2007/3

Digressione.
Perchè ci sono comportamenti e fatti di cui non si parla mai.  Quando qualche commissario di paesi esteri ci bacchetta come xenofobi, ci indigniamo,  non è vero? Eppure, ci sono storie che non si conoscono.  Episodi che si dissolvono nella storia ufficiale. Episodi di cui vergognarsi.
Iprite.
Si chiama anche gas mostarda, perchè odora di senape. Viene impiegato per la guerra chimica. E’ un vescicante. Significa che penetra in profondità nella cute: e quando avviene il ricambio degli strati superiori, le cellule colpite arrivano in superficie. Si aprono le piaghe. Dapprima non c’è dolore, perchè l’azione è lenta. Si può morire subito, o anche, dolorosamente, in una settimana.
L’uso dell’iprite venne vietato dalla convenzione di Ginevra, nel 1925. Dal dicembre 1935 al maggio 1936 gli italiani sganciarono in Etiopia circa 85 tonnellate di iprite con bombe da aereo, nonché proiettili di artiglieria caricati ad arsine e vescicanti. Di fronte alla resistenza degli etiopi Mussolini non esitò ad approntare anche un arsenale di  batteriologici (bombe caricate con i bacilli del colera, del tifo, della dissenteria bacillare) stoccato nel deposito di Sorodocò in Eritrea, accanto a 6170 quintali di aggressivi chimici.
Debra Libanos.
Rodolfo Graziani, generale. Comanda l’esercito italiano in Abissinia. Nel 1937, dopo l’attentato che lo lascia fra la vita e la morte, ordina lo sterminio di 30.000 etiopi. E impone il massacro del monastero di  Debra Libanos, credendo che monaci e novizi fossero coinvolti nell’attacco alla sua persona e impaziente di aspettare indagini con risultati ufficiali.  Vengono dunque  sterminati dai coloni italiani fra 1.200 e 1.600 monaci. Moltissimi erano giovani e ragazzi, catechisti e diaconi. Tra le vittime delle rappresaglie anche indovini e cantastorie colpevoli di aver predetto la fine del regime. A metà degli anni Quaranta i resti delle vittime erano ancora platealmente visibili : “ci sono innumerevoli teschi e ossa, sacchi e scatole piene di ossa, mucchi sparsi di ossa che aspettavano ancora una sepoltura”, scriveranno gli osservatori inglesi.
Arconovaldo Bonaccorsi.
Viene inviato da Mussolini “per ribaltare la situazione” nella guerra civile spagnola. Arriva alle Baleari, col nome di copertura di Conde Rossi, al comando dei suoi Dragoni della morte, nel 1936.  Ribalta davvero, al punto che gli stessi fascisti spagnoli devono porre freno alle “esuberanze” dei suoi uomini. Vale la pena di ricordare che in quella guerra morirono un milione di persone. Vennero giustiziati Federico Garcia Lorca e molti artisti e intellettuali spagnoli.
Arconovaldo Bonaccorsi sopravvive. Nel 1956 Francisco Franco lo riceve a Madrid ringraziandolo per la sua attività di combattente. Nel 1961, si presenta candidato nelle liste del Movimento Sociale Italiano nella Circoscrizione di Roma, ottenendo 9.489 voti di preferenza.
Italiani, brava gente.

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2 Risposte to “2007/3”

  1. Andrea Says:

    Purtroppo non tutti gli italiani si indignano quando li chiamano xenofobi. In Lombardia, per esempio, c’è chi si vanta di essere considerato razzista. In alcuni ambienti (di potere e non) del Nord Italia il razzismo verso gli stranieri e verso i meridionali è un disvalore condiviso e accettato che non si tenta più neppure di nascondere. Questa è un’altra cosa di cui dovremmo vergognarci…

  2. Lara Manni Says:

    Infatti, ci arriverò. 🙂

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