1977/9

Venerdì 13 maggio, Camera dei Deputati. Cossiga ha appena finito di dare la propria versione dei fatti. I deputati che erano presenti per le vie di Roma lo smentiscono.

Gorla (Democrazia Proletaria): “Ho avuto modo di verificare qullo che lei, signor ministro, chiama il grande senso di prudenza e moderazione delle forze dell’ordine…quando, dopo che mi ero chiaramente qualificato come parlamentare, sono stato a mia volta brutalizzato e insultato”.

Rauti (Msi-Dn): “Troppo poco!”

Manco (Democrazia nazionale): “A questo punto occorre intervenire su questo tipo di stampa, è la sollecitazione continua al delitto (si riferisce al Corriere della Sera che riportava come si erano svolti i fatti)

Bernardi (Dc): “Se volete il fuoco della rivoluzione, prendetevi anche le ficozze che ne derivano” (ficozze sta per bernoccoli, in romanesco)

Sabato, 14 maggio. Il quotidiano Il Messaggero svergogna Cossiga che aveva smentito che l’uomo con la maglia bianca con striscia scura e pistola in mano fosse un agente di polizia. I cronisti, anche di altre testate, testimoniano di averlo visto a colloquio con agenti in divisa. E tirano fuori il materiale fotografico. L’agente  si chiama Giovanni Santone ed è in servizio alla terza sezione della squadra mobile.

Sabato, 14 maggio. Funerali di Giorgiana Masi. Questa la cronaca:

“Migliaia di poliziotti tengono sotto mira il concentramento. La Questura non osa ordinare la carica, che potrebbe risolversi in un massacro. (…) Le dichiarazioni del questore sono state smentite dagli stessi giornali, le foto di poliziotti in borghese che prendono di mira con armi da fuoco i manifestanti sono state pubblicate con didascalie che indicano nomi, cognomi e gradi. (…) La Questura pretende che non si gridino slogan.  Il sit-in diventa silenzioso, ma di un silenzio che dura due ore (…) Quando la manifestazione si scioglie, la rabbia poliziesca si scaglia contro il presidio femminista posto intorno al punto dove Giorgiana è caduta. Ne segue un violento pestaggio di una decina di donne” (Piero Bernocchi, Dal ‘77 in poi, Roma, Erre Emme Edizioni, 1997; pp. 228-229).

Resta un foglio, con una poesia. Un giorno sarà incisa su una lapide. Una poesia per Giorgiana.

“Se la rivoluzione di Ottobre fosse stata di Maggio,
se tu vivessi ancora,
se io non fossi impotente di fronte al tuo assassinio,
se la mia penna fosse un’arma vincente,
se la mia paura potesse esplodere nelle piazze,
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola,
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza,
se i fiori che abbiamo regalato alla tua coraggiosa vita nella nostra morte
almeno diventassero ghirlande nella lotta di noi tutte donne, se..
Non sarebbero le parole a cercare di affermare la verità,
ma la vita stessa, senza aggiungere altro”.

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4 Risposte to “1977/9”

  1. lela Says:

    Leggere questa serie di post fa male e leggerla pensando a quello che sta succedendo proprio in questi giorni è anche peggio 😦

  2. Lara Manni Says:

    E’ vero Lela. Il “qui ci scappa il morto” di Schifani ha avuto un’eco sinistra nelle mie orecchie. Domani ne parlerò, infatti…

  3. Laurie Says:

    Non c’è dubbio che riesci a far rivivere la rabbia e il dolore di quell’episodio. Sei bravissima a narrare storie, e questi post lo confermano.
    A quanto pare, dopo anni di distanza, potrebbe ripetersi la tragedia… non abbiamo imparato proprio nulla…

  4. Lara Manni Says:

    Grazie Lau! Sì, non abbiamo imparato nulla. Quello che è avvenuto solo tre anni fa – nel momento in cui scrivevo Sopdet – lo dimostra. 😦

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