un’indignazione profonda che mi scuote ogni volta come un sughero. Bellissimo, Lara. Direi persino necessario.

  2. Lara Manni Says:

    Grazie Giovanni. Questa storia è tremenda. Io trovo tremendo che ancora si debba raccontarla. E che i responsabili siano saliti alle più alte cariche dello Stato.

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