Demoni e dei/9

Ho immaginato, in tutte le mie storie, che gli youkai aspirassero all’Ordine, e insieme ne fossero il simbolo e i custodi.
Hyoutsuki si sente parte di quello che considera un ordine naturale e magnifico e intangibile.  Yobai, pur inconsapevolmente, vi aspira.
Ho sempre pensato a Hyoutsuki come al Maschile Puro. Come, se Graves non mi lincia dall’oltretomba, a un Dio Bianco.
Ma ho sempre attribuito ad Axieros il Caos, il Mutamento, il Potere. Ho sempre pensato ad Axieros come al Femminile Puro. Il Femminile non domato. Il Femminile prima che il dio geloso della Bibbia prendesse il sopravvento.
I motivi sono evidenti, credo.
Il corpo femminile muta, in modo più evidente di quello maschile. Il corpo femminile nasce “chiuso”. Ha un’imene che ne certifica la verginità. Il corpo femminile si “apre” e in virtù di quell’apertura partorisce.
Quell’apertura, per i popoli più antichi (e in fondo anche oggi) adombrava un legame con ciò che non vediamo. Con la vita. Ma anche con il mondo dei morti.
L’apertura della donna è un’apertura al cosmo e al mistero dell’universo: la mette in collegamento con gli dei e con la schiera silenziosa e tremenda  dei morti. Per questo, il potere femminile è considerato, anche, malefico.
“Il contatto con una donna mestruata trasforma il vino in aceto, uccide le sementi, devasta i giardini, rende opachi gli specchi, fa arrugginire il ferro e il rame, fa morire le api, abortire le cavalle, e così via“, scrive Plinio il Vecchio nella Historia Naturalis. Nella tradizione ebraica le donne mestruate sono impure. E impura è la donna che ha appena partorito. Il sangue mestruale è veleno. Sono le streghe a usarlo per i loro incanti: e le streghe, così come le fate, conoscono il segreto dell’aldilà. Possono passare fra i mondi.
Il sangue è potere.
La Dea, sempre fertile, sempre sanguinante, è potente.
E sempre ambigua: perchè maternità e morte sono legate. La morte è quasi sempre femmina.
E’ stato il Cristianesimo a far quadrare il cerchio: una vergine che partorisce,  restando (nonostante le dispute infinite su questo punto) vergine anche dopo la nascita di suo figlio. Mantenendo chiuso quel varco attraverso cui spettri e anime perdute possono passare.
Anche Eva è vergine prima di cogliere il frutto. Ireneo, in Adversus haeres, lo certifica. La perdita della verginità di Eva porta la morte nel mondo (come è avvenuto per altre dee disobbedienti di altre culture). Occorre attende l’arrivo di un’altra vergine per sanare la ferita.
Maria è vergine. E’ puro tramite ed è perfetta. E’ Madre ma privata di sessualità e di forza creatrice. Vaso, viene spessa definita. Vaso spirituale e Tempio sono fra gli appellativi ricorrenti di Maria.  “La mia natura divina scese nel vaso sigillato senza frattura né violenza”, dice Gesù a Santa Brigida.
Lilith non è vergine.  Come le sue sorelle che furono Dee e Madri, conosce l’amore carnale e il parto, non rinuncia all’uno in favore dell’altro. E questo spaventa. Perché lo sposo della Dea finisce col prendere il suo posto nel regno dei morti, e svanire.
Un’ombra di quel terrore resta anche su Maria. Quando appare nell’Apocalisse: “Una donna, avvolta di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle sul capo, essendo incinta grida per le doglie del parto”.
Ma Maria non è temibile davvero. Mai entra in contatto con Dio.  Nell’Occidente cristiano, nessuna Dea Madre potrà più competere con il dio geloso.
Nessun Disordine potrà turbare l’Armonia.
Forse.

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