2007/8

Lei era nell’altra stanza, proprio così. E la bambina era sul seggiolone, con le cinture di sicurezza per non cadere. Era nell’altra stanza perché una madre non può stare sempre accanto alla propria figlia e si era allontanata per accendere il fuoco sotto la minestra di verdure, o magari per sciacquarsi la faccia, o anche, chi lo sa, per dare un tiro alla sigaretta.
Però vengono certi pensieri, certe paure, quando si lasciano i figli da soli. E quel giorno, che era maggio, la paura si è fatta carne: carne di ragazzina, una minorenne, Angelica. Che veloce entra, slaccia le cinture, afferra la bambina, e fugge.
Il nonno che vive al piano di sotto, sente le grida e sale. È un uomo alto e grasso. Ha il tempo di bloccarle la strada per le scale, ma la lascia misteriosamente fuggire. Dopo, solo dopo,  la segue per 500 metri fino a prenderla. Un testimone racconta di aver chiesto alla ragazza se avesse tentato di rapire la bambina. Angelica nega, ha sempre negato. Alla polizia venne raccontato il contrario.
“Capisce, dottò? Ma come fanno, dico io, una bambina di sei mesi appena e la mamma se la deve portare in braccio a ‘na cosa fetente sul pianerottolo..”.
E’ un maestro di scuola di Ponticelli che parla, a uno dei pochi giornalisti indipendenti che hanno cercato di capire qualcosa di diverso da quanto riportato da tutti i quotidiani.
Perché la notizia era così ghiotta: zingara rapisce bambina di sei mesi. Titoloni. E il giornalista incalza. Non è un po’ strano? Nessuno si accorge di nulla? E il maestro: “A dotto’, lasci perdere. Uno, gli zingari entrano ovunque ormai, ce li ho anche nell’androne di casa mia. Due, è una cazzata che qui ci si avverta tra condomini. A Napoli ormai è quasi come a Milano. E poi, me le chiamate vie queste? Non ci sono nemmeno i nomi, solo i lotti contrassegnati: Lotto O (che chiamano Lotto Zero, ndr), Lotto G”.
E’ vero. Ponticelli  non ha strade, ha lettere d’alfabeto. Però è strana lo stesso, questa faccenda, notano anche i  membri di Soccorso Legale. C’è questa mamma che “si era recata in camera da letto […] lasciando la figlia neonata da sola nella stanza accanto,[la rom] sarebbe riuscita a “prendere” la neonata, slacciandola dal suo seggiolone, e a uscire dall’appartamento, il tutto in pochissimi secondi, senza produrre il minimo rumore e senza provocare il pianto della bambina”. A un certo punto la madre della bambina, che fino a quel momento non si era accorta assolutamente di nulla, “[…] vedeva finalmente la quindicenne rom sul pianerottolo in procinto di allontanarsi con la neonata in braccio; riusciva, dunque, a strappare la figlia dalle braccia della rapitrice, a bloccarla e a farla arrestare, coinvolgendo una folla che si è subito scagliata violentemente contro la piccola rom”.
E’ la stessa polizia a trovare inverosimile la ricostruzione. E poi c’è un altro fatto. E’ un blogger napoletano a ricostruirlo.
“La bambina è la nipote del “ ‘O Cardinale”, un personaggio molto noto del quartiere. Difficile che uno può rubare a casa sua. La donna abita in uno stabile di tre piani , tutto occupato dalla famiglia Martinelli”.
E nessuno la ferma, nessuno interviene, la bambina non piange.
I giornali soffiano sul fuoco, la furia monta, i partiti invitano alla cacciata. Anche il PD.

Il blogger cerca di parlare con gli abitanti. “Voi vorreste fare il giusto”, gli rispondono quando va bene “ma qua, sentite a me, il giusto non si può fare proprio più, questa è brutta gente, è gente che se ne approfitta e noi ci dobbiamo salvaguardare”.
Salvaguardare.
Giorni dopo, nel pomeriggio del 12 maggio, scoppia la rivolta popolare: centinaia di abitanti del quartiere fanno irruzione nei campi e danno fuoco alle baracche abusive, mettendo in fuga tutti i nomadi che vi abitavano. C’è un’immagine con una donna rom che cerca di proteggere i suoi bambini dagli sputi. E’ difficile dimenticarla.
Ma c’è qualcosa che non è noto. La polizia , che dubita della versione ufficiale, apre un’indagine contro ignoti per reati di calunnia e procurato allarme. I familiari della madre , che ha montato la storia, vengono intercettati per mesi per capire i motivi della messinscena. Gli ignoti della propagazione della calunnia non saranno mai trovati . Nel rapporto consegnato ai magistrati gli investigatori esprimono fortissimi dubbi sulla verosimiglianza di quanto accaduto a Ponticelli.
C’è un’altra cosa che non è nota. O non troppo. La maggior parte delle baracche rom era sorta sui terreni del cosiddetto “Piano di recupero urbano” di Ponticelli, approvato in febbraio dal Comune, con  una clausola: se i lavori non fossero cominciati prima del 4 agosto, sarebbe decaduto il finanziamento del ministero. Per cui, c’era fretta.
Il clan di Ponticelli è il clan camorrista dei Sarno.  Il giovane che ha diretto gli attacchi contro il campo nomade è uno dei nipoti del cugino del sindaco di Ponticelli, Ciro Sarno, che dal carcere continua ad essere il boss del quartiere.
A campi sgombrati, la direttrice del Dipartimento delle Infrastrutture e dei Trasporti del Comune di Napoli, Elena Carmelingo, con le ceneri ancora fumanti, ha disposto che i tecnici andassero nel quartiere per cominciare a progettare il Palaponticelli. È un progetto storico, “venduto” così nel sito internet del Comune: “Il più grande multiuso in Italia, una Casa della Musica, della Cultura e degli Spettacoli che avrà una capacità di 12.000 spettatori, con spazi annessi per attività culturali, sociali, di attività commerciali e di ricreazione, realizzato interamente con investimento privato, che riempirà la carenza nel capoluogo di provincia campano e nel sud Italia, di luoghi coperti per concerti e altre attività legate alla cultura, alla musica e allo spettacolo, consentendo alla città di far parte dei giri musicali più significativi a livello internazionale”. Il disegno definitivo insiste meno sulla musica: ci saranno 11.000 metri di sala da concerti e 44.000 per il centro commerciale.

Inoltre.
Quando i tizzoni non si erano ancora spenti, il ministro Maroni ha annunciato che sarebbe cominciato il censimento di tutti i nomadi d’Italia, inclusi i bambini. Di fronte alle denunce di Commissione e Parlamento europei, ha fatto retromarcia decidendo di applicare la normativa solo agli adulti. A luglio, 30 famiglie nomadi hanno avuto il coraggio di tornare a Via Argine. Prima che gli venisse dato il tempo di sistemarsi, gli abitanti incendiarono i luoghi dove si erano accampati. “Un avvertimento contro il loro ritorno”, dissero i ragazzi del quartiere.
E Angelica? E’ la prima condannata per tentato rapimento di bambini.
Commenta il quotidiano spagnolo El Pais: “La politica di repressione contro rumeni e zingari in Italia si è estremizzata. Angelica, una rumena di 16 anni, accusata di aver tentato di rapire una bimba a Napoli il maggio scorso, è stata condannata a quasi quattro anni di carcere nonostante le irregolarità e la mancanza di prove valide nel processo. Dietro la sentenza giuridica si intrecciano una serie di interessi politici e cittadini. E la mano della Camorra”.

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3 Risposte to “2007/8”

  1. M.T. Says:

    Se ci si guarda, dietro certe azioni ed eventi, c’è sempre un interesse economico. E per realizzarlo spesso ci si nasconde dietro la maschera della sicurezza, sfruttando la paura delle persone e la loro ignoranza.
    La storia insegna.
    Anche Hitler e il nazismo hanno seguito questa strada. E’ stato scatenato l’odio per gli ebrei per poter confiscare i beni che possedevano e così finanziare lo sforzo bellico.
    La storia si ripete e nessuno impara, nonostante non manchino esempi.

  2. Lara Manni Says:

    La storia si ripete. Parole santissime: per questo non bisogna dimenticarla…

  3. Curiosità – I | Tanit di Lara Manni Says:

    […] molti paesi del mondo) iniziano le rivolte per l’aumento del prezzo del pane. Il campo nomadi di Ponticelli viene dato alle fiamme. A settembre, pochi mesi dopo il lancio mondiale dell’iPhone, fallisce la […]

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