Leggende/1

Ci sono molte piccole storie dentro la storia più grande. Sopdet, così come Esbat e Tanit, cammina su una strada di leggende.  Alcune vengono dal Giappone, altre sono italiane, e si mescolano senza distinzione.
Per esempio, è giapponese l’accenno al  Chochinobake, lo spirito della lanterna di carta.  Nel mio caso, è uno spirito che nasce dal dolore e dalla vendetta. Abitualmente, invece, le lanterne fantasma sono semplici  Tsukumogami: l’idea giapponese è che gli oggetti che arrivano a cento anni di esistenza diventano animati. Tutti, dalle spade ai giocattoli.  Con una sola differenza: se quell’oggetto è stato gettato via o utilizzato senza rispetto, diventerà uno spirito malvagio e infesterà la casa di chi lo ha posseduto.
La dama nella nebbia, invece, è una leggenda senza patria. Somiglia alla yuki-onna, che si manifesta nelle notti di tormenta e neve per adescare e uccidere. Ma somiglia anche ad una storia che si racconta a Milano. Sembra che nel Parco del Castello appaia, nelle notti dove la nebbia è più fitta, una figura vestita di nero, con un velo che le copre il volto. C’è odore di violette quando si manifesta. Ma, nonostante il velo, si percepisce come una donna bellissima. Il viaggiatore che si fermi, incauto, davanti a lei, si vedrà porgere una manina fredda. E se la prenderà, camminerà con la dama dentro la nebbia, fino ad arrivare al cancello di una grande villa. Allora, la dama si frugherà nella veste per trarne una chiave arrugginita e aprirà il cancello. Dentro la villa, la luce delle candele rischiarerà una stanza con le pareti nere, e poi saloni fastosi coperti da insegne funebri, e infine una sala enorme, dove un’orchestra invisibile inizierà a suonare. E l’incauto viandante danzerà e dimenticherà il suo nome, e seguirà la donna in un letto coperto da lenzuola di seta nera. La dama si spoglierà, ma senza togliersi il velo. E quando l’uomo l’avrà posseduta, avrà il coraggio di scostarlo dal suo viso. E impazzirà: perchè sotto il velo c’è un teschio.

(non vi suggerisce nulla, questa leggenda, alla luce di quanto raccontato nei post precedenti sul “pericolo” del Femminile?)

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7 Risposte to “Leggende/1”

  1. M.T. Says:

    Bella la leggenda, riflessiva anche.
    Buona l’idea degli oggetti che si animano. In un’opera che ho realizzato ho mostrato come gli oggetti si permeano e si carichino delle emozioni umane, acquisendo una parte spirituale e interagiscono sul mondo attraverso un’altro piano di esistenza.
    Fa piacere vedere che ci sono altri che pensano che gli oggetti non sono solo cose da usare, ma un qualcosa di più.

  2. Lara Manni Says:

    Io credo che rientri molto nella concezione dell’universo giapponese: pensare che tutto ciò che ci circonda sia dotato di spirito.

  3. M.T. Says:

    E’ vero, appartiene alle credenze giapponesi, ma il mondo degli spirtiti è anche in altre culture, come a esempio i nativi d’America o le civiltà del passato.

  4. Lara Manni Says:

    Vero! Per quello mi piace particolarmente mischiare i miti 🙂

  5. Null Says:

    Restando in tema di leggende milanesi con a sfondo l’ambiguità del Femminile, oltre alla Dama Nera ti posso citare quella di villa Simonetta.
    Una lussuosa residenza rinascimentale nella campagna cittadina, acquistata verso la fine del Cinquecento dall’omonima famiglia.
    Oltre allo splendido giardino all’italiana e ad un autentico bagno turco posto all’ingresso, il vanto della villa era la perfetta eco ottenuta con precisi calcoli architettonici e di cui anche Stendhal, durante un soggiorno nel 1816, ha dato testimonianza.
    I Simonetta non vi risiedevano abitualmente, preferendo sfoggiarla come status symbol o usarla come rifugio dalla calura estiva.
    Almeno finchè il nome della famiglia non divenne celebre in città per via della generosità con cui la giovane Clelia Simonetta concedeva le sue grazie. Giovane e bella, ma già vedova. Una vedova allegra, forse troppo.
    Per frenare lo scandalo e la cattiva influenza che Clelia dimostrava di avere sui rampolli delle buone famiglie, il padre pensò bene di spedirla alla villa: era una residenza comoda, elegante, adatta alla condizione sociale della di Clelia ma al tempo stessa abbastanza lontana (ai tempi) da Milano perchè si potesse ‘divertire’ senza infangare troppo il nome del casato.

    La giovane vi si trasferì volentieri, e subito cominciò a organizzare feste sontuose che attiravano il fior fiore dei libertini milanesi e alimentavano le più sfrenate fantasie popolari sul loro svoglimento: si parlava di balli, baccanali, strani giochi e divertimenti sfrenati.
    Accadeva però che, a volte, alcuni giovani non uscissero più dalla villa.
    Ben undici, a quanto pare.
    C’è chi racconta che Clelia fosse una specie di mantide religiosa, una sadica che faceva strangolare gli amanti dopo averci passato la notte per puro piacere. Il che avrebbe spiagato anche la prematura e poco chiara morte del marito.
    O forse non voleva che altre donne godessero di quello che lei aveva già avuto. Ma la leggenda è andata anche oltre.
    Per l’uomo rinascimentale l’eco non era un semplice fenomeno acustico, ma una specie di magia, qualcosa di soprannaturale e presto si sparse la voce che l’acustica eccezionale della villa fosse prodotta dalla voci lamentose delle vittime di Clelia, che si credeva fosse un’alchimista e un’esperta di occultismo dedita a orrendi esperimenti umani nei sotterranei della sua abitazione.
    Non si conosce quale sia stata la fine della ragazza, ma c’è chi assicura di aver visto il suo fantasma aggirarsi inquieto per i corridoi.

    C’è anche un’appendice alla storia.
    La leggenda di villa Simonetta ebbe una discreta risonanza dell’Ottocento, incantando anche un giovane gentiluomo inglese che fu talmente conquistato dalla sua eco prodigiosa da restarne schiavo: tornato in patria pretese che gli fosse costruito un palazzo con le stesse qualità acustiche, ma per quanto denaro spendesse e per quanti architetti interpellasse non vi riuscì. Pare allora che, esasperato dal suo fallimento e tormentato dalle voci che aveva udito a Milano, si sia ucciso facendosi saltare le cervella con una fucilata.
    La villa esiste ancora oggi, ormai inglobata nel tessuto urbano, ma i pesanti danni inflitti dal bombardamento alleato del ’43 hanno irrimediabilmente compromesso l’eco che la rendeva famosa.
    Per ironia della sorte, attualmente l’edificio ospita la Civica Scuola di Musica della città.

  6. Lara Manni Says:

    Interessantissimo Null. Sai cosa mi ricorda la leggenda? Carmilla…

  7. Sopdet e leggende italiane « Pagine di Fabrizio Valenza Says:

    […] La dama nella nebbia di Milano – Surbile, ghoul sardo – Panas, spettri – I 5 giorni intercalari – Anarada, dama del lago – Erinni […]

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