Demoni e dei/1

I primi libri horror che ho letto sono stati Rosemary’s Baby di Ira Levin e L’esorcista di William Peter Blatty. Due splendidi romanzi, per inciso. In entrambi, gli antagonisti erano demoni. Nel primo, addirittura “il” demone per eccellenza. Satana.
La mia prima idea di Demone coincideva dunque con quella di Diavolo. Se spulciamo nell’etimologia, scopriamo che diabŏlus deriva dal greco Διάβολος, diábolos, (“calunniatore”, “accusatore”). Satan, in ebraico, significa “avversario”. Il nemico di Dio. L’entità opposta. Lo spirito che mente.
Mente e inganna, Satana, in Rosemary’s Baby, attraverso i suoi adepti, per concepire un figlio con una donna umana: un figlio che vendichi i torti subiti, seguendo la strada parallela e opposta a quella del suo divino nemico.
Levin non lo descrive mai: di lui conosciamo solo il torace duro come cuoio, come se indossasse un corsetto, mentre si accoppia con Rosemary. E gli occhi. Gialli. “Ha gli occhi di Suo Padre”, è una delle raggelanti frasi conclusive con cui Rosemary viene messa di fronte alla verità.
Il demone che appare nell’Esorcista è Pazuzu. E questo è già un passo avanti singolare. Perché Pazuzu, nella mitologia babilonese, è un demone molto spesso benefico: è il re degli spiriti dell’aria ed è, sì, un antagonista. Ma la sua nemica è una demone femmina, Lamashtu (che molto ha a che vedere con Lilith). E Lamashtu rapisce i bambini. Per questo le partorienti recano al collo una medaglia con l’effigie di Pazuzu, che protegge anche le nascite.
Certo, come tutte le creature semidivine, Pazuzu è portatore di un’ambiguità: perché  il vento che comanda può condurre alla morte.
Ambiguità, non totalità.
Ma gli storici del Diavolo (ce ne sono, eccome), hanno enfatizzato l’aspetto negativo. William Woods afferma in “The history of the Devil: “… in Mesopotamia il demone cornuto, Pazuzu, cavalcava i venti portando la malaria…”…” e lo associa al dragone, Typhon, “angel of the fatal winds”.
Il passo successivo è stato associare Pazuzu al diavolo descritto nel vecchio testamento, dove il medesimo viene descritto come una bestia nera e pelosa. Pazuzu è forse nero, sicuramente glabro. Al suo fianco, peraltro, ha altri due demoni: il primo ha  testa di leone e corpo umano, artigli di uccello, un pugnale nella mano destra a e uno scettro nella sinistra; l’altro è raffigurato con le mani artigliate e e un elmetto con due corna, simbolo della divinità.
Tre. Ambiguità e trinità. Tre volti. Tre modi di mostrarsi. Tre stati: nascita, pienezza, morte.
Secondo altri studiosi, Pazuzu è il maschile. E’ parente stretto della più antica divinità egiziana, Set. Per  Kenneth Grant, dunque, Set è ” la parte maschile della Bestia 666.” Quella femminile  è Choronzon. E rappresenta il Caos. Alcuni sostengono che Aleister Crowley, nel deserto, impazzì evocandola.
Un maschile distruttore e votato al comando. Un maschile che ordina. Un femminile primigenio, irrazionale e caotico. Questo, dunque, il Male.
Ma i Demoni sono Male? Lo sono sempre stati?
No.
Io sono partita da qui.
Non dal Giappone, ma dalla Grecia.

 

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6 Risposte to “Demoni e dei/1”

  1. Io Says:

    Non sono il male, se pensiamo al giappone, li sono visti come “energie” benefiche o malefiche a secondo dell’entità dei sentimenti che portano dentro.
    Ci sono anche creature con sembianze mane dove converge sia il bene che il male, così come gli uomini ma al di sopra degli uomini, anche se molti samurai, ero sono divenuti kami. Ciò che è male non sta nella natra di questo, solo le azioni che compie che lo fanno divenire o kami o Oni, “diavolo”.
    Io mi associo a questo modo di pensare perchè penso che secondo ciò che si fa si diventa quello che siamo e come per noi lo è anche per loro. Siamo tutti creature terrene, anche loro solo che stanno aldilà nell’ombra.

  2. Lara Manni Says:

    E’ esattamente la strada a cui ho pensato! I Demoni, e secondo me gli youkai, sono coloro che si pongono fra gli uomini e gli dei. E dunque non sono totalmente buoni né totalmente malvagi.

  3. Ema Says:

    Interessante riflessione. Se pensiamo alla tradizione cristiana, la grande pecca di Lucifero e dei suoi seguaci è stata quella di voler avere “pensiero creativo” tra coloro che avevano natura semi-divina (e quindi a metà tra uomini e dei, riprendendo la vostra definizione) mentre gli angeli rimasero meri esecutori privi di volontà.
    E poi parlavi di Lamashtu affine a Lilith: caspita, un bel po’! visto che anche Lilith nella tradizione ebraica porta via i neonati dalle culle per farne, se non erro, figli suoi. (Sto leggendo l’ultimo di Evangelisti, dove nel compimento delle avventure di Eymerich Lilith è co-protagonista).

  4. Lara Manni Says:

    Ah, Eymerich! Valerio Evangelisti è fra i pochi scrittori italiani che si siano cimentati con la Dea, in molte storie.
    Per come la vedo io, un Demone pone in pericolo se stesso quando inizia a cambiare…

  5. Ema Says:

    ma il cambiamento è parte del suo essere demone, direi. O no?

  6. Lara Manni Says:

    Teoricamente no. I demoni, secondo me, sono parte di un ordine, e l’ordine della natura e delle cose non muta. O muta molto lentamente.

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