Demoni e dei/3

Quando si parla di Giappone, la confusione è grande sotto il cielo e anche sotto i ciliegi. Stamattina ho letto su “La Repubblica” un articolo di Renata Pisu sui manga che ne è testimonianza.
Qualche perla: “Nei manga il sesso c´è sempre, più o meno estremo. Ce ne è moltissimo, per esempio, nei fumetti per ragazzine che piacciono moltissimo a ragazzi e uomini maturi”.  Insomma, gli shōjo manga, “con le loro storie e immagini di fanciulle dagli occhioni sgranati, costrette a soggiacere ai sadici che le torturano e violentano, piacevano soprattutto ai maschi, non sadici o violenti dichiarati ma tuttavia in quel modo eccitabili”.
Per la cronaca, Candy Candy è uno shōjo.
Conclude inarrestabile Pisu: “in quasi tutta la produzione dei manga, dai capolavori indiscussi ai fumetti dozzinali, serpeggia comunque sempre un´attenzione morbosa ai temi della sessualità”. Ad illustrare il tema sesso e violenza, un’immagine da Inu Yasha.
Questo per dire che parlare di youkai è faccenda pericolosa. Proprio perchè la stessa parola – che viene tradotta con “demone”, “spettro”, “apparizione” – può includere qualsiasi creatura soprannaturale.
In Sopdet appaiono velocemente due degli esseri che possono rientrare nella categoria: soprattutto la yuki-onna, la donna delle nevi. E’ bella, alta, pallidissima fino a essere trasparente, con lunghi capelli. Può indossare un kimono bianco o camminare nuda nella neve senza lasciare traccia. E’ lo spirito di una donna umana morta nel gelo della bufera. Uccide gli uomini con un bacio, o un amplesso.
Il secondo essere viene solo nominato: per meglio dire, è il nome che viene scelto da Hyoutsuki in una determinata circostanza. Tengu.  Anche qui, la faccenda è complicata: perchè i Tengu sono rappresentati in forma di uccello o procione o volpe, o anche come eremiti umani. Non sono nè benevoli nè malvagi, e sono entrambe le cose. Si scrive su di loro: “sono orgogliosi, vendicativi, facili all’ira, particolarmente intolleranti verso gli arroganti, i blasfemi, coloro che abusano del loro potere e della loro conoscenza per tornaconto personale” .
Ho scelto questo nome perché è scritto con gli stessi kanji del cinese Tiangou, “cane del cielo”. Il nome di Sirio nell’astrologia cinese. E altro non dico.
Ho molto da dire, invece, su cosa sono gli youkai.
E come li ho reinterpretati.

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13 Risposte to “Demoni e dei/3”

  1. Andrea Says:

    Be’, “Candy Candy” era veramente morboso: una torbida storia di sesso, sadismo e violenza! Non ho letto l’articolo di Pisu, ma dagli estratti mi sembra di capire che il problema non stia tanto nel presunto eccesso di sesso dei manga (!?) quanto piuttosto nel difficile (qualcuno direbbe problematico) rapporto di noi occidentali col sesso (“[…]non sadici o violenti dichiarati ma tuttavia in quel modo eccitabili”, tremendi questi giapponesi: li incontri in metropolitana, ti guardano e chissà a cosa pensano!). A quanto pare per qualcuno il sesso è ancora un argomento “demoniaco” che solo le genti amorali che abitano gli antipodi, ragionando al contrario di noi (che ragioniamo correttamente), possono trattare.

  2. Laurie Says:

    Non ho ancora letto gli altri approfondimenti, ma mi sono soffermata su questo post perché, come al solito, c’è l’ennesima dimostrazione di scarsa informazione da parte di chi dovrebbe informarsi, prima di scrivere un articolo (che sarebbe interessante leggere, tra l’altro, ma presumo esista solo in versione cartacea).
    Penso che forse questa volta la signora abbia sparato più vicino al bersaglio che altre volte. In effetti in alcuni shojo manga recenti sono presenti più spesso toni sensuali, e la donna (in questo caso la ragazza o ragazzina) fa una figura davvero pessima, succube di maschiacci bellocci ma piuttosto prepotenti. Qualcosa ho leggiucchiato, ma non ho tenuto a mente i titoli perché ho preferito interrompere e passare ad altro. Autrici come Mayu Shinju e Kayono sono famose per opere di questo tipo.
    Detto questo, ridurre gli shojo e in generale i manga a storie di violenza e di sesso è assurdo, perché la produzione è così vasta che ce n’è per tutti i gusti. Certo, è possibile che i giapponesi hanno meno pruderie a presentare il sesso nei loro racconti, e in questo non ci vedo proprio nulla di male.
    La battuta sugli shojo che piacciono agli uomini mi pare un eco di certi commenti della Star Comics sui manga di cui parlavo prima, che a quanto hanno anche acquirenti maschi. Come una casa editrice ottenga queste informazioni non so (forse ha ricevuto qualche email di apprezzamento perché non ricordo che abbia mai fatto sondaggi tra i lettori!). Del resto protebbe anche essere una strizzata d’occhio al lolitismo, che tra l’altro in questi giorni in Giappone è stato duramente condannato da una legge che lo vieta.

  3. CosinoNero Says:

    Sono rimasta sconcertata dai pezzi di articolo che hai messo.
    No, perchè se si continua a usare etichette come “manga = violenza, sesso, violenza”, io non esco più di casa.
    Scherzi a parte, questi fraintendimenti esistono perchè si ignora totalmente come funziona il mercato in Giappone, che, per forza di cose, è diverso da quello italiano.

  4. Filippo Says:

    Riguardo la disinformazione della giornalista, temo si tratti di peggio: ossia “so esattamente di cosa sto parlando ma voglio fare del sensazionalismo e dato che ci sono far di tutta l’erba un fascio”. Temo che spesso i giornalisti, nel caso dovessero mancare notizie, passino all’invenzione dura e pura.
    Re rerum youkaibus: Fammi indovinare: reinterpreti gli youkai come ritornanti?
    Bella la storia delle yuki onna: ricordano molto la Perchta germanica o le fanciulle della neve alpine prima dell’avvento delle dannatissime fatine shakespeariane prima e delle stramaledettissime fatininine vittoriane, poi! La fortuna del Giappone (come quella di molti paesi dell’est europa e dell’africa) è stata proprio quella di mantenere il distacco dalla mitologia occidentale.

  5. Lara Manni Says:

    Filippo, no: non sono ritornanti ma sono…mutevoli. Nel senso che non essendo immortali, ma avendo semplicemente una lunghissima vita, ho immaginato per loro la possibilità di cambiare. Del resto, per me “Esbat” era un romanzo di formazione: doppio, per Hyoutsuki e Ivy. E in un certo qual senso anche per la Sensei.
    Distacco…anche. Perchè in molti casi c’è anche la reinterpretazione.
    Lau, la Pisu commentava esattamente quella legge: solo che faceva di tutt’erba un fascio.

  6. Laurie Says:

    Non ho seguito bene il dibattito su quella legge, però la definiscono anti-lolitismo… anche se mi pare soliti atti censori vaghi su tutte le pubblicazioni considerate dannose per i minori (LOL!). Una legge così potrebbero farla (e forse c’è) anche in Italia, ma non significa che da noi si producono opere a fumetti con tanto sesso e violenza xD

  7. Lara Manni Says:

    Ma poi, Lau…commentare l’articolo con Inu Yasha e Kagome. Sesso e violenza. xD

  8. zeros Says:

    Inu Yasha e Kagome come esempio di storia ad alto tasso sensuale/sessuale?! O_O Ma dove? Ma cosa ha visto/sognat/fumato la Pisu?! O_o Ma se la Takahashi è sempre di una delicatezza allucinante, che tra un po’ la gente manco si bacia, perché sarebbe osare troppo!
    Grande Cthulhu, proteggici da cotanta sensualità accecante!

  9. Lara Manni Says:

    A dire il vero penso che la colpa sia degli impaginatori, perchè nell’articolo non c’era traccia della Takahashi 🙂

  10. Andrea Says:

    Eh, no. Non cominciamo con lo scaricabarile: gli impaginatori non selezione e nemmeno inseriscono le foto nelle pagine dei quotidiani, quello lo fanno i giornalisti.

  11. Lara Manni Says:

    Dici? Ma come fa la giornalista dal Giappone a inserire la foto?

    • Andrea Says:

      La giornalista dal Giappone si collega al sistema editoriale del giornale via web e completa direttamente la pagina disegnata dall’impaginatore (prima però i due si parlano in chat o via e-mail e discutono sulla lunghezza dei pezzi e sul numero di fotografie): inserisce il testo, lo titola, inserisce le foto, le didascalizza e da il suo “visto si stampi”. Normalmente però, con gli inviati dall’estero, un redattore in Italia raccoglie tutto il materiale (se non è una cronaca di attualità il materiale arriva diversi giorni prima della data di stampa) e prepara personalmente la pagina (poi la firma col nome dell’inviato). Terzani avrebbe detto: wow! 😉

  12. Lara Manni Says:

    Wow!

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