Personaggi/Ivy

C’è un personaggio che è stato difficile, difficilissimo da costruire? Certo: è Ivy, ovvero Evelina, ovvero la ragazza che attraversa le tre storie, e in ognuna delle storie impara qualcosa.
Impara a crescere.
Raccontare un’adolescente è un’impresa, per chi adolescente non è più e desidera cercare di restituire cosa sia l’adolescenza stessa senza cadere negli stereotipi. Eppure, gli stereotipi sono in agguato: la tristezza, la goffaggine, la tendenza ad autocompatirsi, tutti quegli stati d’animo che vengono (o venivano, fino a poco tempo fa) bollati come “emo” e che invece appartengono, da sempre, all’età che va dai quattordici ai sedici anni, che è l’età di Ivy nelle storie.
Raccontare un’adolescente significa guardare indietro fino alla propria prima giovinezza: cercare di ricordare quanto si sia “oscillanti” in quel periodo, tra euforia, sogni, paure, rabbia. Quanto sia sia scontrosi e insieme festosi. Quanto si ami in modo totale, come mai più accadrà, con l’entusiasmo, il coraggio, la purezza e la disperazione che in nessun amore si potrà ritrovare.
Ivy non è un brutto anatroccolo che diventa cigno: è una ragazzina che all’inizio della storia è grassottella come lo sono le bambine che sono uscite da poco dall’infanzia, e che poi, pian piano, diventa una ragazza. Certo, non è una ragazza normale: e non solo perchè, nel desiderio di somigliare al demone di cui si è improbabilmente invaghita, si tinge gli adorati  capelli di biondo platino, quasi bianchi.
Ma perchè ha un potere, che è identico a quello della Sensei: ovvero può rendere reale quel che disegna, facendo sì che le azioni avvengano davvero in quel mondo altro che si è incrociato con quello degli uomini. Ma laddove la Signora delle Storie lo utilizzava fino in fondo, Ivy lo teme, è incerta, vorrebbe e non vorrebbe. Inoltre, è circondata da adulti, umani e non, che sanno perfettamente quello che si dovrebbe fare e che lei può fare. Ma non osa. Anche se, alla fine di Esbat e anche in Sopdet, è a Ivy che spettano i veri, purissimi – e incoscienti – atti di coraggio.
Raccontare il mutamento e il desiderio, che è il filo rosso delle tre storie, non era possibile senza avere al centro di tutto una ragazzina: che è il mutamento stesso, con tutte le imperfezioni che sono state il tormento di ognuno di noi.
Raccontare è ricordare. Senza mentirsi, senza mentire a chi legge:  e, sì, fa anche un poco male.

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10 Risposte to “Personaggi/Ivy”

  1. Andrea Says:

    Mmm, con Ivy ho un rapporto di amore/odio. Probabilmente perché l’adolescenza fa molta paura a chi l’ha superata, ma – nel bene e nel male – resta pur sempre un periodo irripetibile della propria vita. Quindi quel che voglio dire è che il personaggio di Ivy, perlomeno per come l’ho letto in Esbet, è riuscito per due motivi: è realistico sia dal punto di vista psicologico che fisico (sì, d’accordo, ha un certo potere magico… ma chi di noi non ha il suo potere magico segreto?), è universale perché riesce a rappresentare non solo la sua adolescenza ma l’Adolescenza. Certo non deve essere facile cresce una ragazza così, del resto se la madre la smettesse di fare la ragazzetta e cominciasse a fare la madre…

  2. Lara Manni Says:

    Sai, Andrea? Tantissimi lettori hanno un rapporto controverso con Ivy. C’è chi la detesta e chi si intenerisce. Quel che volevo fare è costruire un personaggio non a tutto tondo: non un’eroina senza macchia nè paura, insomma.
    La madre di Ivy, che si chiama Alice, avrà un ruolo non secondario in Sopdet.

    • Andrea Says:

      Di solito è il rapporto che hanno gli adulti con gli adolscenti (non si sa mai come prenderli!). Il fatto che il personaggio di Ivy riesca a ricreare questo genere di meccanismi è la riprova della sua riuscita, no?
      Detto tra noi, gli eroi senza macchia né paura sono di una noia mortale: ti fanno tifare per il cattivo… 😉
      Povera Alice, lei sì che si trova a dover affrontare un quest difficilissimo!

  3. fos87 Says:

    Sinceramente Ivy mi è parso il personaggio più ragionevole del primo libro: tra il demone che sembra capirci abbastanza poco delle umane genti, le “amiche” un po’ tro…coff coff, gli otaku, la Sensei che è quella che è, a quanto mi ricordo lei è l’unica persona che io definirei normale.
    Sono curiosa di vedere che ruolo avrà nel secondo libro.

  4. Lara Manni Says:

    Le amiche un po’ coff, ahia, le abbiamo avute tutti. Io sicuramente sì, e devo dire che sono state un bel trauma per l’adolescente scontrosa che sono stata 🙂 Confessione del giorno: l’episodio dove Ivy viene scacciata nell’angolo a scarpate è vero ed è successo proprio all’autrice…
    Il ruolo di Ivy sarà molto, molto importante….:D

  5. CosinoNero Says:

    Leggendo di Ivy in Esbat ho pensato “Potrei essere io, o qualche mio compagno di scuola”. Forse te lo scrissi anche nel blog, ma nel periodo in cui era uscito Esbat io avevo più o meno la stessa età di Ivy, liceo artistico e soliti problemi coi prof (storia dell’arte! :D), poi le compagne coff (e ogni tanto i miracoli accadono, la mia ha cambiato scuola poche settimane dopo l’inizio dell’anno scolastico) e tutto il resto. Persino le ore di discipline pittoriche, anche se la nostra prof. all’epoca odiava i fumetti e non ci lasciava mai disegnare quello che volevamo.
    Insomma, hai descritto perfettamente Ivy.

  6. Lara Manni Says:

    Me lo ricordo, CosinoNero 🙂 Felice per te del cambio di scuola della compagna coff, peraltro. Quando finirà la serie Ivy sarà alle soglie della giovinezza. Accidenti, per me è stato come fermarmi a guardare indietro, e ti confesso che Ivy mi manca tantissimo. Lavinia, la protagonista del romanzo nuovo, ha la mia età.

  7. avalon9 Says:

    Ho odiato Ivy.
    Lo odiata nel modo più appagante. E non perchè può esser confusa con una macchietta, una Mary Sue o un personaggio stereotipato.
    L’ho odiata perchè è vera; dannatamente vera. L’ho odiata perchè mi faceva paura, con quelle sue insicurezze, devianze, speranze, atteggiamenti totalizzanti.
    L’ho odiata. E per questo non posso che sentirla. Amarla.
    Non è una frase a effetto. Davvero l’ho odiata: ma non mi è MAI stata antipatica. Ci sono tante forme d’odio. Puoi odiare una persona di cui hai la massima stima, e proprio per questo sai che sarà un atteggiamento corretto, lucido.
    Ivy è una delle chiavi di lettura; forse una delle principali chiavi di lettura, almeno per la metafora del femminile e della crescita che il tuo narrare sottende.
    Di Ivy mi ha colpito con malinconia e un pizzico di nostalgia la visione dell’amore. L’evoluzione del sentimento amoroso. Partendo da Esbat. Prima l’ossessione/fanatismo/gioco per un personaggio di un manga; poi il gusto di una fantasia che ha preso corpo, ma si crede ancora sogno; infine l’essere innamorati dell’amore.
    Perchè Ivy di questo ha bisogno: dell’amore, di una nicchia che la assorba e su cui illudersi. Ha bisogno di innamorarsi non perchè sappia cosa implica una relazione, ma per gustarsi palpitazioni, tristezze e tutta la casistica emotica. Ama le emozioni; ama il pensiero; ama l’ideale. Ama in modo platonico Ivy. E poco importa se fra lei e Hyoutsuki ci sia stato un rapporto concreto (anche se stemperato dal contesto similonirico).
    Ivy comprende e non afferra. Ivy rimane ancorata a lugno alla sua idea, alla sua percezione quasi fiabesca. Una fiaba nera in cui Hyoutsuki non è il principe dal cavallo bianco, ma sempre un principe è. Sempre l’elemento di disturbo, la scossa nella sua esistenza.
    Ivy è l’elemento più quotidiano, e quello, di conseguenza, più avvolto dalla componente fantastica della narrazione.
    La vediamo scoprire, ingenuamente, un potere nuovo, desiderato nei recessi della mente (della mente di tutte le persone) e accettato con terrore reverenviale, quasi come l’invasamento di un dio. Con la paura di non controllarlo, di non sapere cosa farsene, e di vederlo scoparire all’improvviso. Puff!
    Ivy ci offre, e tu con lei, lo spaccato dell’adesso, di un oggi apatico e semplice, ma non amorfo. Le amiche …(censuriamo), le esperienze, le sensazioni. Poteva essere Hyoutsuki; poteva essere un qualsiasi ragazzo (come Max): non sarebbe cambiato il peso. Ivy è il cambiamento, la donna non formata, l’adolescente, la ninfa. E come tale è sul confine, amata, protetta, temuta, allontanata.
    Ivy incarna davvero l’iniziazione: dal suo gruppo d’origine (che la accetti o meno), scappa si allontana si isola (se non proprio fisicamente, almeno mentalmente, e visivamente); non è una fase di ribellione (una di quelle fasi di ormai abusato “disagio giovanile”). E’ il percorso, la ricerca: di sè, della propria identità, del proprio ruolo.
    Per Ivy è solo un po’ più complesso a casua di youkai e poteri creativi. Ma in fondo non fa differenza.
    Ecco perchè è facile odiarla.
    Perchè ti costringe davvero a guardarti indietro (dentro) e a rianalizzarti, a ricordarti.

  8. Lara Manni Says:

    Ti voglio bene Avalon. Sì. Ivy è questa. Grazie per averla compresa così a fondo.

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