Personaggi/Hyoutsuki

Credo di averlo già scritto, in uno dei post precedenti: per me Hyoutsuki è il Maschile Puro. Non il maschio  ideale, attenzione: semplicemente, l’idea archetipica della mascolinità, rappresentata in una creatura non umana, e dunque Altra, ma sottoposta ad alcune delle caratteristiche degli umani.
Hyoutsuki è uno youkai, un demone, nel senso indicato qui. Un essere intermedio fra umano e divino.
In quanto essere soprannaturale, partecipa dell’ordine naturale: di quello che ritiene essere un ordine perfetto e immutabile. Non è immortale, ma ha una vita molto più lunga di quella umana. Nel mondo che ho immaginato, e che sottende i tre libri, neanche gli dei sono immortali. Perchè in moltissime mitologie non lo sono stati affatto. E perchè mi piace l’idea che anche un dio debba confrontarsi con la propria finitezza.
In che cosa Hyoutsuki è vicino agli umani? Nel timore del mutamento: all’inizio di Esbat, è qualcosa che lo respinge in quanto altro da sé. Ed è vicino agli umani, però, anche nel desiderio di conoscere cosa significhi quell’alterità che lo ripugna, ma esiste e in alcuni casi è persino più forte di lui.
In un certo senso, le storie raccontate in Esbat, Sopdet e Tanit, sono un lungo romanzo di formazione che ha per protagonista un demone. In un altro senso, sono la storia di un ordine che viene spezzato drammaticamente: quello in cui crede Hyoutsuki, ma anche l’equilibrio che si fonda sulla separazione fra il suo mondo e quello degli uomini. Che non possono venire in contatto, pena la catastrofe.
Del luogo di provenienza di Hyoutsuki ho sempre parlato poco: non ho delineato un mondo compiuto e mappabile, perchè preferisco che il suo Altrove rimanga indistinto, che venga colto per accenni: che rimanga offuscato anche nella narrazione, così come appare nella mente degli esseri umani, che non possono comprenderlo fino in fondo.
Hyoutsuki, per gli uomini, è come Dioniso per i Greci: un dio straniero, che giunge, inatteso, da un lontano neanche immaginabile. E come Dioniso porta scompiglio, e morte. E insieme viene contaminato – nel bene e nel male – dall’umanità.
Detto questo, qualche piccola curiosità su Hyoutsuki: il suo nome significa luna di ghiaccio. Il suo aspetto è mutuato da non pochi personaggi dell’immaginario manga (e dei videogames) dove appaiono youkai o creature soprannaturali. L’autrice confessa che i capelli d’argento l’hanno sempre colpita. Così come mi colpisce l’albinismo (non a caso, la protagonista del romanzo che ho finito ieri è albina), che da sempre è legato alla magia e al divino (come ben sapeva un certo scrittore di Providence).
Hyoutsuki è bello? Certo che sì, e molto. E non per solo appagamento estetico di chi legge e chi scrive. Ho sempre immaginato che un giovane dio straniero che irrompe in una città addormentata debba essere splendido e luminoso. Anche se all’interno di quella luce si nasconde la tenebra.

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8 Risposte to “Personaggi/Hyoutsuki”

  1. Andrea Says:

    Certo che Hyoutsuki è un tipo strano. In Esbat rivendicava il diritto di comportarsi secondo la propria natura predatoria e “selvatica”, sembra sempre piuttosto annoiato e infastidito da umani, youkai e quant’altro. Insomma, è un irrequieto che vuole qualcosa (il ritorno alla sua condizione originaria) ma vuole anche il suo contrario (anche gli dei possono soffrire di disturbo bipolare?). Capriccioso, affascinante e feroce: è un dio in piena regola!

  2. Lara Manni Says:

    😀
    Centro pieno, messer Andrea.

  3. debby Says:

    eh già!…il bello inraggiungibile….ho sempre trovato affascinante la sua freddezza….

  4. Lara Manni Says:

    Amo le rose che non colsi? 🙂

  5. Chiyoko Says:

    Ciao, sono una studentessa di giapponese, ho letto il tuo libro incuriosita dalla trama e dal nome dalla chiara ispirazione nipponica del protagonista.
    Posso chiederti come l’hai creato? O se per idearlo ti sei documentata?
    Perchè…beh, in tutta verità per quanto letteralmente “Hyoutsuki” sia la lettura on del kanji (ideogramma) di “ghiaccio” e la lettura kun del kanji di luna…in giapponese non esiste ^^”’
    Ho provato a cercare, ma si trova solamente “Hizuki”, ed è classificato come nome femminile.
    Forse è un appunto molto antipatico, però da amante della cultura del Sol Levante e da studentessa che ne sta imparando la lingua…non ho potuto fare a meno di notare questo errore.

    “Yobai” invece è una parola che effettivamente esiste in giapponese, letteralmente “strisciare nella notte”. Per cui “oscuro strisciare” è una buona traduzione. 🙂
    E’ una pratica messa in atto in epoche antiche, ovvero l’introdursi furtivamente nelle stanze di una donna per passarci la notte insieme (è intuibile in che modo, non proprio casto e puro :P).

  6. Lara Manni Says:

    Buongiorno Chiyoko, e grazie per l’attenzione.
    Ho chiesto consiglio ad alcuni amici che studiavano il giapponese, che mi hanno consigliato di assemblare i due kanji per creare un nome…dal nulla. Se appare azzardato, chiedo venia: ma a me l’idea di inventare un nome non esistente piaceva. Insomma, l’inesistenza è voluta.
    Conoscevo la pratica yobai, e l’ho scelta di proposito. 🙂

  7. Chiyoko Says:

    Ahh allora era voluto creare un nome che non esistesse! Capisco 🙂
    Comunque è molto poetico ed evocativo come nome ^^
    Buon lavoro per le tue prossime opere! ^^

  8. Lara Manni Says:

    Grazie 🙂

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