Leggende/10

Ebbe sette figli e tre figlie che morirono nel crollo di una casa. Aveva tutto, e venne gettato nella miseria e nella disperazione. Per usare le sue parole:

Vivevo in pace ed egli m’ha scosso con violenza,
m’ha preso per la nuca, m’ha frantumato,
m’ha posto per suo bersaglio.
I suoi arcieri mi circondano,
egli mi trafigge i reni senza pietà,
sparge a terra il mio fiele.
Apre sopra di me breccia su breccia,
mi corre addosso come un guerriero.

Non so se sia corretto considerarla leggenda. Ma la storia di Giobbe è nota. Per una sfida fra Dio e Satana, viene sottoposto a prove terribili: la morte dei figli, la perdita dei beni, la malattia. Eppure, non bestemmierà una sola volta. I suoi amici cercano le cause della sventura, azzardano che Giobbe stia scontando le colpe dei suoi genitori.  Quando, infine, Giobbe si rivolgerà al suo Signore per chiedergli il motivo della propria  sofferenza, la risposta sarà questa:

Dov’eri tu quand’io ponevo le fondamenta della terra?
Dillo, se hai tanta intelligenza!

Una non risposta.
Sulla questione del “Male innocente”, suscitata da questa storia (può un dio commettere il male?), hanno ragionato nei secoli filosofi e teologi. Non spetta certo a me aggiungere altro.
Ma è a quell’innocenza che ho guardato, anche, mentre la storia camminava. Lo faccio anche ora, mentre mi accingo a finirne un’altra. L’ho già fatto, in Esbat. E’ uno dei miei nodi, diciamo così.
E si ritrova, con varie sfumature, in quasi tutti i personaggi di Sopdet.
Da domani, ve li racconterò.

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4 Risposte to “Leggende/10”

  1. giulia Says:

    E allora attendiamo domani.

    PS
    Povero Giobbe.

  2. Null Says:

    La figura che propone a Dio di testare quanto sia salda la fede di Giobbe non è ancora ‘il gran dragone, il serpente antico, che è chiamato Diavolo e Satana, il seduttore di tutto il mondo’ della concezione tardo-giudaica e cristiana (come la troviamo in Apocalisse 12:9), ma un membro effettivo della corte celeste che gira e osserva per il mondo agendo quasi da pubblico ministero per la divinità.
    Inevitabile il parallelo col Prologo in Paradiso del Faust di Goethe.
    Anche qui vi è una scommessa tra Dio e una presenza oscura, Mefistofele.
    Anche qui Dio ha fiducia nella rettitudine di un uomo che il diavolo invece desidera mettere alla prova.
    E anche qui alla catarsi finale, al trionfo del Bene, si arriverà tra lacrime e morte.
    Più o meno suo malgrado, anche Mefistofele, come il Satana di Giobbe, è strumento ultimo dell ‘ordine universale: è lui stesso a definirsi ‘una parte di quella forza che vuole costantemente il Male e opera costantemente il Bene.’

    Un modo curioso di realizzare questo ‘Bene’, se valutiamo il prezzo salato che in questi racconti esige per manifestarsi.
    E’ questo il problema del ‘male innocente’, oggetto di quella che tecnicamente si chiama ‘teodicea’.
    Giobbe alla fine della prova è risarcito: guarisce, diviene due volte più ricco di prima, ha altri sette figli e tre figlie di ineguagliata bellezza, vive altri centoquaranta anni sano e felice per poi finalmente morire ‘vecchio e sazio di giorni’.
    Niente male, se dimenticassimo che, su mandato dell’Onnipotente, 41 capitoli prima aveva avuto pascoli e greggi devastati, la casa rasa al suolo, figli e figlie travolti nel crollo.
    Anche venir coperto da piaghe purulente sarebbe stato sopportabile, se Giobbe, dulcis in fundo, non si fosse anche ritrovato tre amici petulanti che, come osserva ironicamente Voltaire nel Dizionario Filosofico, si sono pure ben guardati dal prestargli due lire o aiutarlo materialmente in qualche modo.
    Di fronte a tutto questo la (non) risposta di Dio suona quasi come il solito mantra ‘tu non sai chi sono io!’.
    A guardarla un po’ più attentamente però, la questione è più complessa.
    C’è un Dio che afferma con malcelata supponenza la sua totale alterità (leggasi estraneità) rispetto al piano umano, e l’insondabilità dei suoi giusti disegni.
    Siamo in piena dimensione noumenica e nulla vale la logica pratica di Epicuro, perchè le divinità che questi cerca di liquidare mettendo in dubbio la loro bontà o onnipotenza di fronte all’evidenza del male sono comunque misurate (e misurabili) secondo parametri etici strettamente umani, il Dio biblico no: difficile poter giudicare l’agire di questa entità secondo le nostre categorie di giusto/ingiusto e bene/male quando lei stessa in Isaia 55:9 ribadisce ‘quanto il cielo sovrasta la terra, tanto le mie vie sovrastano le vostre vie, i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri’.
    Il fatto che poi abbia un’esistenza eterna e operi a livello universale di certo non aiuta ad avvicinare i punti di vista o anche solo tenere i contatti per una pizzata…

    In questo leibniziano migliore dei mondi possibili, dove la provvidenza conduce a braccetto la Storia e il male non solo è giustificato ma anche necessario per la consacrazione finale del Bene, la divinità è conoscibile solo nella misura in cui essa stessa si mostra in forme intellegibili all’uomo…donde le sedicenti ‘religioni rivelate’, che portano su un piano fenomenico una realtà ‘altra’ che rimarrebbe altrimenti inconoscibile.
    Non resta che avere fiducia nella bontà divina, peraltro da dimostrare, e sottomettere devotamente le proprie obiezioni alla sua insondabile sapienza convinti che un giorno, per dirla alla Woland, ‘tutto sarà giusto, su questo è costruito il mondo’.
    Oppure spingersi all’estrema ribellione di Ivan Karamazov e rigettare l’armonia suprema dell’universo, se per comprarla occorre pagare il prezzo troppo alto del dolore innocente.
    Che sarà sì vendicato e ricompensato, come è stato anche per Giobbe, ma nulla toglierà che tanta sofferenza (umanamente) insensata è comunque avvenuta.
    E se il prezzo d’ ingresso è così caro, a chi, come Ivan, è galantuomo non resta davvero che il disperato atto di ‘restituire il biglietto’?
    Scusa lo sproloquio Lara, ma il tema era interessante 😄

  3. Lara Manni Says:

    Sproloquio interessantissimo!!!
    La strada più affascinante è quella di Ivan, anche se assai costosa. Oppure, cercare di immaginare un universo dove gli dei non siano, a loro volta, innocenti. Non è forse – anche – uno degli aspetti più interessanti della narrativa fantastica? Per esempio?

  4. Monex Says:

    Giobbe si ricopri di cenere per annunciare la morte del Giobbe precedente quello che viveva nelle comodita e nellagio e per dire che il Giobbe vivo era in lutto per quello morto. Chiunque abbia imboccato la via verso il basso e luscita e un uomo che e stato scaricato in questo senso egli assomiglia a Giuseppe che scende in Egitto e a Giobbe che precipita da una grande altezza ma assomiglia anche a Huckleberry Finn che scende al fiume.

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