Manque

Giusto ieri leggevo un intervento di Wu Ming 1 su Lipperatura che riguardava la scrittura maschile e la presenza delle donne nella medesima.  Scrive Wu Ming:

“Quello che fa intuire la “sessuazione” di un’opera è soprattutto ciò che nell’opera viene rimosso. E’ dall’assenza, dalla mancanza, dall’esclusione di aspetti della vita fondamentali ma ritenuti automaticamente “pertinenti” al solo mondo femminile che si capisce quanto un autore maschio rimanga confinato nel proprio punto di vista o in che misura riesca a uscirne, o almeno problematizzarlo”.

E’ verissimo, secondo me. E, naturalmente, c’è il nostro contraltare, quello delle scrittrici, come ho commentato a mia volta. Anche nel nostro caso, cioé,   difficilmente si riesce a prescindere dal maschile. Anzi, è molto raro trovare una narrazione femminile dove chi scrive non metta al centro il maschile stesso. Anche non volendolo, il default è quello. Persino quando si descrive una fuga, è una fuga dal maschile. Ieri riguardavo Thelma e Louise, che è stato un film manifesto in questo senso: ma se il centro sono due donne, l’universo maschile attorno è quello che, pur dalla cornice, schiaccia.
Questo per dire semplicemente che anche noi ci facciamo i conti, tutte le volte.
E per dire anche che gli interrogativi non finiscono mai: difatti, a quattro giorni dall’uscita di Sopdet, sto rismontando Lavinia.

 

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8 Risposte to “Manque”

  1. Andrea Says:

    Mi lascia un po’ perplesso il chilometrico discorso sulla “sessuazione” a cui accenni. Non riesco bene a capire dove stia conducendo e, comunque, non condivido la generalizzazione “autori maschi” – “autrici femmine”: mi pare un po’ troppo semplicistica. Se con “autori maschi” non ci riferiamo solo a quegli scrittori che hanno un pene in mezzo alle gambe, quali sono le caratteristiche che fanno rientrare un autore in questa categoria? Ci sono scrittrici che potrebbero essere considerate “autori maschi” o viceversa? Il fatto che fossero entrambe donne basta per accomunare in un unico insieme un’autrice come Virgina Wolf a Elsa Morante? E tutta questa “tassonomia sessuale” può servire veramente agli autori?

  2. Lara Manni Says:

    Ma sai, Andrea: la sessuazione esiste anche se non lo vogliamo, questo intende Wu Ming. Stephen King stesso dichiara che quando affronta un personaggio femminile la fatica è quadrupla, proprio perchè non vuole essere ingabbiato dagli stereotipi. E vale anche per noi donne: bisogna farsi forza e cercare di vedere chiaro, senza cadere nel baratro del politicamente corretto.

  3. Andrea Says:

    La fatica nell’affrontare un personaggio femminile di cui parla King però forse è legata al vissuto, alla personalità e alle convinzioni di Stephen King. Non so se sia la stessa che, nelle medesime circostanze, potrebbe provare (se la prova) Bret Easton Ellis, ma ne dubito fortemente. Ci sono enormi differenze tra i singoli autori e le singole autrici che formano questi “insiemi” (maschi e femmine). Gli stereotipi che influenza un autore maschio, potrebbero lasciare del tutto indifferente un altro autore maschio per vari motivi: provenienza culturale, periodo storico nel quale è cresciuto, vive e lavora, personalità, convinzioni personali, ecc… Forse però il discorso andrebbe circoscritto all’ora e adesso: così facendo diverse variabili incontrollabili cadrebbero ma, comunque, la tesi generale mi sembra ancora vacillante.

  4. Lara Manni Says:

    Io penso che ci sia una fatica “culturale”, per gli uomini e per le donne, fatte salve le differenze fra i singoli, Andrea. Nessuno stereotipo può lasciarci indifferente, per il fatto stesso che ci siamo nati e cresciuti. Detto questo, per me l’importante è saperlo. Ti copio qui la risposta che mi ha dato Wu Ming 4 su Lipperatura, su cui sono molto d’accordo:
    “Eh, ma tu Lara appunto ragioni da narratrice. Servi la Dea non Apollo. Quando si narra si ha una percezione molto netta di come agisce uno stereotipo, di quanto sia potente e “facile”, e di quanto possa essere consolatorio. Non per niente un narratore serio si pone (o dovrebbe porsi) sempre il problema di forzare lo stereotipo, ridefinirlo, romperlo. Limitarsi a giocarci, invece, a specularci sopra con maggiore o minore raffinatezza, senza metterlo mai davvero in discussione, introduce un livello meta-narrativo, la strizzata d’occhio a un ipotetico lettore sgamato, che fa passare in secondo piano la fabula. Stringi stringi questo approccio si rivela una trucco buono per non toccare la profondità delle cose, per non prendere posizione, per non entrare nel merito della storia, che diventa mero racconto del racconto (del racconto…). Qualcuno definisce questo approccio, questa sospensione del giudizio, questo non entrare nel merito, “postmoderno”. Personalmente non penso che le definizioni siano tanto importanti quanto il saper riconoscere la furberia o la fuffa quando ce la si trova davanti”

  5. Andrea Says:

    Ah, dunque tu servi la Dea e ragioni da narratrice? 🙂 Mi sfugge qualcosa, devo aver saltato qualche passaggio del ragionamento… Sono d’accordo sul discorso che fa WM4 sul superamento degli stereotipi (e anche sul ricorso consapevole ad essi). Non nego l’influenza che hanno sulla Letteratura sia il principio maschile che quello femminile, ma ho sempre pensato – forse a torto – che questi due principi agissero in maniera indifferenziata sia sugli autori che sulle autrici. O meglio, differenziata da persona a persona, da autore ad autore. Fatico a immaginare schemi comportamentali simili tanto da identificare un gruppo che includa tutti gli autori e un altro che includa tutte le autrici. Ripeto, mi deve essere sfuggito qualcosa… Come sai, sono un gran casinista! 😉

  6. Giobix Says:

    sto correggendo la mia ficcina per esbat, e ho scelto un punto di vista femminile,ai lettori l’ardua sentenza. Io non ho avuto nesuun particolare problema, semmai ne ho avuti a contenere l’idea in 2000 battute, e qui si che le contestatissime regole di zio Elmore leonard tornano utili 🙂
    king è uno dei migliori a ritrarre buoni personaggi femminili, altro buon ritrattista femminile è vasco, Sally e Jenny è pazza su tutte ( e infatti moltissime ragazze ci si ritrovano)
    poi il solito Corona, che nei racconti autobiografici rimuove quasi completamente l’elemento femminile, mentre in romanzi di fantasia lo fa esplodere come una bomba atomica. ( a voler cercare motivi psicologici, si sa che è stato abbandonato dalla madre ed è cresciuto in un mondo di maschile misogino. non so se può spiegare la fascinazione per i personaggi femminili crudeli e vendicativi.)
    scrittrici che dipingano bene un universo maschile ne trovo poche.

  7. Giobix Says:

    forse la Niffennegger, in Un’inquietante Simmetria, descrive mondi maschili interessanti e fuori dal comune.

  8. Lara Manni Says:

    Giobix, concordo su molte cose. Per esempio su King, mentre Corona ancora è fra le letture da fare, ma prometto che ci arrivo. La Niffenegger, che a me piace molto, è brava: anche ne La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo il protagonista è ben delineato, devo dire.

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